Le elezioni del 2 giugno 1946 a Castellammare di Stabia
Raccontare l’epopea del secondo dopoguerra è questione particolarmente complessa, una storia ricca di avvenimenti ancora tutta da scoprire e da scrivere, con le sue debolezze e grandezze. Di certo è in quegli anni duri che nasce la leggenda del movimento operaio stabiese, al punto da meritare il titolo di Stalingrado del Sud.1 Nell’asprezza di un tempo difficile, carico di tensioni politiche e sociali, non privo di sanguinose violenze, ma pur ricco di illusioni e speranze, Castellammare seppe difendere con i denti e con le unghie i diritti dei lavoratori, riuscendo a conquistarne di nuovi, attraverso formidabili lotte e portare al governo della città il primo sindaco comunista del dopoguerra, il maestro e direttore didattico, Pasquale Cecchi. Una classe operaia orgogliosa della sua appartenenza politica, della storia di cui si sentiva parte e protagonista, pronta ad invadere le strade cittadine alla notizia del ferimento di Palmiro Togliatti, il 14 luglio 1948, provocando disordini assai simili ad un’insurrezione. In un dopoguerra così ricco di fermenti, carico di tensioni ideali e sociali, furono ricostituite le Commissioni Interne e formati i Consigli di Gestione nelle fabbriche con almeno 250 addetti, con la funzione di controllo sulla produzione e sulle assunzioni nelle fabbriche.
Non mancarono gli abusi e le prepotenze, inevitabili all’indomani di una nuova stagione politica, quando si cominciò a respirare una nuova aria e si ebbe la possibilità di rialzare la testa, conseguenza di una sete di rivincita, dopo tanti, troppi anni di pesanti umiliazioni subite nelle fabbriche, nelle officine, nei cantieri, nelle case, con le mille perquisizioni, i fermi di polizia, gli arresti, l’isolamento sociale, il confino politico, la disoccupazione, la fame, la svendita della propria dignità, spesso offesa e calpestata. Di certo in tanti approfittarono della loro nuova condizione di forza, di potere per illeciti arricchimenti personali, per vendicarsi, come sempre accade quando sul carro del vincitore salgono gli ambiziosi e gli avventurieri. E in queste cruciali fasi, dove la propria coscienza è messa a dura prova dopo tante inibizioni, molti, forse troppi di quegli stessi che lottarono per la giustizia sociale poi si persero, dimenticando gli antichi ideali, mettendoli da parte, usando la doppia morale, così cara a quanti intraprendono la tortuosa strada della politica. L’euforia per la riconquistata libertà sembrò rafforzarsi con le elezioni amministrative del 7 aprile 1946, portando la vittoria della sinistra guidata dalla mitica figura di Pasquale Cecchi, già protagonista dei fatti di Piazza Spartaco il 20 gennaio 1921, all’epoca della prima giunta rossa della storia stabiese e perseguitato dal regime lungo tutto il ventennio. E in consiglio entrò il meglio dell’antifascismo cittadino, uomini che avevano pagato con il carcere e il confino politico la loro avversione al regime mussoliniano, dal carismatico patriarca, Pietro Carrese, al giovane e già provato Francesco Marano, da Luigi Di Martino, a Luigi Blundo, fino a Catello Esposito, soprannominato “Catello Bandiera rossa”, nel PCI fin dalla sua fondazione, guardia rossa al tempo dell’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920, imputato nei fatti di Piazza Spartaco e condannato a tre anni di confino a Ventotene nel 1936. Non mancavano nomi prestigiosi del PSI come Raffaele Guida e Ferdinando Di Somma, quest'ultimo scomparso il successivo 21 agosto 1947 all'età di 58 anni. Per la prima volta le donne italiane conquistarono il diritto al voto - un diritto conquistato con la forza della loro presenza nella Resistenza contro il nazifascismo, dove avevano