Memorabile discorso di Shimon Peres, Presidente della Repubblica di Israele

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Si tratta di un discorso memorabile, che andrebbe letto e commentato in tutte le scuole, ripreso ampiamente in tutti i mezzi di comunicazione, per portare spirito di verità, di obiettività sulla storia del Novecento, sulle sue tragedie, sulle sue responsabilità, sui problemi del presente, sul nobile volto di Israele, sulle vere radici delle questioni palestinese e del Medio Oriente, sui pericoli planetari dell'Iran e di Hezbollah.

Shimon Peres, nato in Polonia nel 1923, è stato capo del Partito Laburista, primo ministro, ministro degli esteri, Premio Nobel per la Pace nel 1994, presidente della Repubblica di Israele dal 2007.

"Sono qui davanti a voi con il cuore che brucia di memorie e l’anima piena di speranze. Porto un profondo dolore dal passato e guardo con occhi fiduciosi al futuro”.

Con queste parole il Presidente d’Israele Shimon Peres ha aperto il suo discorso, martedì 12 marzo 2013 a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo, presieduto da Martin Schultz. (vedi la foto con Peres a sinistra e Shultz a destra e le bandiere di Israele e dell'UE).

Ed ha continuato: “Sono immigrato in Israele nel 1934, all'età di undici anni. Nel 1942 la maggior parte degli abitanti della mia città [in Polonia] furono bruciati vivi. Se la mia famiglia avesse rinviato la sua partenza di otto anni, saremmo stati sterminati.

Nel 1947, un anno prima della creazione di Israele, sono stato reclutato dal quartier generale dell’Haganah [organizzazione di autodifesa ebraica prima della nascita dello stato]. Da allora, Israele è stato attaccato sette volte, nei suoi 65 anni di esistenza. Eravamo inferiori per quantità di uomini e di armi.

 

Le opzioni erano vincere o morire. Ho partecipato anche alla lotta contro un altro nemico: il deserto. E abbiamo vinto. Lo abbiamo fatto fiorire. Nessun altro popolo ha conosciuto nulla di simile”.

“Ho i miei ricordi – ha continuato Peres – ma porto con me i miei sogni. Non sono venuto qui per riandare al passato, ma per continuare a sognare. Le persone invecchiano, i sogni sono senza età. Noi siamo cambiati.

L’Europa è cambiata. Sono venuto a esprimere la nostra ammirazione per l'Europa che è cambiata, quell'Europa che si è risollevata all'indomani della peggiore di tutte le guerre mondiali. Si è separata dal suo passato, ha creato una nuova Europa. Voi avete trasformato l’Europa divisa degli ultimi mille anni nell'Europa unita di oggi.

Avete sostituito i campi militari con i campus scientifici. L’Europa che ha conosciuto il razzismo, ora lo considera un crimine. So che state affrontando una crisi economica, ma i vostri cieli sono sgombri da nuvole di guerra. Fu un paese europeo a istituire il Premio Nobel, ora l’ha vinto l’Europa unita meritatamente.

L’Europa ha corretto i suoi errori e sta costruendo un mondo migliore. Per noi, l’Europa della Shoah sta diventando un’Europa che sostiene la nostra rinascita”.

“L'idea della rinascita di Israele è nata sul suolo europeo – ha ricordato il presidente israeliano – Negli ultimi mille anni sono vissuti più ebrei in Europa che in qualsiasi altro continente. Ahimè, negli ultimi cento anni sono stati uccisi più ebrei in Europa che nei duemila anni precedenti. Qui abbiamo conosciuto la più grande tragedia della nostra storia. Qui abbiamo sognato una rinascita impossibile.

Sei milioni, un terzo di tutto il nostro popolo, furono assassinati con la fame, il gas, il fuoco e le armi. Ciò che rimane di loro è cenere.

Noi non dimentichiamo che i giusti tra le nazioni tennero accese candele di luce nel pieno delle tenebre. Piccolo fu il loro numero, ma grande il loro eroismo.

Israele è nato dalle ceneri alla fine della seconda guerra mondiale. Se allora qualcuno si fosse alzato a dire che nel giro di tre anni sarebbe stato creato uno stato ebraico, sarebbe stato preso per un visionario delirante. Eppure quel sogno è diventato realtà.

E se qualcuno si fosse alzato, quello stesso giorno, a dire che nel giro di sei brevi anni sarebbe nata una nuova Europa unita, con la cancellazione delle frontiere e l’abbattimento delle barriere, sarebbe stato preso per un autore di fantascienza. Invece accadde anche questo miracolo. Sei paesi firmarono il trattato di Parigi e oggi sono diventati una comunità di 27 nazioni su tutta l’Europa.

Il nostro dialogo, qui e ora, è un incontro tra due miracoli”.

“Israele – ha proseguito Peres – gode di un Accordo di Associazione con l’Europa e di stretti legami con l’Unione Europea praticamente in tutti i campi. Sono venuto a ringraziarvi per la vostra amicizia, che si fonda su valori comuni, vicinanza geografica e su una lunga storia.

