Quando Napoli disse no all’omofobia
Questa sedia, per chi la ricorda, è di Marco Maria Taglialatela, architetto, artista, docente, educatore, napoletano. Un insegnante che quando vede o sente episodi di razzismo nelle sue classi interrompe le lezioni del programma ministeriale e ne inizia altre. Si ferma, ne chiede il perché ai suoi alunni. Approfondisce, fa ragionare ragazzi e ragazzi e l'ha sempre fatto dentro e fuori le mura scolastiche. Però ad alcuni collegi la cosa non piaceva. Venne accusato di usare i suoi alunni per fare attivismo LGBT. Perché per qualcuno contrastare la discriminazione, il razzismo e l’omofobia è sbagliato. Ma lui andò avanti e pagò sulla sua pelle. Un bel giorno trovò questa sedia, ‘’la sedia dei gay’’ e l’ha osservata per un anno intero. E poi se la ritrovò in sede di esami. Ai suoi colleghi che provarono a toglierla rispose No. “Questa è la mia sedia, io faccio gli esami seduto proprio qui, possiamo iniziare!”. Con quel gesto cancellò mesi di schermaglie, offese e sorrisini dei colleghi che sghignazzavano quando lo vedevano passeggiare nei corridoi. Dimostrò che la lotta all’omofobia e al rispetto della parità di diritti è una cosa seria, una battaglia da portare avanti con azioni concrete. Senza vergogna, senza ripensamenti.
Marco, napoletano, docente, architetto, educatore ed artista diede una lezione di vita e di uguaglianza senza pari. E un motivo in più per essere orgogliosamente napoletani. Oggi quel napoletano finito forse nel dimenticatoio continua le sue battaglie di civiltà, educazione ed uguaglianza. Quell’uguaglianza che spesso alla città di Napoli è negata. Lo fa al fianco dei suoi ragazzi, dalla parte della parità di diritti e della civiltà. E ci rende ancor più orgogliosi di essere napoletani. E se ti stai ponendo una domanda, quella domanda, allora non hai capito nulla di questa riflessione e delle battaglie di Marco. Si, Marco è gay. Ed è mille volte più uomo di Te.
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Arrivò da Napoli l’ultima grande denuncia nazionale di omofobia. Si, proprio da Napoli: un motivo in più per esserne orgogliosi.