Incunabolo napoletano
Massimo, come Francesco Saverio egli pure nella lista degli interventi, aveva fatto parte del Cenacolo del Caos Creativo che tra il 2011ed il 2015 aveva tenuto i suoi lavori a Sorrento, con la pretesa di fare il contro canto a Davos. Quelli a celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’iper capitalismo sempre più metastasi delle società moderne incamminate senza alcun criterio critico verso la costruzione di un mondo dominato dal cerbero della guerra, della finanza e degli affari, loro a predicare, come profeti disarmati, la felicità dei popoli, il rispetto reciproco delle culture, un mondo aperto e senza padroni che poi era quello che avrebbe voluto J.M.Keynes e che aveva definito nella sua “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta” (UTET 1971) mica soltanto Marx ed Engels nel loro “Manifesto del partito Comunista” (Feltrinelli 2017) o Lenin e Mao, in un Mediterraneo capace di essere esso stesso continente tenendo insieme le terre dell’olivo tra Asia, Africa ed Europa, come sosteneva Fernand Braudel nelle sue “Memorie del Mediterraneo” (Bompiani 2010) che, lui pure, era un uomo pacifico e per nulla rivoluzionario. In una edizione del loro appuntamento annuale quegli illusi avevano addirittura affidato a Predrag Matvejvic l’introduzione dei lavori. Un letterato in un congresso di economisti, disse qualcuno storcendo il naso. Quel letterato peraltro era l’autore di “Breviario Mediterraneo” (Garzanti 2006) una specie di Bibbia del nostro mare che gli era valsa la candidatura al premio Nobel per la letteratura. E il Mediterraneo per quelli del Cenacolo doveva tornare ad essere anche in Europa il fulcro di ogni progresso condiviso.
Antonio Corvino
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.213 Settembre 2026
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Era stato Massimo, un poeta matematico ad intervenire presso Marisa ed il dipartimento di studi umanistici della Federico II perché fossi coinvolto nei lavori del congresso su Neapolis Urbs Vergiliana che si teneva a distanza di 12 anni dal primo.