Esiste anche un protestantesimo sionista
Quest’ultima, tuttavia, ha alle spalle oltre duemila anni di storia e non ha un ordinamento democratico. Le critiche al Papa da parte dei fedeli sono consentite sino a un certo punto poiché, dopo essere stato eletto, il successore di Pietro acquista uno status speciale e rappresenta la continuità del messaggio cristiano. Ciò che sfugge a Vance, Trump e ad altri membri dell’attuale amministrazione Usa è che il fatto di avere cariche pubbliche e istituzionali importanti non dà loro alcun diritto di attaccare, e pure in modo aspro, il pontefice. E neppure il fatto che il Papa sia americano li autorizza ad adottare tale comportamento. Ciò vale ancor più per Vance che, come prima si accennava, si è convertito al cattolicesimo pochi anni orsono. Il Vice-presidente, in questo senso, è solo un fedele tra gli altri fedeli, e deve attenersi alle regole di comportamento che la Chiesa di Roma ha fissato da tempo immemorabile. È in grado di capirlo? Vi sono buoni motivi per dubitarne, e il suo invito a Papa Leone a evitare argomenti teologici lo dimostra a sufficienza. Nel frattempo il mondo cattolico Usa, che nelle ultime elezioni aveva largamente appoggiato Trump, sembra assai irritato per le esternazioni di Vance, e questo potrebbe nuocergli in vista della sua eventuale nomination alla presidenza per il Partito repubblicano nel 2028. Anche perché, nello stesso partito, è cattolico pure il segretario di Stato Marco Rubio, di origine cubana, che si è ben guardato dall’attaccare Papa Leone.
Non basta ancora, tuttavia. I cattolici presenti nell’attuale amministrazione Usa si trovano in contrapposizione con un fondamentalismo protestante che negli ultimi tempi ha guadagnato terreno. Si tratta soprattutto del cosiddetto “protestantesimo sionista”, strana espressione che sta però diventando popolare. I suoi esponenti adottano un’interpretazione molto letterale della Bibbia, secondo la quale Dio avrebbe diviso la storia in “capitoli”. La grande novità di tale interpretazione è la netta distinzione tra Israele, cui compete la promessa divina di dominio terreno e irrevocabile, e la Chiesa concepita soltanto quale prefigurazione momentanea degli Ultimi tempi. Ne consegue che quello ebraico è tuttora il popolo eletto al quale spetta dare compimento alla Storia nonostante il non riconoscimento di Cristo. Si tratta di un punto chiave, giacché spiega il motivo per cui anche i cattolici devono riconoscere la preminenza di Israele, destinato a edificare il terzo Tempio e il rinnovato Regno di Israele, così giungendo alla fine dei tempi e al riconoscimento di Cristo quale unico e vero Messia. Qualcuno forse sorriderà, ma occorre rammentare la grande influenza che le sette protestanti hanno sempre avuto nella storia degli Stati Uniti. Una personalità di primo piano dell’attuale amministrazione in sintonia con tale narrazione è Pete Hegseth, il segretario alla Difesa (o meglio, alla Guerra) nominato da Trump con molte polemiche. Non si sa bene cosa pensi lo stesso Donald Trump – che non è mai stato molto religioso – del protestantesimo sionista. L’unico indizio è il ruolo trainante che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha svolto nella guerra con l’Iran. In ogni caso lo spettacolo fornito dall’amministrazione Trump non è per nulla tranquillizzante.
Michele Marsonet
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