Agnone. Contro la violenza dei pilastri

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Tutto cominciò negli ultimi mesi del 1978, quando l’ANAS inviò al Comune di Agnone il progetto della Variante all’Istonia 86 con preghiera che fosse sollecitamente approvato dal Consiglio Comunale. Era quello il periodo in cui in Agnone regnava la Democrazia Cristiana con due suoi cittadini al parlamento nazionale: il sen. Remo Sammartino e il l’on. Bruno Vecchiarelli. Essi però non andavano d’accordo, per cui Agnone era divisa tra i sostenitori dell’uno e dell’altro.

Allora era sindaco dell’amministrazione comunale la vecchiarelliana   Anna Maria  Cristofori, rimpiazzata poi nel 1979 dall’avv. Franco Marcovecchio. L’opposizione era costituita dai comunisti, dai socialisti e dai missini, i cui capogruppi erano rispettivamente Claudio Cacciavillani, Michele Carosella e Maria Di Loreto Barrassi.

Ricordo che il consigliere socialista di minoranza Michele Carosella portò copia del progetto ANAS nell’allora sede dell’Archeoclub di Agnone, sita in un locale della casa canonica della chiesa di S. Emidio in via Pietro Micca, perché potesse essere visionata dai soci di questa associazione e da altri agnonesi. A dirigere l’Archeoclub in quel tempo era il parroco di S. Emidio don Filippo La Gamba.

 

Allorché Michele Carosella srotolò il progetto ANAS  sul tavolo dell’Archeoclub affermò: "Che cosa possiamo dire di male a un simile progetto!” L’aveva già visto e gli era sembrato che l’ANAS avesse preparato con una certa cura e non pensando a spese il progetto per l’attraversamento di Agnone della Variante Istonia 86, anche per far piacere ai politici democristiani locali.  Io invece, presente alla riunione,  appena mi resi conto che il progetto prevedeva una lunga serie di pilastri in tutti i lati della collina di Agnone, nonché un ampio e rotondo svincolo sempre su pilastri nella località Fossato, cioè al fianco ovest della cittadina, ebbi subito l’impressione che una vera “bomba atomica” stava per cadere sul paesaggio alto molisano con un grande sfascio ecologico.

Che cosa prevedeva precisamente il progetto presentato dall’ANAS? Partendo dal viadotto già costruito negli anni precedenti sul fiume Verrino dall’IRCESI, che aveva già suscitato proteste per i suoi numerosi pilastri, il tracciato proposto prevedeva una strada diretta verso Agnone per poi vicino ad essa girare a destra e, attraversato l’avallamento del Fossato, avrebbe traforato la collina di Agnone a destra della chiesa di S. Antonio. La strada sarebbe poi uscita nell’area sotto la chiesa di S. Emidio,  nella parte più bella del paesaggio di Agnone, cioè nell’arco che dalla Ripa va  a Monte Calvario e che è rivolto verso Pietrabbondante.

Già lasciava perplessi il traforo quasi sotto due chiese, ma molto più grave appariva che da S. Emidio sino alla Croce delle Macchie, sita tra Monte Calvario e le Civitelle, o più precisamente alle pendici del primo, ci sarebbero stati alti pilastri che avrebbero sfregiato il cuore della collina di Agnone. Una vera e propria cancellata di pilastri si sarebbe vista davanti alla cittadina per chi l’ avrebbe guardata dal lato sud-orientale, abbruttendo il suo aspetto più paesaggistico. E non era tutto. La strada prevedeva un altro tratto più lungo di pilastri dopo la Croce delle Macchie in direzione del primo traforo verso Belmonte e – come già detto - un enorme svincolo circolare sempre su pilastri nell’area del Fossato.

Di fronte a quello che a me sembrò il totale sfascio del paesaggio di Agnone, che investiva i due versanti della sua collina, io mi sentii in dovere di iniziare una battaglia che poi denominai “Contro la violenza dei pilastri”. Feci subito presente a quella riunione che una simile strada non si doveva fare e invitai le forze di opposizione, che mi apparivano   titubanti,  a mobilitarsi contro di essa.

