La stampa periodica a Castellammare di Stabia

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A Castellammare di Stabia non si hanno notizia di pubblicazioni di giornali prima dell'Unità d'Italia ed i pochi che circolavano provenivano direttamente dalla capitale partenopea, tra i quali ricordiamo, Il Monitore delle due Sicilie, quotidiano politico del regime napoleonico, pubblicato tra il 1811 e il 1815.

Con il rientro dei Borbone, fino al 1860, furono poco più di 70 i periodici, costituiti da poche pagine, solitamente non più di quattro, in larga misura di varietà e di evasione.  

Nella Città delle Acque tra i primi ad uscire, risalente al 1860, fu sicuramente La luce del Popolo, giornale filo garibaldino diretto da Agatino Previtera e nato proprio sul finire di quell’estate sull’onda del trionfale ingresso a Napoli, il 7 settembre, dell’Eroe dei due mondi, mentre tra i più diffusi e longevi c’era il bisettimanale Stabia, Gazzetta dei comuni del Circondario, pubblicato due volte a settimana, ogni giovedì e domenica, in quattro grandi pagine, come tutti i giornali, importanti e non, editi in quella fase in qualche modo ancora pionieristica della carta stampata.

Come lo stesso giornale recitava, la direzione ed amministrazione era sita al Corso Vittorio Emanuele, palazzo della Sotto Prefettura, pianterreno a sinistra.

 

Di tendenza istituzionale, il giornale Stabia era stato fondato nel 1877 e diretto fino all’ultimo dall’avvocato Federico Ciampitti (1830 - 1899), un uomo soprattutto buono, di un’onestà che lo ridusse mendico fino alla tomba.1

Considerato il decano dei giornalisti stabiesi, Federico Ciampitti scomparve il 29 marzo 1899, all’età di sessantanove anni per cirrosi epatica, dopo una malattia durata tre mesi.

La sua morte segnò la fine anche del giornale, dopo 22 anni di pubblicazioni, nonostante un timido, immediato tentativo di prosieguo, nella primavera del 1899, con la testata Nuova Stabia il cui Gerente Responsabile fu Alfonso Penna (poi Gennaro Ciampitti) e pubblicato dalla Tipografia Vollono con  sede  in Via Nuova.

Altro periodico dalla vita non breve e sicuramente letto fu il settimanale, L’Amico del Popolo, la cui amministrazione si trovava al n° 16 di Via Nocera e successivamente al Corso Vittorio Emanuele 81, ed era diretto da un giovanissimo ex seguace di Mazzini, Francesco Girace, un personaggio cui non mancavano le ambizioni letterarie, al punto da pubblicare a puntate, sul suo stesso settimanale, un romanzo sociale intitolato Febbri d’anima.

Il giornale uscì ogni domenica dal 1882 – ossia da quando l’intraprendente direttore aveva soltanto 24 anni  - ma mise ben presto da parte le idee repubblicane del suo fondatore e divenne organo del partito di Catello Fusco (1839 – 1904), eterno deputato mancato – candidato nel 1882 e nel 1886 nel collegio Napoli IV ed eletto al secondo tentativo, ma subito dichiarato decaduto per presunti brogli, oscillante inutilmente fra la Destra, il Centro e la Sinistra, costume assai diffuso ieri come oggi. Ciononostante fu eletto tre volte sindaco nel 1890, 1892 e 1896, e morì poi suicida a seguito di una crisi esistenziale.

In seguito questo settimanale si legò al partito del suo rivale politico, Giovanni Greco, già Primo cittadino di Castellammare nel 1882, nel 1887 e nel 1895; e quando i due, infine, si allearono amministrando insieme il Comune nelle elezioni del 1887, coalizzandosi contro l’imbattibile deputato del collegio, schierato sulle posizioni della sinistra liberale, Tommaso Sorrentino (1830 – 1900).2

Con quest’ultimo, già consigliere provinciale dal 1866 e ininterrottamente eletto alla Camera fin dal 1870, il giornale si pose in opposizione del duo Fusco – Greco, legandosi alla politica del parlamentare di Gragnano.

Lo stesso Giovanni Greco nel 1883, al tempo in cui si contrapponeva a Catello Fusco, aveva favorito la nascita di un giornale pronto a sostenerlo, Il Popolo, un settimanale nato col proposito di appoggiare il partito dell’allora attuale maggioranza municipale, inizialmente diretto dal professor Nicola De Rosa.

Nell’aprile del 1889 usciva il settimanale, La Riscossa, un organo di stampa politico amministrativo, diretto da Arturo Bergamo, genovese d’origini siciliane e da poco trapiantato a Napoli, subito definito dal Girace un socialista rivoluzionario.

La definizione, pubblicata sul numero del 24 marzo, annunziando la nascita del nuovo periodico, provocò strascichi velenosi e pretestuose polemiche con denuncia finale al commissariato di pubblica sicurezza per minacce; una pericolosa diatriba spenta sul nascere dal nuovo Sottoprefetto, il conte Leopoldo Thunn Hohenstein.

L’alto funzionario aveva preso possesso del suo nuovo incarico il 21 marzo 1889, proprio alla vigilia delle tensioni che accompagnarono la preparazione del primo numero di quest’organo politico, definendole semplice contesa giornalistica.

Di certo Arturo Bergamo era stato, almeno nel periodo genovese, notoriamente socialista, ma a Castellammare il suo nuovo giornale nasceva sotto l’egida del duo Fusco – Greco per farne l’organo ufficiale a sostegno della maggioranza, come del resto si evinse fin dai primi numeri, dove difendeva aprioristicamente ogni scelta dell’amministrazione comunale e contrastava L’Amico del Popolo, passato all’opposizione.

Lo stesso Bergamo, annunciando a sua volta l’uscita di un nuovo giornale stabiese, Combattiamo! affermò senza problemi come il suo settimanale, La Riscossa, rappresentasse il partito liberale istituzionale cittadino e cioè i suoi due maggiorenti, Catello Fusco e Giovanni Greco.3

Dello stesso periodo, tra il 1885 e il 1890, fu il settimanale, La Gazzetta, giornale circondariale amministrativo letterario, stampato dalla Tipografia Elzeviriana sita al Corso Vittorio Emanuele.

La stampa locale attraversava un periodo fecondo, settimanali e quindicinali si susseguivano senza soluzione di continuità perché la maggior parte si spegnevano dopo pochi numeri, ma ciò nulla toglieva alla voglia di fare, di scrivere, di assumere iniziative letterarie o pseudo tali, in gran parte legate all'uno o all'altro personaggio politico, oppure al mondo clericale.

Si vide così nascere il 29 ottobre 1890, L'Avvenire,  giornale del popolo politico amministrativo, stampato dalla Tipografia Vollono.

Nel novembre 1893 fu dato alle stampe il quindicinale, Mente e Cuore, periodico giovanile scientifico letterario, stampato dalla Tipografia Elzeviriana.

Per la sua connotazione politica il mensile Lega ebbe particolare rilievofra gli insegnanti elementari appartenenti alla omonima associazione. Il primo numero uscì nel giugno del 1893 dalla Tipografia Maggi di Torre Annunziata.

Il 26 febbraio 1893 fu la volta del Don Chisciotte, periodico politico, letterario, artistico illustrato, realizzato nella tipografia dei Fratelli Vollono, seguito a ruota da, Il Pensiero, giornale letterario quindicinale, diretto da Amerigo Vespucci Maresca, che esordì il 2 marzo 1893 per i tipi dello Stabilimento Tipografico Elzeviriano.

