La stampa periodica a Castellammare di Stabia. 1860 – 2020
Con il rientro dei Borbone, fino al 1860, erano poco più di 70 i periodici, poche pagine, di solito non più di quattro, fogli in larga misura di varietà e di evasione. Nella Città delle Acque tra i primi ad uscire, risalente al 1860, fu sicuramente La luce del Popolo, giornale filo garibaldino diretto da Agatino Previtera1 e nato proprio sul finire di quell’estate sull’onda del trionfale ingresso a Napoli, il 7 settembre, dell’Eroe dei due mondi. Tra i più diffusi e longevi c’era il bisettimanale Stabia, Gazzetta dei comuni del Circondario, pubblicato due volte a settimana, ogni giovedì e domenica, in quattro grandi pagine, come tutti i giornali, importanti e non, editi in quella fase in qualche modo ancora pionieristica della carta stampata. Come lo stesso giornale recitava, «la direzione ed amministrazione è sita al Corso Vittorio Emanuele, palazzo della Sotto Prefettura, pianterreno a sinistra». Di tendenza istituzionale, il giornale Stabia venne fondato nel 1877 e diretto fino all’ultimo dall’avvocato Federico Ciampitti (1830 - 1899), «un uomo soprattutto buono, di un’onestà che l’ha portato mendico fino alla tomba».2
Considerato il decano dei giornalisti stabiesi, Federico Ciampitti scomparve il 29 marzo 1899, all’età di sessantanove anni per cirrosi epatica, dopo una malattia durata tre mesi. Con la sua morte, scompave, dopo 22 anni, anche il giornale nonostante un timido, immediato tentativo di continuarne la pubblicazione, in quella primavera del 1899, sotto la testata di Nuova Stabia, il cui Gerente Responsabile era Alfonso Penna (poi Gennaro Ciampitti) e pubblicato dalla Tipografia Vollono con sede in Via Nuova. Altro periodico dalla vita non breve e sicuramente letto era il settimanale, L’Amico del Popolo, la cui amministrazione si trovava al n° 16 di Via Nocera e successivamente al Corso Vittorio Emanuele 81, ed era diretto da un giovanissimo ex seguace di Mazzini, il barone Francesco Girace, un personaggio cui non mancavano le ambizioni letterarie, al punto da pubblicare a puntate, sul suo stesso settimanale, un “romanzo sociale” intitolato Febbri d’anima. Il giornale usciva ogni domenica dal 1882, quando l’intraprendente direttore aveva soltanto 24 anni, ma mise ben presto da parte le annacquate idee repubblicane del suo fondatore e divenne organo del partito di Catello Fusco (1839 – 1904), eterno deputato mancato, candidato nel 1882 e nel 1886 nel collegio Napoli IV ed eletto al secondo tentativo, ma subito dichiarato decaduto per presunti brogli, oscillante inutilmente fra la Destra, il Centro e la Sinistra, costume assai diffuso ieri come oggi, ma in ogni modo tre volte sindaco nel 1890, 1892 e 1896, morto poi suicida a seguito di una crisi esistenziale. In seguito questo settimanale si legò al partito del suo rivale politico, Giovanni Greco, già Primo cittadino di Castellammare nel 1882, nel 1887 e nel 1895; e quando i due, infine, si allearono amministrando insieme il Comune nelle elezioni del 1887, coalizzandosi contro l’imbattibile deputato del collegio, schierato sulle posizioni della sinistra liberale, Tommaso Sorrentino3 (1830 – 1900), già consigliere provinciale dal 1866 e ininterrottamente eletto alla Camera fin dal 1870, il giornale si pose in opposizione del duo Fusco – Greco, legandosi alla politica del parlamentare di Gragnano. Lo stesso Giovanni Greco nel 1883, al tempo in cui si contrapponeva a Catello Fusco, aveva favorito la nascita di un giornale pronto a sostenerlo, Il Popolo, un settimanale nato «col proposito di appoggiare il partito dell’attuale maggioranza municipale», inizialmente diretto dal professor Nicola De Rosa. Nell’aprile 1889 usciva il settimanale, La Riscossa, giornale politico amministrativo, diretto da Arturo Bergamo, genovese d’origini siciliane e da poco trapiantato a Napoli, subito definito dal Girace un “socialista rivoluzionario”. La definizione, pubblicata sul numero del 24 marzo, annunziando la nascita del nuovo periodico, provocò strascichi velenosi e pretestuose polemiche con denuncia finale al commissariato di pubblica sicurezza per minacce; una pericolosa diatriba spenta sul nascere dal nuovo Sottoprefetto, il conte Leopoldo Thunn Hohenstein. L’alto funzionario aveva preso possesso del suo nuovo incarico il 21 marzo 1889, proprio alla vigilia delle tensioni che accompagnarono la preparazione del primo numero di quest’organo politico, definendole «semplice contesa giornalistica, nella quale a mio subordinato avviso conviene che l’ufficio di P.S. si tenga assolutamente estranea». Di certo Arturo Bergamo era stato, almeno nel periodo genovese, notoriamente socialista, ma a Castellammare il suo nuovo giornale nasceva sotto l’egida del duo Fusco - Greco per farne l’organo ufficiale a sostegno della maggioranza, come del resto si evinse fin dai primi numeri, dove difendeva aprioristicamente ogni scelta dell’amministrazione comunale e contrastare L’Amico del Popolo, passato all’opposizione. Lo stesso Bergamo, annunciando a sua volta l’uscita di un nuovo giornale stabiese, Combattiamo! affermò senza problemi come il suo settimanale, La Riscossa, rappresentasse il partito liberale istituzionale cittadino e cioè i suoi due maggiorenti, Catello Fusco e Giovanni Greco.4 La Riscossa era stampata dalla Tipografia Stabiana, la cui sede era posta in via Nuova 17. Il Gerente Responsabile era Domenico Gaeta. Dello stesso periodo, tra il 1885 e il 1890, fu il settimanale, La Gazzetta, giornale circondariale amministrativo letterario, stampato dalla Tipografia Elzeviriana sita al Corso Vittorio Emanuele. Era un periodo fecondo questo per la stampa locale, settimanali e quindicinali si susseguirono senza soluzione di continuità, la maggior parte si spensero dopo pochi numeri, ma ciò nulla tolse alla voglia di fare, di scrivere, di assumere iniziative letterarie o pseudo tali, in gran parte legati all'uno o all'altro personaggio politico, oppure al mondo clericale. Si vide così nascere il 29 ottobre 1890, L'Avvenire, giornale del popolo politico amministrativo, stampato dalla Tipografia Vollono, mentre fu del novembre 1893 il quindicinale, Mente e Cuore, periodico giovanile scientifico letterario, stampato dalla Tipografia Elzeviriana. Da rilevare per la sua connotazione politica il mensile, Lega fra gli insegnanti elementari, periodico dell'associazione omonima, il cui primo numero uscì nel giugno del 1893, stampato dalla Tipografia, G. Maggi di Torre Annunziata. Il 26 febbraio 1893 vide invece la luce il Don Chisciotte, periodico politico, letterario, artistico illustrato, Tipografia Fratelli Vollono, seguito a ruota da, Il Pensiero, giornale letterario quindicinale, diretto da Amerigo Vespucci Maresca, il cui primo numero uscì il 2 marzo 1893 per i tipi dello Stabilimento Tipografico Elzeviriano. Fu invece del 10 luglio 1898, Il Fonografo stabiese, periodico estivo, stampato dalla Tipografia Vollono, diretto dall'avvocato Adolfo Limarzi (1873 -1956), poi destinato a diventare Segretario Generale del Comune e figura di spicco del mondo culturale, e non solo, locale. Stando al suo celebre genero, Silvio Gava, Limarzi era una delle prime, se non la prima personalità di Castellammare,5 mentre dal suo acerrimo nemico, il professor Catello Langella fu definito, il solito nemico della città, e per questo querelato per diffamazione.6 Non contento, Limarzi ereditò pure, Il Fonografo del circondario di Castellammare di Stabia, Tipografia De Meo. Il primo numero del quindicinale Alessandro Manzoni, periodico giovanile scientifico letterario, diretto dal parroco Elia Rotondo, fu del luglio 1893 e pubblicato dalla Tipografia Vollono situata in via Nuova. Il sacerdote, membro dell'Accademia Nazionale, era nato a Napoli nel 1868, ma stabiese di adozione, aveva insegnato nel Seminario per lungo tempo, ed era parroco della chiesa del SS Salvatore in Scanzano. Tra i numerosi collaboratori, ricordiamo, tra gli altri, Monsignor Pietro Jorio (1841 - 1921), arcivescovo di Taranto ed infine di Nicomedia, odierna città turca di Izmit, l'ecclesiastico stabiese, Catello Longobardi, curatore di una rubrica sulle tradizioni e il folclore religioso stabiese, il canonico Antonio Evangelisti, dottore in Sacra Teologia, professore di filosofia nel Liceo del Seminario Stabiano e diversi insegnanti quali Filippo Trillo, Vito de Jorio ed altri. Quest’ambiziosa, corposa rivista, di 14-16 pagine, diffusa tra il clero e gli intellettuali cattolici per il suo carattere prevalentemente religioso, visse per diversi anni, fino a quando, le gravi vicende della guerra, non lo privarono di collaboratori e abbonati. Cessate le pubblicazioni, le riprese nel 1923, nel cinquantenario della scomparsa