Quando la storia è un successo. Termoli e Casacalenda nel 1799 - Stragi dimenticate

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Grande partecipazione di pubblico per la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Antonella Orefice Termoli e Casacalenda nel 1799. Stragi dimenticate,  nella preziosa cornice della Società Napoletana di Storia Patria che custodisce libri e documenti preziosi per la storia d’Italia dal 1875. (v. video)

Come ha ben commentato il giornalista de “Il Mattino” Carlo Franco, Antonella Orefice è una delle ultime grandi “trovarobe documentarie”, ovvero una delle poche studiose che alla ricerca d’archivio associa una vera e propria passione: di qui il recupero dal fondo d’Ayala, gentilmente messo a disposizione proprio dalla Società di Storia Patria e dalla sua presidente Renata De Lorenzo.

Nel suo intervento, il magistrato Henry John Woodcock ha sottolineato lo stretto rapporto tra le stragi contemporanee celate dall’oblio e quelle del ‘799: mai abbassare la guardia sulla ricerca della verità, su cui è bene sempre interrogarsi.

Il professor Luigi Pruneti ha giustamente fatto riferimento all’ambivalenza della interpretazione storiografica: ogni Storia va letta nel suo contesto e non col senno di poi, o con la dietrologia tipica dei nostri tempi; rammentandoci che la memoria storiografica è una preziosa lezione di vita che non va mai strumentalizzata per fini illegittimi...

Il professor Pruneti ha ricordato l’episodio della strage di Pietrarsa, l’opificio in cui si operò una delle prime rivolte operaie d’Italia, e verso cui fu mandato un intero plotone d’esecuzione: fu la prima delle rivolte organizzate per il lavoro, e anche questo episodio, senza storiografi che rammentano all’uomo comune i fatti accaduti, rimane nell’oblio della memoria collettiva.

Ma la storia non va manipolata, semmai discussa, dialogata, confrontata. Perciò, la grande partecipazione di pubblico presso l’Istituto, rappresenta una grande vittoria per tutti quegli studiosi -e in seconda istanza quelle persone comuni- che nel ricercare carte e documenti, nel lavoro silenzioso delle biblioteche e degli archivi, contribuiscono alla formazione di  futuro critico delle coscienze.

Come ha ben sottolineato Antonella Orefice nel suo breve intervento, non è tanto stare dalla parte del torto o della ragione, quanto di sottolineare che per un ideale, come quello della Repubblica Partenopea, furono pagati prezzi altissimi da meritori cittadini.

Come è andata la storia lo sappiamo bene, tuttavia, ciò non toglie il dato incontrovertibile che quella parte gloriosa della Storia napoletana debba sempre di più far parte della nostra identità, e che non può essere beceramente attaccata da gruppi di faziosi e nostalgici del Regno di nulla.

Le ragioni del ‘799 e del suo preannunciare l’idea unitaria, sono state esposte dal prof. Pruneti in maniera puntuale e sottolineando i limiti dell’operazione dell’Unificazione, ed è stato ricordato ancora una volta, che ai morti di tutte le parti si deve rispetto.  

Il rispetto che in questi mesi è mancato, visti gli insulti arrivati ad Antonella Orefice e a noi, suoi collaboratori di questo giornale da parte di presunti neoborbonici e di parlamenti del regno, che potrebbero benissimo trovare il coraggio, eventualmente, del confronto, ma  nelle sedi istituzionali.  Ovviamente coi documenti alla mano.

Con la classe dell’oratoria, l’avvocato Mario Zarrelli ha ben ricordato l’importanza della pubblicazione e del lavoro ventennale di Antonella: con l’auspicio che ella prosegua la sua ricerca e che si diriga verso documenti ancora celati alla conoscenza della città di Napoli e non solo.

Insomma si direbbe un successone, se volessimo usare un linguaggio più scorrevole: la sala piena, la presenza di numerosi giornalisti della carta stampata e della televisione, le tante copie vendute, gli autografi e il piacere di conversare ancora dopo la presentazione, hanno fatto di questo, un momento gioioso per l’autrice, il Nuovo Monitore Napoletano e tutti i suoi collaboratori.

L’impegno civile, quello della formazione critica delle coscienze e degli ideali di uguaglianza e libertà di pensiero, in fondo, sono gli stessi di quel ‘799 che non fu compreso e che a noi tutti, giova sempre ricordare.

 

 

 

 

 

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