Fu del 10 luglio 1898 invece, Il Fonografo stabiese, periodico estivo, stampato dai Vollono, e diretto dall'avvocato Adolfo Limarzi (1873 -1956), poi destinato a diventare Segretario Generale del comune e figura di spicco del mondo culturale, e non solo locale.

Stando al suo celebre genero, Silvio Gava, Limarzi fu una delle prime, se non la prima personalità di Castellammare,4 mentre dal suo acerrimo nemico, il professor Catello Langella fu definito, il solito nemico della città, e per questo querelato per diffamazione.5

Non contento, Limarzi  editò pure Il Fonografo del circondario di Castellammare di Stabia, della tipografia De Meo.

Nel 1893 comparve nelle edicole il quindicinale Alessandro Manzoni, periodico giovanile scientifico letterario, diretto dal parroco Elia Rotondo.

Quest’ambiziosa rivista visse per diversi anni, fino a quando “le gravi vicende della guerra” non lo privarono di collaboratori e abbonati. Cessate le pubblicazioni, le riprese nel 1923, nel cinquantenario della scomparsa del grande scrittore e poeta dal quale la rivista traeva il nome.

Infine, il  Gil Blas, periodico diretto da tale Marchini edito nell’estate del 1897 ma di cui non si hanno ulteriori notizie. Probabilmente l’ambizioso intento era di seguire la falsa riga del più importante Gil Blas, pubblicato a Parigi fin dal 1887 e dove si cimentavano con i loro scritti i più autorevoli scrittori e poeti d’oltralpe. Anche a Napoli ci fu nel 1889 una rivista dalla stessa denominazione.

Da ricordare Nicola Scognamiglio, il primo socialista eletto nel consiglio comunale stabiese, che nell’ottobre 1901 istituì la Scuola Tecnica Stabiese, poi trasformata in Scuola Tecnica Pareggiata Giuseppe Bonito, con pochi altri professori di Castellammare, tra cui Michele D’Auria.  

Scognamiglio fondò e diresse il periodico Il Corriere di Stabia, le cui prime notizie risalgono al 1894, quando venne citato in una corrispondenza estiva de  Il Mattino come giornale in grado di offrire sempre notizie freschissime. Periodico dalle alterne vicende, Il Corriere di Stabia, vide nuova luce il 21 febbraio 1904 e fu accusato, da subito di fare da cassa di risonanza degli interessi politici di Alfonso Fusco. Tra i suoi redattori ci fu Adolfo Limarzi.

Il periodico fu stampato fino al 1908, anno della sua morte. Autore di uno studio critico letterario su Manzoni e di una biografia su Padre Luigi Aiello, maestro e tutore dei sordomuti, lo stesso Scognamiglio si occupò di «questi infelici cui dedicò con affetto e carità l’opera sua occupandosi del loro insegnamento e dei gravi problemi didattici e pedagogici che si agitano intorno alla loro educazione», come ebbe a dire il consigliere comunale, Eduardo De Lutiis, rievocando brevemente la sua vita in maniera commossa, anche se con enfasi retorica. 

Scomparso prematuramente, a soli 42 anni, il 23 febbraio 1908, fu commemorato il successivo 16 marzo, nel primo consiglio comunale convocato all’indomani delle elezioni amministrative del 1° marzo.6

Di questo scorcio di fine Ottocento ricordiamo, infine, Il Corriere del Circondario, giornale politico amministrativo, settimanale uscito nel 1897, con sede al Corso Vittorio Emanuele 81 e stampato dalla Tipografia Elzeviriana, con Alfonso Penna Gerente Responsabile e Vincenzo Fornaro, Redattore Capo.

Risale al 1913 il settimanale satirico, La Cuccagna, pubblicato nel 1913.

Il 12 aprile del 1903 uscì Lotta Civile il primo giornale autenticamente socialista pubblicato a Castellammare di Stabia diretto dall’avvocato Raffaele Gaeta.

La redazione era composta dal professore di matematica, Pietro Carrese, l'avvocato Vincenzo De Rosa, il notaio Alfonso De Martino, il professore di francese, Andrea Luise e Vincenzo Varone che ne curava l'amministrazione.7

Organo quindicinale socialista del circondario, portò avanti alcune importanti campagne moralizzatrici contro i monarchici, il clero cittadino, ma soprattutto contro il clan dei Fusco, la cui famiglia dominava politicamente la città, prima con Catello Fusco e successivamente con i fratelli Alfonso ed Ernesto Fusco.

Il periodico uscì a fasi alterne, vendendo circa 400 copie a numero, senza comunque riuscire a sopravvivere al suo primo anno di vita, travolto dalla stessa crisi che portò, nel corso del 1904, alla chiusura della sezione socialista.

Fu del settembre 1907 L’Aurora, quindicinale clericale, politico e amministrativo del circondario di Castellammare pubblicato con una certa discontinuità almeno fino al 1911, diretto da Antonio Carnevale.

Il nuovo periodico cattolico, nel suo numero straordinario del 1° dicembre 1907, pubblicato in occasione della traslazione delle ossa, dal cimitero nella cattedrale Stabiana, di Monsignor Francesco Saverio Petagna (1812 – 1878), già Vescovo della diocesi di Castellammare, affermava perentorio:

«Non sono ancora trascorsi molti giorni dacché si è aperta la Camera del Lavoro e già si è verificato lo sciopero degli operai carrozzieri, degli operai dell’officina americana e tra pochi minuti scoppierà lo sciopero dei gassisti. Per ora non vogliamo entrare nel merito, ma abbiamo voluto fare un po’ di statistica…»

Naturalmente erano i socialisti i responsabili di questo sfascio sociale, del disordine pubblico imperante, di questa smania di pretendere diritti. I socialisti volevano colpire al cuore la nazione, gettando il seme della violenza, di cui gli scioperi erano un frutto perverso, rei di provocare gravi dissesti finanziari nelle casse dello stato e, cosa ancora più grave, nelle tasche dei borghesi.

Mentre la lotta di classe assumeva per qualcuno il volto dell’apocalisse, facendo preannunciare chissà quali cataclismi sociali se non si poneva un freno immediato alle eccessive pretese operaie, questi ultimi, probabilmente, neanche sapevano d’essere responsabili di tali catastrofi, e continuavano, quindi, non a fantasticare chi sa quale stato sociale, ma più semplicemente a difendersi da uno sfruttamento che li obbligava a lavorare per 12/14 ore il giorno, per pochi centesimi, appena sufficienti a garantire solo una mera sopravvivenza e a soddisfare esclusivamente, a malapena, i bisogni primari.

Intanto come aveva già preannunciato l'articolista de  L'Aurora, in seguito ad una serie di miglioramenti salariali e a migliori condizioni di lavoro strappati dai lavoratori di Napoli della Compagnia napoletana per l’illuminazione e il riscaldamento a gas, anche i gassisti e gli accenditori di Castellammare di Stabia e di Gragnano, dipendenti della stessa Compagnia, si apprestavano ad entrare in agitazione per ottenere gli stessi trattamenti riconosciuti ai loro colleghi napoletani.

Il periodico clericale nella sua continua campagna contro il pericolo rosso rappresentato dai sovversivi socialisti. si affiancò a La Verità, stampato dal 1907 e che si definiva anch'esso giornale politico amministrativo. La sede era in Piazza Municipio 28 e diretto da Luigi Morfino.

Si hanno notizie almeno fino a tutto febbraio  1912. La Verità fu l'organo ufficiale del partito di Alfonso Fusco, deputato del collegio stabiese, definito dai socialisti del settimanale  napoletano, La Propaganda, l'uomo di fango.