del grande scrittore e poeta dal quale la rivista traeva il nome. Uscì sicuramente almeno fino al 1926. Alcune copie sono consultabili nei siti web di Libero Ricercatore e Archivio Plaitano, oltre che nell'Archivio Storico Comunale di Castellammare.7 Segnaliamo, infine, Gil Blas, periodico diretto da tale Marchini edito nell’estate del 1897 ma di cui, allo stato, non sappiamo altro. Probabilmente l’ambizioso intento era di seguire la falsa riga del più importante Gil Blas, pubblicato a Parigi fin dal 1887 e dove si cimentavano con i loro scritti i più autorevoli scrittori e poeti d’oltralpe. Anche a Napoli ci fu nel 1889 una rivista dalla stessa denominazione. Da ricordare Nicola Scognamiglio, il primo socialista - o almeno si definì tale per un certo periodo, prima di ridiventare monarchico a seguito dell'arresto per i moti del 1898 - eletto nel consiglio comunale stabiese, che nell’ottobre 1901 istituì la Scuola Tecnica Stabiese, poi trasformata in Scuola Tecnica Pareggiata Giuseppe Bonito, con pochi altri professori di Castellammare, tra cui il repubblicano Michele D’Auria, suo primo direttore, e il socialista Andrea Luise. Scognamiglio fondò e diresse il periodico Il Corriere di Stabia, le cui prime notizie risalgono al 1894, quando venne citato in una corrispondenza estiva del Mattino come giornale in grado di offrire sempre notizie freschissime. Periodico dalle alterne vicende, vide nuova luce il 21 febbraio 1904 e accusato, da subito di fare da cassa di risonanza degli interessi politici di Alfonso Fusco, sindaco e deputato del collegio stabiese. Tra i suoi redattori ci furono Adolfo Limarzi. Il Corriere di Stabia uscì fino al 1907, stampato dalla Tipografia Elzeviriana ubicata al Corso Vittorio Emanuele. Nell'ottobre 1908 si ha notizia di un nuovo Corriere di Stabia stavolta al servizio dell'ammiraglio Augusto Aubry, gestito dalla stessa sottoprefettura guidata da Vittorio Peri, contro Alfonso Fusco per la candidatura delle elezioni politiche generali del 7 marzo 1909 (Sull'argomento vedi anche La Verità). Il Corriere di Stabia di Scognamiglio fu stampato regolarmente fino ai primi due mesi del 1908, anno della sua morte. Autore di uno studio critico letterario su Manzoni e di una biografia su Padre Luigi Aiello, maestro e tutore dei sordomuti, lo stesso Scognamiglio si occupò di «questi infelici cui dedicò con affetto e carità l’opera sua occupandosi del loro insegnamento e dei gravi problemi didattici e pedagogici che si agitano intorno alla loro educazione», come ebbe a dire il consigliere comunale, Eduardo De Lutiis, rievocando brevemente la sua vita in maniera commossa, anche se con enfasi retorica. Scomparso prematuramente, a soli 42 anni, il 23 febbraio 1908, fu commemorato il successivo 16 marzo, nel primo consiglio comunale convocato all’indomani delle elezioni amministrative del 1° marzo.8 Di questo scorcio di fine Ottocento ricordiamo, infine, Il Corriere del Circondario, giornale politico amministrativo, settimanale uscito nel 1897, con sede al Corso Vittorio Emanuele 81 e stampato dalla Tipografia Elzeviriana, con Alfonso Penna Gerente Responsabile e Vincenzo Fornaro, Redattore Capo. Risale al 1913 il settimanale satirico, La Cuccagna, di cui non abbiamo notizie. Lotta Civile, organo del Psi. Il 12 aprile del 1903 uscì Lotta Civile, il primo giornale autenticamente socialista pubblicato a Castellammare di Stabia ed aveva come direttore l’avvocato Raffaele Gaeta. La redazione era composta dal professore di matematica, Pietro Carrese, l'avvocato Vincenzo De Rosa, il notaio Alfonso De Martino, il professore di francese, Andrea Luise e Vincenzo Varone che ne curava l'amministrazione.9 Organo quindicinale socialista del circondario, portò avanti alcune importanti campagne moralizzatrici contro i monarchici, il clero cittadino, ampiamente politicizzato e al servizio dei potenti della città, ma soprattutto contro il malcostume e la corruzione del clan dei Fusco, la cui famiglia dominava politicamente da oltre venti anni la città, prima con Casimiro Fusco, sindaco della città nel 1877, poi con Catello, a sua volta sindaco e deputato, e successivamente con i fratelli Alfonso ed Ernesto, fino all'ultimo rampollo, Nicola Fusco. Il periodico usci a fasi alterne, vendendo circa 400 copie a numero, senza comunque riuscire a sopravvivere al suo primo anno di vita, travolto dalla stessa crisi che portò, nel corso del 1904, alla chiusura della sezione socialista, sorta il 19 luglio del 1900 ad opera di Catello Langella, Raffaele Gaeta, Alfonso De Martino, Andrea Luise ed altri. L'Aurora È del settembre 1907 il quindicinale clericale, L’Aurora, giornale politico amministrativo del circondario di Castellammare uscito con una certa discontinuità almeno fino al 1911, diretto da Antonio Carnevale, affiancandosi egregiamente all’organo ufficiale del partito di Alfonso Fusco, La Verità, nella sua continua campagna contro il pericolo rosso rappresentato dai sovversivi socialisti. Il nuovo periodico cattolico, nel suo numero straordinario del 1° dicembre 1907, pubblicato in occasione della traslazione delle ossa, dal cimitero nella cattedrale Stabiana, di Monsignor Francesco Saverio Petagna (1812 – 1878), già Vescovo della diocesi di Castellammare, affermava perentorio: «Non sono ancora trascorsi molti giorni dacché si è aperta la Camera del Lavoro e già si è verificato lo sciopero degli operai carrozzieri, degli operai dell’officina americana e tra pochi minuti scoppierà lo sciopero dei gassisti. Per ora non vogliamo entrare nel merito, ma abbiamo voluto fare un po’ di statistica.» Naturalmente i responsabili di questo sfascio sociale, del disordine pubblico imperante, di questa smania di pretendere diritti, erano i socialisti, i quali volevano colpire al cuore la nazione, gettando il seme della violenza, di cui gli scioperi erano un frutto perverso, rei di provocare gravi dissesti finanziari nelle casse dello stato e, cosa ancora più grave, nelle tasche dei borghesi. Mentre la lotta di classe assumeva per qualcuno il volto dell’apocalisse, facendo preannunciare chissà quali cataclismi sociali se non si poneva un freno immediato alle eccessive pretese operaie, questi ultimi, probabilmente, neanche sapevano d’essere responsabili di tali catastrofi, e continuavano, quindi, non a fantasticare chi sa quale stato sociale, ma più semplicemente a difendersi da uno sfruttamento che li obbligava a lavorare per 12/14 ore il giorno, per pochi centesimi, appena sufficienti a garantire solo una mera sopravvivenza e a soddisfare esclusivamente, a malapena, i bisogni primari. Intanto come aveva già preannunciato l'articolista de L'Aurora, in seguito ad una serie di miglioramenti salariali e a migliori condizioni di lavoro strappati dai lavoratori di Napoli della Compagnia napoletana per l’illuminazione e il riscaldamento a gas, anche i gassisti e gli accenditori di Castellammare di Stabia e di Gragnano, dipendenti della stessa Compagnia, si apprestavano ad entrare in agitazione per ottenere gli stessi trattamenti riconosciuti ai loro colleghi napoletani. La Verità Stampato a sua volta dal 1908, col numero di saggio pubblicato il 12 gennaio di quell'anno, il settimanale si definiva anch'esso giornale politico amministrativo, la cui sede era in Piazza Municipio 28. Direttore e proprietario del giornale era Luigi Morfino. Stampato dalla Tipografia Elzeviriana dei fratelli Umberto e Raffaele De Luca, sita al Corso Vittorio Emanuele 81 e successivamente dalla Tipografia De Martino, la cui sede era anch'essa in Piazza Municipio 28. Si hanno notizie del giornale almeno fino a tutto giugno 1914, con diverse lacune. Fu l'organo ufficiale del partito di Alfonso Fusco, sindaco, consigliere provinciale e deputato del collegio stabiese, definito dai socialisti del settimanale napoletano, La Propaganda, “L'uomo di fango”, parafrasando il velenoso epiteto coniato qualche anno prima per il celeberrimo giornalista, fondatore e proprietario del Mattino, il reazionario Edoardo Scarfoglio, a sua volta feroce antisocialista. Si ritrovano interessanti notizie sulle violenti polemiche che interessarono il progetto dei Magazzini Generali, in particolare la loro allocazione e sulla ricostruzione della Cassa Armonica, sul fatiscente stato delle scuole primarie, prive della più elementare igiene e aule sovraffollate, sulla condizione delle strade cittadine, comprese le più importanti arterie, quale il Corso Garibaldi (la più bella passeggiata) e via Nocera e sulla miseria incombente tra le classi meno abbienti e finanche sull'ospedale Civile definito un porcile indecente. Interessanti sono le notizie sulla Castellammare degli anni Dieci, le astiose polemiche con i socialisti e con i repubblicani di