Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Caos: fattore determinante del presente

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Jan Bremmer, analista geopolitico, lo scorso 11 maggio ha scritto per il Corriere della Sera un editoriale intitolato Il nuovo disordine mondiale.

Il tema dell’articolo è la guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele versus l’Iran che ha avuto l'effetto di sconvolgere completamente il quadro economico globale e provocare anche un completo riallineamento geopolitico sconvolgendo gli equilibri strategici globali.

Disordine, questo sembra essere il lemma che sta definendo la realtà attuale, il cui sinonimo è Kaos, da cui prende il titolo il saggio scritto a quattro mani da Massimo Cacciari e Roberto Esposito (Il Mulino 2026).

Il testo è strutturato in maniera bipartita: la prima parte intitolata, Il mito del globo è scritta da Cacciari e la seconda, Geopolitica e metafisica da Esposito.

Caos che nella mitologia greca, scrive Cacciari, è il fautore della confusione e della contraddizione in un moto senza soluzione di continuità: contraddizione e conflitto, che vengono tradotti nelle forme degli spazi geografici, negli Stati, negli imperi e anche nello sviluppo della tecnica.

Stati e imperi per sopravvivere sono costretti a muoversi oltre i loro confini per l'egemonia mondiale, mentre il ruolo della tecnica rende inefficace i loro movimenti.

 

Questa tecnica, riconosce Cacciari, è data proprio dall’assenza di guida della politica che non può generare pacificazione o statis, ma per l’appunto solamente kaos

L'Occidente nei millenni si è costruito sul presupposto tra luogo e spazio, un movimento che se da una parte costruisce l'ousia, dall'altra edifica il polemos, uno Stato che essendo «il corpo della sovranità è essenzialmente inclusivo» e per fare ciò deve annettere necessariamente nuovi luoghi e spazi.

Questo Stato è inteso come organismo politico, che risulta essere fin dalle sue origini una potenza debole, condannato all'annullamento se non si espone ad un nuovo spazio per mare, ma non un mare per l'esperienza di ricerca della libertà, come teorizzava Junger, bensì come campo di battaglia per la dilatazione dei suoi confini naturali.

A ciò si aggiunge lo spazio aereo che vede nel suo archetipo il diritto marittimo, dove l'aria è una liberazione delle energie.

Tutti questi domini confluiscono nel cosiddetto «terzo movimento», dove si scatena il polemos per l'egemonia.  Solo così può costituirsi un potere politico di tipo mefistofelico. La guerra può quindi considerarsi necessaria «tra masse telluriche che si scontrano» in cui solamente una può sopravvivere.

In questo contesto si inserisce il sistema tecnico-finanziario che potrebbe essere un freno ad una lotta per l'egemonia senza quartiere, ma all'opposto potrebbe invece causare il suo opposto, quello di uno scontro totale e senza limiti per l'egemonia del globo.

La geopolitica, nel contributo al volume di Esposito, assurge a vera e propria disciplina epistemologica, una scienza che si distingue per i suoi presupposti che muovono dal fattore caos, al contrario della filosofia politica che si muove nell’oggettivizzare l'ordine. Gli Stati, in quanto unione di individui, di conseguenza non possono comportarsi razionalmente, ma sono dominati dall'irrazionalità, dalle pulsioni, «dalla volontà di prevalere, alla paura di soccombere».

La Geopolitica si inserisce quindi nell'interstizio della dialettica tra ordine chaos. Il postulato della radice metafisica nella geopolitica si trova proprio perché tale disciplina non può essere assimilata a qualsiasi altra scienza di carattere normativo. La Geopolitica trae il principio primo della sua indagine dal negativo, dalla negazione, dove il conflitto e il nemico sono fattori ineludibili.

Esposito inserisce all'interno del concetto di geopolitica anche il sintagma di spatial turn come elemento centrale che ha lo spazio all'interno della filosofia e della riflessione politica. Lo spazio entra in campo nel linguaggio in cui ogni organismo richiama un suo spazio autonomo e dove le frontiere vengono «fortificate». Ma, avverte Esposito, questo non si tratta della fine del fenomeno della globalizzazione, anzi «la direzione globale non annulla quella locale», creando la crasi di «glocalizzazione», dove tutte e due le istanze non si annullano ma creano nuovi contesti di carattere emergenziale.

La Geopolitica trae i suoi elementi scientifici nelle condizioni geo-naturali di uno Stato, condizioni spaziali e anche da fattori storici e antropologici, che però non assume la caratteristica di carattere teleologico, come la filosofia della storia hegeliana, dove nessuna valutazione razionale futura può essere ammessa perché l'imponderabile e il caso sono elementi della realtà. Secondo Esposito, la geopolitica, in quanto scienza del limite, può essere accostata più alla ricerca filosofica kantiana che a quella hegeliana dove l'altro, l’hospes è un elemento ineludibile allo stesso tempo fondante.

Altro presupposto metafisico per la disciplina la si trova nell’intelligere e inspicere di carattere senecano, che consta nel saper analizzare a fondo l'avversario e anche immedesimarsi in lui.

La Geopolitica è una scienza della realtà dove l’ordo è caratterizzato dal caos, elemento quest’ultimo che caratterizza la realtà a cui non si può più prescindere: Cacciari ed Esposito docet.

 

Lorenzo Bravi

 

 

 

 

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