Corriere del Mezzogiorno: direttore che va, direttore che viene

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Corriere del MezzogiornoIl  "Corriere del Mezzogiorno", con la sede principale a Napoli ed un’altra a Bari, è un quotidiano che fa parte del gruppo di giornali locali legati al gruppo editoriale Rizzoli-Corriere della Sera di Milano.

È stato fondato nel maggio 1997, su intuizione di Paolo Mieli, nell'ambito di un piano di ristrutturazione teso ad assicurare una informazione anche locale al "Corriere della Sera", facendo fronte anche alla diffusione di 'La Repubblica', che aveva aperto a Napoli una specifica redazione, riuscendo a trovare un suo spazio dominato fino ad allora da "Il Mattino".  

Il "Corriere della Sera" fronteggiò l'offensiva di "La Repubblica" non con pagine di cronaca locale, ma con un nuovo quotidiano, figlio nell'impostazione anche grafica del "Corriere della Sera", creando un successo al gruppo, che portò poi alla nascita nel 2002 del "Corriere del Veneto" e nel 2003 del "Corriere del Trentino" e del "Corriere dell'Alto Adige".

Ora a livello cartaceo e web, pur nell'autonomia redazionale e di testata, sono tutti incardinati reciprocamente, nel senso che i giornali locali sono presenti e venduti spillati nell'edizione nazionale e il sito web nazionale rimanda ai siti specifici dei giornali locali figli.

Per il nuovo quotidiano napoletano-meridionale fu creata una società mista, l’Editoriale del Mezzogiorno, con capitali vari, ma la cui maggioranza è della RCS-Rizzoli.

Come direttore fu nominato Marco Demarco, già capo della redazione napoletana de "L'Unità", dove aveva lavorato per vent'anni (1977-1997). Nel 2004 Demarco ha fondato l'Osservatorio sulla camorra e l'illegalità, che ha avuto tra i collaboratori Sergio Saviano. Ha pubblicato L'altra metà della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino (Guida, 2007), Bassa Italia. L'antimeridionalismo della sinistra meridionale (Guida, 2009), Non sarò Clemente di Clemente Mastella (Rizzoli, 2009), La versione K di Francesco Cossiga'(Rizzoli, 2009), Terronismo (Rizzoli,2011).

Come nella tradizione del "Corriere della Sera", il "Corriere del Mezzogiorno" si è rivolto e si rivolge ad un pubblico di cultura medio-alta ed ospita interventi di specialisti e docenti, con minore interesse alla cronaca, coperta dagli altri concorrenti locali, privilegiando il mondo della politica e della cultura.

Dopo 17 anni, il 6 febbraio 2014  il consiglio di amministrazione dell’Editoriale del Mezzogiorno, con il suo amministratore delegato Domenico Errico, ha comunicato che Demarco (che diverrà editorialista del “Corriere della Sera”) è stato sostituito come direttore da Antonio Polito, che ha preso servizio il 10 febbraio.

Polito, nato a Castellamare di Stabia nel 1956, ha lavorato anche lui, come Demarco, alla redazione napoletana dell'Unità dal 1975 al 1982  e poi in altre sedi fino al 1988, vicino alle posizioni dei miglioristi, come il Presidente Napolitano. E’ passato poi a "La Repubblica" di Scalfari, divenendo vice-direttore, prima di Ezio Mauro. Diviene responsabile dell'edizione on-line del giornale ed è corrispondente da Londra. Nel 2002 lascia "La Repubblica", fonda e dirige "Il Riformista", giornale della sinistra moderata (perciò 'arancione'). Nel 2006 si candida come senatore nelle liste della Margherita (di Rutelli, Letta, Parisi, Rosy Bindi, Rosa Russo Iervolino), in Campania, e viene eletto e diviene nel 2007 anche segretario del partito a Napoli.

Non si ricandida nel 2008 e torna a 'Il Riformista', dal quale esce nel 2010. Dal 2011 è stato editorialista del "Corriere della Sera" e il suo direttore, Ferruccio De Bortoli, lo ha fortemente voluto alla direzione del "Corriere del Mezzogiorno".

Nel lasciare il quotidiano, nell’editoriale di congedo del 9 febbraio, Demarco ha detto tra l’altro "….A cosa sono serviti questi diciassette anni? A creare opinione pubblica. A non affollare i carri dei vincitori.  A selezionare classe dirigente. Ma poi bisogna ammetterlo: le condizioni generali del Mezzogiorno  sono quelle che sono, e nessuno può cantare vittoria. Il divario Nord Sud non può dipendere dagli articoli di un giornale, ma è un fatto che sia addirittura aumentato.

A Bagnoli, guardando la piana desolata dell’Italsider dismessa, feci una scommessa con mia madre e ho perso. Ne vedrai la rinascita prima di morire, le dissi.