Rodolfo Rispoli, i ritratti dei protagonisti della politica dell'intero Circondario, in particolare di Gragnano e Torre Annunziata e della imprenditoria. Di notevole interesse gli attacchi al giornale della sezione socialista stabiese, La Voce del Popolo e, dopo la scomparsa di quest'ultimo, con il nuovo periodico, nato nell'ottobre 1908, Il Corriere di Stabia, “il giornale della sottoprefettura”, come veniva sprezzantemente definito da Luigi Morfino nei suoi feroci articoli. Nel nuovo settimanale, ispirato, se non redatto nel palazzo della sottoprefettura di Castellammare, vi scriveva almeno un impiegato della sottoprefettura che si firmava con il pseudonimo di “Sfinge”, probabilmente sotto dettatura dello stesso, abilissimo e spregiudicato sottoprefetto del Circondario, Vittorio Peri, a Castellammare dal 1906. Il giornale difendeva gli interessi di Augusto Aubry, il potente ammiraglio napoletano, deputato del collegio di Castellammare, eletto nelle elezioni del 1904, già sottosegretario al ministero della Marina sotto diversi governi, ed entrato in rotta di collisione con Alfonso Fusco per quelle successive del 1909. La lotta acerrima tra i due settimanali, combattuta senza peli sulla lingua, non escludendo l'insulto personale, cessò con l'elezione di Aubry nel I° collegio di Napoli, lasciando così campo libero al Fusco. Il Corriere di Stabia e La Verità, furono in seguito alleati nella lotta congiunta contro il candidato repubblicano, Rodolfo Rispoli, aspramente combattuta nelle elezioni del 7/14 marzo 1909. Interessante e gustosa la rubrica dedicata agli uomini illustri, dove venivano velenosamente presi in giro i leader del socialismo stabiese, da Vito Lucatuorto a Catello Langella, passando per Pietro Carrese e l'arsenalotto Ernesto Aiello, così come non lesina attacchi al direttore didattico, Basilio Cecchi, accusato di favorire i socialisti e prima vittima nella galleria degli illustri. E continuando ci fa gustare un ironico profilo di Raffaele Gaeta e di Alfonso De Martino. L'arguto Veritas, non lesinò i momentanei alleati dei socialisti, i democratici Raffaele Palladino, Antonino Del Gaudio, l'ex sindaco della prima ed unica Giunta di Centro Sinistra ante litteram che Castellammare abbia conosciuto negli anni Dieci del Novecento e Sebastiano Gentile. Si continua con i repubblicani Salvatore Formicola, Salvatore Fatta e Rodolfo Rispoli. La Verità fu un periodico al totale servizio dei potenti, politici ed economici del Circondario, ma in primis della famiglia Fusco e del loro capo riconosciuto, Alfonso. I Fusco erano una potente famiglia di Castellammare che dominò la scena politica cittadina per un trentennio, eleggendo, consiglieri comunali sindaci e deputati, non sempre utilizzando metodi legali. Il primo ad essere eletto sindaco fu Casimiro Fusco (1827 – 1889), nativo di Agerola, nel 1877, seguì il fratello minore, Catello Fusco (1839 - 1904) nel 1890 e anni successivi, Alfonso nel 1903 e, ultimo, il fratello minore di quest'ultimo, Ernesto (1869 - 1940) nel 1908. Deputati furono il medico chirurgo, Catello eletto nel 1886 e suo nipote Alfonso, eletto per ben tre volte, nel 1895, nel 1900 e nel 1909. Alfonso (1853 - 1916), imprenditore abile e spregiudicato, pessimo oratore, fu anche consigliere provinciale. La Voce del Popolo Dopo la chiusura di Lotta Civile, un nuovo organo socialista uscì nel gennaio 1907, La Voce del Popolo, giornale politico amministrativo del circondario di Castellammare di Stabia. Il giornale aveva esordito con una sorta di scoop su un tentato omicidio all’interno della Regia Corderia, facendo emergere un colossale imbroglio ai danni dello stato con il coinvolgimento di alcuni dirigenti, capi tecnici, ufficiali della marina e operai della stessa Corderia, in combutta con fornitori di canapa che mandavano materiale di pessima qualità e fatta passare per ottima attraversa una rete di complicità interna allo stabilimento. L’inchiesta avviata dal neonato giornale socialista stabiese - nonostante la reticenza della stessa vittima, l’operaio Luigi Di Palo, rifiutatosi di assoggettarsi all’imbroglio e per questo aggredito e picchiato a sangue da alcuni individui sul lavoro - portò all’apertura di un’indagine da parte delle autorità giudiziarie e ai successivi «emozionanti arresti praticati in questo Regio Cantiere.» Le inchieste giornalistiche trovarono vasta eco sul quotidiano socialista, l'Avanti!.10 Interessante la contro inchiesta del quindicinale avversario, La Verità, organo ufficiale di Alfonso Fusco, che smontò l'intero impianto accusatorio, accusando i socialisti di aver inventato di sana pianta la trama. Anche questo giornale non ebbe vita lunga, riuscendo a resistere soltanto un paio di anni, cessò infatti le pubblicazioni nell'aprile 1908. Tra i suoi redattori Pietro Carrese (1875 – 1949) figlio dell'anarchico Vincenzo, uno dei fondatori della sezione stabiese della I Internazionale nel lontano 1869, Vito Lucatuorto, che ne fu il redattore capo e il direttore, il professore di francese Andrea Luise, il giovane studente universitario, Catello Marano e Catello Langella., ritenuto dalla polizia politica, il primo socialista di Castellammare di Stabia. L'Emancipazione Organo socialista dei lavoratori vesuviani, questo settimanale fu fondato da Gino Alfani, Segretario della Camera del Lavoro di Torre Annunziata, il suo primo numero saggio uscì il 20 giugno 1908. Fu pubblicato per almeno quattro anni, fino a febbraio 1911. Questo periodico svolse una fondamentale funzione di informazione, propaganda e di proselitismo tra i lavoratori dell'intero Circondario. Spesso l'unico organo dei socialisti dell'area. Lo citiamo tra la stampa stabiese unicamente perché, dopo la chiusura de La Voce del Popolo, i socialisti stabiesi lo utilizzarono come loro organo ufficiale, così come fecero i socialisti della vicina Gragnano. La sezione del PSI di Castellammare ebbe una sua rubrica intitolata, Corriere di Stabia, dove settimanalmente il corrispondente stabiese informava dei fatti avvenuti. Purtroppo gli articoli non sono mai firmati ma è ipotizzabile che fossero quelle solite di Ignazio Esposito, oppure di Catello Marano o Vito Lucatuorto. Gli articoli disturbarono non poco il direttore e proprietario de, La Verità, organo di Alfonso Fusco, attaccando furiosamente, utilizzando il solito violento, scurrile linguaggio, il socialismo e i socialisti stabiesi e contro chiunque osasse anche minimamente parlar male, o mettere in dubbio l'onestà e le capacità politiche del Fusco.11 La Propaganda Citando L'Emancipazione, settimanale di Torre Annunziata, non possiamo, per lo stesso motivo, non citare, La Propaganda, fondamentale settimanale, spesso anche quotidiano, socialista di Napoli, a larghissima diffusione, sorto nel 1899 e sul quale scrivevano le migliori firme del socialismo di fama nazionale, da Arnaldo Lucci ad Enrico Leone, da Arturo Labriola a Giovanni Bergamasco, fino a Ettore Ciccotti. Hanno fatto storia le sue battaglie contro la camorra e contro il proprietario e direttore del più importante quotidiano napoletano, Il Mattino, Edoardo Scarfoglio, per il quale fu coniato per la prima volta il termine offensivo di “uomo di fango”, dal deputato radicale Renato Matteo Imbriani (1843 - 1901) e fatto proprio dal giornale socialista.12 Il termine fu poi esteso al deputato stabiese, Alfonso Fusco, emblema della corruzione politica e del malaffare La sezione socialista stabiese, come quella di Torre Annunziata e degli altri comuni del circondario, dove erano presenti socialisti organizzati, trovò qui il suo spazio naturale per far sentire la sua voce, diffondere i suoi propositi e partecipare con i suoi delegati alle varie assisi, convegni e congressi provinciali e regionali. Il primo corrispondente della sezione stabiese fu per molto tempo Andrea Luise, poi sostituito da Vito Lucatuorto dal 1907, successivamente da altri, da Achille Gaeta ad Alfonso D'Orsi. Chiunque voglia conoscere e studiare i primi passi della storia del socialismo stabiese non può prescindere dalla lettura di questo fondamentale organo del socialismo napoletano, campano e finanche meridionale, oltre, naturalmente, che dall’ Avanti! La Propaganda fu pubblicato da maggio 1899 al 1919. La Voce Non trascorsero molti anni prima di vedere la nascita di un altro periodico legato al Psi grazie all'iniziativa di un grappolo di ragazzi, quasi tutti studenti, alcuni operai e qualche giovane laureato, cominciando a raccogliersi intorno al futuro leader del Partito Comunista d’Italia, Amadeo Bordiga. Il giornale, La Voce, fondato e diretto dal giovane 25enne, Ignazio Esposito, era il quindicinale della sezione stabiese del Psi, il cui primo numero uscì il 13 ottobre 1912 e fu