In verità io non mi ero mai mosso con tanto interesse per un problema di natura pubblica, di cui era investito il Consiglio Comunale, ma quella volta lo feci poiché la posta in gioco era il deturpamento della bellezza di Agnone. Fu qualcosa più forte di me, fu toccata la corda contemplativa della mia anima, che mise a nudo tutta la mia carica ecologista,  e il mio impegno fu di tali proporzioni che riuscii a travolgere tutto e tutti.

Che cosa accadde. Per fare rigettare dall’Amministrazione Comunale il progetto dell’ANAS adottati la tattica di convincere ad uno ad uno tutti i consiglieri comunali con incontri diretti anche nelle loro case. Iniziai con l’opposizione che trovai piuttosto  predisposta ad opporsi alla Democrazia Cristiana locale, un po’ perché per principio era solita ad essere contraria alle decisioni che prendeva l’Amministrazione Comunale e un po’ perché si rese conto anch’essa  dello sfascio ecologico che avrebbe prodotto la strada proposta. Prima aderirono  i socialisti e i comunisti e subito poi anche i missini, dopo un cordiale incontro che ebbi con la prof.ssa Maria Di Loreto Barrassi presso la sua villa.

L’impegno più difficile sarebbe stato quello di convincere i democristiani, che governavano Agnone. La fortuna fu che erano divisi.  Pensai di avere prima  degli  incontri con i seguaci del sen. Sammartino e poi con quelli del Vecchiarelli. Il sen. Sammartino con  alcuni suoi sostenitori rappresentava una corrente democristiana minoritaria nell’ambito del Consiglio comunale.

L’incontro con Sammartino fu uno dei momenti decisivi della mia battaglia. Egli mi ricevette nella sua casa di S. Marco e ascoltò con attenzione le mie preoccupazioni per quanto riguardava la Variante all’Istonia 86. In genere le persone andavano nella casa del Sammartino per chiedere dei favori personali, io invece, ero andato per la prima volta da lui, ma per perorare disinteressatamente una questione di carattere pubblico. Egli rimase colpito per questo, ma ancora di più si meravigliò nel constatare la passione con la quale cercavo di difendere il paesaggio di Agnone. Egli si mostrò d’accordo nel considerare il progetto presentato dall’ANAS ridondante di pilastri. Gli sembrava tra l’altro più giusto che l’ANAS utilizzasse i soldi per il traforo di Staffoli più che per quello di Agnone.

Ma si trattava di un altro problema. Io comunque immaginavo che l’avrei potuto trovare favorevole a quanto proponevo per la divisione interna alla Democrazia Cristiana e soprattutto perché il progetto era voluto dall’on. Vecchiarelli, che in quel tempo svolgeva la funzione  di Sottosegretario alla Sanità.  E in verità non mi sbagliavo. Alla fine fu favorevole alla mia posizione anche per una certa stima che aveva verso di me. Infatti quando si riunì il Consiglio Comunale per discutere e decidere sulla strada parlò anche del nostro incontro e mi ricordo che disse: “Quando il prof. de Ciocchis è venuto da me per manifestare la sua opposizione al progetto ANAS che avrebbe deturpato Agnone, devo dire che ho sentito un vero e proprio violino suonare nella mia casa”.

Ricordo che, il cav. Filippo D’Aloise, il più fedele seguace del sen. Sammartino, che aveva un negozio di oggetti di rame e svolgeva la funzione di Assessore ai LL.PP., si trovò subito d’accordo con me. Egli però proponeva che, per motivi commerciali, la strada dovesse passare in superficie per Agnone.

A questo punto la mia azione per far rigettare il progetto dell’ANAS fu diretta nei confronti del gruppo consiliare vecchiarelliano che comandava il Comune e sosteneva il progetto dell’ANAS. Esso aveva i suoi principali esponenti nel Consiglio comunale nel sindaco Anna Maria Cristofori, che svolgeva in Agnone l’attività di Ostetrica, il dr. Antonino Mendozzi, Capogruppo DC e il prof. Mario Carrese, che tra l’altro era apparentato con l’ on. Vecchiarelli.