Dopo la chiusura di Lotta Civile, un nuovo organo socialista uscì nel gennaio 1907, La Voce del Popolo, giornale politico amministrativo del circondario di Castellammare di Stabia.

Il giornale aveva esordito con una sorta di scoop su un tentato omicidio all’interno della Regia Corderia, facendo emergere un colossale imbroglio ai danni dello Stato con il coinvolgimento di alcuni dirigenti, capi tecnici, ufficiali della marina e operai della stessa Corderia, in combutta con fornitori di canapa che mandavano materiale di pessima qualità e fatta passare per ottima attraversa una rete di complicità interna allo stabilimento.

L’inchiesta avviata dal neonato giornale socialista stabiese - nonostante la reticenza della stessa vittima, l’operaio Luigi Di Palo, che si rifiutò di assoggettarsi all’imbroglio e per questo fu aggredito e picchiato a sangue da alcuni individui sul lavoro - portò all’apertura di un’indagine da parte delle autorità giudiziarie e ai successivi  «emozionanti arresti praticati in questo Regio Cantiere.»

Le inchieste giornalistiche trovarono vasta eco sul quotidiano socialista, l'Avanti!8

Anche questo giornale non ebbe vita lunga, riuscendo a resistere soltanto un paio di anni. Tra i suoi redattori ci furono Pietro Carrese (1875 – 1949) figlio dell'anarchico Vincenzo, uno dei fondatori della sezione stabiese della I Internazionale nel lontano 1869, Vito Lucatorto e Catello Langella., ritenuto dalla polizia politica, il primo socialista di Castellammare di Stabia.

Non trascorsero molti anni prima di vedere la nascita di un altro periodico La Voce legato al Psi grazie all'iniziativa di un gruppo di ragazzi, quasi tutti studenti, alcuni operai e qualche giovane laureato, che si raccolsero intorno al futuro leader del Partito Comunista d’Italia, Amedeo Bordiga.

Il giornale, fondato e diretto dal giovane 25enne, Ignazio Esposito, fu il quindicinale della sezione stabiese del Psi, il cui  primo numero uscì il 13 ottobre 1912 e  fu praticamente l'organo ufficiale del “Circolo Socialista Rivoluzionario Intransigente, Carlo Marx”, fondato da Amedeo Bordiga nell'aprile di quello stesso anno.

La sede era nel cuore del Centro Antico di Castellammare,  in via Nuova 10  e questo divenne ben presto il loro abituale luogo d’incontro e di discussione politica.

Lo stesso nucleo aveva di fatto ricostruito per l’ennesima volta, la sezione socialista, o per meglio dire, aveva ridato linfa vitale ad un asfittico circolo giovanile trasformandolo nella temibile sezione giovanile socialista antimilitarista, vera e propria fucina di dirigenti d’altissimo spessore politico e protagonisti della nascita del partito comunista, tra i quali ricordiamo Oreste Lizzadri.9

Sul periodico socialista stabiese comparvero importanti articoli a firma di Amedeo Bordiga e Ruggero Grieco.10

Dal 1914 il giornale attraversò un periodo di sospensioni e riprese prima di cessare definitivamente le pubblicazioni nel 1920.

Una prima sospensione si verificò con il numero 24 per mancanza di fondi il 29 novembre 1914. La ripresa avvenne il 21 febbraio 1915, con l’annuncio della nascita di una sezione giovanile socialista con sede in una camera nel Palazzo Vollono.

Ancora una sospensione avvenne nel maggio dello stesso anno, per le condizioni di ordine generale del momento attuale, come recita una nota del Prefetto. Era iniziata la prima guerra mondiale.

Le pubblicazioni ripresero il 24 agosto 1919 con sede al Corso Vittorio Emanuele, 80, stampato dalla Tipografia Spagnuolo e Scala, con cadenza sempre quindicinale in 500 copie. Il nuovo Direttore Responsabile fu Giuseppe Guerriero, di 45 anni.

Una ulteriore interruzione si verificò nell'ottobre 1919, a seguito di dissensi con la tipografia per questioni di prezzo. Dopo un breve ritorno dall'11 gennaio fino al n. 7 dell'aprile 1920 il periodico cessò definitivamente le pubblicazioni lasciando i lettori in attesa di un altro giornale socialista del quale però non esiste traccia.

Organo politico amministrativo del circondario di Castellammare di Stabia, di carattere critico umoristico fu La Gazzetta Stabiese fondata da Achille Gaeta (1892 - 1957).

Pubblicata tra il 1912 e il 1913, procurò al suo direttore diverse querele e denunce. Sua diretta emanazione fu Il Gazzettino fondato nel 1919, sempre dal Gaeta,  nell'immediato primo dopoguerra. Su questo giornale Gabriele D’Annunzio vi scrisse un articolo intitolato, Cagoia, e lo stesso Mussolini lo utilizzò attaccando Nitti in un articolo dal titolo, Nitti, il ministro della fogna. 

Ancora nel 1920 pubblicò una piccola guida della città in cui venivano illustrate le virtù terapeutiche delle acque minerali, di proprietà del comune e le altre ricchezze naturali della città.

Articoli dello stesso tenore Mussolini li scrisse anche sul Paese, quotidiano romano di cui era corrispondente.

Questi giornali, stando ad un articolato rapporto di un ispettore di Pubblica Sicurezza furono tristemente ricordati in Castellammare per attacchi velenosi alle più cospicue personalità del luogo, a base di campagne scandalistiche nelle quali, con linguaggio da trivio, non si ebbe ritegno di fare strazio anche delle rispettabilità di varie signore, come la consorte del colonnello Medico, cav. Ragazzi, la contessa Fiume, la baronessa Girace.11

Intanto nei primi anni del regime fascista iniziò la pubblicazione di un nuovo periodico, Il Maglio, con intonazione spiccatamente antifascista.

Fallita l'esperienza della prima Camera del Lavoro fondata nell'ottobre 1907 e il volontario esilio in Australia per disintossicarsi dai dispiaceri della politica, tornato in Italia, nella sua amata Castellammare, nel gennaio 1916 Catello Langella fondò e diresse il periodico Il Risveglio di Stabia, da lui stesso definito il giornale degli onesti di tutti i partiti e da essi sostenuto. Fu una fortunata e battagliera pubblicazione, talora quindicinale, altre mensile, che ancora nel 1926 informò gli stabiesi sulle vicende locali.

Con i suoi vibranti interventi giornalistici il Langella partecipò alla vita amministrativa cittadina, affiancò l’opera del Comitato d’assistenza civile, segnalò all’opinione pubblica i casi di patriottismo e d’umana solidarietà di concittadini, riportò il racconto di atti di valore di altri concittadini combattenti, lettere di fanti, collaborò attivamente con il Comitato della Croce Rossa per far giungere alle famiglie dei richiamati notizie dei propri congiunti dati dispersi sul fronte della guerra.

Il 23 luglio 1916, partecipando ad una riunione della Croce Rossa Italiana presso l’ospedale territoriale di Napoli, Langella conobbe il grande Guglielmo Marconi che lo onorò della sua amicizia e lo infervorò a prodigarsi per la valorizzazione del bacino idrominerale stabiano.

Nel novembre 1918 Il Risveglio registrò con un’edizione straordinaria il canto vittorioso del trionfo delle armi italiane a Vittorio Veneto, che ricongiunsero Trieste alla madre Patria.12

Catello Langella dopo il suo rientro dall'Australia, si mostrò interventista convinto. Polemico fino alla provocazione, non lesinava nei suoi articoli gli aggettivi più pesanti, non preoccupandosi di cadere nell’offesa personale, anzi talvolta sembrava quasi cercarla, provarci gusto.