praticamente l'organo ufficiale del Circolo Socialista Rivoluzionario Intransigente, Carlo Marx, fondato da Amadeo Bordiga nell'aprile di quello stesso anno. La sede era nel cuore del Centro Antico di Castellammare, in via Nuova 10 e questo divenne ben presto il loro abituale luogo d’incontro e di discussione politica. Lo stesso nucleo aveva, di fatto, ricostruito per l’ennesima volta, la sezione socialista o, per meglio dire, ridiedero linfa vitale ad un asfittico circolo giovanile trasformandolo nella temibile sezione giovanile socialista antimilitarista, vera e propria fucina di dirigenti d’altissimo spessore politico e protagonisti della nascita del partito comunista, tra i quali ricordiamo Oreste Lizzadri.13 Sul periodico socialista stabiese scrissero importanti articoli gli stessi Amadeo Bordiga e Ruggero Grieco.14 Fra coloro che diressero in seguito il giornale ricordiamo Oscar Gaeta e Catello Marano.15 Il giornale sospese le sue pubblicazioni con il numero 24 per mancanza di fondi il 29 novembre 1914. Le riprese il 21 febbraio 1915, annunciando la nascita di una sezione giovanile socialista prendendo in affitto una camera nel Palazzo Vollono. Nuovamente sospeso verso il mese di maggio,«per le condizioni di ordine generale del momento attuale», come recita una nota del Prefetto. Era iniziata la prima guerra mondiale. Riprendese il 24 agosto 1919 con sede al Corso Vittorio Emanuele, 80, stampato dalla Tipografia Spagnuolo e Scala, con cadenza sempre quindicinale in 500 copie. Il nuovo Direttore Responsabile fu Giuseppe Guerriero, di 45 anni. Sospeso nell'ottobre 1919, a seguito di dissensi con la tipografia per questioni di prezzo, riprese l’11 gennaio 1920 stampato dalla Tipografia Fedele, sita al CVE, 56. Cessò definitivamente le sue pubblicazioni con il n. 7 dell'aprile 1920, in attesa di essere sostituito da un altro giornale socialista. Di questo nuovo giornale non ne abbiamo trovato traccia. La Gazzetta stabiese, Il Gazzettino e il Maglio Organo politico amministrativo del circondario di Castellammare di Stabia, La Gazzetta Stabiese fu fondato da Achille Gaeta (1892 - 1957) che definì, il suo periodico organo critico umoristico. Pubblicato tra il 1912 e il 1913, procurò al suo direttore diverse querele e denunce. Diretta emanazione del primo fu, Il Gazzettino, fondato nel 1919, sempre dal Gaeta, nell'immediato primo dopoguerra. Su questo giornale Gabriele D’Annunzio vi scrisse un articolo intitolato, Cagoia, e lo stesso Mussolini lo utilizzò attaccando Nitti in un articolo dal titolo, Nitti, il ministro della fogna. Ancora nel 1920 pubblicò una piccola guida della città in cui venivano illustrate le virtù terapeutiche delle acque minerali, di proprietà del comune e le altre ricchezze naturali della città. Mentre nei primi anni del regime fascista iniziò la pubblicazione di un nuovo periodico, Il Maglio, con intonazione spiccatamente antifascista. Articoli dello stesso tenore scriveva anche sul Paese, quotidiano romano di cui era corrispondente. Questi giornali, stando ad un articolato rapporto di un ispettore di Pubblica Sicurezza erano «…tristemente ricordati in Castellammare per attacchi velenosi alle più cospicue personalità del luogo, a base di campagne scandalistiche nelle quali, con linguaggio da trivio, il Gaeta non ebbe ritegno di fare strazio anche delle rispettabilità di varie signore, come la consorte del colonnello Medico, cav. Ragazzi, la contessa Fiume, la baronessa Girace».16 Il Risveglio di Stabia Fallita l’esperienza della prima Camera del Lavoro fondata nell'ottobre 1907, partito nel marzo 1908 in volontario esilio verso la lontana Australia, dove già viveva una sorella, per disintossicarsi dai dispiaceri della politica, Catello Langella tornò in Italia, nella sua amata Castellammare, probabilmente alla vigilia della prima guerra mondiale. Nel gennaio 1916 fondò e diresse, il periodico Il Risveglio di Stabia, da lui stesso definito il giornale degli onesti di tutti i partiti e da essi sostenuto, una fortunata e battagliera pubblicazione, talora quindicinale, altro mensile, che ancora nel 1926 informò gli stabiesi sulle vicende locali. Attraverso questo giornale partecipa «Con i suoi vibranti interventi giornalistici alla vita amministrativa cittadina (…) affianca l’opera del Comitato d’assistenza civile, segnala all’opinione pubblica i casi di patriottismo e d’umana solidarietà di concittadini…riporta il racconto di atti di valore di altri concittadini combattenti, lettere di fanti(…) collabora attivamente con il Comitato della Croce Rossa per far giungere alle famiglie dei richiamati notizie dei propri congiunti dati dispersi sul fronte della guerra…Il 23 luglio 1916, Catello Langella, partecipando ad una riunione della Croce Rossa Italiana presso l’ospedale territoriale di Napoli, conosce il grande Guglielmo Marconi che poi l’onorerà della sua amicizia e lo infervorerà vieppiù a prodigarsi per la valorizzazione del bacino idrominerale stabiano (…) Nel novembre 1918 Il Risveglio registra con un’edizione straordinaria il canto vittorioso del trionfo delle armi italiane a Vittorio Veneto, che ricongiungono Trieste alla madre Patria.»17 Catello Langella dopo il suo rientro dall'Australia, si mostrò interventista convinto. Polemico fino alla provocazione, Langella non lesinava nei suoi articoli gli aggettivi più pesanti, non preoccupandosi di cadere nell’offesa personale, anzi talvolta sembrava quasi cercarla, provarci gusto. Le sue erano, ora, battaglie a difesa della moralità, ora in nome degli ideali perseguiti, a partire dalla difesa strenua di Castellammare, delle sue terme, delle sue acque. Dell’amore sconfinato per la sua città ne fece una ragione di vita, non fermandosi neanche di fronte alle denunce, civili e penali, che gli piovevano addosso. Tra le prime ricordiamo quella del 1918, quando nel numero del 15 febbraio attaccava Maresca Simpliciano, il direttore del Dazio Consumo, nell’articolo in prima pagina intitolato Il cancro daziario, accusandolo senza mezzi termini di un ammanco di cassa nell’azienda daziaria, di tendenze erotiche verso due ragazze, figlie di un venditore di vino al minuto, di aver favorito un certo Luigi Stinco, nativo come il Maresca di Piano di Sorrento, accordandogli di vendere vino al minuto senza licenza nella sua bottega al Corso Vittorio Emanuele 307, di aver favorito alcune guardie esonerandole dal servizio militare a discapito di altre, di non aver ripartito le somme delle contravvenzioni e infine di essere un assenteista. E a coronamento delle violente accuse lo definiva un farabutto. A conferma di quanto scriveva citava una serie di testimoni tra i quali l’avvocato Raffaele Gaeta quale Commissario di vigilanza del Dazio comunale, l’ex sindaco Catello Gaeta e l’imprenditore Pietro Salese perché a conoscenza delle insidie fatte alle figlie di Celeste Pietropalumbo, la donna a cui fu poi tolta la licenza per vendicarsi delle ragazze che non avevano ceduto alle lusinghe del direttore del dazio.18 Simpliciano Maresca, il direttore del Dazio del comune di Castellammare, non ci pensò su due volte e tre giorni dopo, il 18, presentava un’istanza di citazione direttissima al Presidente del Tribunale di Napoli denunciando per diffamazione e ingiuria Catello Langella, nella sua qualità di Direttore del Risveglio, e Carlo Giandomenico come gerente del giornale, accordando «(…) ai querelati…ampia facoltà di prova per l’accertamento dei fatti diffamatori ed ingiuriosi in danno del sottoscritto (...)».19 Il Maresca lamentava nei suoi confronti una vera e propria campagna di stampa, chiamando a testimonianza della sua onestà, tra gli altri, il Regio Commissario di Castellammare, Luigi Brandi e l’ex sindaco Ernesto Fusco, «(…) I quali deporranno sulla falsità assoluta delle accuse diffamatorie contenute nell’incriminato articolo (...)».20 Imputato di diffamazione ed ingiurie continuate ed aggravate dalla pubblicità a mezzo della stampa, Catello Langella ebbe come suo primo difensore in questa causa penale, Alfredo Sandulli (1869 – 1942). Non da meno fu il Gerente del giornale, il 69enne Carlo Giandomenico, scegliendo Gino Alfani. Due grandi socialisti per chi il socialismo - almeno il Langella - lo aveva rinnegato. Vi furono diverse sedute dove furono ascoltate le opposte testimonianze e nel corso delle quali cambiarono anche gli avvocati difensori. Già nel dibattimento tenuto il 24 giugno, a difendere Langella non c’era più il Sandulli ma Marcello Cornacchione. Nella prima udienza del 18 marzo di quello stesso anno, Catello Langella non esitò ad assumersi la paternità dello scritto, riconfermando come «tutto quanto si addebita con quell’articolo al direttore daziario Maresca è vero ed è notorio in