Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ernest Hemingway: esistere giorno dopo giorno

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Scrivere di Ernest Hemingway è un’impresa davvero molto ardua, considerando che, malgrado i poco più di sessant’anni di esistenza, ha vissuto lunghi attimi di eternità.

Sensibile, acuto osservatore, irrefrenabile scrittore ma, soprattutto, avventuriero, romantico avventuriero.

Nacque a Oak Park, un sobborgo di Chicago il 21 luglio del 1899, e trascorse buona parte della sua intensa vita in giro per il mondo.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, poco più diciottenne, venne come volontario sul fronte italiano ed era sul Piave durante la catastrofica ritirata e le successive battaglie del Solstizio.

Qui ebbe modo di guardare negli occhi la morte quando rimase ferito dallo scoppio di una bombarda austriaca. La convalescenza la trascorse a Milano, nell’ospedale della Croce Rossa Americana, e lì si innamorò perdutamente di una giovane crocerossina sua connazionale che ispirò il suo meraviglioso romanzo Addio alle armi.

Per questa sua partecipazione alla Grande Guerra ricevette dal governo italiano la medaglia d’argento al valor militare.

 

Nel 1920 si trasferì a Toronto, in Canada, dove iniziò l’attività di giornalista, ma fu l’avventura ciò che bramò Hemingway. Per questo l’anno dopo tornò in Europa come corrispondente del ‘Toronto Tar’, soggiornò a lungo Parigi e, durante il successivo soggiorno in Italia, a Milano intervistò Benito Mussolini allora direttore del quotidiano il Popolo d’Italia.

Successivamente, nel 1922, raggiunse Costantinopoli per documentare la guerra greco-turca, in particolare l’evacuazione dei cristiani dal territorio conteso della Tracia. Ritornò, poi, in Italia e, sempre di corsa, raggiunse la Spagna. L’intento era quello di vivere e vedere gli eventi da vicino. Hemingway era divorato dal suo amore per la vita e riportava ciò che sognava su carta dando vita, tra l’altro, a romanzi come: Grande fiume dai due cuori, Campo indiano, Gatto sotto la pioggia, Il sole sorge ancora.

Il successo, anche cinematografico, del romanzo Addio alle armi, lo portò all’attenzione del pubblico mondiale e gli permise di continuare a fare ciò che gli piaceva sopra ogni cosa: viaggiare.

In Spagna ritornò varie volte anche per la preparazione del documentare la guerra civile, schierandosi dalla parte del Fronte Popolare (famosa è la sua frase «il fascismo è la menzogna dei prepotenti»).

Proprio per questo, nel 1940, pubblicò Per chi suona la campana. Agli inizi degli anni ’40 visse a lungo a Cuba, ma il 6 giugno del 1944 partì, come inviato di guerra, alla volta della Normandia. Qui si unì ad un gruppo partigiano e partecipò attivamente alla liberazione della Francia.

Negli anni successivi scrisse romanzi di notevole valore come Il giardino dell’eden. Tornò nuovamente a viaggiare e nel 1952 visse per brevi periodi ad Acciaroli, in provincia di Salerno. Sempre nel 1952 tornò a Cuba, dove scrisse un altro capolavoro: Il vecchio e il mare.

La sua vita fu un continuo viaggiare. Nel 1953 tornò in Italia e ad Alassio (comune della provincia di Savona) partecipò alla realizzazione del famoso “muretto”. Il 28 ottobre del 1954 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Questa magnifica notizia conflisse con la graffiante depressione che lentamente gli martoriava la mente. L’inesorabile peggioramento portò i medici a farlo sottoporre alle cure dell’epoca, come l’elettroshock, peggiorando il suo stato.

Fu preda del delirio: credeva, tra le tante cose, di essere pedinato dagli uomini dell’FBI (in parte era vero) e tentò il suicidio.

Il 2 luglio 1961 concretizzò uno di questi tentativi. L’ultima moglie, Mary, per anni dichiarò che si fosse trattato di un incidente, ma nel 1966 ad Oriana Fallaci ammise che si fosse trattato di un suicidio. Trascrivere qui tutta la vita, e tutte le opere di questo grande narratore e poeta, darebbe una visione parziale di ciò che è stato. Quello che ho umilmente cercato di mettere in evidenza è stato il suo smisurato amore per la vita, esistere giorno per giorno, cogliendo ogni attimo, ogni emozione.

 

Mario Grimaldi

 

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