Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Risorgimento tra “Nazione sentita” e Nazione voluta”

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«La notevole diversità di svolgimenti propri, su più vari piani, degli Stati italiani fino all’unificazione ha fatto prevalere la nozione di molte Italie, come realtà effettiva della penisola e a negare la sussistenza di una unitarietà della vita materiale e morale della penisola. Ciò ha portato, inoltre, a parlare di un “anomalia italiana” nell’ambito della storia europea, e a ravvisare nella frammentazione del Paese fino al 1861 un elemento primario di tale anomalia. Questo giudizio  non si mostra  condivisibile».

La citazione è dello storico Giuseppe Galasso, espressa nel delineare una prospettiva giusta concernente la differenza fra “Stato nazionale”, la cui conquista fu comunque costituita da un lungo percorso risorgimentale, e “Nazionalità”, con quest’ultima che preesisteva alla nascita dello Stato nazionale.

Secondo Galasso, Storia nazionale e Storia dello Stato Italiano sono processi storici differenziati per l’assoluta precedenza che la formazione della nazione presenta rispetto al sorgere dello Stato nazionale.

 

Per un filone storiografico prestigioso, come quello iniziato da Francesco De Sanctis e proseguito da Benedetto Croce, il “rinnovamento”, sfociato nel Risorgimento non fu affatto un evento precipitoso e rapido, coronato da un successo quasi miracoloso che, secondo alcuni, avrebbe portato, nell’arco di circa mezzo secolo, ad un’unità immatura.

Basandosi sulle precedenti tesi di De Sanctis e Croce, Galasso è giunto ad una considerazione ben più importante, centrale e dirimente riguardo al Risorgimento.

«Necessita sottolineare col massimo rilievo che non è stato per nulla il Risorgimento a inventare la nazione italiana, e con l’unificazione del 1861, a imporla sulla scena europea e sul piano politico-istituzionale.»

Invece, si mostra necessario evidenziare il contrario, ossia la funzione primaria della nazione italiana nel sentire e produrre il Risorgimento.

«E’ il Risorgimento a essere figlio della nazione italiana, ma non già la nazione figlia del Risorgimento. Pertanto bisogna distinguere tra “nazionalità” e “nazione”, la prima equivalente alla “Nazione sentita”, la seconda alla “Nazione voluta”.»

La nazione italiana come entità unitaria ha fatto la sua comparsa, già alla fine del XIII secolo, poi  con le esperienze del 1300, e in forma compiuta con gli splendori della grande Italia dell’Umanesimo e del Rinascimento. D’altronde in tutta l’Europa dopo il Mille si prese  a parlare sempre più in maniera comune, abituale e progressiva di francesi, spagnoli, italiani, tedeschi e altri popoli europei come distinte, note e riconosciute realtà civili e  culturali.

L’aggettivo “italiano” apparve verso la fine del XIII secolo. In epoche precedenti gli abitanti della penisola erano denominati italici.

Sin dalla prima metà del secolo XIII si sviluppò una civiltà letteraria, sempre più sentita e definita come italiana, mentre nel contempo sorse “una questione della lingua” e parallelamente la nozione di un’arte italiana, e successivamente, fra i secoli XV e XVI una prassi di una “storia d’Italia” come considerazione storia unitaria delle vicende ed esperienze politiche degli italiani.

In relazione al percorso della tradizione civica letteraria, soprattutto poetica, è  stato il professor Amedeo Quondam a far propria la necessaria e fondamentale distinzione rilevata da Giuseppe  Galasso,  fornendo una mirata rassegna di quei  letterati, i quali, prima ancora di coloro che si identificavano con la “Nazione voluta”, si possono ritenere espressione attiva della “Nazione sentita”.

La tradizione letteraria italiana, che per Amedeo Quondam costituisce un “canone essenziale”, si è aperta in relazione alla “Nazione sentita”, con Dante Alighieri e Francesco Petrarca e quindi si è protratta nei secoli a venire con una selezione di testi, dove ricorrere spessissimo il termine “Italia”, e di cui furono autori tra i tanti Bembo, Ariosto, Frugoni, Metastasio e Parini.

Vittorio Alfieri, in particolare, rappresentò il comune sentire dei letterati della “nazione sentita” e di tutti gli altri che  furono protagonisti, sia  da letterati che da patrioti, della “Nazione voluta”.

 

 

 

Bibliografia

 

 

 

A. Quondam, Risorgimento a memoria. Le poesie degli italiani, Donzelli, Roma, 2011.

G. Galasso,  L’Italia nuova, Il Risorgimento tra realtà, pensiero e azione, in «Politica e Storia» vol. VI, Storia e Lettaratura, Roma, 2013.

 

 

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