Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La solitudine e la follia di Edgar Allan Poe

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Edgar Allan Poe è stato uno degli scrittori più celebri della letteratura degli Stati Uniti, noto per i suoi racconti dell'orrore e poesie che esplorano temi profondamente oscuri come la morte, la follia e la solitudine.

Proprio su questi temi ha spesso trattato la connessione tra solitudine e follia, suggerendo che l’estrema solitudine può condurre alla follia, e, ovviamente, la follia può isolare totalmente l'individuo dalla società.

La solitudine è un tema centrale nella maggior parte delle opere di Poe, ne fa un uso quasi morboso e per questo i suoi personaggi sono spesso raffigurati come individui solitari, alienati dalla società, che vivono in mondi interiori oscuri e inquietanti, che li conduce alla follia.

Un esempio chiave di questo tema si trova nel racconto Il cuore rivelatore (The Tell-Tale Heart), in cui il narratore, isolato nel suo delirio paranoico, diventa ossessionato dal battito del cuore della sua vittima, un suono che egli percepisce soltanto nella sua mente.

Poe ha esplorato l'idea che la solitudine possa condurre alla follia in diversi modi: i suoi personaggi spesso iniziano come individui ragionevoli che, a causa di una perdita, di un'ossessione o di un trauma, si isolano progressivamente dal mondo esterno.

Questo isolamento li spinge a immergersi sempre più nei propri pensieri, perdendo il contatto con la realtà.

Ciò avviene perché la solitudine alimenta le paranoie, fobie e ossessioni, fino a che i protagonisti, dei suoi scritti, non scivolano completamente nella follia. Allo stesso modo, secondo Poe, la follia stessa può condurre a un’ulteriore solitudine.

Nei suoi racconti, il distacco dalla realtà dei protagonisti li separa dagli altri, creando un circolo vizioso in cui la follia genera solitudine, e la solitudine aggrava la follia.

Un esempio emblematico è Il barile di Amontillado (The Cask of Amontillado), dove il protagonista, Montresor, è così tanto consumato dalla sua vendetta e dal suo odio che, pur essendo circondato da persone, vive in una solitudine interiore che lo isola completamente dagli altri.

Negli scritti di Poe c’è molto se stesso, della sua tormentata esistenza.

Non vi è dubbio che a ruotare la sua mente verso la follia sia stata la morte della madre nel 1811 (il padre li aveva abbandonati un anno prima). Poe cercò di lottare contro il “tarlo” che andava ad insinuarsi nei meandri della sua mente, riportando su carta le sue angosce. Provò anche di darsi una disciplina militare, e per breve tempo fu anche a West Point.  Purtroppo, le brume dell’oblio calarono su di lui alla età di quaranta anni, e non sapremo mai che cosa gli successe quella notte del 3 ottobre 1849, quando ebbe inizio quel calvario che lo porto “alla prima notte di quiete”.

         

Mario Grimaldi

 

 

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