Le sue erano, ora, battaglie a difesa della moralità, ora in nome degli ideali perseguiti, a partire dalla difesa strenua di Castellammare, delle sue terme, delle sue acque. Dell’amore sconfinato per la sua città ne fece una ragione di vita, non fermandosi neanche di fronte alle denunce, civili e penali, che gli piovevano addosso.

Tra le prime sono da ricordare quella del 1918, quando nel numero del 15 febbraio attaccò Maresca Simpliciano, il direttore del Dazio Consumo, nell’articolo in prima pagina intitolato Il cancro daziario.

Lo accusò senza mezzi termini di un ammanco di cassa nell’azienda daziaria, di tendenze erotiche verso due ragazze, figlie di un venditore di vino al minuto, di aver favorito un certo Luigi Stinco, nativo come il Maresca di Piano di Sorrento, accordandogli di vendere vino al minuto senza licenza nella sua bottega al Corso Vittorio Emanuele 307, di aver favorito alcune guardie esonerandole dal servizio militare a discapito di altre, di non aver ripartito le somme delle contravvenzioni e infine di essere un essere un assenteista.  E a coronamento delle violenti accuse lo definiva un farabutto.

A conferma di quanto scriveva citava una serie di testimoni tra i quali l’avvocato Raffaele Gaeta quale Commissario di vigilanza del Dazio comunale, l’ex sindaco Catello Gaeta e l’imprenditore Pietro Salese perché a conoscenza delle insidie fatte alle figlie di Celeste Pietropalumbo, la donna a cui fu poi tolta la licenza per vendicarsi delle ragazze che non avevano ceduto alle lusinghe del direttore del dazio.13

Simpliciano Maresca, il direttore del Dazio del comune di Castellammare, non ci pensò su due volte e tre giorni dopo, il 18, presentava un’istanza di citazione direttissima al Presidente del Tribunale di Napoli denunciando per diffamazione e ingiuria Catello Langella, nella sua qualità di Direttore del Risveglio, e Carlo Giandomenico come Gerente del giornale, accordando ai querelati ampia facoltà di prova per l’accertamento dei fatti diffamatori ed ingiuriosi in danno del sottoscritto.14

Il Maresca lamentava nei suoi confronti una vera e propria campagna di stampa, chiamando a testimonianza della sua onestà, tra gli altri, il Regio Commissario di Castellammare, Luigi Brandi e l’ex sindaco Ernesto Fusco, che deposero sulla falsità assoluta delle accuse diffamatorie contenute nell’incriminato articolo.15

Imputato di diffamazione ed ingiurie continuate ed aggravate dalla pubblicità a mezzo della stampa, Catello Langella ebbe come suo primo difensore in questa causa penale, Alfredo Sandulli (1869 – 1942).

Non da meno fu il Gerente del giornale, il 69enne Carlo Giandomenico, difeso dall’avvocato Gino Alfani.

Due grandi socialisti per chi il socialismo - almeno il Langella - lo aveva rinnegato. Vi furono diverse sedute dove furono ascoltate le opposte testimonianze e nel corso delle quali cambiarono anche gli avvocati difensori.

Già nel dibattimento tenutosi il 24 giugno, a difendere Langella non c’era più il Sandulli ma Marcello Cornacchione.  Nella prima udienza del 18 marzo di quello stesso anno, Langella non esitò ad assumersi la paternità dello scritto, riconfermando come tutto quanto si addebitava con quell’articolo al direttore daziario Maresca fosse vero e notorio in Castellammare.

 

«Tengo a dichiarare che io quando ho scritto in quell’articolo ho creduto farlo nell’interesse del bene pubblico e non contro il direttore col quale non ho alcuna ragione di livore.»

 

Lo stesso Maresca nella sua deposizione, nel riconfermare le ragioni della sua querela, riconobbe che

 

«Effettivamente, come lo stesso Langella afferma, io non ho con lui alcun rancore personale, e solo ora l’ ho conosciuto di vista.»16

 

La sentenza si ebbe il 18 marzo 1919 e fu letta dal presidente Emilio Lanzi:

 

«Il tribunale dichiara Langella Catello colpevole di diffamazione a mezzo stampa, esclude l’aggravante della continuazione in danno di Maresca Simpliciano con circostanze attenuati (…) lo condanna alla pena di mesi dieci di reclusione e lire 833 di multa, al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede a favore della parte lesa. Ordina la pubblicazione di questa sentenza a spese del Langella nel giornale Il Mattino di Napoli. Visto l’art. 9 del Codice di procedura penale … dichiara condonati mesi quattro della reclusione come sopra inflitta al Langella e l’intera multa. Visti gli art…. assolve Langella dalla imputazione di ingiuria perché estinta l’azione penale per prescrizione. Visto lo stesso articolo (…), assolve Giandomenico Carlo dall’imputazione ascrittagli per non aver commesso il fatto.» .17

 

Ma non contento della sentenza, il giorno dopo l’avvocato Marcello Cornacchione fece ricorso in Corte d’Appello ed ebbe ragione perché il 20 ottobre di quello stesso 1919 fu assolto  per estinzione dell’azione penale per amnistia

Nella sua veste di giornalista Catello Langella si batté strenuamente per la valorizzazione di Castellammare come stazione di cura e centro turistico e non esitò a pubblicare lettere aperte in cui denunciò l’amministrazione comunale di disinteressarsi delle sorti delle terme e dell’avvenire della città. Così fece, per esempio, nel numero 8 del 1° giugno 1922, quando indirizzandola

 

«Alle Eccellenze Onorevoli De Nicola, Beneduce e Rodinò”, denuncerà …la mancanza della fognatura e delle zone di protezione igienica delle sorgenti di acque minerali che se impediranno …il radioso avvenire di Stabia, affermato dal XIII Congresso Idroclimatologico, la responsabilità deve cadere sui maggiori esponenti dei partiti dell’ordine i quali predicano bene, prima delle elezioni, ma poi abbandonano il popolo nelle mani degli insipienti e delle consorterie, che fanno il giuoco dei nemici dell’ordine, alimentando l’odio di classe, aumentando il disagio economico, perché qui il problema economico equivale a quello igienico… Dai pupilli, dagli ignoranti, dai miserabili e dagli interessati contro l’avvenire di Castellammare, non si può pretendere più di quello che hanno fatto finora e più di quello che sapranno fare.»18

 

L’attacco violento riprendeva quanto già denunciato il 24 maggio al Prefetto, alla direzione della sanità pubblica del Regno e agli stessi Alberto Beneduce (1877 – 1944) ed Enrico De Nicola (1877 – 1959), rispettivamente Ministro del Lavoro e Presidente della Camera, entrambi campani ed eletti nella circoscrizione di Napoli nelle ultime elezioni politiche del 1919, dal “Corpo medico di Castellammare, unico competente del problema igienico sanitario della Città”.

Ventiquattro firme sostennero la denuncia anch’essa pubblicata dal mensile diretto da Catello Langella.19

La lettera aperta, pubblicata sull’intera prima pagina del Risveglio di Stabia, sollevò feroci polemiche fino a provocare una delibera di Giunta il giorno 20 di quello stesso mese nella quale si fecero presenti le frasi offensive contro l’amministrazione, dando quindi mandato al sindaco di sporgere formale querela contro il direttore del giornale e sospendendolo dall'insegnamento.

