Il Papa dimissionario e il Nuovo Papa: una coppia di fatto inedita nella modernità.
Era il 19 aprile del 2005, scendevo via dei Tribunali per recarmi in Vico della Serpe nei laboratori del Centro Studi Interdipartimentale di Archeologia dell’Università Orientale, ed ebbi improvvisamente per telefono la notizia dell’elezione di Papa Ratzinger al soglio, dalla allora mia professoressa di dottorato. Non fu una buona notizia per noi; pensavamo che Ratzinger sarebbe stato troppo teologico e severo. Allora non sapevo che Papa benedetto XVI, come si sarebbe poi chiamato, aveva già chiesto da tempo a Wojtila di ritirarsi in pensione in Germania dove aveva già acquistato una casetta col fratello per concludere i suoi libri e i suoi studi. La Storia però decise altro corso, e Ratzinger quasi ottantenne saliva al soglio. E subito fu travolto da scandali: preti pedofili, la questione dei Lefebvriani mai sedati sospesi “ad divinis”, la messa in latino -non proprio una vera innovazione- in ultimo lo scandalo dei documenti trafugati dal maggiordomo Paolo Gabriele (legati probabilmente a manovre e scandali economici), le manovre poco chiare dello Ior... insomma il povero Ratzinger come Papa, ha sempre avuto molto da fare. Stamattina con il seguente comunicato -in Latino- annuncia le sue “dimissioni” ( art. 332 del Diritto Canonico) previste per il 28 Febbraio 2013; come un impiegato qualunque che consegna la lettera entro quindici giorni, lettera che non usa più almeno, il plurale maiestatis canonico: “Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.(fonte Ansa) Veniamo ai precedenti storici; senza enumerare quelli prima del 1200 molto controversi, i casi più conosciuti di abbandono volontario del soglio, sono quelli di Pietro Celestino, e quello più complicato di Gregorio XII a favore dell’elezione poi di Martino V (1417); la media del pontificato più lungo è di circa 20 anni (escluso Pietro che avrebbe ricoperto la carica per 34 anni); così Papa Giovanni Paolo II ne ha sostenuti ben 26 (1978-2005) sostenendo fino all’ultimo la sua missione. Pare che il pontificato più corto spetti a Stefano II, che morì di ictus dopo tre giorni (marzo del 752 d.C) e, altro caso anomalo del Cardinal Vicedomini Vicedomino, che presosi un giorno per riflettere dopo l’elezione, morì la notte stessa (5 settembre 1276).
Così ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi» i vari Papi hanno proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione (1854, Pio IX), dell’Assunzione (PioXII, 1950) e ratificato definitivamente nel Concilio Vaticano I (1870) il dogma dell’infallibilità.
Può dunque un papa infallibile tale da dichiarare anche un nuovo dogma fallire nell’esercizio del suo mandato per stanchezza? Il papa “in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente”, (art. 331 Diritto canonico) e dunque può anche dare le proprie dimissioni.
Ma anche da allora e stranamente (dalla fine del 1400) non si sono avuti più casi di antipapi viventi e concorrenti con quello cattolico romano eletto. Può un papa stancarsi di esser papa? In tal caso per il dogma dell’infallibilità stabilirà direttamente con Cristo le sue ragioni. Se consideriamo la questione, effettivamente ci troviamo difronte a un caso unico nella Storia della Chiesa: un Papa infallibile, nella sua piena potestà, ex cathedra, che decide per stanchezza (“è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”) di rinunciare al mandato. Un papa che diventa per la prima volta nella Storia ex-ex-cathedra: ex-papa. Un bell’inedito per la Chiesa moderna a rifletterci: Ratzinger non potrà votare il nuovo papa e forse finalmente potrà ritirarsi in santa pace a scrivere i libri, magari a contestare ancora quello che Hans Küng ha lasciato sospeso sull’infallibiltà, ma sarà la prima volta nella Storia -forsan- che ci saranno in vita due papi, uno dimissionario ed uno fresco di nomina, una coppia, di fatto. |
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