Castellammare…tengo a dichiarare che io quando ho scritto in quell’articolo ho creduto farlo nell’interesse del bene pubblico e non contro il direttore col quale non ho alcuna ragione di livore”. Lo stesso Maresca nella sua deposizione, nel riconfermare le ragioni della sua querela, riconobbe che Effettivamente, come lo stesso Langella afferma, io non ho con lui alcun rancore personale, e solo ora l’ho conosciuto di vista».21 La sentenza si ebbe il 18 marzo 1919 e fu letta dal presidente Emilio Lanzi: «Il tribunale dichiara Langella Catello colpevole di diffamazione a mezzo stampa, esclude l’aggravante della continuazione in danno di Maresca Simpliciano con circostanze attenuati (…) lo condanna alla pena di mesi dieci di reclusione e lire 833 di multa, al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede a favore della parte lesa. Ordina la pubblicazione di questa sentenza a spese del Langella nel giornale Il Mattino di Napoli. Visto l’art. 9 del Codice di procedura penale … dichiara condonati mesi quattro della reclusione come sopra inflitta al Langella e l’intera multa. Visti gli art. … assolve Langella dalla imputazione di ingiuria perché estinta l’azione penale per prescrizione. Visto lo stesso articolo (…), assolve Giandomenico Carlo dall’imputazione ascrittagli per non aver commesso il fatto». Non contento della sentenza, il giorno dopo l’avvocato Marcello Cornacchione fece ricorso in Corte d’Appello ed ebbe ragione perché il 20 ottobre di quello stesso 1919 fu assolto “per estinzione dell’azione penale per amnistia”.22 Nella sua veste di giornalista Catello Langella si batté strenuamente per la valorizzazione di Castellammare come stazione di cura e centro turistico e non esitò a pubblicare lettere aperte in cui denunciò l’amministrazione comunale di disinteressarsi delle sorti delle terme e dell’avvenire della città. Così fece, per esempio, nel numero 8 del 1° giugno 1922, quando indirizzandola «Alle Eccellenze Onorevoli De Nicola, Beneduce e Rodinò”, denuncerà …la mancanza della fognatura e delle zone di protezione igienica delle sorgenti di acque minerali che se impediranno …il radioso avvenire di Stabia, affermato dal XIII Congresso Idroclimatologico, la responsabilità deve cadere sui maggiori esponenti dei partiti dell’ordine i quali predicano bene, prima delle elezioni, ma poi abbandonano il popolo nelle mani degli insipienti e delle consorterie, che fanno il giuoco dei nemici dell’ordine, alimentando l’odio di classe, aumentando il disagio economico, perché qui il problema economico equivale a quello igienico… Dai pupilli, dagli ignoranti, dai miserabili e dagli interessati contro l’avvenire di Castellammare, non si può pretendere più di quello che hanno fatto finora e più di quello che sapranno fare.»23 L’attacco violento riprendeva quanto già denunciato il 24 maggio al Prefetto, alla direzione della sanità pubblica del Regno e agli stessi Alberto Beneduce (1877 – 1944) ed Enrico De Nicola (1877 – 1959), rispettivamente Ministro del Lavoro e Presidente della Camera, entrambi campani ed eletti nella circoscrizione di Napoli nelle ultime elezioni politiche del 1919, dal “Corpo medico di Castellammare, unico competente del problema igienico sanitario della Città”. Ventiquattro firme sostenevano la denuncia anch’essa pubblicato dal mensile diretto da Catello Langella.24 La lettera aperta, pubblicata sull’intera prima pagina del Risveglio di Stabia, sollevò feroci polemiche fino a provocare una delibera di giunta il giorno 20 di quello stesso mese nella quale si facevano presente le frasi offensive contro l’amministrazione, dando quindi mandato al sindaco di sporgere formale querela contro il direttore del giornale e sospendendolo dall'insegnamento. Sospensione poi annullata dal Provveditore Bruno Cotronei facendo infuriare oltre misura il sindaco e questi, preso carta e penna, riempì sei bollenti pagine di replica al veleno contro l’odiato Langella. Una puntigliosa ricostruzione dei motivi e delle ragioni che lo avevano portato alla sospensione del professore d’italiano. Il giornale uscì, tra alterne vicende, fino al 1926. Il Popolo Tirreno Nel 1921, stando a quanto scrisse Giacomo De Antonellis nel suo, Napoli sotto il regime, Catello Langella fondava con Francesco Rega, il periodico, Il Popolo Tirreno, per lungo tempo l’unica rivista fascista del Mezzogiorno. In realtà nello stesso periodo usciva, almeno a Messina, L’Azione Fascista, e nel 1922 un’altra pubblicazione a Napoli con la stessa denominazione, un numero unico in occasione dell’adunata fascista avutosi nel capoluogo campano il 24 ottobre di quell’anno. Del Popolo Tirreno, quindicinale, sottotitolato, “organo politico, letterario, commerciale”, sappiamo soltanto che vide la luce il 20 febbraio con un numero saggio pubblicato a Torre Annunziata e di cui si conserva copia, insieme con un altro numero di marzo, nella biblioteca nazionale centrale di Firenze. Il periodico non dovette avere vita lunga considerando che non è più citato, neanche dal Chiurco – così meticoloso nella sua particolareggiata ricostruzione storica della Rivoluzione fascista – quando ricordava, per esempio, il convegno della stampa fascista tenutosi a Milano il 17 ottobre 1922 e citando uno per uno tutti i periodici presenti. Così come poco si conosce, se si escludono le feroci polemiche di cui abbiamo narrato, su questi anni vissuti sotto il regime da parte dell’antico socialista. Secondo alcuni, tra cui Antonio Barone, Langella sarebbe da considerare soltanto un ardente nazionalista inizialmente accecato dalla prosopopea mussoliniana e non anche un fascista convinto, al punto da allontanarsene sempre di più, dopo la sua espulsione avvenuta nel 1927. In realtà Il Popolo Tirreno, fu fondato e diretto dal fascista, Giacinto de Michelis, facendo uscire il suo numero saggio la stessa domenica della fondazione del fascio di Torre Annunziata. Dove De Antonellis abbia attinta la notizia della fondazione da parte di Langella non ci è dato sapere. Vaco e pressa Vaco e Pressa, dall'inconfondibile colore rosa, il quindicinale, stampato dalla Tipografia Fedele, fece la sua comparsa nelle edicole il 15 giugno 1919, ed usci, a fasi alterne, almeno fino al 1933. Il direttore si firmava con lo pseudonimo di “Fonzo o Pazzo”. La sede era in via Santa Caterina 26. Nel 1947 alcuni redattori dell'antico settimanale umoristico provarono a rilanciarsi tramite il rinato Risveglio di Stabia prendendosi un piccolo spazio nel giornale fondato da Catello Langella, ma l'esperimento ebbe breve durata.25 Il Martello Pubblicato alla vigilia del colpo di stato fascista di Benito Mussolini, Il Martello, organo della sezione socialista stabiese, stampato dalla Tipografia Fedele, ebbe vita breve. Si sa dell'uscita del suo numero zero, il 23 aprile 1922, quattro pagine firmate dall''ultimo segretario della Camera del Lavoro, il socialista Giuseppe Forconi nella sua qualità di Direttore Responsabile. Non si hanno notizie di ulteriori numeri. Forconi era stato eletto Segretario della Camera Confederale stabiese all'indomani di due importanti fatti: la strage di Piazza Spartaco che aveva portato all'arresto di centinaia di militanti sindacali e del suo stesso Segretario, Michelangelo Pappalardi e della scissione comunista dal Psi, fortemente voluta da Amadeo Bordiga.26 La Provincia Sottotitolato, “Periodico del Turismo Meridionale”, fu pubblicato nel 1932 con redazione e amministrazione a Castellammare di Stabia in Piazza Municipio. Purtroppo allo stato poco o nulla sappiamo di questo giornale stampato in piena epoca fascista, considerando che nelle nostre mani abbiamo un solo numero, il dieci uscito in settembre di quell’anno, generosamente fornitoci da Giuseppe Plaitano, padre dell'Archivio Plaitano, considerato per il suo valore storico di interesse particolarmente importante. Le notizie che vi si possono cogliere sono di estremo interesse per chi ha a cuore la storia cittadina. Vi leggiamo infatti, la notizia riguardante la nomina a vice podestà di Gioacchino Rosa Rosa, imprenditore del settore legno, già presidente della Federazione dei commercianti fascisti di Castellammare, un articolo di Piero Girace che sponsorizzava il suo prossimo libro in uscita, Memorie del tempo grigio, nel quale ricordava, con un filo di nostalgia, il tempo in cui faceva parte di una delle tre famigerate squadre d'azione. Queste, come era loro costume, uscivano di notte per intraprendere le loro spedizione di violenza contro gli antifascisti della zona, «L'indomani si apprende dai giornali che nella tale località durante la notte gli squadristi del fascio stabiese hanno distribuite bastonate e colpi di pistola.» Di questo libro, edito dallo stesso periodico stabiese, pare