Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La Caserma opera di Vanvitelli

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La Caserma della Cavalleria fu voluta da Carlo di Borbone che invitò il grande architetto Luigi Vanvitelli a progettarla e a realizzarla nel 1757.

In quel periodo fervevano i lavori per la costruzione della reggia di Caserta e proprio nella realizzazione di quel suo straordinario progetto il Vanvitelli profondeva tutto il suo impegno.

Ma non poteva dire di no all'importante nuovo incarico che il sovrano gli commissionava, ed in appena due anni di lavori realizzò la caserma sul sedime di un serraglio progettato nel 1741 dall'architetto Sanfelice che a sua volta aveva ristrutturato una cavallerizza cinquecentesca.

L'edificio, col suo tipico scalone a doppia rampa è da considerarsi un grande capolavoro dell'architettura barocca per un edificio progettato a scopo militare.

Nel 1897 la caserma fu intitolata al capitano medaglia d'oro Edoardo Bianchini caduto eroicamente nella battaglia di Adua nel 1896.

Seriamente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, l'edificio fu restaurato e prima ridestinato a scopo militare e poi ad uffici amministrativi.

Pubblichiamo un rarissimo biglietto autografo firmato de Luigi Vanvitelli, scritto il 13 maggio 1759 nelle ultime fasi della realizzazione della costruzione della caserma della Cavalleria Borbonica al Ponte della Maddalena.

 

Dal biglietto si evince che il Vanvitelli si avvalse per la realizzazione della caserma di architetti, decoratori  e maestranze che già lo assistevano nei lavori per la costruzione della reggia a Caserta: trai citati Francesco Sabatini (1721-1797), Girolamo Spadolini «scritturale della fabbrica del quartiere al ponte della Maddalena», Francesco Galli «ottimo manipolo fabbricatore»,  l'architetto ticinese Pietro Bernasconi (1705-1767) morto a Caserta nel corso dei lavori del palazzo reale.

C'è da dire che i napoletani attualmente visitano con timore e soggezione questo capolavoro del barocco italiano e in tanti sostano nelle stanze progettate dal Vanvitelli con negli occhi quella fissità e quella sensazione di vuoto propria di chi è in estasi di fronte ad un capolavoro del genio umano.

Sono pochi i luoghi che offrono queste intense emozioni, e tra questi, uno è senz'altro un edificio progettato dal grande Vanvitelli, l’altro è senza dubbio un ufficio dell'agenzia delle entrate.

Quando poi i due luoghi, come nel nostro caso, arrivano a coincidere, allora il visitatore diventa spettatore impotente del suo naufragio interiore.

 

 

 

 

 

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