I patrioti garibaldini della Puglia nel 1860

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Carlo PisacaneE’ noto che la Puglia diede un contributo notevole al Risorgimento italiano in tutto il suo lungo percorso, ad iniziare dal 1799 fino all’impresa garibaldina del 1860.

Il lungo elenco di patrioti che sostennero la causa risorgimentale potrebbe iniziare da  Carlo Pisacane la cui uccisione da parte dagli stessi contadini che si era proposto di liberare, provocò una crisi profonda nel movimento democratico e repubblicano italiano. Pisacane, uno dei nomi cari alla nostra storia patria, in una lettera indirizzata a Giuseppe Fanelli, uno dei pugliesi dei Mille, scrisse che anche il Sud aveva dei doveri tremendi perché aveva «sul collo una di quelle tirannidi che degradano chi le sopporta».

L’avvocato Nicola Mignogna di Taranto iniziò a far propaganda davanti a un piccolo caffè di Porto, dove componeva i piccoli litigi del pittoresco quartiere, guadagnando qualche cosa e parlando dell’Italia. Entrato a far parte della “Giovine Italia”, Mignogna fu l’uomo che fin dalla prima giovinezza aveva creduto in Garibaldi e Mazzini, mostrandosi tra i protagonisti dei moti del 1848. Dopo aver sofferto in carcere per motivi politici, accanto a Giacinto Albini e Camillo Boldoni, guidò l’insurrezione lucana del 18 agosto 1860, il cui eco valicò i confini della penisola.

 

Friedrich Engels, in un articolo scritto intorno al 1º settembre 1860 e pubblicato sul New York Tribune il 21 settembre dello stesso anno, fece una menzione alla rivoluzione lucana, citando Corleto Perticara (da lui chiamato erroneamente “Carletto Perticara”) come centro del movimento insurrezionale.

Personaggio di rilievo dell’allora “Partito d’Azione”, Mignogna fu definito da Garibaldi un “uomo puro”.

Giuseppe Libertini di Lecce, dopo aver frequentato l’università di Napoli, dove aveva avuto conosciuto Francesco De Sanctis, Mariano D’Ayala, combatté con altri giovani suoi concittadini sulle barricate di Napoli nella drammatica giornata del 15 maggio 1848.

Fu redattore del noto Memorandum in cui si chiedeva il mantenimento del modello costituzionale e si insisteva su un’interpretazione progressiva e dinamica della stessa Costituzione. Dopo una peregrinazione in alcune province della Calabria e della Lucania, Libertini tornava a Lecce, prodigandosi per una forma di liberalismo democratico e progressista. Arrestato nel 1849 e detenuto nel carcere di Ventotene, dove conobbe lo scrittore libertario brindisino Salvatore Morelli.

Ottenuta la grazia nel 1856, fece ritorno a Lecce, dove partecipò alla preparazione della sfortunata Spedizione di Sapri. Si prodigò in seguito a consolidare la forza del Partito d’Azione fino a quando nell’agosto del 1860 tornò a Napoli divenendo uno degli uomini di fiducia di Giuseppe Garibaldi con l’incarico di  coordinare i focolai insurrezionali sviluppatisi nel frattempo in varie zone della Puglia, della Lucania e della Calabria.
Giuseppe Fanelli, oriundo di Martina, fu uno dei primi socialisti italiani, di quel socialismo, nato, come quello di Pisacane, all’ombra degli ideali del Risorgimento.

Il  Maggiore medico Cesare Braico di Brindisi fu compagno di carcere di Carlo Poerio e Luigi Settembrini; Vincenzo Carbonelli di Taranto già il 13 maggio 1848 si era battuto con tanti suoi corregionali contro gli svizzeri dei Ferdinando II; Francesco Raffaele Curzio di Turi, poeta e soldato, anche lui nel 1848 avrebbe voluto con Giovanni Cozzoli, Giuseppe Del Drago, e Girolamo Nisio, effettuare la marcia di pugliesi e lucani su Napoli, insieme con i calabresi, ma fu ferito prima che Garibaldi giungesse allo Stretto di Messina.

E ancora Filippo Minutillo di Grumo, indomito direttore dell’artiglieria e del genio garibaldini; Francesco Colucci, valoroso giornalista di Bari; Guglielmo Gallo di Molfetta, che con Giovanni Cozzoli ebbe da Garibaldi il compito di sbarcare con altri a Talamone per deviare l’attenzione e celare lo scopo dell’impresa; Moisé Maldacca di Foggia, che aveva seguito Guglielmo Pepe a Venezia nel 1848; il tenente colonnello Presbitero di Portanova; il comandante Liborio Romano di Molfetta (da non confondersi con l’omonimo ministro), e il coraggioso giovane Luigi Centola di Bitonto.

Inoltre Giuseppe Garibaldi aveva potuto contare in Puglia sullo stesso fratello Felice, che era stato operativo particolarmente nel territorio di Bari dal 1835 al 1852, in diretto contatto con la famiglia Diana, alla quale apparteneva Vito Diana, che aveva per primo introdotto in questa provincia la Giovine Italia mazziniana.

La città di Altamura aveva scritto in passato un glorioso pagina di patriottismo, e nel 1860 l’organizzazione rivoluzionaria annoverava Luigi De Laurentiis, Candido Turco, Antonio e Vincenzo Meloni, Ottavio Serena, intorno ai quali si erano raccolti, tra i migliori patrioti della provincia, Vincenzo Rogadeo di Bitonto, Teobaldo Sorgente, Flaminio Valenti e Vincenzo Leuzzi di Bari, Ottavio Spagnoletti di Andria, il già citato Girolamo Nisio di Molfetta, Pietro Tisci e Vincenzo Vischi di Trani, Riccardo Rubini di Ruvo, Raffaele Rossi di Spinazzola, Giovanni Sylos di Bitonto, Camillo Morea e Domenico Lippolis di Putignano, Domenico Fanizzi di Fasano, Vito Leonardo Taranto di Gioia, Pasquale Pellicciari di Gravina, Alfonso Grilli di Corato.

L’elenco, seppur  parziale di nomi succitati può rendere un’idea del contributo offerto dalla Puglia per la realizzazione dell’Unificazione nazionale e della partecipazione attiva, dei sacrifici, delle sofferenze e dell’eroismo silenzioso dei tanti patrioti pugliesi, troppo spesso dimenticati.

 

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