non ci sia traccia, forse è andato completamente perduto. Un vero peccato! Non manca, il giornale, di farsi promotore di un vecchio progetto, risalente a prima della Grande Guerra, degli ingegneri De Fusco e Breglia, mai andato in porto, relativo alla costruzione di una linea tranviaria di collegamento tra Angri, Gragnano e Castellammare. Il nuovo Risveglio di Stabia Abbattuto il regime fascista, nonostante l’età avanzata, a Langella non mancarono l’energia e le motivazioni per assumere sempre nuovi impegni: si era negli ultimi tempi riavvicinato al socialismo aderendo al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), la nuova formazione politica, fondata nel gennaio 1947, da Giuseppe Saragat (1898-1988), in rottura con il PSI di Pietro Nenni. Così come non poteva rimanere indifferente al ricordo del suo secondo grande amore, favorendo la ripresa delle pubblicazioni del suo amatissimo giornale ad opera di un gruppo di suoi discepoli: Il Risveglio. Il nuovo periodico «Vivrà cinque anni e malgrado non fosse un grande giornale raccoglierà firme di illustri personaggi; cesserà le pubblicazioni quando i suoi animatori: Enrico Pisciotta, Cascone, Raffaele Cinelli dovranno abbandonare per ragioni professionali».27 Il primo numero della nuova serie uscì il 15 febbraio 1947, aveva come condirettori Gino Cascone ed Enrico Pisciotti, mentre Raffaele Cinelli fungeva da direttore amministrativo. La redazione si trovava in Piazza Matteotti 8, e di questo giornale Catello Langella era l’animatore utilizzando il suo ruolo di Presidente dell'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno per il Turismo. Era un piccolo giornale locale su cui scrivevano personaggi poi destinati a diventare famosi come Alfonso Maria di Nola, antropologo e storico delle religioni, Michele Tito, giornalista di fama nazionale, scomparso nel 2003, Francesco Di Capua, Preside del Liceo Classico e Michele Prisco, indimenticabile autore dei racconti della Provincia addormentata, pubblicati nel 1949. Uno degli impegni assunti dal periodico fu di sostenere l’utopia dell’avvocato e consigliere comunale democristiano, Catello Bonifacio, all’inseguimento del sogno della sesta provincia: 23 comuni da Nola ad Amalfi, passando per Nocera Inferiore, un milione d’abitanti distribuiti lungo una superficie di 1.030 kmq al punto da farne, tra le 92 province, la seconda per estensione dopo Napoli, la settima per popolazione. Questa ipotesi di provincia turistica trovò l’adesione di tutte le forze politiche locali, del Vescovo Federico Emanuel (1872 – 1962), del sindaco Pasquale Cecchi (1893 – 1979) e della sua Giunta, dell’Associazione dei Partigiani fino al “Comitato centrale di Difesa dei Disoccupati di Napoli e provincia, aderente alla Camera Confederale del lavoro. Sezione di Castellammare”. Fu un sogno coltivato dall’avvocato per molti anni se è vero che ancora il 20 dicembre 1961 scriveva al Commissario prefettizio, Aurelio Grasso, riproponendo, inutilmente, il suo antico e mai accantonato progetto. Catello Langella fu un uomo con un’intera vita vissuta passando di sconfitta in sconfitta, conoscendo molte umiliazioni e poche gioie, vivendo dell’ammirazione di quanti credevano in lui, a partire da Pasquale Muscogiuri, indimenticabile compagno di mille battaglie a difesa del termalismo stabiese, che non a caso lo citò in un suo intervento al II Convegno Ideologico regionale nell’Isola d’Ischia tenuto nel 1925 e riportato integralmente sul Risveglio di Stabia: «L’amore per Castellammare ispirò l’egregio amico mio, Prof. Catello Langella, benemerito dell’Idrologia italiana, ad iniziare sul battagliero Risveglio il suo apostolato giornalistico per la valorizzazione degli immensi tesori naturali di Stabia». Poteva mai conoscere, nei suoi ultimi anni di vita, un destino diverso da quello che da sempre l’accompagnava? Un destino cercato, perseguito con masochistica, e per certi versi, ottusa o più semplicemente, ingenua caparbietà. La Scure Il Popolo Tirreno non fu l'unico giornale fascista edito nella città stabiese perché a tenergli compagnia fu anche, La Scure, organo settimanale delle camicie nere stabiesi, il cui primo numero uscì il 4 novembre 1924, stampato dalla Tipografia De Martino. Echi di Stabia Mensile religioso illustrato, in quattro pagine, il cui primo numero fu pubblicato a marzo del 1952 e stampato dalla Tipografia, A. De Vito di Napoli. Diretto dal sacerdote Marcellino Fattoruso e redatto in prevalenza con articoli di vari uomini di chiesa e di preghiera, e probabilmente lo stesso illustre monsignore, Francesco Di Capua, letterato emerito, usci almeno fino al 1958. Le poche copie ancora esistenti sono reperibili presso l'Emeroteca della Biblioteca Nazionale di Napoli. Si ringrazia per la segnalazione l'amico Massimiliano, Max, di Libero Ricercatore. Vi scrisse tra gli altri l'emerito studioso stabiese, Giovanni Celoro Parascandolo (1925 - 2003), con numerosi articoli di carattere storico, poi raccolti e pubblicati n volume da sua moglie, Michelina, nel terzo anniversario della sua scomparsa. L'edizione fu stampata dalla Litografia Sicignano di Pompei nel 2006. La Voce di Stabia Periodico cittadino d'informazione e di orientamento, organo del PCI stabiese, la sua uscita fu preceduto da alcuni numeri unici apparsi nel 1954, uscì con regolarità da febbraio 1956, almeno fino al 1960. Direttore Responsabile era Eugenio Postiglione (1916 - 1988), impiegato della locale agenzia del Banco di Napoli, originario di Potenza, consigliere comunale negli anni '50, poi sindaco nel 1960/61. Vi scrivevano, tra gli altri, “la pasionaria”, Colomba Di Somma, militante comunista sorvegliata dalla polizia politica in quanto «ritenuta pericolosa per le istituzioni democratiche dello Stato»28, Liberato De Filippo e l'avvocato Giuseppe Ricolo. Stando a un giudizio di Alfonso Di Maio, La Voce di Stabia ricalcava lo stile della Voce di Napoli di Mario Alicata.29 Lo Zampillo Sottotitolato, “rivista illustrata di Castellammare di Stabia”, Lo Zampillo, uscì quale numero unico il 30 luglio 1956, con il patrocinio del comune e della locale azienda di Cura Soggiorno e Turismo. Diretto da Sergio Pastore, aveva la direzione e la redazione in via Mazzini 24. Si avvaleva delle fotografie di Domenico Paolercio, Pasquale Mirabile e di Ulderico Meladantri. Si avvalse di firme prestigiose e di articoli di notevole importanza. Vi scrissero gli emeriti Francesco Di Capua e Libero D'Orsi e il celebre giornalista e scrittore, Piero Girace, Tra gli articoli non possiamo non citare la importante e preziosa biografia dell'ormai dimenticato Tommaso Sorrentino, (1830 - 1900), patriota risorgimentale, consigliere comunale e provinciale e deputato liberale di Gragnano eletto nel collegio stabiese tra il 1870 e il 1895, quando fu sconfitto dall'imprenditore stabiese, Alfonso Fusco. Un fratello minore di Alfonso, Ludovico (1857 - ?), avvocato, fu deputato della Sinistra Storica per cinque legislature, dal 1892 al 1913, nel collegio di Avezzano, in Abruzzo. Interessante l'articolo del medico Raffaele Calvanico sulle cure ginecologiche nelle Terme Stabiane e quello di Bartolo Quartuccio sulle Terme. In sintesi una piccola miniera di informazioni per gli amanti delle cose stabiesi e per gli storici locali. La Gazzetta del Golfo La Gazzetta del Golfo, il cui primo numero fu pubblicato il 1 dicembre 1957, era un mensile ispirato dalla Democrazia Cristiana, non a caso direttore era Pasquale Amato, ex Presidente della locale Associazione delle Stampa e in redazione vi erano Enzo Dattilo, un giornalista sportivo del quotidiano napoletano, Il Mattino e Vittorio Vanacore, futuro Presidente dell'ospedale San Leonardo e Presidente del Comitato di Gestione dell'USL 35, poi coinvolto nella prima metà degli anni Novanta nella tangentopoli della sanità stabiese, venuta alla luce a seguito dell'omicidio del consigliere comunale, Sebastiano Corrado, vittima di una faida camorristica.30 Sia Vanacore che Dattilo furono consiglieri comunali democristiani e il secondo fu anche sindaco tra il 1970 e il 1972, una delle peggiori amministrazioni vissute dalla città stabiese. Sotto la sua amministrazione ci furono i famosi fatti del 3 novembre 1971, con le forze dell'ordine che caricarono un centinaio di disoccupati, colpevoli di chiedere lavoro provocando numerosi feriti e in seguiti vari arresti.31 Il mensile, pubblicato in quattro pagine, aveva come sottotitolo, “Periodico turistico, letterario, sportivo”, la redazione era situata al Corso Vittorio Emanuele 111. A rileggerlo oggi presenta una Castellammare che non esiste più con articoli sulle Nuove Terme del Solaro in via di costruzione, ci ricorda che l'Antiquarium Stabiano era nascosto in uno