La ricerca della felicità è davvero un diritto?
Qual è il problema, o almeno il principale? Il problema risiede nel fatto che, da sempre, è assai difficile dare una definizione precisa di “felicità”. La Regione Toscana la intende come principio di interesse generale e non individuale. Ma qui sorge un primo, grande inghippo. A chi spetta definire cosa sia la felicità sul piano generale? A ben guardare la storia è piena di tiranni che cercarono di trasformare il proprio particolare concetto di felicità in uno valido per tutti. Stalin era per esempio convinto che i contadini fossero più felici nelle fattorie collettive chiamate “kolkhoz” piuttosto che nelle loro abitazioni semi-private. Di qui l’imponente opera di collettivizzazione che condusse a carestie e altre tragedie. Già, perché i contadini opposero una strenua resistenza rifiutando di traferirsi senza opporre resistenza nelle fattorie collettive. Si noti che gli Stati Uniti d’America, nella loro dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776, inserirono il diritto alla ricerca della felicità quale principio irrinunciabile, ed è tuttora così. L’ispirazione era comunque italiana, e proveniva dal toscano Filippo Mazzei e dal napoletano Gaetano Filangieri. Gli americani trasposero poi le loro idee nella dichiarazione d’indipendenza Usa. Ma la storia è tutt’altro che finita. Ai nostri giorni il presidente Segio Mattarella ha ribadito che quel diritto è presente anche nella nostra Costituzione.
L’articolo 3, per esempio, chiede che vengano rimossi gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, qualcosa in grado di garantire l’armonia sociale, cioè qualcosa che si avvicina molto all’idea di felicità condivisa. Tutto semplice? Mica tanto. Come dianzi si diceva, nel corso della storia abbiamo avuto tanti dittatori e tanti regimi tirannici che hanno imposto la loro idea di felicità a tutti gli altri, causando tragedie a non finire. Meglio dunque essere molto prudenti quando ci si avventura lungo questo sentiero. Il problema vero è quello del controllo, di come impedire che chi ha una particolare idea di felicità la imponga a tutti gli altri.
Michele Marsonet
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Recentemente la Regione Toscana ha inserito nel suo statuto il “diritto al perseguimento della felicità”. Di primo acchito l’idea è splendida, anche tenendo conto del periodo difficile che stiamo vivendo, con guerre che si moltiplicano e non si spengono nonostante i tentativi di farle cessare da parte di soggetti e Stati volenterosi.