La strana riforma Valditara
Ora ci sta provando (e chi scrive si augura che non ci riesca), l’attuale ministro della Pubblica Istruzione (e del Merito) Giuseppe Valditara, il quale ha proposto una profonda revisione delle indicazioni nazionali per i testi dei licei. I suddetti docenti e intellettuali hanno firmato una lettera aperta al ministro chiamando “disastro” l’esclusione di classici come Marx, Spinoza, Fichte e Schelling dai nuovi programmi di filosofia. Per i firmatari, si tratta di una “polpetta avvelenata” lanciata da un governo che tenta di imporre la propria “egemonia culturale” (ma quale, di grazia?) a fine legislatura, mettendo in pericolo la formazione critica delle nuove generazioni. Rammentano infatti che la filosofia serve a sviluppare il pensiero critico e la comprensione della complessità. Alcune considerazioni di base. Come si può escludere Marx dai programmi, tenendo conto del ruolo che il filosofo di Treviri ha svolto negli ultimi secoli? Senza conoscere le sue tesi risulta impossibile comprendere il concetto di “lotta di classe”, la rivoluzione bolscevica e la nascita dell’Unione Sovietica. Si vuole forse dire che tutto ciò agli studenti non serve? Sarebbe una vera e propria “scemenza”, come l’ha definita Massimo Cacciari. Ma i classici della filosofia potenzialmente esclusi sono tanti. Si va da Spinoza a Fichte, Schelling e Hegel. Intendiamoci. Non è la prima volta che si tenta di eliminare la filosofia a favore delle scienze umane e sociali come psicologia e sociologia. Parecchi anni fa ci provò in Spagna l’allora leader socialista Felipe Gonzalez senza riuscirvi. Fu istituito un percorso di scienze umane senza però eliminare il sapere filosofico. La riforma di Valditara, basata sul cosiddetto modello “4+2”, è nel mirino di sindacati e associazioni studentesche. Sotto tiro è la riduzione del percorso di studi da cinque a quattro anni, che ovviamente implica il sacrificio della formazione culturale a vantaggio di una specializzazione precoce. Molti docenti temono che questo schema trasformi gli istituti in percorsi di addestramento fatti su misura per le aziende, svuotando la scuola della sua funzione prettamente culturale. Sotto accusa anche l'ingresso dei privati nella gestione dei programmi e nell’insegnamento. Vorrei solo notare, in conclusione, che questo è solo l’ultimo tentativo di disfarsi, una volta per tutte, della riforma introdotta da Giovanni Gentile, la quale attribuiva alla formazione filosofica un ruolo cruciale. Una riforma che ci invidiano all’estero, e che noi facciamo di tutto per dimenticare.
Michele Marsonet
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Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.209 Maggio 2026
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