La sospensione fu annullata dal Provveditore Bruno Cotronei facendo infuriare oltre misura il sindaco che riempì sei bollenti pagine di replica al veleno contro l’odiato Langella. Una puntigliosa ricostruzione dei motivi e delle ragioni che lo avevano portato alla sospensione del professore d’italiano.

Il giornale uscì tra alterne vicende, fino al 1926. 

Intanto nel 1921 il Langella aveva fondato con Francesco Rega, il periodico Il Popolo Tirreno per lungo tempo l’unica rivista fascista del Mezzogiorno, stando a quanto scrive lo storico Giacomo De Antonellis nel suo Napoli sotto il regime.

In realtà nello stesso periodo era uscito, almeno a Messina, L’Azione Fascista, e nel 1922 un’altra pubblicazione a Napoli con la stessa denominazione, un numero unico in occasione dell’adunata fascista avutosi nel capoluogo campano il 24 ottobre di quell’anno.

Del Popolo Tirreno, quindicinale, sottotitolato “organo politico, letterario, commerciale”, è noto soltanto che vide la luce il 20 febbraio con un numero saggio pubblicato a Torre Annunziata e di cui si conserva copia, insieme con un altro numero di marzo, nella biblioteca nazionale centrale di Firenze.

Il periodico non dovette avere vita lunga considerando che non fu più citato, neanche dal Chiurco – così meticoloso nella sua particolareggiata ricostruzione storica della “Rivoluzione fascista” – quando ricorda, per esempio, il convegno della stampa fascista tenutosi a Milano il 17 ottobre 1922 e citando uno per uno tutti i periodici presenti. 

Così come poco si conosce, se si escludono le feroci polemiche di cui si è narrato, su questi anni vissuti sotto il regime da parte dell’antico socialista.

Secondo alcuni, tra cui Antonio Barone, Langella sarebbe da considerare soltanto un ardente nazionalista inizialmente accecato dalla prosopopea mussoliniana e non anche un fascista convinto, al punto da allontanarsene sempre di più, dopo le sua espulsione avvenuta nel 1927.

Il Popolo Tirreno non fu l'unico giornale fascista edito nella città stabiese perché a tenergli compagnia fu anche La Scure, organo settimanale delle camicie nere stabiesi, il cui primo numero uscì il 4 novembre 1924, stampato dalla Tipografia De Martino.

Durante quegli anni altri periodici comparivano nelle edicole: il Vaco e Pressa, dall'inconfondibile colore rosa, un quindicinale, stampato dalla Tipografia Fedele, che esordì il 15 giugno 1919 e continuò le sue pubblicazioni fino al 1933. Il direttore si firmava con il pseudonimo di Fonzo o Pazzo. La sede era  in via Santa Caterina 26.

Il Martello fu pubblicato alla vigilia del colpo di stato fascista di Benito Mussolini. Organo della sezione socialista stabiese, stampato dalla Tipografia Fedele, ebbe vita breve.

Si sa dell'uscita del suo numero zero, il 23 aprile 1922, quattro pagine firmate dall''ultimo segretario della Camera del Lavoro, il socialista Giuseppe Forconi nella sua qualità di Direttore Responsabile, ma non si hanno notizie di ulteriori numeri.

Forconi era stato eletto Segretario della Camera Confederale stabiese all'indomani di due importanti fatti: la strage di Piazza Spartaco che aveva portato all'arresto di centinaia di militanti sindacali e del suo stesso Segretario, Michelangelo Pappalardi e della scissione comunista dal Psi, fortemente voluta da Amedeo Bordiga.20

Abbattuto il regime fascista, nonostante l’età avanzata a Langella non mancarono l’energia e le motivazioni per assumere sempre nuovi impegni: si era negli ultimi tempi riavvicinato al socialismo aderendo al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), la nuova formazione politica, fondata nel gennaio 1947, da Giuseppe Saragat (1898 – 1988), in rottura con il PSI di Pietro Nenni.

Così come non poteva rimanere indifferente al ricordo del suo secondo grande amore, favorendo la ripresa delle pubblicazioni del suo amatissimo giornale ad opera di un gruppo di suoi discepoli: Il Risveglio.

Il nuovo periodico visse cinque anni e malgrado non fosse un grande giornale raccolse firme di illustri personaggi.

Le pubblicazioni cessarono quando i suoi dirigenti lo abbandonarono per ragioni professionali.21

Il primo numero della nuova serie uscì il 15 febbraio 1947, ed ebbe come condirettori Gino Cascone ed Enrico Pisciotti, mentre Raffaele Cinelli fungeva da direttore amministrativo. La redazione si trovava in Piazza Matteotti 8, e di questo giornale Catello Langella fu l’animatore.

Sostanzialmente fu un piccolo giornale locale su cui scrissero personaggi poi destinati a diventare famosi come Alfonso Maria di Nola, antropologo e storico delle religioni, Michele Tito, giornalista di fama nazionale, recentemente scomparso, e Michele Prisco, indimenticabile autore dei Racconti della Provincia addormentata, pubblicati nel 1949.

Uno degli impegni assunti dal periodico fu di sostenere l’utopia dell’avvocato e consigliere comunale democristiano, Catello Bonifacio, all’inseguimento del sogno della sesta provincia: 23 comuni da Nola ad Amalfi, passando per Nocera Inferiore, un milione d’abitanti distribuiti lungo una superficie di 1.030 kmq al punto da farne, tra le 92 province, la seconda per estensione dopo Napoli, la settima per popolazione.

Questa ipotesi di provincia turistica trovò l’adesione di tutte le forze politiche locali, del Vescovo Federico Emanuel (1872 – 1962), del sindaco Pasquale Cecchi (1893 – 1979) e della sua Giunta, dell’Associazione dei Partigiani fino al “Comitato centrale di Difesa dei Disoccupati di Napoli e provincia, aderente alla Camera Confederale del lavoro. Sezione di Castellammare”.

Fu un sogno coltivato dall’avvocato Bonifacio per molti anni se è vero che ancora il 20 dicembre 1961 scriveva al Commissario prefettizio, Aurelio Grasso, riproponendo, inutilmente, il suo antico e mai accantonato progetto.

La Voce di Stabia fu un periodico cittadino d'informazione e di orientamento, organo del Pci stabiese, la sua uscita fu preceduta da alcuni numeri unici apparsi nel 1954, poi uscì con regolarità da febbraio 1956, almeno fino al 1960.

Direttore Responsabile era Eugenio Postiglione (1916 - 1988), impiegato della locale agenzia del  Banco di Napoli, originario di Potenza, consigliere comunale negli anni '50, poi sindaco nel 1960/61.

Vi scrivevano, tra gli altri, la pasionaria, Colomba Di Somma, militante comunista sorvegliata dalla polizia politica in quanto ritenuta  pericolosa per le istituzioni democratiche dello Stato, Liberato De Filippo e l'avvocato  Giuseppe Ricolo.22

Stando a un giudizio di Alfonso Di Maio, La Voce di Stabia ricalcava lo stile della Voce di Napoli di Mario Alicata.23

Giornale d'informazione tra i più antichi e più longevi mai pubblicati a Castellammare, fu Città&Turismo fondato nel febbraio  1961 e diretto da Antonio Ziino. La redazione era in via Amato 10.

Fu  pubblicato per oltre un trentennio, fino agli anni '90.

Vi scrivevano, tra i tanti, Gaetano Pagano, che del giornale fu per lungo tempo condirettore.

