Sul senso di “debolezza”
Il caso più eclatante è quello di Papa Leone XIV, che il tycoon per qualche motivo ritiene di aver “piazzato” sul soglio di Pietro. Forse perché Robert Prevost è americano cone Trump? Ovviamente è una pensata pazzesca e totalmente slegata dalla realtà. Ma è pure noto che il tycoon, quando è convinto di una cosa, per quanto assurda possa essere, insiste sino in fondo assumendo talora il ruolo di stalker nei confronti del malcapitato inquadrato nel suo mirino. A Papa Leone è toccato ormai parecchie volte, anche se il capo della Chiesa di Roma ha sempre risposto con grande pacatezza. Per quale motivo, dunque, Robert Prevost sarebbe un debole nell’immaginario del tycoon newyorkese? Semplicemente perché pur dovendo a suo avviso la nomina papale al suddetto tycoon (cioè a se stessso), si è rifiutato di schierare la Chiesa cattolica al fianco degli Usa nella guerra non dichiarata ufficialmente all’Iran. E per fortuna, vien da dire, giacché compito della Chiesa è prevenire o cercare di far terminare le guerre, e non quello di dichiararle o di appoggiarle. Si tratta di considerazioni elementari che, però, Trump non capisce. Tornando ora alla parola “debolezza”, è necessario anche coglierne i tantissimi aspetti positivi. Se non fossimo strutturalmente deboli non saremmo esseri umani, e se i nostri simili, nella preistoria, non avessero colto questo aspetto, non saremmo mai diventati oggetto di attenzione per chi ci circonda.
Il “prendersi cura” è invece divenuto uno dei tratti distintivi dell’umanità, La compassione per la sofferenza altrui, così ben descritta nell’episodio evangelico del Buon Samaritano, è uno dei nostri tratti dipici, che Donald Trump lo capisca o meno. Ma farlo capire a questo strano e anomalo presidente Usa è impresa impossibile.
Michele Marsonet
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