Num. 20 - 16 aprile 1799

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SETTODI' 27. GERMILE ANNO VII DELLA LIBERTA';

 

I. DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA UNA, ED INDIVISIBILE

 

(MARTEDI' 16. APRILE 1799)

 

Num. 20

 

A Tenore di quanto cennammo di volo nella fine del numero passato, è stato jeri dal Commissario Organizzatore Abrial disciolto il Governo provvisorio stabilito dal Gen. Championnet, sostituendone altro, pur provvisorio, ma in cui divisa la facoltà Legislativa, dalla Esecutrice, vien già a stabilirsi nella forma, se non nel numero la futura pianta costituzionale. Le due facoltà intanto, siccome provvisorie, prendono il nome di Commissioni; la legislativa di 25, l'Esecutrice di 5 membri: Vera era stata la nomina da noi annunciata di Luigi, (non Gennaro) Carafa ex duca di Jelsi ad uno de' Cinque, ma egli vi ha rinunciato; siccome han pur rinunciato varj altri chiamati alla Commissione legislativa; fra questi Bernardo la Torre, Vescovo di Lettere e Gragnano, e Gaetano Carcani Direttore della Stamperia Nazionale. Ecco intanto il racconto di questo importante avvenimento.

 

Jeri mattina 26 Germile, riceverono i diversi comitati l'invito di cessare dalle loro funzioni, atteso era disciolto il Governo stabilito, dal Generale Championnet. Sul previo avviso, e viglietto del Commissario Organizzatore Abrial, tutti i membri eletti dell'una, e l'altra Commissione, si portarono al palazzo del Gen. Macdonald; sopraggiunse ivi lo stesso Commissario Organizzatore; indi questi, il medesimo Generale accompagnato da due suoi Ajutanti, scortarono i nuovi Rappresentanti al Palazzo Nazionale, passandovi dal primo, che vi resta di angolo fra doppia fila di truppa francese, situata in ala. Si doveva dar prima possesso alla Commissione legislativa, ma siccome la sala non era ancora finita di preparare; si passò a quella del già Governo Provvisorio, e che deve esserlo della Commissione Esecutiva. Colà in mezzo ad affollato numero di Cittadini, situatisi in capo alla gran tavola il Commissario Organizzatore alla destra, il General Macdonald, e dietro lui i suoi due ajutanti, alla sinistra, i Membri eletti intorno, tutti ugualmente in piedi; il Commissario Organizzatore lesse egli prima in francese il proclama, ed il decreto che più sotto soggiungiamo, dell'Istituzione del nuovo Governo; indi lo lesse in italiano Vincenzo Russo, uno de' nuovi eletti alla Commissione legislativa; finita la lettura, ciascuno de' nuovi Membri prese la fascia tricolorata, insegna della rappresentanza, che aveva innanzi a se sulla tavola; sederono il Commissario Organizzatore, il Generale, ed essi; il Commissario Organizzatore fece un breve discorso conveniente all'oggetto; i Cinque della Commissione Esecutiva alzarono la mano in segno di giuramento. Poscia lo stesso Commissario Organizzatore, col Gen. ed i due Ajutanti di questo, accompagnato dalle due commissioni passò ad immettere la Legislativa nel suo possesso, conducendo entrambe nella sala destinata alla Legislativa, ch'è quella dell'antico teatro di Corte. Era ivi, preparata altra gran tavola; sedettero in capo ad essa il Commissario Organizzatore a destra, il Gen. dietro il quale si mantennero i due ajutanti in piedi, alla sinistra, tutti i Membri delle due Commissioni intorno. L'immenso numero de' Cittadini guarnì le Tribune, e riempì tutta la sala. Il Commissario Organizzatore rilesse di nuovo in francese il proclama, ed il decreto d'Istituzione, lo rilesse in italiano lo stesso Rappresentante Russo. Tutti i Membri della Commissione legislativa dettero il giuramento coll'innalzar delle mani. Il Commissario organizzatore soggiunse altra breve arringa; conchiuse, ch'il noto amore de' Rappresentanti per la patria, e per la libertà, l'esperienza de' mali risultanti dalla miscela, o dall'abuso de poteri, che devono esser distinti, lo assicurava, che niuna delle due Commissioni avrebbe trapassata la linea delle rispettive autorità. Il Rappresentante Pagano, che nominato il primo della lista, assunse tosto gli onori di Presidente, si levò e rispose con eloquente ringraziamento, giurando per tutti amore alla Libertà, ed attaccamento alla Nazione francese. Si ritirarono allora il Commissario Organizzatore, ed il Generale assieme colla Commission Esecutiva, colla quale si trattennero ancor altro tempo, indi ritornarono all'abitazione del Generale Macdonald passando ugualmente nel cammino fra doppia ala di truppa francese. La Commissione Legislativa invitò i Cittadini ad uscire, e si formò in Comitato segreto.