combattuto, conoscendo il carcere, la tortura, la violenza fisica e morale, la morte, fucilate o impiccate senza pietà2 - esercitandolo nelle prime elezioni libere del 10 marzo 1946 e a Castellammare di Stabia il successivo 7 aprile.3 E le donne stabiesi lo fecero conquistando spazio perfino nelle candidature e ben quattro entrarono nel Consiglio comunale. È giusto ricordare i loro nomi: Paola Bonifacio, Bianca Caso, Carolina Sorrentino ed infine Elena Amalfi.4 Se per le prime tre questa fu la prima e ultima esperienza, per Elena Amalfi fu l'inizio di una splendida carriera politica, riuscendo ad essere eletta per ben sei consiliature consecutive, fino a essere nominata Assessore nella quinta, del 10 giugno 1962, con sindaco democristiano, il notaio Francesco Saverio D'Orsi. Elena Amalfi, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, fu per molto tempo l'unica donna presente in consiglio comunale. Non sarebbe male se qualche storico avviasse una ricerca biografica su questa anomala protagonista, della politica stabiese. Era una donna di piccola statura, profondamente devota, un viso e un aspetto docile, ma in realtà doveva avere carattere e personalità forte per reggere il confronto per un intero ventennio con una politica dominata dagli uomini. In alcuni comuni di diverse regioni d'Italia, in Emilia Romagna e in Calabria, ci furono addirittura ben tredici donne elette sindaco, facendo gridare allo scandalo non pochi benpensanti e chissà quante bizzoche. Seguirono le elezioni per la nomina dei deputati alla Costituente e il concomitante referendum istituzionale del 2 giugno per decidere fra Repubblica e Monarchia. In Campania, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata si rivelarono, ancora una volta, isolotti repubblicani in un mare monarchico.5 Napoli e provincia (77,67), in Campania (76,5%) e nel Mezzogiorno (63,8%) dove pesava il mancato sviluppo economico e sociale e si faceva sentire l’assenza di una diffusa industrializzazione, con la permanenza nelle campagne di rapporti precapitalistici, la chiesa apertamente filofascista e schierata con la monarchia, era entrata prepotentemente nella campagna elettorale, vigilando sul voto con la sua fitta rete di parrocchie, conventi, monasteri e associazioni giovanili, influenzandola non poco. La chiesa agiva su un popolo in larga misura già di per sé tradizionalmente favorevole al mantenimento dello status quo, impaurito di un salto nel vuoto difficile da capire e per altro verso intimidito dalla schiera di notabili, già monarchici e fascisti, candidati nella Democrazia Cristiana. A queste condizioni il voto a favore del Re, ma potremmo dire delle gerarchie ecclesiastiche, dei baroni e dei notabili, i veri ed unici possessori del potere reale, fu plebiscitario. Nelle province d’Avellino e Caserta in nessun comune si affermò il voto repubblicano e soltanto in otto superò il 40%, nel beneventano furono solo tre e nel salernitano quattro, i comuni dove il referendum fu favorevole alla Repubblica. In provincia di Napoli la monarchia ottenne tra l’80 e il 100% in ben 44 comuni, tra il 70 e l’80% in altri 27. Nei restanti vinse per la rotta della cuffia ad esclusione di Torre Annunziata. In una parola trionfò in 71 municipi su un totale di 85. I pochi centri dove si poteva vantare un consistente voto a favore della Repubblica, grazie alla presenza attiva di una classe operaia in grado di contrastare la marea bianca, si contavano sulle dita delle mani. Tra questi, oltre Torre Annunziata e Castellammare ci fu Boscotrecase, per citare uno dei comuni dell’area torrese stabiese.6 Per inciso e per orgoglio è giusto ricordare che se tra le ventuno donne elette nella Assemblea Costituente, su un totale di 556, non