Continuai la mia azione di sensibilizzazione concordando un incontro con il sindaco a casa sua, sita in Salita Tamburri. La signora Anna Maria Cristofori era la prima e, se  non vado errato, l’unica donna che abbia fatto il sindaco in Agnone. Le prospettai le mie serie preoccupazioni per lo sfascio ecologico che la nuova strada avrebbe procurato sul paesaggio agnonese, a causa dei suoi numerosi pilastri, e le evidenziai la necessità di rigettare il progetto dell’ANAS. La signora Cristofori rimase colpita dal mio inaspettato intervento e mi promise che avrebbe valutato le mie preoccupazioni nell’ambito prima dei suoi collaboratori e poi del Consiglio Comunale.

L’intensità della mia azione meravigliò molti Agnonesi. Mi ricordo che don Filippo La Gamba, mio parroco, si preoccupò nel vedermi tanto impegnato. Infatti mi manifestò il suo timore che potevo ammalarmi se continuavo con quel ritmo nella mia azione.  Ricordo che mi disse; “ Remo, il mondo non è riuscito a cambiarlo nemmeno nostro Signore Gesù Cristo, e ora pensi di poterlo cambiare tu!” Queste parole di don Filippo La Gamba riassumono la tensione in cui mi aveva portato il mio impegno per salvaguardare la bellezza della zona.

La mia attività continuò per cercare di convincere i consiglieri  vecchiarelliani a respingere il progetto ANAS, per cui parlai con ognuno di loro  e in particolare con il prof. Mario Carrese, che rappresentava la “longa manus”  dell’on. Vecchiarelli nel Consiglio Comunale. Il prof. Carrese, che diventerà poi anche il mio preside verso la fine della mia carriera scolastica, oppose una forte resistenza alla mia azione, perché sapeva che l’ANAS aveva cercato di fare qualcosa di rilevante per Agnone per accontentare l’on. Vecchiarelli. Il problema, però, non era la buona volontà dell’Anas in discussione, ma il suo progetto che non teneva per niente conto dello sfascio del paesaggio agnonese. La resistenza del Carrese mi spinse ad accentuare la mia attività nei confronti degli altri consiglieri vecchiarelliani per cercare di isolarlo. Infatti alla fine anche il Carrese cedette. Fu in verità l’ultimo a cedere. Entrai per convincerlo persino negli scanni de Consiglio comunale durante una  pausa dei suoi lavori.

E così raggiunsi il mio obiettivo: tutto il Consiglio Comunale il 15 dicembre 1978 all’unanimità rigettò il progetto dell’ANAS. Nella storia del dopoguerra agnonese era prassi che la Democrazia Cristiana, che imperava incontrastata, di portare al Consiglio Comunale decisioni già prese in precedenza e di limitarsi solo a deliberarle. Fu un fatto eccezionale e unico che una sua decisione, già presa su un argomento della massima importanza, venisse rigettata all’unanimità. Non era mai accaduto. Fu un vero  e proprio miracolo, dovuto al fatto della mia improvvisa e inaspettata apparizione sulla scena pubblica, alimentata da un impegno che coinvolse tutti e che considero il più intenso della mia vita.

La decisione negativa del Consiglio Comunale costrinse l’ANAS a preparare un secondo progetto. Con esso si seguiva lo stesso tracciato, solo che venivano abbassate le quote in modo che diminuiva sensibilmente l’altezza di parecchi pilastri. Inoltre anche lo svincolo faraonico nel Fossato veniva tolto. Di certo la forte riduzione degli alti pilastri intorno alla collina di Agnone migliorava la situazione ambientale. Tuttavia il progetto appariva ancora insoddisfacente per una serie di motivi. Il punto nodale per me del problema era che la strada non doveva investire il lato sud-orientale della collina di Agnone, che era altamente paesaggistico e verso il quale durante la storia si erano affacciati la maggior parte dei monasteri agnonesi, come il convento di S. Bernardino, il convento dei Celestini di Maiella e il convento di S. Chiara.