 

REPUBBLICA FRANCESE

 

Dal Quartier Generale di Napoli li 25 Germile.

 

Il Commissario del Governo Francese al Popolo Napoletano.

 

«Cittadini, è stato per me doloroso all'estremo, arrivando in queste contrade, il non aver ritrovato in voi quella felicità, di cui il Direttorio Esecutivo Francese voleva colmarvi. Le funeste insurrezioni, che si sono moltiplicate nei differenti luoghi dello stato Napoletano, avrebbero potuto far sì, che i Francesi non ravvisassero più il Popolo Napoletano per lo stesso Popolo, e così amico della Libertà; se le cause di queste turbolenze non fossero da tutti conosciute. Accusar dobbiamo di tali insurrezioni l'oro di Carolina, gl'intrighi de' suoi vili, e perfidi Agenti. Accusar dobbiamo delle disgrazie che vi opprimono, l'avidità dei vostro ultimo tiranno, il quale nella sua fuga spogliando tutt'i vostri erarj , e togliendovi tutto il numerario, vi ha immersi in una penuria momentanea, che il regno della libertà farà ben presto cessare. Accusar ne dobbiamo in fine i mali inseparabili della guerra. e se questi mali sono stati ancora aggravati da qualche vessazione particolare, non dovete imputare alla Nazione intiera i torti di qualche individuo: e siate sicuri che il Direttorio Esecutivo, altrettanto giusto, quanto egli è magnanimo, disapprova tutto ciò che si allontana dalla lealtà Francese. Dubiterete più voi delle sue intenzioni benefiche, allorché saprete, ch'Egli di già ordina una diminuzione nella contribuzione imposta dal Generale Championnet? Incamminiamone, dunque con passo ardito e fermo ai regolamenti della Libertà, a quella Repubblica, in cui il Popolo Napoletano, se ardentemente lo brama, troverà la fine dei suoi disastri e la sorgente delle sue felicità. Appunto perché io vi serva di scorta, o Napoletani, il Direttorio esecutivo mi ha mandato fra voi. Forse un zelo troppo attivo nei primi momenti dopo la caduta del trono, aveva fatto precipitare le misure, e non aveva permesso di calcolare con tutta la prudenza, e la maturità necessaria il Governo Provvisorio. Dalla riunione dei poteri nelle stesse mani, son nate la confusione, la lentezza, e l'inazione. Bisogna dunque provvisoriamente rimediare a questo abuso. Bisogna, che un numero scelto di Cittadini si occupi esclusivamente della parte esecutiva, mentre un'altra discuterà i punti legislativi. Allora il Governo speditamente, e senza ostacoli marcerà verso la felicità pubblica; allora siccome il Direttorio fortemente lo desidera, si troveranno i mezzi da ristabilire la circolazione commerciale, di rianimare il credito pubblico, di provvedere alle spese necessarie delle Armate, senza che il Popolo ne rimanga oppresso.

 

«Frattanto il Commissario organizzatore, seguendo le regole costanti della giustizia, e della ragione, e la fortunata esperienza della Francia, gitterà con mano ferma e sicura le basi inalterabili su le quali si eleverà la vostra libertà. Le istituzioni Amministrative, Municipali, e Giudiziarie saranno successivamente organizzate; e lo saranno per quanto le circostanze locali lo permettono sul modello delle corrispondenti istruzioni prese nella Repubblica Francese.

 

 

«L'amor della Libertà, e della Patria, la virtù, ed i talenti detteranno questa scelta.

