Willelm Tischbein: memorie del 1799

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Con dovizia di particolari, passo cadenzato e forte coinvolgimento emotivo,  Willelm Tischbein dipinse la cronaca dei suoi giorni vissuti in una Napoli rivoluzionaria.

Dalle righe esala l’odore acre della polvere da sparo e l’intenzione di narrare con distacco faticosamente soccombe alla paura del momento.

Ritrattista di successo presso la corte prussiana di Berlino, Willelm Tischbein era nato ad Haina, in Germania il 15 febbraio 1751. Iniziato all’arte della pittura dagli zii Johan Heinrich e Jacob, nel 1777 in Svizzera venne in  contatto col movimento dello Sturm und Drang.

Nel 1783 fu con Goethe durante il suo viaggio in Italia, dove aderì al movimento neoclassico, quattro anni dopo  fu chiamato  a Napoli dove ottenne la cattedra di direttore della Accademia delle belle Arti.

Per diverso tempo abitò nel palazzo Santangelo, nei pressi del Largo delle Pigne (attuale piazza Cavour), nelle immediate vicinanze del palazzo delle arti e del museo archeologico. E da quelle finestre si diede ai suoi occhi lo scenario rivoluzionario del 1799: le orde dei lazzari armati fino ai denti, dediti agli omicidi e ai  saccheggi, le ruberie eleganti dei francesi, gli ideali nobili di chi credeva nella Repubblica e per la quale era disposto ad offrire la vita.

 

Moderato e guardingo, il Tischbein cercò di agire con abile diplomazia, conscio della pericolosità di una qualsiasi azione tra le parti.

Con arguzia cercò di tenersi sempre un passo indietro, glissando le furberie dei francesi e l’istinto abominevole dei lazzari.

Fedele alla monarchia, ma senza urlarlo troppo e giusto in rispetto dell’incarico professionale conferitogli,  il Tischbein non usava parole riluttanti per i repubblicani napoletani, anzi, traspare una sottile comprensione verso i loro ardenti  ideali.

La cronaca rifulgente di immagini drammatiche, dialoghi e note di colore, si conclude con una fuga da Napoli permeata di tristezza. Su una scia di pensieri e ricordi  nostalgici , sotto un cielo plumbeo, il Tischbein, prese la via del mare, lasciando la città in balia di un livido futuro. Da lì a poco si sarebbe consumata un’ecatombe di innocenti e il sogno di una Repubblica libera e democratica sarebbe tragicamente naufragato. Dalle ceneri degli alberi della libertà fiorirono solo patiboli, ingiustizie e i primati della miseria borbonica.

 

Napoli 1799. Dalle memorie di Willelm Tischbein. 

 

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