scantinato laterale del Liceo Plinio Senior, da subito considerato non adeguato all'importanza degli scavi. Erano quelli gli anni in cui Castellammare patrocinava premi letterari e giornalistici promossi dal Circolo Artistico, un Premio Castellammare che oggi sembra impossibile. Notevole la qualità della giuria composta da scrittori e giornalisti affermati come Michele Prisco, Domenica Rea, Luigi Compagnone e Luigi Incoronato. Erano anni in cui si parlava di realizzare un Tribunale, seppure in concorrenza con il terribile vicino, Torre Annunziata, una rivalità antica, mai sopita, su questa come su altre importanti questioni. Il giornale ospitò articoli di scrittori affermati, quali lo stabiese Piero Girace (Vedi, Ozi di Quisisana, nel numero due, anno III, del 29 marzo 1959), di Giuseppe Lauro Aiello, a sua volta giornalista e storico di valore, il professore emerito, Francesco Di Capua e altri. Non mancavano alcune incursioni nei vicini comuni, in particolare su Torre Annunziata. Interessante il numero 1 del 7 febbraio 1959, anno terzo, la sua lettura ci consente un ulteriore approfondimento sulla Castellammare di quella fine degli anni Cinquanta, quando si era convinti che nella città stabiese sarebbe stato costruito il nuovo Tribunale, Civile e Penale e vi era chi ipotizzava di realizzarlo in una Piazza Municipio già rivoluzionata dall'abbattimento dell'antichissimo ospedale San Leonardo per fare posto ad un moderno piccolo, orribile grattacielo, che con la sua presenza avrebbe deturpato definitivamente la più importante e antica piazza cittadina. Allo scempio ora si pensava di aggiungere l'abbattimento dell'ex Seminario per trasformarlo nella moderna sede del Tribunale. L'articolo era firmato da Renato Canzanella. Non mancano altre preziose notizie, come l'attesa per l'inaugurazione dell'Antiquarium Stabiano, di cui si è già detto, articoli di carattere storico che pongono in luce l'importanza che ebbe nei secoli scorsi il Ponte della Persica, luogo di importanti battaglie e di sonore sconfitte (cfr, Castellammare quartiere generale del Comandante francese F. Oliver, articolo firmato da Franz Formisano). La Gazzetta del Golfo uscì tra il 1957 e il 1959, non sappiamo quando cessò le sue pubblicazioni. Il nostro testo si basa sui primi quattro numeri pubblicati nel 1959 e presenti in Libero Ricercatore, nella rubrica, Emeroteca Stabiese a cura di Gaetano Fontana. Città & Turismo Giornale d'informazione tra i più antichi e più longevi mai pubblicati a Castellammare, fondato nel febbraio 1961. Direttore Responsabile Antonio Ziino. La redazione era in via Amato 10. Fu pubblicato per oltre un trentennio, fino agli anni '90. Vi scrivevano, tra i tanti, Gaetano Pagano, che del giornale fu per lungo tempo condirettore. Castellammare di Stabia e le sue Terme, Città e Turismo Periodico legato al precedente, Nuova serie a colori, questo mensile di informazione, diretto da Antonio Ziino e da Gaetano Pagano, nato all'inizio degli anni Sessanta, stampato dalla Tipografia, F. Sicignano di Pompei, si interessava prevalentemente delle terme stabiane, fornendo tutte le notizie utili ai turisti, legate al termalismo stabiese. Copia di questo periodico, il numero 61 del 1° ottobre 1969, ci è stato gentilmente offerto da Giuseppe Plaitano e dal suo prezioso Archivio, di cui si è già detto. Corriere della Regione Periodico di informazione e discussione delle province campane, era un settimanale, a trazione democristiana, nato nel 1960 e che ebbe lunga vita, almeno fino al 1976, anche questo diretto da Antonio Ziino e coadiuvato da Libero Maglio. Medusa Periodico giovanile studentesco degli istituti superiori, stampato presso la tipografia Sicignano di Pompei, era diretto da Alfonso Conte, poi sostituito da Ciro Faella, con Antonio Ziino Direttore responsabile. Tra i redattori la futura, celebre, scrittrice, Carmen Covito. Su queste pagine i suoi primi, timidi racconti. Della redazione facevano parte, tra gli altri, Raffaele Bussi, Ciro Faella, Mario Lupacchini, Rosario Capuano. Franco Faella e Salvatore Calogero, questi ultimi rispettivamente, Presidente e vice presidente dell'omonimo Movimento giovanile, Medusa. Nel 1966 Rosario Capuano subentrerà a Franco Faella nella presidenza. Pubblicato tra il 1961 e il 1969, con varie interruzioni, aveva corrispondenti nei diversi istituti superiori presenti a Castellammare e nei comuni limitrofi. Il fascicolo, abbastanza corposo, con le sue 36 pagine, molta pubblicità, dimostrava una certa velleità culturale ma eccessivamente appiattito sull'esistente e privo di qualsiasi mordente giovanile di protesta sociale, non a caso era di orientamento cattolico e probabilmente vicino alle istanze della Democrazia Cristiana, pur non intervenendo mai nel sempre infiammato, a volte feroce dibattito politico che animava le diverse forze politiche Tra le iniziative, notevole ci sembra la “Mostra di Pittura e Fotografia” nell'ambito del Primo Festival dello Studente, inaugurato il 25 aprile 1965 nel Salone delle Nuove terme Stabiane, ampiamente sponsorizzato dall'amministrazione comunale, dai diversi istituti scolastici e da vari enti e industrie locali. Non mancavano notizie varie, dal “Premio Letterario”, che ancora si svolgeva a Castellammare nella seconda metà degli anni Sessanta (nel 1965 si svolgeva per il XIII anno consecutivo e vinto dal pugliese Giuseppe Cassieri (1926 - 2008) con il romanzo, Le trombe), alla presentazione di libri e poesie di vari autori, periodicamente pubblicate, fino alle notizie sportive riguardando i giovani. Nella primavera del 1969 arrivò ad organizzare il Terzo Festival dello Studente, con gare sportive, artistiche e culturale, allargando la partecipazione agli studenti della penisola sorrentina. Alcune annate non complete, tra il 1965 e il 1969, sono reperibili nella rubrica curata con estrema passione da Gaetano Fontana, Emeroteca Stabiese, nel sito web, www.liberoricercatore.it La Vetta Periodico locale d'informazione e discussione diretto da Luigi De Simone, Condirettore, Angelo Di Martino, Direttore Responsabile, Biagio Pavesio, la sede era al Corso Garibaldi 118. e stampato dalla Tipografia Sicignano di Pompei. Le sue prime pubblicazioni risalgono alla primavera 1966. La rivista era vicina alla politica della Democrazia Cristiana, vi scriveva, tra gli altri, Raffaele Bussi, all'epoca dirigente del Psdi e feroce anticomunista. RCM Radio Castellammare Nell'estate del 1978 esordiva a Castellammare di Stabia una nuova rivista, stampata dalla Tipografia Sicignano di Pompei, RCM, Radio Castellammare, periodico di attualità, cronache e sport, con direzione e redazione in via Schito, diretto da Alfonsino Corvino, mentre direttore Responsabile era Michele Vollono, ex corrispondente locale del quotidiano, l'Avanti!, un antico militante del PSI e dirigente sindacale della CGIL locale, un protagonista delle lotte operaie degli anni Cinquanta. Vollono fu negli anni Sessanta consigliere comunale per diverse consiliature, assessore nella Giunta di sinistra guidata dal comunista Eugenio Postiglione e finanche in quella centrista guidata dal democristiano Francesco Saverio D'Orsi. Il periodico rappresentava il settore cartaceo della Radio privata, che in quella seconda metà degli anni Settanta muoveva i suoi primi timidi vagiti anche a Castellammare di Stabia. Forse una delle prime fu Radio Tirreno Sud. Direttore Responsabile del settore radiofonico di RCM era Enrico D'Auria, corposo il numero dei collaboratori che qui non citiamo perché troppo numeroso. Stabia Press Mensile dell'associazione commercianti stabiesi, fece la sua apparizione nel 1978 ed ebbe come Direttore responsabile Antonio Colonna e un comitato di redazione composta da Francesco De Meo, Franco Mottola, Franco Sansone, Lucio Somma e Dario Sorrentino. Darà voce e spazio alle diverse anime politiche, sociali e culturali della città, con inchieste e interviste. Uscirà fino al 1984. Nuova Iskra Nato come bollettino ciclostilato del circolo della FGCI, Federazione giovanile comunista italiana, il cui primo numero uscì nel settembre del 1967, si trasformò ben presto in un vero e proprio periodico di battaglia politica e culturale, destinato nel suo piccolo a fare la storia dell'editoria locale con le sue inchieste e battaglie sui vari fronti politici e sociali. Il primo numero uscì il 21 giugno 1969, preceduto da un numero unico del maggio precedente. Direttore Responsabile era Sergio Gallo e una prima redazione composta da Matteo Cosenza, già figura di spicco della gioventù stabiese, eletto nella segreteria provinciale della FGCI nel luglio 1966, Carmine Longobardi, Franco Perez, Alfonso Selleri e un giovanissimo Salvatore Vozza, il futuro consigliere e assessore