Lo stato culturale in Italia

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Basta passare del tempo nelle librerie di ogni città o partecipare a convegni universitari (in entrambi i casi poco frequentati), parlare con  studenti liceali o  universitari (trovandoli alcune volte molto interessati al divertimento e alla comunicazione/svago piuttosto che allo studio e alla comunicazione delle idee), per comprendere come l'attitudine alla cultura non riesca ad estendersi come dovrebbe fuori dai luoghi di formazione del pensiero.

Un tempo il monopolio delle Fonti era dettato da logiche di potere. A partire dal '700, poi, cominciarono a sorgere circoli culturali( c.d. Caffè letterari o meglio "cafè philosophique") che dalla Francia nelle persone di Diderot, Montesquieu, Rousseau, Voltaire cominciarono a contagiare il mondo con pensieri rivoluzionari.

Infatti hanno generato le repubbliche democratiche liberal-socialiste ed una società fondata sull'uomo.

Hanno generato la carta fondamentale dei diritti dell'uomo e del cittadino, hanno costruito l'Europa, hanno dato a me, ora in questo momento, la possibilità di scrivere.

Oggi, la scarsa attitudine alla cultura del cittadino, sembra nascere da diverse ragioni:

1. Consumismo e superficialità della media dei cittadini nascoste dietro una perversa pragmaticità lontana anni luce dal pensiero di Locke e Hume.

2. Attitudine diffusa a leggere qualsivoglia informazione senza ricercarne le fonti, peccando di pigrizia intellettuale.

3. L’ insufficiente sforzo delle istituzioni volte al raggiungimento delle soglie medie europee di spesa per la cultura e di raggiungimento del livello medio d’istruzione.

Nella Napoli vivace e passionale, complessa nelle sue numerose particelle semplici, è stato per me molto formativo scambiare  piacevolissime conversazioni con un Libraio in Napoli di grande valore e statura intellettuale, il dott. Paolo Pisanti ( ex presidente dell’associazione librai italiani ) attivista e promotore da sempre di importanti iniziative volte alla promozione della lettura e della cultura.

Nelle scorse legislature, infatti, sottopose alla commissione cultura della Camera dei Deputati la discussione sulle prospettive delle librerie nell’epoca dell’ebook;

sui progetti dei librai con le istituzioni e gli editori; sulla realizzazione della giornata per la promozione della lettura, il 23 maggio;

sull’evoluzione del rapporto con la Confcommercio sul territorio; sull’impegno per coinvolgere i librai nella soluzione dei problemi sul territorio;

sulla possibilità data ad ogni cittadino di inserire le spese sui libri nella dichiarazione dei redditi annuali dando l’opportunità di poter detrarre tali spese dall’imponibile irpef (che sembrava essere stata accolta a dicembre 2013 poi emendata in minus e sostanzialmente lasciata al palo già dal mese di febbraio 2014. (fonti: sito ufficiale ALI e CEPEL)

Da quanto scritto sino ad ora si rileva una doppia responsabilità sia del cittadino che delle istituzioni le quali sono analizzate in due rapporti ufficiali OCSE: “Education at a Glance 2013”  e il P.I.S.A   che affermano quanto segue:

L’Italia è l’unico Paese dell’area dell’OCSE che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria( contro il +69% degli altri paesi dell’OCSE) e la spesa per gli studenti di livello terziario (USD 9.580 ) continua a essere ben inferiore alla media dell’area dell’OCSE (USD 13.528).

Solo il 15% degli Italiani di 25- 64 anni ha raggiunto un livello d’istruzione universitario, rispetto a una media OCSE del 32%.  l’Italia è riuscita a cambiare il rapporto numerico studenti/insegnante, avvicinandolo alla media internazionale, con un moderato aumento del numero di ore annue d’insegnamento per gli insegnanti, e con una simultanea diminuzione delle ore di istruzione per gli studenti.

Tali risparmi sull’istruzione scolastica non hanno compromesso i risultati dell’apprendimento degli studenti: gli esiti per gli studenti quindicenni nella valutazione PISA 2009 sono risultati stabili nelle competenze di lettura (rispetto al 2000) e sono migliorati significativamente in matematica (dal 2003) e in scienze (2006).

Di conseguenza, il sistema sembra essersi diretto verso una migliore efficienza nell’uso delle risorse.

Tuttavia l’interesse a conseguire un diploma di laurea dei giovani quindicenni è diminuita di 11 punti percentuali dal 52,1% al 40,9% – tra il 2003 e il 2009.  Si può accettare una spesa molto inferiore alla media O.C.S.E. in rapporto ai dati di profondo calo di interesse dei giovani verso la cultura e l’istruzione terziaria?

Abbiamo denotato da questo rapporto ufficiale un miglioramento percentuale di laureati anche  se l’Italia resta sempre al penultimo posto davanti solo alla Turchia.

Il lento miglioramento sembra essere derivato dall’introduzione della laurea breve forse utile ai fini statistici ma poco efficace all’ingresso nel mondo del lavoro.

Certamente il grado di occupazione è stato molto colpito dalla crisi economica del nostro tempo e in questo contesto la cultura si pone come medicina/progresso volta a risolvere le problematiche sociali, economiche e politiche.

La difficoltà economico-culturale che stiamo attraversando dev’essere stimolo del singolo ad entrare nelle librerie e nelle aule, a farsi attrarre dalla conoscenza, dalla cultura, dall’amore del bello e dello stimolo intellettuale. Per le istituzioni dev'essere stimolo a favorire la diffusione della cultura fra tutti i cittadini.

Tra le soluzioni immediate si potrebbe detrarre dall'IRPEF almeno buona parte delle spese di libri, giornali e biglietti del teatro per tutti i cittadini e favorire con incentivi sostanziali e capillari su tutto il territorio nazionale ogni meritevole attività culturale; si dovrebbe altresì aumentare la spesa pubblica per scuole, università e ricerca e sfruttare meglio le risorse già in uso, allineandoci per lo meno alla media UE e OCSE.

Mi viene in mente Nietzsche nel suo noto aforisma: “Bisogna avere in se il caos per partorire una stella che danzi”

 

 

 

 

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