Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

"Tutta colpa di Berlinguer"

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Una morte ingiusta, perché prematura; una morte che consegna l’immortalità, perché giunta durante l’ennesima battaglia in favore di quella classe lavoratrice che la fine delle ideologie ha ormai trasformato da compatta unità in sostanza frammentata, priva di coscienza e di direzione.

Le bandiere rosse che il 13 giugno 1984 salutano per l’ultima volta Enrico Berlinguer sanno perfettamente di accomiatarsi non solo da un segretario che, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, ha saputo condurle alla vittoria, ma da un’idea della politica che ha nel perseguimento del  Bene Pubblico la ragione prima della propria esistenza e lo scopo finale della propria azione. Di ciò, la voce, rotta dall’emozione, di Nilde Iotti e la commozione del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, ne sono forse latestimonianza più tangibile.

Sono trascorsi esattamente trent’anni da quei tristi giorni, e ancor più della semplice coincidenza di date, è la condizione presente del nostro sistema democratico, caratterizzato da una generale decadenza e disaffezione nei confronti della sfera pubblica, a rendere non più procrastinabile l’obbligo di rilevare se e quanto l’eredità politica ed umana di Enrico Berlinguer abbia effettivamente inciso sul costume politico degli italiani. 

Attuare una simile operazione può tuttavia condurre a delle erronee conclusioni, se non si tiene conto della differenza che, relativamente ad un’esperienza storica, deve intercorrere tra il giudizio storicoed il giudizio morale. Il pericolo più grande che possa derivare da una simile commistione è che la storia venga degradata a mito; che vada persa, cioè, quella struttura di senso senza la quale ogni legame con un fatto storico cesserebbe di essere motivo di interesse per le generazioni successive.

E’ il rapporto tra la duplice natura di Enrico Berlinguer in quanto segretario del P.C.I. ed ultimo rappresentante della grande tradizione di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti a dover esser quindi analizzato; è riuscire a capire quanto le lotte tra particolari forme di organizzazione di potere abbiano inciso o meno sul più nobile cammino per il consolidamento di una democrazia universale.

Queste sono le domande a cui Francesco Serra di Cassano, erede del casato napoletano, risponde attraverso un romanzo con cui ripercorre il significato di eventi di cui egli stesso è stato protagonista fin dalla più giovane età, ben consapevole che oltre il giudizio sull’opportunità storica di talune decisioni, ad Enrico Berlinguer dev’essere riconosciuto l’altissimo merito di aver lasciato un’ imprescindibile testimonianza di come solo la giustizia e l’eguaglianza sostanziale siano gli unici cardini di una democrazia.

Di questa eredità spirituale di Enrico Berlinguer e delle attuali condizioni del rapporto del popolo italiano con l’attuale classe politica ne discuteranno Remo Bodei e Marco Demarco in occasione della presentazione del romanzo “ Tutta colpa di Berlinguer” di Francesco Serra di Cassano, che avrà luogo mercoledì 18 giugno, alle ore 18.00, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici- Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio n°14, Napoli.

Sarà presente l’Autore.

 

“ Tutta colpa di Berlinguer” è un romanzo in formato cartaceo ed e-book che può essere acquistato dal sito delle librerie Feltrinelli.

Per decisione di Francesco Serra di Cassano, tutti i diritti d’autore saranno devoluti in sostegno di “Teatro Patologico”, un’associazione senza scopo di lucro che da anni è attiva nella città di Roma per l’organizzazione di eventi teatrali in cui sono coinvolti ragazzi affetti da gravi disturbi psichici.

 

 

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