Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Giuseppe Massari e il lascito di Berchet

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Giuseppe MassariLa storia del lungo percorso del Risorgimento italiano non è costituita solo di battaglie, di dibattiti ideali, dell’apporto dei suoi protagonisti maggiori,  ma si pregia anche del contributo prezioso di patrioti e scrittori, forse meno conosciuti, ma che intrattennero un rapporto di  amicizia elevata  e toccante, basato su affinità  elettive.

Fu tale il legame che unì il giornalista e politico Giuseppe Massari e lo scrittore milanese Giovanni Berchet, autore della famosa Lettera semiseria, manifesto del Romanticismo italiano, discepolo del Parini e amico del Foscolo e di Manzoni.

Giuseppe Massari, nato a Taranto l’11 agosto 1821, conobbe il Berchet in casa della marchesa Costanza Arconati subito dopo il ’48, anno della Primavera dei Popoli.

L’ardente ideale patriottico, l’affinità di carattere e gli interessi comuni fecero sì che i due diventassero amici fraterni, sebbene il poeta milanese, nato nel 1783, fosse più avanzato d’età.

Berchet vide nel Massari il suo miglior biografo, e pertanto gli raccontò i momenti salienti della sua vita, dall’amicizia con Federico Confalonieri, alle vicende del suo esilio, dal suo sdegno verso Carlo Alberto nel 1821, alla fiducia riposta in lui nel 1848, al tempo delle Cinque Giornate, ed alle sue impressioni da deputato al Parlamento subalpino, ruolo che ricoprì fino agli ultimi anni che precedettero la morte, sopravvenuta il 23 dicembre 1851.

Fu durante quell’ultimo stralcio di vita che il Berchet consegnò all’amico fidato delle cassette sigillate contenenti carteggi e documenti non solo del suo iter patriottico e politico, ma anche della sua attività di letterato.

 

Nonostante il prezioso lascito e le migliori intenzioni, dopo la morte del Berchet, pur scrivendo un accorato articolo sul giornale Il Risorgimento”, il Massari, preso dalla sua frenetica attività di patriota e di politico, rimandò l’apertura delle cassette a data da destinarsi, lasciandole in custodia presso altre persone di fiducia.

Intanto fu segretario e biografo ufficiale di Cavour, di Vittorio Emanuele e di La Marmora, traduttore e divulgatore in Italia delle famose Lettere del Gladstone, direttore della Gazzetta ufficiale piemontese e deputato al primo Parlamento Nazionale di Torino.

A volte si ricordava del suo amico Berchet riproponendosi di aprire le cassette, leggere i documenti e scrivere quella promessa biografia, ma dopo oltre trent’anni di rimando in rimando il progetto non aveva trovato il tempo per compiersi.

Era una mattinata romana del 1882, quando in via dei Pastini il Massari venne brutalmente aggredito a colpi di fendente da una guardia carceraria licenziata dopo essersi rivolta a lui per essere riassunta.

La vita sociale che l’impegnato uomo politico conduceva al fianco del re e uomini di potere, lo faceva apparire un personaggio importante, privilegiato e benestante, un’opinione largamente diffusa dagli avversari politici che gli attribuirono il possedimento di vasti terreni a Bari, città che lui rappresentava in Parlamento, e depositi di grosse somme nelle banche elvetiche.

Solo in seguito a quell’aggressione si scoprì  però che il potente politico abitava in una modesta camera di via Monterone, a Roma, ospite della famiglia Troise.

Fu proprio il padrone di casa a confidare ad amici comuni lo stato di necessità in cui il Massari versava: tranne che pochi abiti logori e pochissima biancheria, non aveva altro. Fu allora che gli amici si attivarono e provvidero anche a trasferirlo in una casa dove potesse respirare meglio rispetto a quella angusta del Troise.

Giovanni BerchetMassari trascorse dignitosamente gli ultimi anni della sua vita senza neanche la proprietà un piccolo  appartamento. Tutto ciò a cui pensava con rimorso erano quelle carte che l’amico Giovanni Berchet gli aveva consegnato fiducioso. Erano trascorsi trent’anni da allora, quando finalmente decise di realizzare quella promessa fatta all’amico. Ma stavolta furono le sue condizioni di salute ad impedirglielo.

Dopo l’aggressione si era aggravato giorno dopo giorno tanto che l’abate Vito Fornari, a lui legato da viva amicizia nel ricordo comune del Gioberti, gli offrì una parte della sua ampia abitazione di San Giorgio a Cremano.

Tuttavia anche quel luogo più ossigenato non bastò. La salute peggiorava e si rese necessario un rientro a Roma, stavolta ospite del patriota Cesare Mariani nella sua casa di via Milano. E lì Massari trascorse i suoi ultimi giorni sempre col desiderio di aprire quelle cassette di carte e documenti e  regalare all’amico Berchet la promessa biografia. Ma ormai il suo tempo era finito. Morì il 12 marzo 1884.

La memoria dell’umile uomo del Risorgimento, duro oppositore del regime borbonico, fu degnamente commemorata con solenni funerali di Stato. Nonostante la notorietà e il potere attribuitogli Giuseppe Massari aveva vissuto con dignità una povertà francescana.

La salma fu trasportata a Bari. Il marchese diplomatico Emilio Visconti Venosta si prese cura delle sue carte e anche di quell’incompiuto lascito di Berchet.  

Fu allora che con notevole sorpresa, nell’aprire quelle polverose cassette, il marchese scoprì nascosto in un piccolo panno “un gruzzolo d’oro”. Era il lascito che Berchet,  a testimonianza del suo affetto, aveva donato all’amico senza fargliene parola, ben conoscendo il suo animo e il suo senso di dignitosa autonomia.

Ma Massari non aveva mai avuto il tempo di scoprirlo. Per un destino beffardo, quel piccolo tesoro che era stato per anni a sua disposizione avrebbe potuto rimediare a tanti disagi. Ma le cose erano andate diversamente. Per un gesto mancato, una promessa non mantenuta la vita aveva preso un sentiero diverso.

Giovanni Beltrani, che fu il primo a cui il marchese raccontò del “piccolo tesoro”, ne diede notizia nella Rassegna Pugliese.

Visconti Venosta consegnò il “gruzzolo d’oro” ai familiari dell’umile uomo politico. La biografia del Berchet fu scritta da altri ed anni dopo.

 

 

Bibliografia:

G. Massari, Uomini di Destra, a cura di G. Infante, Bari, 1934.

R. De Cesare, Discorso commemorativo di Giuseppe Massari, letto nel teatro Piccinni di Bari, 29 ottobre 1894 in «I casi di Napoli dal 29 gennaio 1848 in poi», Kessinger Legacy Reprints, 2010.

M.Viterbo, Gente del Sud. Il Sud e l’Unità, Bari, 2011.

 

 

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