 

«Tutte le classi dei Cittadini vi saran chiamate: il Ministro del culto, se professa, e pratica i principi del Vangelo, l'ex‑nobile, se ha rinunciato sinceramente ai suoi privilegj, l'Artigiano, se ha le cognizioni, ed i talenti necessarj; giacché oggi è il regno dell'Eguaglianza, e della Virtù.

 

«I Repubblicani, le società Patriottiche, tutt'i buoni Cittadini sono invitati a far conoscere al Commissario Organizzatore i soggetti, che ne son degni. Repubblicani, amici sinceri della Patria, venite ad assisterlo, ad illuminarlo, a secondarlo.

 

«Mirate qual Potenza maestosa vi sostiene, e vi protegge! Gli Austriaci discacciati dal paese dei Grigioni; il Reno, e l'Adige arditamente varcati; i Toscani resi già liberi; i Francesi in Verona, o innanzi alle sue porte; l'Imperatore di già minacciato nel seno stesso della sua capitale; gli Stendardi tricolori inalberati in tutta l'Italia; mentre il perfido alleato del vostro ultimo Re, ridotto a mostrarsi da lungi, senza ardire di accostarsi alle vostre sponde, non ha altre armi da opporvi, che la falsa promessa, e l'impotente minaccia di una truppa di Turchi, e di Russi, che non potrebbero altro qui trovar che la morte.

 

«Repubblicani, è purtroppo vero, e siatene persuasi, che Parigi, e Napoli hanno gli stessi nemici a combattere, gli stessi interessi a seguire, e che non vi sarà più pel Popolo Napoletano o bene alcuno, che non sia possibile, o mal alcuno, che non sia riparabile.

 

REPUBBLICA FRANCESE

 

Dal Quartier Generale di Napoli li 25 Germile

 

DECRETO

 

Il Commissario del Governo Francese.

 

«Atteso gl'inconvenienti gravi, e gli abusi, che risultano dalla presente organizzazione provvisoria stabilita dal Generale Championnet; specialmente dalla riunione nelle stesse mani del potere legislativo, ed esecutivo.

 

«Considerando, che fino a tanto che non si giunga ad un Governo diffinitivo, e costituzionale, fa d'uopo averne uno concentrato, forte ed attivo, che possa, da una parte comprimere energicamente i malevoli, ed i Realisti; dall'altra, proteggere con successo i buoni Cittadini, ed i Repubblicani, e ristorare la fortuna pubblica.

 

«Che una Commissione esecutiva composta di un piccol numero di scelti membri sembra solo convenevole a procurare questo felice effetto.

 

«Che una Commissione legislativa composta egualmente di Cittadini istrutti, e dotti può con efficacia ajutare il Commissario del Governo Francese, rischiarandolo sopra le località, gli usi, ed i veri interessi del Popolo Napoletano, ed accelerare co' suoi lumi la grande opera dell'organizzazione diffinitiva;

 

Ordina ciocché siegue:

 

«Art. 1. Il Governo provvisorio stabilito dal Generale Championnet li 6 Piovoso passato cesserà dalle sue funzioni, subitoché la presente decisione sarà pubblicata.

 

«Art. 2. Le altre autorità continueranno provvisoriamente le loro funzioni, sino a che sia loro altrimente ordinato.

 

«Art. 3. Perfino a che il Governo diffinitivo, e Costituzionale sia stabilito, vi saranno due Commissioni, una Legislativa, e l'altra Esecutiva.

 

«Art. 4. La Commissione legislativa sarà composta di venticinque Membri, cioè

 

Mario Pagano. Vincenzo Defilippis.

Flavio Pirelli. Marcello Scotti.

Gabriele Manthone. Giuseppe Marchetti.

Capecelatro Arc. di Taranto. Camillo Colangelo.

Raimondo Degennaro. Domenico Cirillo.

Michele Filangieri. Briganti.

Antonio Nolli. Belforte.

Decio Coletti. Giuseppe Pignatelli.

Vincenzo Rossi. Giovanni Gambale.

 

«Art. 5. La Commissione esecutiva sarà composta di cinque Membri, cioè

 

Giuseppe Abamonte. Giuseppe Albanesi.

Ignazio Ciaja. Melchiorre Delfico.

Ercole Dagnese.

 

Art. 6. Gli Atti della Commissione legislativa non avranno esecuzione che dopo essere stati approvati dal Commissario francese.