Altro periodico di informazione e discussione delle province campane fu  Il Corriere della Regione, un settimanale, a trazione democristiana, nato nel 1960  e che ebbe lunga vita, almeno fino al 1976, anche questo diretto da Antonio Ziino e coadiuvato da Libero Maglio.

Il Medusa fu un periodico giovanile studentesco, stampato presso la tipografia Sicignano di Pompei, e diretto da Alfonso Conte, con Antonio Ziino Direttore responsabile. Tra i redattori comparve la futura, celebre,  scrittrice, Carmen Covito che pubblicò su queste pagine i suoi primi timidi racconti.

Della redazione fecero parte, tra gli altri,  Raffaele Bussi, Salvatore Calogero, Ciro e Franco Faella, Mario Lupacchini e Rosario Capuano. Pubblicato tra il 1961 e il 1967, ebbe corrispondenti nei diversi istituti superiori presenti a Castellammare e nei comuni limitrofi.

Luigi De Simone diresse La Vetta, un periodico locale d'informazione e discussione che ebbe come condirettori Angelo Di Martin e Biagio Pavesio. La sede era al Corso Garibaldi 118 e veniva stampato dalla Tipografia Sicignano di Pompei. Le sue prime pubblicazioni risalgono alla primavera 1966. La rivista era vicina alla politica della Democrazia Cristiana. Tra i redattori ci fu Raffaele Bussi, all'epoca dirigente del Psdi e feroce anticomunista.

Lo Stabia Press fu il mensile dell'Associazione Commercianti Stabiesi, e fece  la sua apparizione nel 1978. Diretto da Antonio Colonna ebbe un comitato di redazione composto da Francesco De Meo, Franco Mottola, Franco Sansone, Lucio Somma e Dario Sorrentino. Diede voce e spazio alle diverse anime politiche, sociali e culturali della città, con inchieste e interviste. Uscì fino al 1984.

Nato come bollettino ciclostilato del circolo della Fgci, (Federazione giovanile comunista italiana),  la Nuova Iskra esordì nel settembre del 1967 e si trasformò ben presto in un vero e proprio periodico di battaglia politica e culturale, destinato nel suo piccolo a fare la storia dell'editoria locale con le sue inchieste e battaglie sui vari fronti politici e sociali.

Il primo numero ufficiale uscì il 21 giugno 1969, preceduto da un numero unico del maggio precedente. Direttore Responsabile fu Sergio Gallo e una prima redazione fu composta da Matteo Cosenza, Carmine Longobardi, Franco Perez, Alfonso Selleri e un giovanissimo Salvatore Vozza, il futuro consigliere e assessore provinciale, sindaco della città e parlamentare per tre legislature,e, in ultimo Presidente della Tess. La sede era in via Marconi 72.

Successivamente Matteo Cosenza fu promosso a Direttore, mentre Sergio Gallo assunse la nomina di Direttore Responsabile e la sede venne trasferita in via Napoli 14. 

Negli anni la redazione vide un continuo ricambio, con alcuni punti fissi. Tra i redattori spiccavano le firme di Vincenzo Martone, Ciro Di Vuolo, Salvatore Aiello, e tanti altri. Uscì fino al 1972.

Cessate le pubblicazioni il Cosenza fondò Cronache della Zona, prima, diretta emanazione della Nuova Iskra del 1967. Il mensile vide la luce nel settembre 1972 e vi scrissero, tra gli altri, Giuseppe Bruno, Franco Martoriello, Ciro Alfano e Alfonso di Maio, docente universitario, storico militante prima del Psiup, di cui fu consigliere comunale negli anni '60, sia a Castellammare che nella vicina Gragnano, poi del Pci, di cui fu consigliere regionale fin dal 1975.

Fu il periodico della zona Castellammare di Stabia, Monti Lattari, Penisola sorrentina, Valle del Sarno, con sede in via Alvino 21. Una prima corposa redazione fu composta da Gianni Arpino, Antonio Barone, Giuseppe Bruno, Michele Esposito, Sergio Gallo, Franco Perez, Giuseppe Russo e Raffaele Vitiello.

Questo giornale fu destinato a vivere diverse vite, da settembre 1972, fino all'inizio degli anni 90, conoscendo alterne vicende con diversi vuoti e varie impostazioni giornalistiche, ma tutte accomunate dalla stessa ideologia, quella del Partito comunista italiano, e divenne una vera e propria fucina di grandi firme giornalistiche, in parte ereditate dal loro progenitore, Nuova Iskra.

Erede diretto di Cronache della Zona, fu Cronache  un mensile d'informazione e discussione, pubblicato da gennaio 1974, fino al 1976 nella stessa sede di via Alvino 21  poi trasferitasi definitivamente al Corso Vittorio Emanuele 57, luogo storico del Pci stabiese.

Il suo primo numero fu aperto con un articolo dell'assessore alle finanze, Catello Polito, il futuro sindaco della città. Ancora diretto da Matteo Cosenza ebbe tra i redattori Enrico Fiore, Alfonso Di Maio, Antonio Barone, Ersilia Salvato. Dal numero uno del 16 gennaio, terzo anno di vita del periodico, al Direttore Responsabile, si aggiungense la firma di Luigi Vicinanza, il futuro direttore di importanti giornali e settimanali nazionali, quali l'Espresso. 

Dopo un silenzio di quasi due anni, nel maggio 1978,  Cronache tornò nelle edicole con una nuova edizione e una nuova  redazione composta da Antonio Capuano, Ennio De Simone, Dario Luongo e da Luigi D'Auria. La sedefu  in via Gesù, probabilmente nei locali della sezione del circolo comunista,  Gramsci.

Preceduta da alcuni numeri unici usciti tra maggio e luglio del  1980, primo numero di una nuova serie di Cronache uscì  il 13 maggio 1981. Ebbe sede al Corso Vittorio Emanuele 57 e fu diretto da un giovane Antonio Polito e Vittorio Ragone, entrambi destinati ad avere successo nel mondo dell'informazione, come il loro maestro Matteo Cosenza. Nella redazione ci furono Pasquale Aiello, storico  sindacalista dei cantieri navali stabiesi, Antonio Venditti, lo storico Antonio Barone

Quinta vita del periodico d'informazione comunista, preceduto da un numero zero, iniziò nel gennaio 1987 con Luigi Vicinanza e Antonio Capuano e vi collaborarono Angelo Acampora, Giuseppe D'Angelo, Giuseppe De Gaudio, Antonio Ferrara,Giuliana Caso, Giuseppe Mercatelli, Silvano Ridi, Massimo Tito e tanti altri.

Dalle ceneri delle diverse edizioni di Cronache prese vita Metropolis, giornale della provincia sud di Napoli, fondato e diretto da Giuseppe Del Gaudio, che avviò anche un primo parziale, poi sempre più evidente, marcato allontanamento dal partito ex comunista, poi Pds, Ds ed infine Partito Democratico, pur rimanendo ancorato agli antichi valori della sinistra.

Nella redazione tprnava Antonio Ferrara, coordinatore di redazione, poi vice direttore. Con Lui Giovanni Taranto, Pierluigi Fiorenza, Rosa Benigno, Simona Brandolini, Laura Cesarano e tanti altri destinati ad avere un futuro nel mondo della carta stampata.

Un numero zero fu pubblicato a novembre 1993, uscendo poi con  regolarità da gennaio 1994, inizialmente  come mensile, poi settimanale, fino a diventare quotidiano.

Periodico della Parrocchia del Carmine fu Pianeta Giovani pubblicato da febbraio 1982, fino al 1992. Direttore responsabile  Michele Di Capua, vi era  nella redazione un giovanissimo Antonio Ferrara, futuro giornalista de La Repubblica e Presidente del Comitato Scavi di Stabia. Tra i maggiori collaboratori Antonio Colonna, direttore del mensile, Francesco Di Ruocco, Lilino Diogene.

