Nel mondo fantastico di Donald Trump
Qualcuno avrà finalmente il coraggio di spiegare a questo strano presidente Usa che la Chiesa cattolica elegge il Papa con il conclave, e non mediante elezioni di midterm come un qualsiasi senatore dell’Illinois o deputato del North Carolina? Sembra un’idea, per quanto semplice, che nessuno riesce a inculcargli della mente, probabilmente perché esula dalle sue capacità di comprensione. Deve essersi convinto che, poiché lui e Leone XIV sono entrambi americani, il nuovo pontefice gli debba obbedienza. Anche perché è altrettanto convinto che l’elezione si debba proprio a lui. In altre parole, niente Donald Trump alla Casa Bianca, niente Robert Prevost sul soglio pontificio. È un mondo fantastico per l’appunto, racchiuso nella mente di un uomo che sembra avere problemi di equilibrio e di riconoscimento della realtà così com’è, e non come lui la immagina. Nel mondo parallelo del tycoon basta poco affinché la flotta Usa vada nei pressi dello stretto di Hormuz e “finisca il lavoro”. Ma quale di grazia? Gli iraniani conservano una notevole capacità offensiva, anche se Benjamin Netanyauh non gliel’ha detto quando lo ha trascinato nell’attuale cul de sac. Ed è un problema, poiché il premier israeliano sembra molto più lucido di lui e, soprattutto, al comando vero delle operazioni. Un bel guaio, giacché un’America che si fa trascinare da uno Stato molto più piccolo, per quanto potentissimo dal punto di vista bellico, fa una pessima impressione. Qualcuno inoltre rammenta che il principale negoziatore, la Repubblica islamica del Pakistan, è anch’essa dotata di un notevole arsenale nucleare, creato in funzione anti-indiana? Perché l’Iran crea tante preoccupazioni e il Pakistan no? Qualcuno intende affrontare l’argomento? Il fatto è che il tycoon appare sempre più come un bambino invecchiato o, se si preferisce, come un vecchio regredito allo stato infantile. Ne abbiamo viste di tutti i colori in questo periodo, persino il Nunzio apostolico a Washington convocato al Pentagono (al ministero della guerra) e non al Dipartimento di Stato. Ora non ci resta che attendere per vedere se, dopo aver finito il lavoro a Hormuz, la flotta Usa interverrà a Cuba. Non era questa guerra continua che Trump aveva promesso alla sua base Maga. Ma che importa? L’importante è che il tycoon continui a vivere nel suo mondo di fantasia.
Michele Marsonet
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.209 Maggio 2026
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