 

Art. 7. L'una, e l'altra Commissione sarà stabilita ciascheduna nel luogo delle sue sessioni immediatamente dopo la pubblicazione della presente decisione.

 

Art. 8. La presente decisione sarà impressa nelle due lingue, affissa, proclamata solennemente nella Città di Napoli, e nei Dipartimenti.

 

Firmato ABRIAL

 

Questa mane nella commissione legislativa si è fatta la mozione sostenuta vigorosamente da molti membri, che que' del passato Provvisorio debbano renderi conti della loro amministrazione. Vi e' stato aggiunto, che restino in sindicato, destinando 40 giorni per ricevere le accuse; e rimettendo alla Commission esecutiva il diffinir il tempo per la reddizione, de' Conti.

 

MACDONALD Generale in Capo dell'Armata di Napoli

 

AL GOVERNO PROVVISORIO.

 

Sono le due dopo il mezzogiorno, Cittadini, e ricevo la novella, che, nel dì 20. di questo mese, il Vascello di linea Francese il Generoso, e molti altri Bastimenti hanno messo a terra una porzione di truppe da sbarco, le quali hanno assalita, e presa la Città di Brindisi. Un grande numero di Ribelli sono stati uccisi, ed il resto ha presa la fuga verso Otranto.

Io vi partecipo con premura questa notizia.

 

MACDONALD.

 

Si dispensano nel teatro del fondo i biglietti pel giuoco della tombola. E' questo giuoco una specie di Lotteria. Nel Teatro stesso si tira, se ne dispensano i premj. Coteste private Lotterie si sa, che altro non sono, che un insidia tesa alla buona fede de' Cittadini; mercé la quale sull'allettativa di un premio si tirano da essi gran somme che ricadono tutte in vantaggio di chi fa il giuoco. I nostri Concittadini, benché sian già molti anni trascorsi, non avran peranche perduta la memoria della Lotteria che il così detto Spoletino fece nella Fiera, che a que' tempi si teneva avanti Palazzo ‑ Dopo gli scritti del dotto Milanese Verri, e quanto sulle tracce di lui è stato scritto, e discusso in Italia, e Francia non è dubbio più per alcuno ch' ogni lotteria è un'ingiustizia. E' noto che in Francia la Costituente tale l'aveva riconosciuta, e se dopo gran dibattimenti la conservò, spiegò di cedere alle imperiose urgenze del pubblico erario. Queste urgenze medesime l'han poi provvisoriamente conservate nelle altre Repubbliche; ma se l'urgenza forza a conservarle come pubbliche, devon severamente proibirsi come private, dove il danaro emesso da molti è sacrificato al vantaggio di pochi; cola nella maggior parte nelle mani del giuocoliero. Inoltre se il Teatro è presso i popoli liberi destinato a sostenere lo spirito pubblico, è nelle nascenti Repubbliche destinato a formarlo, e se le pubbliche Autorità son così gelose invigilatrici de' soggetti, e dell'espressioni delle rappresentanze teatrali, egli è scandaloso, che si permetta in Teatro una Lotteria; giuoco, che ha il primo luogo fra que di azzardo, ed equivalerebbe altrettanto permettervi pubblico banco di Faraone.

 

Infine se un giuoco d'azzardo, se una lotteria privata è sempre cosa immorale; giuoco fatto ad ingannare, e smunger la borse de' Cittadini, quanto più diviene scandaloso, che sia dall'autorità pubblica permesso nelle attuali circostanze, e in tanta pubblica, e privata miseria. Tutti coloro a' quali riusciva allora di proccurarsi i fogli di Milano, possono rammentarsi, che mentre la Cisalpina non era peranco dichiarata, e Milano era tuttavia sotto l'autorità Militare, fu colà tentato ugualmente di far in teatro il giuoco della tombola. La Municipalità lo proibì, tutti i fogli pubblici insorsero contra tal giuoco; e malgrado i potenti maneggi, co' quali i promotori del medesimo cercarono sostenerlo, quell'illuminato Governo, ne conobbe lo scandalo, e ne sostenne la proibizione. Il giuoco non fu fatto.

