La Guardia Nazionale della Repubblica Napoletana del 1799

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M. Valenzi "Arresto di Gennaro Serra", 1989La costituzione della Guardia Nazionale, nel corso della Repubblica Napoletana del 1799, rappresenta un altro indicatore dei processi di trasformazione politici, istituzionali e sociali messi in atto dal nuovo governo.

Essa fu impiegata non solo per il mantenimento dell’ordine pubblico, ma soprattutto per la difesa dell’istituzione repubblicana e costituzione democratica. Introdotta, secondo il cosiddetto “ piano Jullien”,  gradualmente i suoi compiti si ampliarono - come riporta Mario Battaglini - al fine di “ nazionalizzare la rivoluzione”, ossia diffondere i suoi princìpi ai cittadini e “costruire lo spirito repubblicano” anche tramite l’uso di ritualità, come le feste nazionali, le sfilate, la distribuzione di pane tra la popolazione, la raccolta e elargizione di fondi per le elemosine.

Pur non avendo una documentazione ottimale, in seguito alla distruzione della memoria operata dai Borbone, una discreta fonte archivistica ha fornito  informazioni sufficienti a ritenere molto considerevole la consistenza di questa istituzione nel corso dei pochi mesi dell’esperienza rivoluzionaria a Napoli.

Per la sola capitale, il 5 marzo Marc Antoine Jullien a pagina 206 del suo “Rapporto”riportava un numero sorprendente di diecimila iscritti. Ai primi di maggio Carlo De Nicola nel “Diario Napoletano” annotava che i militi ammontavano a circa sette-ottomila.

Nicola Celentani, incaricato d’affari della Repubblica Napoletana a Genova, nel periodo tra la partenza dei Francesi da Napoli e la caduta della Repubblica, relazionava un numero di ben ventimila militi della Guardia Nazionale nel suo Rapporto del 28 giugno 1799, pubblicato a Genova.

 

L’ampia partecipazione alla Guardia Nazionale, fin dall’inizio, dimostrava che i patrioti napoletani erano riusciti a mettere in campo un notevole processo di rinnovamento, che si inseriva in un contesto europeo che sarebbe stato di ispirazione alla Guardia Nazionale del periodo costituzionale de 1848, anno in cui avrebbe raggiunto la cifra di ben 213.681 militi in tutto il Regno.

L’adesione fu mossa da grande entusiasmo soprattutto da parte dei più giovani, lasciando un esempio nobile per i successivi  anni dei moti costituzionali, anche in relazione ad una tradizione familiare che vide tantissimi giovani sia liberali che democratici ripercorrere, da promotori e da semplici militi le orme dei padri che aveva speso la vita per la Repubblica.

Tra loro ricordiamo Giuseppe Poerio e di suo figlio Carlo, Matteo Imbriani e di suo figlio Paolo Emilio,  Michele e Giuseppe de Fonseca Pimentel, fratelli di Eleonora. Quest’ultimo, Giuseppe, nel 1799 fu condannato a morte per aver partecipato alla Guardia Nazionale. Miracolosamente la sentenza non fu eseguita. Ciononostante, la ‘grazia’ ricevuta non strappo’ dal cuore del giovane militare l’odio per i Borbone ed il desiderio di libertà.

Per i patrioti l’aggettivo “nazionale” della Guardia della Repubblica voleva significare la comunità politica alla quale si apparteneva in nome del popolo sovrano, ribadendo che la sovranità non apparteneva più al re, ma alla nazione, al popolo.

Tra i primi principii, a cui la Guardia Nazionale della Repubblica Napoletana s’ispirò , non poteva non esserci quello democratico, concernente l’elezione degli ufficiali e dei sottoufficiali, da parte dei militi, al fine di assicurare l’autonomia e l’indipendenza rispetto al potere esecutivo. I militi, di qualsiasi estrazione sociale, erano considerati uguali e tutti avevano diritto al voto, che era segreto.

Quando si intese costituire una Guardia Nazionale a cavallo, composta da volontari e affidata al comando di Gennaro Serra di Cassano, netta fu la posizione di Eleonora de Fonseca Pimentel riportata nel “Monitore Napoletano, che rivolse una “ petizione” alla Commissione legislativa affinché non si intaccasse il principio democratico. Per la Pimentel, pur fiduciosa del valore e più che sicura delle idealità altamente democratiche di Gennaro Serra di Cassano, si introduceva un pericolo per la Repubblica, in quanto si poteva indebolire il principio fondamentale di uguaglianza di tutti i cittadini.

La commissione legislativa prese in esame l’istanza della direttrice del Monitore Napoletano,  durante la seduta  del 20 aprile 1799 e stabilì che la Guardia Nazionale a cavallo sarebbe stata istituita solo in via transitoria e con un numero limitato di militi, e sciolta allorché non se ne ravvisasse più la necessità.

Anche in questa esperienza la Repubblica Napoletana del 1799 si rivelò un esempio per gli anni costituzionali che seguirono, additando soprattutto agli esponenti democratici il principio essenziale dell’uguaglianza.

 

 

 

Bibliografia:

Carlo De Nicola,  Diario Napoletano (dicembre 1798- dicembre 1800).

Mario Battagliani, Augusto Placanica, Leggi, atti, proclami ed altri documenti della Repubblica napoletana 1798-1799.

AAVV. Unificazione e mezzogiorno,  Viella,  2013.

A. Orefice, La Penna e la Spada, Napoli, 2009.

 

 

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