vi era nessuna donna del nostro circondario, il vuoto fu riempito con le successive elezioni del 18 aprile 1948, quando fu eletta Luciana Viviani (1917 - 2012), nata a Napoli, ma figlia del grande attore e autore teatrale, nativo di Castellammare di Stabia, Raffaele Viviani. Luciana, poi confermata per ben quattro legislature, aveva già mostrato tutto intero il suo valore, entrando nel 1941 nelle fila clandestine del Partito Comunista e partecipando attivamente alla Resistenza, dal primo ottobre 1943 al quattro giugno 1944, meritando il titolo di Partigiana Combattente. Altrettanto corretto è giusto ricordare che alla Costituente furono candidati altri stabiesi, seppure non eletti, come il comunista Luigi Di Martino, i socialisti Raffaele Guida e Nino Gaeta, il repubblicano Alfredo Olivieri e il democristiano Silvio Gava, quest'ultimo nativo di Vittorio Veneto, ma ormai stabiese di adozione. La vicina Gragnano portava in Parlamento, Oreste Lizzadri, seppure ormai trasferitosi a Roma fin dal primo dopoguerra. La Repubblica non era ancora nata e già fu necessario scendere nelle piazze per difenderla dagli attacchi dei reazionari che non si rassegnarono alla sconfitta: a Napoli, la città più monarchica d'Italia, diverse centinaia di monarchici fascisti, in diversi fasi, tra l'11 e il 12 giugno, assalirono il Municipio, la sede del quotidiano, La Voce, la sezione Stella del PCI ed infine la stessa Federazione provinciale del PCI, nella centralissima via Medina, provocando dieci morti, quasi tutti ragazzi tra i 16 e i 22 anni, e circa 60 feriti. Altri incidenti si erano verificati nei giorni precedenti, portando o morti complessivamente a 18, tra cui alcuni agenti di polizia ed i feriti a 112. La reazione dei lavoratori non si fece attendere e tra i primi ad uscire dalle fabbriche furono gli operai di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata riempiendo le strade cittadine e con i loro slogan fecero sentire 7 la loro protesta, il loro sdegno, «manifestando pacificamente la loro ferma volontà di vedere rispettata la legalità democratica.»8 Non per nulla Castellammare si era guadagnata sul campo il titolo di Stalingrado del Sud e la medaglia d'oro al Valor Civile per la Resistenza contro il nazifascismo, pagandola con 32 caduti tra combattenti e innocenti fucilati per rappresaglia, mentre oltre duemila stabiesi – secondo altra fonte almeno cinquemila - erano stati deportati nei vari lager del Terzo Reich, di cui torneranno a casa meno di settecento. Altri cento stabiesi si erano fatti onore come Partigiani combattenti e Patrioti nelle diverse regioni d'Italia, marinai, militari e civili, molti dei quali erano caduti combattendo, oppure fucilati o impiccati una volta catturati dai nazifascisti della Repubblica Sociale di Salò, lo stato fantoccio di Mussolini al servizio di Hitler.9
Negli anni Duemila la presidenza fu assunta dall'avvocato Gianpaolo Valitutti, già assessore al Turismo, Termalismo e Cultura. La sezione contava 25 iscritti, ma ebbe vita breve. Nel 2012 fu ricostituita dal giornalista di, la Repubblica, Antonio Ferrara, che la diresse fino al 2016, quando il 5 marzo fu sostituito dal vigile urbano, Luigi Todisco ed infine dal 2018 dallo storico di Gragnano, Giuseppe Di Massa. Attualmente, anno 2026, la sezione, che si presta ad assumere la denominazione di Sezione ANPI, Castellammare, Gragnano Pompei, quest'ultima, sorta nel 2025, conta 53 iscritti, Chi scrive queste note ne è Vice Presidente, unitamente al gragnanese Antonio D'Arco e al pompeiano, Alfredo Giuseppe Berritto, figlio del partigiano Alfonso, che partecipò alla famosa battaglia di Scafati nel settembre 1943. Avremo modo di ritornare più ampiamente sulle vicende dell'ANPI stabiese.