 

Portano varie notizie d'Italia, che l'armata malcontenta del Gen. Scherer, reclami a gran voce il virtuoso Joubert ‑ Tutte le nuove confermano, che i Francesi siano entrati in Friburgo, e sieno padroni di tutta la Brisgovia ‑ E' voce generale, che sia seguita la battaglia fra Giordano, e l'Arciduca Carlo, che abbia durato sanguinosamente per due giorni ma in ultimo, abbiano trionfato i francesi.

 

Rastadt 19. Ventoso. Per comprovare la mala fede, e la perfidia della Corte di Vienna, si è pubblicata la convenzione seguente, firmata qui agli 11. Glaciale anno 6., tra il Gen. Bonaparte, e i PIenipotenziarj dell'Imperatore.

 

«In esecuzione dei trattato di Campoformio, e della convenzione addizionale, i Plenipotenziarj di S.M. L'Imperatore Re di Ungheria, e di Boemia, e '1 plenipotenziario della Rep. Francese, essendosi riuniti co' Generali rispettivi incaricati di ordinare i movimenti di evacuazione, son tra loro convenuti sugli articoli seguenti.

 

«1. Le truppe di S.M. l'Imperatore, e quelle dell'Impero, che si trovano al suo soldo, evacueranno il territorio dell'Impero, in guisaché a' 25 Decembre (5. Nevoso) sieno essi negli stati ereditarj di S.M. e al di là del fiume Inn.

 

2. Il contingente di S.M. l'Imperatore ripasserà il Lech, e non potrà essere impiegato nelle fortezze dell'Impero.

 

3. Le truppe Austriache della guarnigione di Magonza non potranno dal dì 25. Dicembre eccedere il num. di 15.000 uomini.

 

4. Nello stesso giorno l'Armata Francese evacuerà i paesi Veneziani, i quali deve occupare S.M. l'Imperatore.

 

5. Resteranno 15000. uomini di truppa Francese ne' sudetti paesi Veneziani, tanto per formare le guarnigioni delle differenti piazze forti, quanto per mantenere l'ordine.

 

6. Nel dì 20. Decembre le truppe di S.M. l'Imperatore usciranno dalle piazze di Manheim, Philipsbourg, Ehrenbreitstein, Ulm, Ingolstadt, e Wirzbourg, e le consegneranno a chi appartengono. L'artiglieria, e le provvisioni da guerra, e da bocca esistenti attualmente in queste piazze, ed appartenenti a S.M. l'Imperatore dovranno essere evacuate alla detta epoca.

 

7. Le truppe di S.M. L'Imperatore, l'artiglieria, come pure le provvisioni di guerra, e di bocca appartenenti a S.M. usciranno dalla Città di Magonza, inguisaché nel dì 30. Decembre (10. Nevoso) questa operazione sia interamente terminata.

 

8. Alli 10. Decembre (20. Glaciale) le truppe Francesi investiranno la Città di Magonza lasciando le comunicazioni aperte alle' truppe Austriache.

 

9. Prima degli 8. Decembre (18. Glaciale) i plenipotenziarj di S.M. l'Imperatore dichiareranno all'Impero, che l'intenzione del loro Sovrano è di evacuate il territorio, e le fortezze dell'Impero.

 

10. I Plenipotenziarj di S.M. l'Imperatore prenderan delle misure per procurare alle truppe Francesi dalla parte degl'Elettori di Magonza, o da quella dell'Impero, l'occupazione della Città di Magonza durante il corso delle negoziazioni, dimodoché le truppe francesi vi possano essere nel di 30. Decembre (10. Nevoso); e se l'Elettor di Magonza, o l'Impero non volessero affatto prestare il consenso, la Repubblica Francese potrà obbligarveli colla forza.

 

11. I Generali Francesi, che comandano le truppe, che si trovano intorno alla fortezza Ehrenbreilitein, daranno alle truppe Austriache, ch'evacueranno quella piazza, tutte le facilitazioni necessarie pel loro passaggio. Essi procureranno nel tempo stesso a' Generali austriaci i cavalli, i battelli, e gli altri mezzi necessari al trasporto dell'artiglieria, e delle munizioni di guerra, e di bocca.

 

12. Le truppe Francesi, e Cisalpina evacueranno nel dì 30. Decembre (10 Nevoso) le piazze di Palmanova, Ossopo, Porto legnago, Verona e i due castelli, Venezia, e il territorio Veneto fino alla linea di demarcazione.

