Anime erranti

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Esistono in Napoli degli antichi edifici vestiti di una  storia logora e dimenticata. Eppure vivono, palpitano ed ancora riescono a raccontarsi tra le pagine ingiallite di  un libro di memorie, qualche leggenda o in un epitaffio sbiadito.

Alcuni conservano un aspetto austero, stagliandosi fieri  in piazze popolose, colorati salotti di turisti ignari e confusi.  Altri se ne stanno assopiti nella melanconica fatiscenza di vicoli bui e l’antico splendore dei fregi barocchi è solo un lontano ricordo travestito di stracci.

Tutti vorrebbero raccontare la loro storia, ma in tanti non hanno più voce. Forse è la forza che è venuta a mancare  tanto quanto il desiderio e la capacità di ascoltare da parte di chi vive relegando il passato al passato, come ad un qualcosa che non gli è mai appartenuto. E tutto passa nell’indifferenza di un passo cadenzato che calpesta la muta tomba di uno misero sconosciuto.

Eppure quelle presenze ancora aleggiano per quei luoghi dove il nostro tempo è a latere del loro tempo e la storia non è imprigionata nei libri, ma si muove in un susseguirsi di epoche immutabili,  dove  il passato si fa presente ed il presente va verso un futuro che è già passato perché ha in sé un passato che resta immutabile nel ciclo del suo divenire.

Sono spettatori silenziosi che rassegnati vagano in un trascorrere immutabile di secoli. Ci guardano con gli occhi del nostro presente, il loro sguardo ci scruta attraverso le fenditure delle loro antiche dimore, umili o austere, dai luoghi dove consumarono la vita, talvolta dalle pagine di un  manoscritto ingiallito. Vagano e aspettano. Forse qualcuno li accoglierà nel suo cuore.   Sono questi i figli poveri del passato, anime erranti in cerca di memoria.

 

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