Con  l’Ilva di Taranto e la Terra dei fuochi il disastro è andato anche oltre. Lì è del tutto saltato l’equilibrio tra salute e lavoro, tra ambiente e vita.

Dà vertigine, infine, vedere Napoli tornare lì dov’era, sull’orlo del dissesto amministrativo.

Non so quante volte, in questi anni, mi sono sentito come Antonio Albanese in quel film in cui si risveglia sempre nello stesso giorno: stesso stupore, stessa angoscia.

…Certo, la crisi ha tarpato molte ali. Ma nessuno può ancora accampare scuse con la storia del contesto meridionale. Tanto meno potrei farlo io, che ho diretto un  giornale su cui autorevoli firme hanno più volte censurato i politici e le classi dirigenti per il contestualismo con cui hanno cercato di autoassolversi.

Quando ancora si celebrava la primavera dei sindaci, il “Corriere del Mezzogiorno” ha tempestivamente intuito che non era tutto oro ciò che luccicava per effetto dell’elezione diretta; che nelle città del Sud lo statalismo assistenziale si stava pericolosamente saldando a una nuova stagione di spesa pubblica incontrollata.

Ma l’avere colto la degenerazione di entrambi i modelli di governo, quello centralista e quello autonomista, non è bastato.

Così come non è bastato respingere la tesi della diversità antropologica dei meridionali, utilizzata ora come accusa dal Nord, ora come alibi dalle élite locali, ora addirittura come leva di riscatto da improbabili leghisti «meridiani».

Non siamo diversi, ma restiamo distanti dagli standard nazionali ed europei. Il problema resta.  E dirsi la verità è l’unico modo per risvegliarsi un giorno davvero in un altro giorno.”

Nel suo primo editoriale come nuovo direttore Polito ha affermato” Come ogni napoletano che se n'è andato e che torna, è un tumulto di sentimenti ciò che provo, mentre scrivo queste righe con la sagoma del Vesuvio di nuovo davanti agli occhi.

Sono riconoscente all'editore, che mi affida una testata che si è fatta un nome per il rigore e l'indipendenza dal potere politico: non cambierò nulla di questo abito mentale, merito in gran parte del fondatore, Marco Demarco, e della cultura liberale dei prestigiosi collaboratori che ha portato al nostro giornale.

Ma mentirei a me stesso se non vi dicessi che mi tremano le vene ai polsi di fronte al compito di fare del giornalismo in una città come Napoli, dove pure ho cominciato da ragazzo, in una regione come la Puglia, dove pure siamo radicati, alle prese con il Mezzogiorno, cioè con la parte d'Italia che esce più battuta e sofferente dal disastro della Seconda Repubblica.

In questi venti anni si è affermata, nascendo a destra con la Lega e poi dilagando a sinistra con un federalismo pasticcione e confuso, l'idea che la nostra nazione si potesse salvare dal declino affidandosi al Nord, alla sua area più forte, sciogliendo le briglie ai ceti più rampanti: il resto del Paese — si diceva — avrebbe seguito.

Per la crisi italiana si è tentata una soluzione nordista.

Il risultato è davanti ai nostri occhi: il divario tra Sud e Nord è cresciuto, ma l'Italia intera sta peggio di prima.

Questa via è insomma risultata fallimentare. Ne serve un'altra.

Siamo capaci di indicarla dal Sud, abbiamo qualche idea su che fare ? O intendiamo continuare a piangerci addosso e a chiedere aiuti dello Stato che non arriveranno mai più ?

Ecco che cosa dovrebbe fare un giornalismo di idee al Mezzogiorno, oggi: raccontare, ma per spiegare; denunciare, ma per proporre.

Formare così una nuova classe dirigente, meno meschina di quella vecchia e meno demagogica di quella nuova.

Ma è illusorio pensare che questo compito possa svolgerlo un giornale tradizionale.

Il mondo dell'informazione è stato capovolto da una rivoluzione tecnologica di portata epocale.

Sta tramontando per sempre un modello novecentesco e verticale, dove in cima ci siamo noi che informiamo e in basso voi che ci leggete.

Al suo posto si sta affermando un sistema orizzontale, che non è neanche più informazione, ma conversazione di massa, un mondo in cui tutti si parlano, chi dà le notizie, chi le produce, chi le consuma. Un sistema nel quale sono sempre più i cittadini a fare i giornalisti sul Web, su Twitter, su Facebook, su Instagram.

È un rivolgimento che sta mettendo in discussione perfino la democrazia parlamentare, figurarsi i giornali.

Da questo punto di vista dovremo invece cambiare tutto, qui al “Corriere del Mezzogiorno”.

Tenteremo questo nuovo giornalismo dei cittadini.

Chiederemo aiuto ai nostri lettori. Faremo esprimere quelli che non lo sono.

Proveremo a fare la cosa di cui piùil Sud ha bisogno, e che meglio i meridionali sanno fare: innovare.

Non perdeteci di vista.”

 

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