Raffaele Scala
N.d.r. In questa ricerca sono presenti due figure, due protagonisti della storia di Castellammare di Stabia che meritano ulteriori approfondimenti, ma sui quali, purtroppo, non sono riuscito a trovare ulteriore documentazione. Mi riferisco a Ernesto Barbato, Partigiano Combattente in Umbria, nato a Castellammare nel 1915 e qui scomparso nel 1960. Barbato fondò il 25 aprile 1947 la prima sezione stabiese dell'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, e ne fu il primo Presidente per diversi anni. Il secondo protagonista è una donna, Elena Amalfi, una donna nubile, candidata nel primo consiglio comunale ed eletta il 7 aprile 1946 e rimanendovi per sei consecutive consiliature, fino ad essere nominata assessore nella quinta, nella prima metà degli anni Sessanta. Anche su di lei – in attesa che si riapra al pubblico l'Archivio Storico Comunale, di cui si avverte la pregnante mancanza - mancano notizie certe, documentazione sicura sulla sua vita pubblica e privata. Di lei, allo stato, rimane una foto conservata nell'Archivio, Immagini della Memoria di Libero Ricercatore che la ritrae nella prima metà degli anni Sessanta accanto a Enrico Pappalardo - entrambi assessori con il sindaco Francesco Saverio D'Orsi - e circondata dai vigili urbani sulla scalinata della Cattedrale per una manifestazione ecclesiastica. Ecco un aiuto per reperire nuove, importanti, fondamentali notizie su entrambi potrebbe venire dai lettori di questo importante, storico sito. Chiunque, dunque abbia notizie, conoscenza, documenti su Elena Amalfi e Ernesto Barbato può contattarmi tramite lo stesso sito di Libero Ricercatore, oppure direttamente scrivendomi sulla mail, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
Note
1.Tra le fabbriche che più di altre dimostrarono una forte, irriducibile combattività bisogna annoverare i Cantieri Metallurgici Italiani, vera e propria fucina di molti protagonisti del locale movimento operaio fin dal primo dopoguerra, non per nulla la CGIL era il sindacato egemone da sempre e altissimo era il numero di lavoratori iscritti al PCI. A riprova, una delle mille, riproduciamo un telegramma pubblicato nella prima pagina del quotidiano nazionale comunista, l'Unità, del 12 agosto 1949: «Millecento comunisti Cantieri Metallurgici Castellammare, sottoscrivendo mille lire ciascuno (Totale un milione e centomila lire) aprono sottoscrizione pro l'Unità Italia Meridionale e salutano compagno Togliatti.» Ricordiamo che nel 1949 i Cantieri Metallurgici contavano circa 2.600 dipendenti. 2. Le donne nella Resistenza, almeno quelle riconosciute come tali, furono circa 35.000, di cui 4.653 arrestate, torturate e condannate dai famigerati Tribunali Speciali, 2.750 furono deportate in Germania nei lager nazisti, 1.070 caddero in combattimento, 2.812 impiccate o fucilate, 19 ebbero la medaglia d'oro, 18 la medaglia d'argento. Cfr. Wikipedia, ad nomen e ANPI, Le donne nella Resistenza, Tante donne, presumibilmente, non chiederanno il riconoscimento; a tante, materialmente, esso sarà ingiustamente negato. Anche Castellammare annovera partigiane che si fecero onore in diverse regioni d'Italia, come Elena Scarpato (nata il 30 luglio 1920), combattente in Liguria, dove aveva residenza, nome di battaglia, Marika, nella Brigata Garibaldi Gramsci e Olimpia Perrone (24 ottobre 1883 – 9 ottobre 1972), residente a Torino, Patriota. 3. Fu il Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945 ad esaminare per la prima volta la proposta di estendere alle donne il diritto di voto, poi approvato con Decreto Luogotenenziale numero 23, del 1° febbraio, firmato dal futuro e ultimo, Re di maggio, Umberto II, trovando pratica applicazione con il voto amministrativo del 10 marzo 1946. Decreto Legislativo Luogotenenziale, 1° febbraio 1945, n.23 Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, Luogotenente Generale del Regno In virtù' dell'autorità' a Noi delegata; Visto il decreto legislativo Luogotenenziale 28 settembre 1944, n. 247, relativo alla compilazione delle liste elettorali; Visto il decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro segretario di Stato di Ministro per l'interno, di concerto con il Ministro per la grazia e giustizia; abbiamo sanzionato e prolunghiamo quanto segue: Art. 1. Il diritto di voto esteso alle donne che si trovino nelle condizioni previste dagli articoli 1 e 2 del testo unico della legge elettorale politica, approvato con R. decreto 2 settembre 1919, n. 1495. Ma se avevano ottenuto il diritto di voto, mancava quello per essere elette. Per ottenere la piena eleggibilità, le donne dovettero aspettare fino al 10 marzo 1946, quando la legge elettorale per l’Assemblea costituente (D. Lgs. Lgt. n. 74 del 10 marzo 1946) dichiarò, eleggibili i cittadini e le cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, avessero compiuto il 25° anno di età. 4. Cfr. F. Piras – G. Maio, Castellammare di Stabia. Mezzo secolo di storia politico amministrativa, Eidos, 1996, p. 24. 