Guernica, sottotitolo, con ogni mezzo necessario, fu l'organo ufficiale del locale circolo di Rifondazione comunista. Il formato ricordava i vecchi ciclostilati, la  redazione era in via Padre Kolbe, prima, storica  sede, del circolo stabiese del partito fondato a livello nazionale da Ersilia Salvato e che a Castellammare aveva trovato tra i primi proseliti il vecchio professore, Franco Martoriello e l'irriducibile Luigi D'Auria.

Vi scriveranno il sindacalista delle “Raccorderie Meridionali”, Ignazio Longobardi, Antonio Venditti, lo storico Guido D'Agostino e Alfonso Di Maio. Direttore Responsabile, Francesco Ruotolo.  Iniziò le sue pubblicazioni nei primi mesi del 1993, riuscendo a vivere per un paio di anni.

Preceduto da un numero zero pubblicato a settembre 1992, La Lente sul territorio  fu un mensile di attualità, cultura, politica e sport. Direttore Responsabile  Wanda Baratta e direttori Laura Cesarano e Nino Esposito, annoverava tra i collaboratori Raffaele Bussi, poi diventato Direttore editoriale del periodico e Antonio Morese. Purtroppo il mensile, edito da Treves Editore, via Roma 101 Gragnano, purché ben fatto, non andò oltre il secondo anno di vita cessando le sue pubblicazioni dopo l'estate del 1993.

Quindicinale indipendente fu  L'Opinione di Stabia che aveva la sua redazione in Piazza Principe Umberto 2, stampato dalla Tipografia Cotticelli. Fece la sua prima apparizione nell'aprile del 1997 e fu nelle edicole almeno fino al 2010, diretto da Francesco Di Ruocco.

Vi hanno scritto tra gli altri, Pippo D'Angelo, Catello Vanacore, Angelo Acampora ed ha ospitato gli scritti del compianto Antonio Barone, storico locale prematuramente scomparso nel marzo 1995.

Nata come rivista del Distretto Scolastico 38, Cultura&Territorio fu diretta da Antonio Colonna ed ebbe come condirettori e Catello Salvati, mentre il Comitato di redazione fu composto da Antonino Di Vuolo, Nicola Festino ed altri.

Il primo numero uscì nel dicembre 1984 ed ebbe cadenza annuale, quasi mai rispettata. Lo scopo era quello di offrire un supporto di conoscenza della cultura locale, come ebbe a scrivere nel suo primo editoriale il professor Ciro Abagnale. Uscirono dodici numeri, l'ultimo nel 2000.

Con la soppressione del Distretto, prese vita  Cultura&Società a cura dell'Associazione Cultura&Territorio, composta in gran parte dagli stessi che si erano sobbarcati l'onere di costruire la prima rivista, non a caso il nuovo   Direttore Editoriale fu Ciro Abagnale e come Direttore Responsabile, ancora una volta Antonio Colonna.

Di questa nuova collana furono pubblicati appena cinque numeri tra il 2007 e il 2017. L'ultimo numero dedicato alla scomparsa dello storico, Pippo D'Angelo, morto alcuni mesi prima, in febbraio, vide la sera del 28 novembre, nel corso della sua presentazione nell'aula consiliare del comune, l'improvvisa, drammatica morte di Ciro Abagnale a seguito di un violento attacco cardiaco.

La terza serie di Cultura e Territorio fu sottotitolata Rivista di Studi e Ricerche sull'area Stabiana e dei Monti Lattari, ed è stata presentata nei saloni della restaurata Reggia di Quisisana il 18 dicembre 2019.

La nuova serie è ripartita ancora una volta con il numero uno, cambiando formato e nuovo Direttore Editoriale nella persona di Domenico Camardo, mentre Antonio Colonna resta l'inossidabile Direttore Responsabile.

 

                  

 

Appendice: Giornalisti di Castellammare

 

Ugo Cafiero, nato nel 1866, sposò Giuseppina Denza, nipote del celeberrimo musicista, Luigi, autore di Funiculì Funiculà. Amico fraterno di Gabriele D'Annunzio, Enrico De Nicola, Francesco Saverio Nitti, Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele Orlando e di Giovanni Amendola.  In gioventù fu consigliere comunale e assessore e insegnò in diverse scuole del circondario prima di approdare a Il Mattino di Edoardo Scarfoglio, di cui fu redattore capo per molti anni, fino al 1910. A Roma fondò un agenzia giornalistica di informazioni, successivamente a Tripoli il giornale, Tripoli Italiana.

Antifascista convinto, aderì a Italia libera, fondata dal suo amico, Giovanni Amendola, e a Castellammare fu, con Achille Gaeta ed altri, uno dei fondatori del circolo locale.

Fu autore di diverse pubblicazioni, tra le quali un importante inchiesta pubblicata sulla rivista, La riforma sociale, I fanciulli italiani nelle vetrerie francesi, nel giugno 1901. Nel 1907 pubblicò il breve saggio, La morale nel commercio.24

Scomparve il 25 marzo 1951. Con delibera di Consiglio Castellammare di Stabia lo ha onorato dedicandogli una strada.

Achille Gaeta, personaggio altamente ambiguo, definito “uomo diabolico” dal suo grande amico Piero Girace,  fu socialista nella sua prima giovinezza, collaboratore del periodico socialista napoletano La Propaganda.

Collaborò con numerosi quotidiani, tra i quali, L'Idea Nazionale, Il Giorno, Il Corriere di Napoli, il Paese e il Roma. Di quest'ultimo fu assiduo collaboratore fino al suo arresto e condanna  al confino nel 1927 per antifascismo.

Dopo la caduta del fascismo fece parte del “Comitato di Liberazione locale”, nel 1944 divenne redattore del quotidiano napoletano, La Repubblica, organo meridionale del ricostituito partito repubblicano italiano ed infine fu vice presidente dell'Associazione Stabiese della Stampa.25

Piero Girace (1904 – 1970), scrittore e critico d'arte, giornalista dei quotidiani napoletani, Il Mattino e il Roma. Tra le sue opere si ricordano Diario di uno squadrista, 1941 e  Le acque e il maestrale, in «Cronache estive di Castellammare», 1937.

Per ovvie ragioni omettiamo di citare giornalisti viventi, anche se per la loro fama non possiamo esimerci dal fornire brevi cenni biografici, pensiamo, per esempio a Matteo Cosenza, a suo modo, il papà di una intera generazione di giornalisti, tra cui Luigi Vicinanza (classe 1956), passato attraverso la Voce della Campania, l'Unità, Repubblica, Il Mattino, fino ad arrivare a L'Espresso.

Antonio Polito (1956), giornalista de l'Unità, de La Repubblica, Il Riformista, di cui fu  fondatore e direttore, editorialista del Corriere della Sera.

Vittorio Ragone segue la stessa trafila passando da l'Unità, dove ha lavorato fino al 1999 come cronista parlamentare, inviato e capo della redazione politica, a La Repubblica, fino al 2015, approdando infine al blog Strisciarossa, voce della sinistra critica diretto da Pietro Spataro.