 

13. Il Gen. Comandante delle truppe di S.M. l'Imperatore in Italia, e '1 General comandante delle truppe francesi prenderanno tutte le misure necessarie per assicurar l'esecuzione dell'Articolo 6. del trattato di Campoformio. Questi due Generali concerteranno egualmente come levar tutti gli ostacoli che potrebbero opporsi all'occupazione nel di 30. Decembre (10. Nevoso) da farsi dalle truppe Imperiali de' paesi, e fortezze che debbono queste occupare in conseguenza del sudetto articolo, e dell'articolo 10. della convenzione addizionale, e segreta.

 

14. Se vi restasse ancora dell'artiglieria, e de' magazini di guerra, e di bocca appartenenti alla Rep. Francese ne' paesi, o fortezze, che la di lei armata evacuerà in Italia, allorché questi paesi, o fortezze saranno occupati dalle truppe di S.M. L'Imperatore sarà accordata ogni facilitazione, e protezione necessaria per l'evacuazione de'detti magazini.

 

Fatto, e firmato a Rastadt, 1. Decembre 1797 (11. Glaciale an. 7. della Rep. Francese) firmato nell'originale. BONAPARTE ‑ LUIGI DE COBENTZEL ‑ Il conte di BAILLET LA TOUR ‑ IL conte di MERFELD.

 

IL MINISTRO DI POLIZIA

 

Al Supremo Consiglio Nazionale.

 

Il Comitato di Legislazione ha dichiarato, che avendosi la Nazione addossato il debito originato dalle rapine del passato tiranno, non possono le Carte Bancali metterli in discredito, che perciò non può il creditore ricusarle dal debitore sul pretesto di generali espressioni solite ad usarsi ne' contratti, ma che vi debba essere specificato il patto di essere pagati in moneta sonante, per poter domandare l'estinzione del debito in contante. E' invitato pertanto codesto Tribunale di eseguirla in tutt'i casi corrispondenti. Salute, e Fratellanza.

 

Mastelloni Ministro

 

 

Ne' nostri primi numeri invitammo i buoni Patrioti a formar qualche foglio in lingua napoletana per istruzione dei Popolo; Ci è sfuggito dalla mente annunciar poi una pregevole gazzetta napoletana, che adempie pienamente all'oggetto, intitolata La Reprubbeca spiegata co lo Santo Evangelio; foglio in cui fra gli scherzi vernacoli si insinuano le sane massime, e vi si aggiungono talora delle opportune canzonette; si vende da Angelo Trani, e da Giuseppe Augiero.

 

Si desidera aver notizie sicure di Prospero Rosi Tirolese di Valsugana da più anni ammogliato, e dimorante in Napoli. O egli, o altri che voglia darne contezza, è invitato a portarla all'officio di Gennaro Giaccio, stamatore dei Monitore alle fosse del grano.

 

Nel nostro numero 15. per articolo comunicato fu inserito che la Libertà trionfava in Ariano, alla cui proclamazione e conservazione aveva contribuito ciascun Cittadino, ma con precisione il Cittadino Pietro Paolo Goduti Canonico di quella Cattedrale. Ora per replicata reclamazione di persone maggiori di ogni eccezione siamo invitati ad inserire, che il benemerito Cittadino, che molto si è cooperato colà e si è distinto nel proclamar, la democrazia, è il parroco Giuseppe Capozzi; né vi ha avuto nessuna parte il Goduti, il quale non gode l'opinione de'suoi Cittadini. Soddisfatto l'invito, preghiamo i nostri Associati, e tutti i nostri Concittadini a non mandar al nostro stampatore articoli difatti particolari, che distruggonsi a vicenda, e nulla interessano il Pubblico.

 

Dal Cittadino Saverio d'Onofrio Editore della Gazzetta di Firenze e di Lugano a S. Liguoro, e presso tutti i dispensatori delle medesime si trovano vendibili i seguenti libri: Dell'Anima delle Donne, e della Libertà del Vestire discorsi dei Cittadino F.M. al prezzo di grana cinque. Memoria degli Avvenimenti Popolari seguiti in Napoli in Gennaio 1799 in forma piccola da potersi acchiudere in lettere, grana cinque.

 

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