La festa dei Giudei a San Fratello
In quel borgo, in occasione della Pasqua cristiana, si tiene un corteo nel quale i giovani del paese indossano sgargianti costumi, di colore giallo e rosso, ricamati di perline, impersonando “i giudei che percossero e condussero Gesù al Calvario”. Così vestiti, con urla e suoni di tromba, essi cercano di irridere e disturbare il dolore dei cattolici per la passione di Cristo. I figuranti “giudei” hanno un cappuccio in testa, come quello che la Santa Inquisizione obbligava ad indossare a gruppi di ebrei durante le rappresentazioni della settimana santa per ridicolizzarli e identificarli come simboli del male e del demonio. Il rito nasce probabilmente nel Medioevo, nel Trecento, quando in varie città spagnole, soprattutto quelle dove erano presenti le più importanti comunità ebraiche, come Barcellona, Girona e Valencia, a seguito delle celebrazioni del venerdì santo si verificavano atti di violenza, ai limiti del linciaggio, nei confronti degli ebrei, considerati responsabili della morte di Gesù.
I cosiddetti “disordini pasquali” erano frequenti anche in città italiane, con saccheggi, danneggiamenti e sassaiole contro gli ebrei e i loro beni. Appena un secolo dopo, nel marzo del 1492, i sovrani di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, emanarono due editti per l’espulsione degli ebrei rispettivamente dalla Spagna e dalla Sicilia. A San Fratello tra il 16 e il 18 aprile, si ripete quel corteo. A chi in passato ha protestato contro la festa, è stato risposto che si tratta soltanto di una tradizione popolare. Sarà. Ma puzza di antiche persecuzioni. E non mi piace.
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L’antigiudaismo ha profonde radici nella cultura occidentale. Lo testimoniano, fra l’altro, feste popolari che si celebrano tuttora in Italia, come la “Festa dei Giudei”, che ogni anno anima il bel borgo di San Fratello, in provincia di Messina.