Matteo Cosenza  è nato il 25 marzo 1949,  iscritto nel 1964, ancora ragazzo, nella Fgci e già nel 1966 esordiva come direttore di un periodico, Gioventù Democratica, bollettino interno del locale Circolo Giovanile Comunista, di cui uscirono pochi numeri nella primavera di quell’anno. Ci riprovò, in seguito, con un nuovo periodico ciclostilato destinato ad avere maggiore fortuna e, nel suo piccolo, a fare storia nel campo dell’editoria locale. Il giornale si chiamava, Nuova Iskra di cui si è detto sopra.

Negli anni '70  è stato consigliere provinciale del Pci e assessore all'urbanistica nel comune di Castellammare di Stabia.

Direttore del quindicinale La Voce della Campania è stato poi capo della redazione napoletana di Paese Sera dal 1979 al 1988, successivamente ha lavorato per sedici anni con Il Mattino come inviato e capo della redazione di Salerno, della Grande Napoli e degli Interni. Dal 2006 al 2104 è stato Direttore de Il Quotidiano della Calabria.26

 

 

(Ndr) Questa breve rassegna, largamente incompleta, è scritta senza nessuna pretesa, vuole soltanto essere uno stimolo ad approfondire quando di buono ha prodotto questa nostra Città nel campo della carta stampata, fonte inesauribile di notizie, fatti e persone,  altrimenti perse per sempre.

Si coglie quindi l'occasione per lanciare un appello ai pochi o tanti lettori che si sono soffermati a leggere la rassegna per chiedere loro di contattare l'autore nel caso avessero notizie su giornali, periodici od altri stampati a Castellammare e, in particolare, se hanno possibilità di approfondire quanto qui si è provato a ricostruire per arricchire questo modesto presente, mero elenco.

Contattare l'autore tramite posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Note

 

1. Il Roma 30 marzo 1899, corrispondenza di Vincenzo Somma, Cfr. anche R. Scala, Catello Langella (1871 – 1947), alle origini del socialismo e della Camera del Lavoro di Castellammare di Stabia, pag. 155/230, in «Studi Stabiani in memoria di Catello Salvati», Miscellanea, Nicola Longobardi Editore, Napoli, 2002.

2. Tommaso Sorrentino, liberale di sinistra, avvocato,  fu il primo deputato nativo  dell'area stabiese ad essere eletto nel collegio di Castellammare di Stabia, era infatti nato a Gragnano il 7 marzo 1830. Nel maggio  1848 aveva preso parte ai moti rivoluzionari napoletani, consigliere provinciale dal 1866, deputato dal 1870. Cfr. Scala, La Camera del Lavoro di Gragnano,  Nicola  Longobardi Editore, Napoli, 2010, pag. 145/150.

3. La Riscossa, 14 luglio 1889, n. 13, art. Nuovo giornale, Cfr. anche Scala, Catello Langella, cit.

4. Cfr. S. Gava, Il tempo della memoria, Avagliano Editore, Napoli, 1999, pag. 496.

5. Il Risveglio di Stabia, n. 11 giugno 1921, art. Cittadini di Stabia, di Catello Langella, Cfr. anche Scala, Catello Langella, cit., pag. 216/218.

6. Scala, ivi, pag. 164/166.

7. Cfr. La Propaganda n. 429 del 29 marzo 1903, art. Castellammare di Stabia.

8. Cfr. Avanti! Del 26 agosto, art. Altri scandali nella Regia Marina. Un’associazione a delinquere nel cantiere di Castellammare - Truffe frodi e corruzioni - Numerosi arresti- Un fornitore ladro; 27 agosto 1907 i due articoli, I custodi e Le frodi al Cantiere di Castellammare. Tutti gli  art. in terza pagina;  del 28 agosto, Il lato politico dei nuovi scandali nella Regia Marina, articolo in prima e terza pagina. 7 settembre, I complici del cavalier Pezzullo.

9. Sulle vicende intorno al quindicinale La Voce ed ai suoi protagonisti Cfr. Scala, Antonio Cecchi, storia di un rivoluzionario, in «Cultura&Società», anno II, n.2, 2008, pag.59/93 e, dello stesso autore 1907-2017. Centodieci anni di sindacato a Castellammare di Stabia. Le origini, in «Cultura&Società»,, anno VII.XI, n. 7/11, pag. 149/176. L'Avanti! diede conto della nascita del nuovo periodico stabiese dandone notizia nel numero del 17 ottobre 1912, art. Un nuovo giornale socialista a Castellammare di Stabia, articolo probabilmente scritto da Ignazio Esposito, corrispondente locale del quotidiano socialista.

10. Tra gli articoli più importanti firmati da Bordiga si segnalano:, Il Congresso Internazionale socialista a Basilea, 8 dicembre 1912;  Per la nostra candidatura. La proclamazione di Mario Bianchi del 22 giugno 1913; Perché siamo intransigenti, del 6 luglio 1913. Di  Ruggero Grieco si segnalano, Uno di noi , del 19 gennaio 1913 e  Contro tutti, del 20 luglio 1913.

11. ACS, Confino Politico, Achille Gaeta, relazione dell'ispettore generale di Ps, Giuseppe Campale, 18 marzo 1928.

12. R.Cinelli, Profilo di Catello Langella, in «Stabia e Castellammare di Stabia», Aldo Fiore Editore, Napoli, 1972. Cfr anche Scala, Catello Langella, cit, pag.212.

13. Cfr. Il Risveglio di Stabia, anno III, n. 3 del 15 febbraio 1918: art. Il cancro daziario.

14. ASC, Querela sporta dal direttore del dazio per diffamazione ed ingiurie contro il direttore del giornale, Il Risveglio di Stabia, b. 282.

15. Ibidem

16. ASN, Processo a carico di Catello Langella e Carlo Giandomenico, Tribunale Penale di Napoli, processo n. 7296, f. 158, anno 1919.

17. Ibidem

18. Il Risveglio di Stabia, anno VII, n. 8 del 1 giugno 1922, Lettera aperta alle EE. Onorevoli De Nicola, Beneduce e Rodinò.

19. ASC,  Provvedimenti disciplinari a carico di Langella Catello, insegnante della Scuola Tecnica a seguito di causa penale a suo carico, 20 giugno 1922,  busta 454.

20. Per tutte le vicende sindacali di questo primo dopoguerra Cfr. Scala, Centodieci anni di sindacato, cit.

21. La lente sul territorio, mensile, 1 ottobre 1992, Castellammare splendori e miserie. La città dei miracoli alle prese col declino, di Antonio Morese.

22. Cfr. la sua biografia pubblicata su Nuovo Monitore Napoletano il 29 settembre 2017. Colomba di Somma, storia di una pasionaria, di Raffaele Scala

23. Cfr. Cronache, Alfonso Di Maio,  In ricordo di Eugenio Postiglione. La sua convinta coerenza politica, n. 2, febbraio 1988.

24. Cfr. Nuovo Monitore Napoletano, Un giornalista d'altri tempi: Ugo Cafiero, di Raffaele Scala.

25. Cfr Nuovo Monitore Napoletano, Gaeta, il diabolico Achille, di Raffaele Scala.

Il periodico di Torre Annunziata, Il Semaforo, del 10 dicembre 1953, in un breve articolo intitolato Associazione stabiese della stampa diede notizia delle avvenute elezioni degli organismi dirigenti: «Giorni or sono ebbero luogo le elezioni presso la locale associazione della stampa. Gli eletti rispondono ai seguenti nomi: Pasquale Amato, Presidente; Achille Gaeta, Vicepresidente; Vittorio Vanacore, Segretario; Raffaele Cinelli, Michele Vollono, consiglieri; Libero D'Orsi e Giuseppe Panzano, probiviri.»

26. I profili biografici dei giornalisti citati sono reperibili in rete.

 

 

 

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