Il secondo progetto ANAS , pur con l’abbassamento dei pilastri prevedeva il traforo non solo della collina di Agnone, ma anche di Montecalvario, per cui ci sarebbe stato un breve  tratto a cielo aperto tra due trafori proprio sotto Agnone. Problematico diventa anche la realizzazione dello svincolo sud- orientale. Non era certamente ben accetto il fatto di risalire dalla zona ove erano dislocate le fognature per S. Bernardino per poi raggiungere in elevato Agnone. Tra l’altro l’area di S. Bernardino era una zona archeologica nella quale era stata rilevata la presenza di una villa romana.

Anche questo progetto, per il quale io  tenni alto il mio impegno con tutti i membri del Consiglio Comunale, fu rigettato dal Comune di Agnone il 16 maggio 1979.

Dopo il rigetto di un secondo progetto l’ANAS entrò in difficoltà. L’atmosfera agnonese si era per così dire ormai “surriscaldata” per cui  nessun progetto sembrava più accontentare gli Agnonesi. Una parte della classe politica locale usciva anche facilmente dal seminato, come quando il sen. Sammartino e altri insistettero fortemente nel proporre la priorità dell’utilizzo dei soldi dell’ANAS per il traforo di Staffoli. Il problema da affrontare non era questo ma l’attuazione di una strada che doveva attraversare Agnone.

L’ANAS si decise di presentare un terzo progetto, che avrebbe traforato Agnone in direzione della Valle di S. Lorenzo. Il progetto era lineare e non presentava pilastri e aveva la grande novità di aver cambiato il tracciato, per cui non si entrava più nel lato sud-orientale di Agnone e veniva così salvata la parte più altamente bella e paesaggistica dell’ambiente naturale agnonese. Questo mi fece immenso piacere. Il risultato per il quale mi ero battuto era stato raggiunto.

Il nuovo tracciato presentava però il problema che passava in località  S. Lorenzo, che era una zona archeologica, ove si trovavano antiche mura, che  facevano parte o di una fortificazione sannitica o erano di sostruzione per un santuario sannitico e poi per una villa romana. Il traforo usciva ad ovest,  a valle e a una certa distanza dalle antiche mura. La parte più importante della zona  archeologica era però a monte delle mura poligonali e rimaneva salvaguardata.

L’ANAS, ormai stanca di fare progetti aveva messo l’ultimatum che questo terzo tracciato doveva essere assolutamente approvato, se Agnone non voleva rischiare di non vedere più la realizzazione della Variante alla SS 86.

Il fatto che si entrava nella zona archeologica di S. Lorenzo indusse l’Archeoclub di Agnone a farsi promotore di altro progetto che dall’area del Fossato con l’allargamento di una più lunga galleria doveva uscire più a monte, precisamente a Femmina Morta. Così si evitava di entrare nell’area di S. Lorenzo. L’idea di un nuovo quarto tracciato, che circolò per Agnone, non fu preso mai in considerazione dall’ANAS.

In verità il tracciato proposto dall’Archeoclub presentava l’inconveniente di una galleria con 600 m in più di lunghezza e di illuminazione, la quale sarebbe stata una eterna spesa pubblica, e con uno svincolo più distante dall’Ospedale Civile rispetto a quello più rapido di S. Lorenzo con rischi di ritardi per il trasporto di malati. La vicinanza dello svincolo a S. Lorenzo avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro a molti Agnonesi che vivono nella parte orientale della loro cittadina.

Anch’io ero preoccupato che il traforo della strada sfociasse nell’area archeologica di S. Lorenzo, ma mi sforzai allora di trovare un accordo tra l’utilità pratica per la vita di Agnone e la salvaguardia dei resti  sannitici-romani. Un atteggiamento simile ebbe poi anche la Soprintendenza, che inizialmente parve di opporsi ma alla fine accettò il progetto.

