La Repubblica Napoletana del 1799

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Ho riveduto (e corretto) un lavoro già pubblicato -quasi vent’anni fa- perché, nella quarantennale permanenza nella scuola, ho avvertito, sempre più evidente e ricorrente, una preoccupante consuetudine al distacco, alla distanza da importanti segmenti di conoscenza, che hanno fatto la Storia, fino a generarne l’oblio.

Nei testi scolastici, infatti, è riservato sempre meno spazio (quando è riservato!) ad avvenimenti e personaggi, che sono stati alla base di conquiste di eguaglianza sociale, di diritti, di democrazia, di libertà.

E, di conseguenza, anche i testi narrativi, che un tempo diffondevano storie come quelle –per esempio- di Ettore Fieramosca o di Michele Strogoff, vivono di una penuria immaginativa, soppiantata, però, dal largo uso delle soap in cui trionfano (e convivono) trame amorose, intrighi di malavita e mal riuscite pretese pedagogiche.

Non è mai stato compito della storia costruire miti. Se mai la storia-disciplina ha avuto un compito (oltre al superato luogo comune di essere magistra vitae), è stato specificamente quello di costruire l’intellectum, di affinare le capacità di capire il presente e restituire –in molti casi – dignità ai morti.

 

Non si deve, non si può, perciò, dimenticare. Forsitan haec olim meminisse iuvabit, forse un giorno servirà ricordare questi eventi: sono le ultime parole di Eleonora Pimentel Fonseca mentre sale sul patibolo. Sono le parole che, dopo aver preso atto di una sconfitta, celebrano comunque la vittoria di pochi precursori di idee progressiste contro i detentori del conservatorismo politico e culturale, la vivacità di menti ed azioni innovative a danno dell’oscurantismo più trito.

Il testo appena riveduto continua a mantenere la struttura “a cerchi concentrici”. Ogni capitolo, ogni avvenimento, ogni personaggio può vivere di una storia a sé. Inserito, però, nella storia di un altro capitolo, avvenimento o personaggio si completa e si allarga.

Come fa l’acqua di uno stagno, quando dentro vi cade una pietra.

 

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