Sul piano politico, Israele è una democrazia occidentale con un’esperienza mediterranea. Sul piano religioso, Israele è la culla delle tre grandi religioni monoteiste. Sul piano scientifico, Israele è un paese all'avanguardia anche per gli standard europei.

Israele è paese piccolo: un millesimo dell'area mediorientale. Il suo suolo è più arido che fertile, un tipico suolo mediorientale. L'acqua è scarsa.

Abbiamo due laghi, uno è morto, l'altro sta morendo. Abbiamo un unico fiume, il Giordano, ricco di storia ma povero di acqua. Il paese è ricco di archeologia, ma povero di risorse naturali. L’unica risorsa naturale che abbiamo scoperto è il potenziale umano. Israele è un caso di abitanti che hanno arricchito il proprio paese più di quanto il paese abbia arricchito gli abitanti.

È l’esempio in cui la dedizione della gente e le virtù dell’hi-tech hanno costretto i deserti ad arrendersi. E a fiorire".

"Siamo passati attraverso sette guerre. E le abbiamo vinte. Ma quando la pace è diventata possibile, abbiamo restituito a Egitto e Giordania tutti i territori e le risorse che avevamo conquistato in guerra. Abbiamo avviato un processo di pace con i palestinesi che ha reso possibile la creazione di una Autorità Palestinese. Poi abbiamo sgomberato la striscia di Gaza, abbiamo smantellato 22 insediamenti e portato a casa tutti gli israeliani che vi abitavano.

I palestinesi avrebbero potuto usare la striscia di Gaza per costruire un'entità indipendente. Purtroppo, invece, l'hanno trasformata in una base terroristica. Ed è diventata una regressione del processo di pace.

Israele è un'isola in un oceano in tempesta. Dobbiamo difendere la nostra isola. Ed è nostro interesse che l’oceano si plachi.

Alcuni sostengono che ci vorranno generazioni. L’Europa ha dimostrato che grandi eventi possono essere realizzati in sei anni.

Viviamo in una nuova era in cui gli eventi si sviluppano non più alla velocità delle carrozze, ma alla velocità dell’aereo. Per questo credo che la pace può essere raggiunta in breve tempo.

Il processo di pace con i palestinesi ha già un inizio concordato e una soluzione concordata. Due stati per due popoli. Uno stato arabo, la Palestina, e uno stato ebraico, Israele, che vivano nella pace, nella sicurezza e nella cooperazione economica. Le questioni ancora controverse possono e devono essere negoziate.

La pace, per Israele, non è solo una scelta strategica. È un appello morale che viene dal profondo del nostro retaggio. Sin dall'Esodo, il nostro retaggio condanna la schiavitù e ripudia il predominio, giacché tutte le persone nascono eguali. Il nostro retaggio ci impone di perseguire la pace.

Insieme con il mio compagno Yitzhak Rabin, abbiamo posto le basi per la pace con i palestinesi. Ora è il momento di continuare, di rinnovare il processo di pace. Dobbiamo continuare a lavorare con l’Autorità Palestinese, sostenere la sua economia, arrivare alla pace. È stata creata una forza di sicurezza palestinese e voi europei, con gli americani, l’avete istruita. Ora operiamo insieme per prevenire terrorismo e criminalità.

La nostra mano rimane tesa in pace verso tutti i paesi del Medio Oriente. Tra breve verrà formato un nuovo governo israeliano. È l'occasione per riprendere i negoziati di pace, per realizzare la soluzione a due stati. Non c'è un’altra soluzione. Non è solo ciò che vogliamo, è anche ciò che richiede la realtà odierna”.

“Il più grande pericolo per la pace nel mondo – ha detto più avanti il presidente israeliano – è l'attuale regime iraniano. È diventato una dittatura ammantata di religione. Ha sviluppato appetiti imperiali.

Nessuno minaccia l'Iran, è l'Iran che minaccia gli altri. Minaccia l'indipendenza dei paesi arabi, minaccia l’esistenza stessa di Israele. Contrabbandano armi in molti paesi per minarne la stabilità. Negano la Shoà e invocano una nuova Shoà. Puntano a costruire un'arma atomica e lo negano.

Una bomba nucleare nelle mani di un regime irresponsabile rappresenta un pericolo che incombe sul mondo. Unione Europea e Stati Uniti ne hanno tratto le conseguenze e insieme hanno varato una politica volta a fermare questo pericolo. A tale scopo, avete giustamente deciso di imporre sanzioni economiche.

E avete messo in chiaro che, se gli iraniani non risponderanno positivamente, altre opzioni sono sul tavolo. Khamenei ha dichiarato che la religione vieta la produzione e l'uso di armi nucleari. E allora perché fa costruire missili in grado di trasportare testate nucleari?”.

Peres ha invitato l’Unione Europea a levare una "voce chiara" contro le violazioni dei diritti umani da parte del regime iraniano, un regime che “impicca la gente senza portarla in tribunale, che getta i giornalisti in prigione senza processo, che discrimina le donne, che anziché condividere con la propria popolazione i profitti generati dal petrolio, li spende in armi e terrorismo mettendo in pericolo la gente in tutto il mondo. L'uranio arricchito impoverisce bambini affamati.