Pensai anche che per chi proveniva da Belmonte e andava verso l’area di S. Lorenzo e quindi verso Isernia, la visione di Agnone era certamente più ampia e più bella paesaggisticamente, rispetto a un imbocco della galleria a Femmina Morta,  e pensai anche che  se le mura sannitiche fossero state illuminate avrebbero certamente costituito un abbellimento e un attrazione per il turista che transitava di notte nella zona. Anche Femmina Morta era in verità toccata archeologicamente dal tratturo Sprondasino-Castel del Giudice e in essa era presente una sorgente di acqua sulfurea.

Il Comune di Agnone doveva prendere una decisione e la prese in data 2 aprile 1980. Gli schieramenti furono quelli di sempre: consiglieri vecchiarelliani da una parte per il sì comunisti, socialisti, missini e sammartiniani dall’altra parte per il no. Il progetto venne alla fine approvato perché il consigliere comunista Apollonio volutamente si assentò perché sosteneva che i suoi concittadini di Villacanale, con questo nuovo progetto, potevano col traforo raggiungere più facilmente Isernia senza passare in superficie per Agnone. I voti furono 10 contro 9 e con un solo assente.

Così terminava una vera e propria battaglia per trovare una soluzione stradale difficile, che danneggiasse il meno possibile sia l’ambiente paesaggistico che i beni culturali.

Se ho raccontato questa storia, di cui sono stato protagonista, è perché i suoi avvenimenti furono da parte mia così carichi di sacrificio e di amore per la salvaguardia della bellezza della natura e per la terra natia da essere considerati degni di essere ricordati. E’ stato per me uno degli impegni più importanti della mia vita, che è durato oltre un anno e mezzo.

Questa storia è stata da me ricordata in maniera del tutto sintetica, come necessita per un articolo, per quanto lungo.

Remo De CiocchisHo sentito il desiderio di parlarne anche perché la mia battaglia contro i pilastri non è stata mai raccontata e tanto meno esistono documenti scritti che ne parlano. Il mio fu un impegno talmente umile e altruista, che preso com’ero nell’azione, non pensai mai di scrivere nemmeno un articolo sui giornali locali perché ne rimanesse traccia. Ciò dimostra che il mio animo in quel lungo impegno non si sentì minimamente sfiorato dalla vanità.

Forse ciò è anche accaduto perché tutta la mia azione fu svolta con contatti personali nei confronti dei componenti il Consiglio Comunale di Agnone al fine di persuaderli dello sfascio ecologico che si stava verificando. Tanto meno non c’è stato mai un atto di gratitudine, per quanto disinteressatamente facevo per il bene di Agnone, né da parte dell’Amministrazione Comunale, né da parte dei miei concittadini e tantomeno dei giornalisti locali dell’epoca. Non credo che sia stato scritto qualcosa nei verbali dei consigli comunali, anche se in essi  in quella occasione si è parlato di me.

Si tratta di una battaglia da me combattuta e vinta contro il tentativo di innalzare nel cuore del paesaggio alto molisano, o più precisamente nel cuore della collina di Agnone, una lunga serie di pilastri in cemento armato, per la variante della Statale Istonia 86, che avrebbe deturpato una delle zone più altamente paesaggistiche del Molise e del Centro d’Italia. Tanto intenso fu il mio impegno che riuscii dall’esterno a far rigettare più di un progetto dell’ANAS, evitando lo sfascio ambientale di Agnone. Dimostrai anche come era possibile influire sulla politica dall’esterno, quando insistentemente si porta avanti, con personale sacrificio, un’azione tesa a far trionfare la verità. Io ho sempre ricordato questo mio impegno come un vero e proprio "satyagraha  gandhiano". Questa esperienza mi fece anche meglio capire quella che era un’ esigenza fondamentale della mia anima: mi scoprii un vero e proprio amante della bellezza e quindi un contemplativo. La bellezza, in quella occasione, fu per me al di sopra di qualsiasi altro aspetto. Se la bellezza paesaggistica è il valore più rilevante di Agnone e dell’Alto Molise, in coscienza mi sento di poter dire di aver reso, salvaguardandola, uno dei servigi più importanti alla mia terra natia.

 

 

 

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