L’Italia: genesi di una crisi permanente
La sua analisi adotta una metodologia comparata, mettendo in connessione gli eventi avvenuti tra il 1494 e il 1527. Il primo di questi è la cruenta invasione in Italia dell'esercito francese, guidato dal sovrano Carlo VIII il quale rivendicava mire ereditarie sul Regno di Napoli. Il secondo evento preso in esame è il famigerato Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi. Episodi che furono collegati perché l’invasione francese aprì la strada al successivo dominio della penisola italiana da parte dell’impero spagnolo sul piano politico, in cui il Sacco di Roma fu la sua espressione più cruenta e plastica e che ne scaturì il dominio dell’Impero spagnolo sul piano politico e quello religioso da parte della Chiesa di Roma. Nella sua totalità, il periodo storico preso in esame riguarda una crisi epocale, dove, gramscianamente, un mondo termina e quello nuovo trova difficoltà ad emergere. Tesi di una crisi perenne che si pone in continuità con gli altri saggi di Ciliberto, come Niccolò Machiavelli. Ragione e pazzia (2029), Shakespeare. Il male, il potere, la magia (2022) e Il potere velato. Tirannide, eguaglianza, libertà da Tacito a Spinoza (2025).
Nascita di una crisi politica, culturale, indagata per mezzo della storiografia fiorentina del Quattro e Cinquecento, tramite la consultazione di opere storiografiche di: Cavalcanti, Cerretani, Rucellai, Parenti, Machiavelli e Guicciardini. Opere storiografiche che avevano una finalità eminentemente politica, dove nel processo storico risulta essere determinante l’individualità, la singola azione dell'individuo: «se una grande personalità viene meno, muore o viene sconfitta, è tutta la situazione storica che può cambiare» (p.18). In una tale crisi epocale protagonisti come Machiavelli e Guicciardini si resero conto che vivevano in un momento di cesura tra due epoche in cui gli Stati italiani, in primis la Repubblica di Firenze, venivano sempre di più marginalizzati dallo spirito del mondo per i secoli successivi. Le cause di quello iato epocale furono da ricondurre alla dilatazione dei confini fisici, dovuta alle nuove scoperte geografiche e al progresso tecnico bellico con l'applicazione della polvere da sparo per le armi pesanti. La conseguenza fu l’emersione di un nuovo quadro geopolitico e politico culturale in cui si ebbe uno sviluppo di lessici come il termine “fortuna” con una valenza semantica legata alle contingenze. L’Autore mette in evidenza che l’utilizzo di tale termine viene fatto un ricorso sistematico nelle opere politiche di Guicciardini, Machiavelli e di storici come Cerretani. Proprio in tale contesto si ha la nascita dell'Europa moderna grazie al contributo di artisti e intellettuali italiani che rifuggivano dalle corti rinascimentali del bel paese per ricercare ed esprimere una libertà di pensiero e di creazione, tramite la redazione di libelli o l’insegnamento presso le accademie in paesi come la Francia, Inghilterra e negli Stati dell’impero. Stesso percorso che fecero le opere italiane messe all'Indice nel suolo italiano, che invece vennero pubblicate sia in lingua originale che in tradizione all'estero. A livello esemplifico, in Francia venne editata un'edizione dei Ricordi di Guicciardini e in Inghilterra, negli anni Ottanta del Cinquecento, vennero pubblicate tutte le opere di Machiavelli in lingua italiana. Dal punto di vista politico e culturale, l’Italia del Quattro e Cinquecento si presentava frastagliata in vari Stati-interregionali in cui l'unico principio di unanimità, scrive Ciliberto, era la lingua volgare inserita però solamente nella cultura alta, quella letteraria praticata nelle corti. Ma sotto vi permanevano delle profonde divisioni culturali e antropologiche sostanziali, come l'utilizzo degli idiomi locali e una cultura politica di tipo municipalistica, vera e propria «malattia della nostra storia» (p.108), che è ancora oggi una tematica cogente. Nella seconda metà del Cinquecento e nei primi anni del Seicento la cultura politica italiana era ormai completamente marginalizzata, in cui l’unico suo mezzo teorico e pratico era la dissimulazione. Elementi culturali che Ciliberto ritrova nel bagaglio politico culturale della società italiana e Occidentale attuale.
Lorenzo Bravi
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Con il nuovo saggio, Il cerchio delle umane cose. 1494-1527, crisi e decadenza dell'Italia (Laterza 2026), Michele Ciliberto si interroga sulla coeva decadenza culturale, morale e politica italiana.