Una chiara voce morale incoraggerà il popolo iraniano nella sua lotta per la libertà, nella loro lotta contro la miseria”.

“L'Iran – ha poi proseguito – sostiene il terrorismo in tutto il mondo. Il suo principale agente, Hezbollah, perpetra attentati terroristici e minaccia la stabilità di tutta la regione.

Oggi Hezbollah, sostenuto dall'Iran, sta distruggendo il Libano. Hezbollah è un'organizzazione terroristica, non un movimento politico. Ammassano missili, e amano usare la armi. Nascondono arsenali dentro città e villaggi pacifici trasformandoli in obiettivi militari. Hezbollah ha lacerato il Libano politicamente, religiosamente ed etnicamente.

Ha fatto del paese dei cedri una terra bruciata e sterile. Hezbollah è uno stato nello stato, un esercito privato separato dall'esercito nazionale. Manda i suoi soldati in Siria ad appoggiare il massacro di un dittatore sanguinario senza alcuna autorizzazione da parte del governo di cui pure fa parte.

Di recente sono stati contati venti tentativi terroristici di Hezbollah un po’ in tutto il mondo, dall’India alla Thailandia, dalla Georgia al Sudafrica, dagli Stati Uniti all'Egitto e alla Grecia.

Il mese scorso, il governo della Bulgaria, paese membro di questa Unione Europea, ha annunciato d’aver scoperto che l'attacco terroristico a Burgas è stato opera di Hezbollah: cinque turisti israeliani e un cittadino bulgaro vi hanno perso la vita. Di recente Cipro ha arrestato un terrorista Hezbollah che preparava un attacco terroristico.

La vostra voce è autorevole. Noi vi esortiamo: chiamate 'terrorismo' il terrorismo. Salvate il Libano dalla follia terrorista. Salvare il popolo siriano dagli agenti dell'Iran. Salvare i nostri e i vostri cittadini da Hezbollah. La comunità internazionale ha il dovere di designare Hezbollah come un'organizzazione terroristica”.

Peres ha poi parlato della Siria:

“Il mondo libero – ha detto – non può assistere inerte mentre il presidente siriano compie un massacro della sua stessa popolazione e dei suoi stessi bambini. Assad ha costruito in segreto un impianto nucleare e un arsenale di armi chimiche. L'impianto nucleare è stato distrutto in tempo, le armi chimiche invece sono ancora oggi nelle sue mani. Questo terribile pericolo minaccia il popolo siriano, l'intera regione e anche l’Europa. Si deve trovare una soluzione per impedire che le armi chimiche cadano nelle mani sbagliate.

La soluzione migliore per porre fine alla tragedia siriana potrebbe essere quella di dare mandato di intervento alla Lega Araba, di cui la Siria è membro. Un intervento di forze occidentali verrebbe percepito come un’interferenza straniera. La Lega Araba può e deve formare un governo provvisorio in Siria, per fermare il massacro ed evitare che la Siria vada a pezzi. E le Nazioni Unite dovrebbero sostenere una forza di caschi blu arabi”.

Il presidente israeliano ha concluso il suo discorso parlando dell'importanza della scienza e della ricerca e sottolineando la cooperazione in questo campo tra Israele e Unione Europea. “Israele – ha spiegato – viene descritto come una ‘nazione start-up’. Io credo che tutto il Medio Oriente possa diventare una regione start-up.

Incubatori di imprese ad alta tecnologia come quelli israeliani potrebbero essere creati in tutta la regione per sottrarla alla povertà. Israele è un paese piccolo, e noi cerchiamo di trarre vantaggio della nostra piccolezza. Abbiamo scoperto che i paesi piccoli possono diventare grandi progetti pilota.

Oggi stiamo cercando di costruire un modello sociale che consenta di colmare il divario tra abbienti e non abbienti: il divario sociale è un grave problema per noi tutti, ricchi e poveri. Siamo alla ricerca di nuovi modi per superare questa lacuna democratizzando la salute, l'istruzione, le comunicazioni e riducendo il costo della vita. Si tratta di necessità brucianti per le giovani generazioni.

La scienza oggi è più efficace della politica, è universale e senza confini. Gli eserciti non possono conquistare il sapere, la polizia politica non può arrestare la scienza.

Sono convinto – ha concluso Peres – che l’aiuto scientifico ai paesi in via di sviluppo può metterli in condizione di sfuggire alla povertà. Imprese globali basate sulla ricerca scientifica possono contribuire a cambiare il mondo, la globalizzazione pone fine al razzismo e dà potere all'individuo.

Questo è il migliore aiuto che possiamo offrire alle giovani generazioni del mondo arabo, per rispondere alle sfide della nuova era.

Unendo il sapere dell'Europa e l'esperienza di Israele possiamo superare le sfide di domani. Mentre guardo al futuro dell’amicizia che lega Israele e Unione Europea, sono pieno di speranza e di determinazione. Mano nella mano, costruiremo un futuro migliore per le generazioni di domani”.

 

Discorso tratto dal sito www.israele.net del 13 marzo 2013

 

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