Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’ellenismo in India

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La conquista di Alessandro Magno, personaggio la cui fama è stata nel Vicino Oriente ed in India leggendaria per millenni, condusse la cultura greca sin nel cuore dell’Asia.

Ciò è stato quasi dimenticato in Europa, eppure ha avuto un certo rilievo nella storia asiatica, specialmente quella indiana.

Il greco divenne di uso quotidiano sia per funzionari sia per abitanti autoctoni per secoli in intere regioni. Basti dire che alcuni editti del re Ashoka, il maggiore di tutti i sovrani dell’India antica e l’unico che riuscì (quasi) ad unificare il subcontinente, erano scritti anche in questa lingua.

Un’importanza rilevante ebbe l’arte detta greco-buddhista, la cui genesi è da porsi nel crogiolo della Battriana e del regno ellenistico che ivi sorse dopo la morte di Alessandro il Grande (secoli III-II a.C.).

 

La Battriana corrispondeva approssimativamente a quel crocevia dell’Eurasia che successivamente fu chiamato Khorasan ma che attualmente è noto come Afghanistan.  Successivamente questa corrente artistica si estese anche all’India occidentale, dove dovrebbe aver condizionato le due “scuole” di Gandhara (nella regione tra gli attuali Afghanistan e Pakistan) e di Mathura (nell’area a sud dell’odierna Delhi). Ambedue confluirono poi nell’arte dell’impero Gupta, sorto in India centrale.

La propagazione della via del Buddha al di fuori dell’India, in tutto l’Estremo Oriente, veicolò con sé canoni artistici che discendevano dall’arte indo-greca, in Cina, Indocina, Corea e Giappone.

Questa forma d’arte sorse dal sincretismo fra i culti ellenici e quelli indiani. Il culto di Apollo si era diffuso nella valla di Gandhara e nell’India occidentale, per cui i buddisti risposero imitandone alcuni aspetti.

Il più vistoso debito buddista alla civiltà greca risiede nella rappresentazione antropomorfica del Buddha, le cui prime attestazioni risalgono al II secolo a.C. Precedentemente il Salvatore era stato raffigurato tramite simboli come il dharmacakra (la ruota del Dharma), l’albero della Bodhi (l’illuminazione), l’impronta del Buddha, un trono vuoto etc.

Ognuno di questi simboli faceva riferimento ad un evento della biografia di Shakyamuni: ad esempio, il cavallo con il parasole (immagine del famoso sacrificio equino eseguito dal sovrano, l’ashvamedha, con cui egli s’intronizzava quale monarca universale) indicava l’inizio della vita ascetica del Maestro ossia la cosiddetta “grande partenza” (mahabhinishkramana).

Molti studiosi hanno ritenuto che le prime rappresentazioni antropomorfiche dell’Illuminato abbiano componenti stilistiche riconducibili alla cultura ellenica: il modo di ritrarre le mani ed i piedi; l’acconciatura dei capelli, ricciuti e raccolti sulla sommità del capo; il nimbo od aureola posto dietro alla testa; la veste drappeggiata (l’himation); il realismo plastico.

Sino ad allora il buddismo aveva evitato rappresentazioni visive per ragioni inerenti alla sua dottrina, ma per imitazione ed in risposta al culto di Apollo i seguaci del Buddha iniziarono ad erigere statue.

Pare anzi che siano state proprio le statue del dio della luce e della musica a fornire ispirazione (certo riformulata in modo originale) all’iconografia prescelta. Iscrizioni in lingua greca ed altari con incise immagini del dio Lungisaettante si ritrovano sino al paese oggi chiamato Tagikistan.

Influssi evidenti dell’arte greca sono percepibili anche nelle raffigurazioni dei Bodhisattva, che talora sono scolpiti a torso nudo secondo i notissimi canoni dell’Ellade, ed anche nell’architettura, con l’adozione d’elementi ornamentali come il capitello corinzio.

Ma la cultura greca condizionò, sebbene in modo difficile da valutarsi, anche la storiografia, la letteratura, l’astronomia dell’India, forse persino altre discipline ancora come le arti marziali, che potrebbero avere ricevuto influssi dal pugilato, dalla lotta e dal pancrazio.

Tracce della presenza greco-ellenistica in terra indiana si ritrovano nella letteratura classica del subcontinente. Classici come lo Yoga Purana ed il famosissimo poema epico Mahabharata, testi di letteratura buddista, la commedia chiamata Malavikagnimitra, descrivono tutti azioni di “stranieri” detti Yavanas che (al di là delle trasfigurazioni letterarie o leggendarie) sono riconoscibili quali ellenici. Un importantissimo testo buddista, il Milindapanha, prende il nome (“Domande di Milinda”) dal re greco di Battriana, Menandro ossia Milinda, e dalla sua disputa intellettuale con il saggio buddista Nagasena.

Le conoscenze astronomiche greche, in parte originali, in parte derivanti dall’antica cultura mesopotamica, arricchirono quelle dell’India, contribuendo a porre le premesse alle successive grandi riflessioni della matematica e dell’astronomie indiane.

Immancabilmente, si ebbero anche contatti diretti fra filosofi greci ed indiani. Basti qui menzionare Pirrone, fra i filosofi che accompagnarono Alessandro Magno e che discusse con alcuni gimnosofisti dell’India.

 

 

Bibliografia

 

Sarebbe impossibile riportare l’intera bibliografia sugli argomenti sopra accennati, tanto più che esistono diversi punti di vista e correnti interpretative. Si citano qui alcuni testi consultati:

R. A. Jairazbhoy, Foreign Influence in Ancient India, London, Asia Publishing House, 1963.

G. Woodcock,The Greeks in India, London 1966.

S. Firdos, Y. Wenjie, X. Sangyi, The Influence of Greek Classics on Indian Culture in Ancient Era, inJPUHS, vol.30, n.1, January - June, 2017.

J. Derrett, Homer in India: The Birth of the Buddha, in «Journal of the Royal Asiatic Society», II, 1, 1992, pp. 47-57.

M. Spagnoli, Note sulla genesi figurativa del Buddha gandharico, in Rivista degli Studi Orientali, anno 1995, n. 69, 3-4, pp. 429- 445.

M. Spagnoli, Qualche precisazione sulla genesi figurativa del Buddha gandharico, in Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, anno 1999, n. 59, pp. 378-87.

D. Sick, When Socrates Met the Buddha. Greek and Indian Dialectic in Hellenistic Bactria and India, in «Journal of the Royal Asiatic Society», XVII, 3, 2007, pp. 253-254.

J. Derrett, Early Buddhist Use of Two Western Themes, in «Journal of the Royal Asiatic Society», XII, 3, 2002, pp. 343-355.

 

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