5. A Castellammare votarono a favore della Repubblica 12.564 elettori, il 49,5 %, la monarchia sopravanzò per soli 303 voti. A Torre Annunziata furono, invece, 13.096 i voti repubblicani contro i 10.182 monarchici. Abissale la differenza con Torre del Greco dove i monarchici trionfarono con 23.152 preferenze, a fronte dei 3.800 consensi strappati a favore della repubblica, ma neanche Napoli scherzava in quanto a fedeltà alla monarchia, con 692.370 voti, il 77,7%, contro 199.064, appena il 22,3% di repubblicani. Nella lista del PCI per la circoscrizione Napoli Caserta, tra i candidati vi erano due splendide figure dell’antifascismo locale: l’operaio del Regio Cantiere, Luigi Di Martino e il maestro elementare di Torre Annunziata, Francesco Pinto, mentre il PSI rispondeva con gli stabiesi Nino Gaeta (ma da anni trasferitosi a Roma con il fratello Oscar), Raffaele Guida e il torrese Carmine Crispino, mugnaio nato nel 1902 e figlio di Vincenzo, un protagonista del primo socialismo torrese. 6. G. Amendola, Il balzo nel Mezzogiorno. 1943-53, in «Il Mezzogiorno negli anni della Repubblica», a cura di Giampiero Mughini, Quaderni di Mondoperaio, 1977 e il più recente: Il voto nel 1946 a Napoli e Provincia, a cura di Rosaria Secondulfo. A Boscotrecase la Monarchia prevalse con il 55,65% contro il 44,35 repubblicano. A Gragnano la Monarchia trionfò con il 76,67%, a Massalubrense ottenne addirittura il 97,29%, superando Sorrento ferma al 93,66, mentre nella vicina Sant'Antonio Abate ebbe l'86, 81%. 7. Ernesto Barbato, figlio di Pasquale e Virginia Orazzo, era nato a Castellammare di Stabia il 29 luglio 1915. Nel 1933 si iscrisse alla Scuola Sottufficiale di Nocera Inferiore, partecipando al secondo conflitto mondiale. Dopo l'8 settembre, di stanza in Umbria, si unì alla Brigata Gramsci, combattendo dal 30 ottobre 1943 al 13 giugno 1944. Fatta domanda alla Commissione regionale riconoscimento partigiani dell'Umbria, fu insignito del titolo di Partigiano Combattente nel 1949. Cfr. Scheda 0883 Archivio Centrale di Stato. Barbato è stato il primo Presidente della sezione stabiese dell'Anpi, la cui sede fu inaugurata nell'aprile del 1947, alla vigilia della Festa della Liberazione, che vide larga partecipazione di popolo. L'ANPI nazionale era stata fondata tre anni prima il 6 giugno 1944 dal CLN. Il primo congresso si tenne a Roma dal 6 al 9 dicembre 1947 e suo primo presidente fu eletto il leggendario partigiano Arrigo Boldrini (1915 - 2008), Medaglia d'oro al Valor Militare della Resistenza. Vi rimarrà stabilmente fino al 2006. 8. l'Unità, 12 giugno 1946, Le strade di Napoli ancora insanguinate dai Savoia. 7 morti e sessanta feriti in un tentativo di aggressione alla federazione comunista. La polizia respinge gli assalitori. 9. Sulla Resistenza a Castellammare di Stabia cfr. scritti dello stesso Autore: I giorni della memoria a Castellammare di Stabia, in «Infiniti Mondi», n. 32, novembre dicembre 2023; Castellammare di Stabia, la Resistenza, 1° settembre-1° ottobre 1943, in «Resistoria», pubblicazione annuale dell'Istituto Campano per la Storia della Resistenza, Napoli, dicembre 2024 e nel sito web, www.liberoricercatore.it, Settembre 1943. I Partigiani di Castellammare di Stabia, 8 settembre 2017.
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La sezione stabiese dell'ANPI ne perpetuerà la memoria. Alla sua testa sarà eletto per molti anni il partigiano Ernesto Barbato (1915 - 1960), Combattente per la Libertà in Umbria, nella Brigata Gramsci, dal 30 ottobre 1943 al 13 giugno 1944. Dopo la morte di Barbato, avvenuta il 24 novembre 1960, la sezione visse una vita travagliata e della quale non si hanno molte notizie, anche se alcune foto mostrano manifestazioni del 25 aprile con comizi anche all'inizio degli anni Novanta.