provinciale, sindaco della città e parlamentare per tre legislature, e, in ultimo Presidente della Tess. La sede era in via Marconi 72. Successivamente Matteo Cosenza fu promosso a Direttore, mentre Sergio Gallo assunse la nomina di Direttore Responsabile e la sede trasferita in via Napoli 14. La redazione vide un continuo ricambio, con alcuni punti fissi. Tra i tanti ebbe le firme di Vincenzo Martone, Ciro Di Vuolo, Salvatore Aiello, e tanti altri. Esce fino al 1972. Cessate le pubblicazioni, nacque Cronache della Zona. 1. Cronache della Zona Fu la prima, diretta emanazione del giornale fondato da Matteo Cosenza nel lontano 1967, quando il figlio di Saul aveva appena 18 anni. Il mensile vide la luce nel settembre 1972 e vi scrissero, tra gli altri, Giuseppe Bruno, Franco Martoriello, Ciro Alfano e Alfonso di Maio, docente universitario, storico militante prima del Psiup, di cui fu consigliere comunale negli anni '60, sia a Castellammare che nella vicina Gragnano, poi del PCI, di cui fu consigliere regionale fin dal 1975. Periodico della zona Castellammare di Stabia, Monti Lattari, Penisola sorrentina, Valle del Sarno, con sede in via Alvino 21. Neanche a dirlo, il Direttore responsabile era Matteo Cosenza e una prima, corposa redazione composta da Gianni Arpino, Antonio Barone, Giuseppe Bruno, Michele Esposito, Sergio Gallo, Franco Perez, Giuseppe Russo e Raffaele Vitiello. Questo giornale visse diverse vite, da settembre 1972, fino all'inizio degli anni 90, conoscendo alterne vicende con diversi vuoti e varie impostazioni giornalistiche, ma tutte accomunate dalla stessa ideologia, quella del Partito comunista italiano, e rappresentò una vera e propria fucina di grandi firme giornalistiche, in parte ereditate dal loro progenitore, Nuova Iskra. 2. Cronache Erede diretto di Cronache della Zona, fu mensile d'informazione e discussione, si pubblicò da gennaio 1974, fino al 1976, stessa sede di via Alvino 21 per poi trasferirsi definitivamente al Corso Vittorio Emanuele 57, luogo storico del PCI stabiese. Aprì il suo primo numero con un articolo dell'assessore alle finanze, Catello Polito, il futuro sindaco della città. Tra le firme quelle di Enrico Fiore, Alfonso Di Maio, Antonio Barone, Ersilia Salvato. Direttore responsabile sarà il mai domo, Matteo Cosenza. Dal numero uno del 16 gennaio, terzo anno di vita del periodico, al Direttore Responsabile, si aggiunse la firma del direttore Luigi Vicinanza, il futuro direttore di importanti giornali e settimanali nazionali, quali l'Espresso. 3. Cronache Dopo un silenzio di quasi due anni, nel maggio 1978, tornò nelle edicole una nuova edizione di Cronache, quale mensile d'informazione e discussione e una redazione composta da Antonio Capuano, Ennio De Simone, Dario Luongo e da Luigi D'Auria. Ebbe sede in via Gesù, probabilmente nei locali della sezione del circolo comunista, “Gramsci”. 4. Cronache Preceduto da alcuni numeri unici usciti tra maggio e luglio del 1980, finalmente il primo numero della nuova serie venne pubblicato il 13 maggio 1981. Aveva la sua sede al Corso Vittorio Emanuele 57. Direttore Responsabile troviamo un giovane Antonio Polito e direttore Vittorio Ragone, entrambi destinati ad avere successo nel mondo dell'informazione, come il loro maestro Matteo Cosenza. Nella redazione Pasquale Aiello, storico sindacalista dei cantieri navali stabiesi, Antonio Venditti, lo storico Antonio Barone. In amministrazione c'erano Giuseppe Ghiandi e Giovanni Longobardi. Tra i collaboratori era forte il legame con il PCI stabiese. Da ricordare che Antonio Venditti e Vittorio Ragone erano all'epoca già corrispondenti di importanti quotidiani, quali, rispettivamente di Paese Sera e l'Unità. 5. Cronache Quinta vita del periodico d'informazione comunista, preceduto da un numero zero, il primo numero uscì nelle edicole nel gennaio 1987 ed ebbe come Direttore responsabile Luigi Vicinanza e direttore Antonio Capuano. Numerose le collaborazioni, tra cui si ricorda Angelo Acampora, Giuseppe D'Angelo, Giuseppe De Gaudio, Antonio Ferrara, Giuliana Caso, Giuseppe Mercatelli, Silvano Ridi, Massimo Tito, Dario Luongo, Massimo Tito, Pierluigi Fiorenza, Ottavio Ragone e tanti altri, tra cui Antonio Venditti, che si occupava anche della impostazione e della edizione del giornale. Antonio Venditti, in una comunicazione scritta all’autore, tramite mail, inviata successivamente alla prima pubblicazione del testo, ha ricorda che l'allargamento della redazione e delle numerose collaborazioni comportò anche un allentamento dei legami con il PCI stabiese. Metropolis Dalle ceneri dei diversi Cronache nacque Metropolis, giornale della provincia sud di Napoli, fondato e diretto da Giuseppe Del Gaudio, avviando anche un primo parziale, poi sempre più evidente, marcato allontanamento dal partito ex comunista, poi PDS, Ds ed infine Partito Democratico, pur rimanendo ancorato agli antichi valori della sinistra. Nella redazione troviamo ancora una volta, Antonio Ferrara, coordinatore di redazione, poi vice direttore. Con Lui Giovanni Taranto, Pierluigi Fiorenza, Rosa Benigno, Simona Brandolini, Laura Cesarano e tanti altri destinati ad avere un futuro nel mondo della carta stampata. Ci fu un numero zero pubblicato a novembre 1993, uscendo con regolarità da gennaio 1994, inizialmente come mensile, poi settimanale, fino a diventare quotidiano. Ancora in edicola. Pianeta Giovani Periodico della Parrocchia del Carmine, pubblicato da febbraio 1982, esce fino al 1992. Direttore responsabile Michele Di Capua, vi era nella redazione un giovanissimo Antonio Ferrara, futuro giornalista de La Repubblica e Presidente del Comitato Scavi di Stabia. Tra i maggiori collaboratori Antonio Colonna, direttore del mensile, Francesco Di Ruocco, Lilino Diogene. Guernica Sottotitolo “Con ogni mezzo necessario”. Fu l'organo ufficiale del locale circolo di Rifondazione comunista, il formato ricordava i vecchi ciclostilati, la redazione era in via Padre Kolbe, prima, storica sede, del circolo stabiese del partito fondato a livello nazionale da Ersilia Salvato e che a Castellammare aveva trovato tra i primi proseliti il vecchio professore, Franco Martoriello e l'irriducibile Luigi D'Auria. Vi scrissero il sindacalista delle Raccorderie Meridionali, Ignazio Longobardi, Antonio Venditti, lo storico Guido D'Agostino e Alfonso Di Maio. Direttore Responsabile, Francesco Ruotolo. Iniziò le sue pubblicazioni nei primi mesi del 1993, riuscendo a vivere per un paio di anni. Ancora Antonio Venditti nella comunicazione sopra riportata rettifica il mio giudizio su Guernica scrivendo:
«Guernica nacque per la caparbietà dei giovanissimi Elena Cascone e Luigi Salza, cui si aggiunsero Giovanna Filosa e Gianrocco Traisci. Mi chiesero di guidarli e li assecondai con piacere nella realizzazione di un giornale alternativo, autofinanziato e auto prodotto, schierato politicamente alla sinistra del PDS. La sede era la stessa della sezione locale di Rifondazione Comunista che ci ospitò, ma dire che era il suo organo di partito è esagerato. Chiedemmo di firmare il giornale a Francesco Ruotolo. Guernica aveva un occhio alla politica locale, ma più attenzione a quella nazionale e internazionale. Ospitava in ogni numero firme autorevoli, a seconda degli argomenti generali o locali, nel campo della politica, della cultura, della storia, della filosofia, anche di diverse tendenze politiche. Ultima di copertina era a cura di Franco Cava. Dopo pochi anni il gruppetto si sciolse e il giornale cessò le pubblicazioni per l'impossibilità di conciliare l'impegno redazionale con quello lavorativo dei suoi componenti, quasi tutti lontano da Castellammare». La Lente sul territorio Preceduto da un numero zero pubblicato a settembre 1992, il mensile di attualità, cultura, politica e sport, Direttore Responsabile Wanda Baratta e direttori Laura Cesarano e Nino Esposito, annoverava tra i collaboratori Raffaele Bussi, poi diventato Direttore editoriale del periodico e Antonio Morese (1916 - 1999), figura luminosa di partigiano, membro della prima Giunta democratica di Pompei nell'immediato dopoguerra per il partito socialista, consigliere comunale per otto consiliature ed infine assessore al bilancio e vice sindaco nella Giunta di centro sinistra guidata da Vincenzo Romano, tra il 1970 e il 1972. Purtroppo il mensile, edito da Treves Editore, via Roma 101 Gragnano, purché ben fatto, non andò oltre il secondo anno di vita cessando le sue pubblicazioni dopo l'estate del 1993. L'Opinione di Stabia Quindicinale indipendente, aveva la sua redazione in Piazza Principe Umberto 2, stampato dalla Tipografia Cotticelli. Fece la sua prima apparizione nell'aprile del 1997 ed è stato nelle edicole almeno fino al 2010, diretto da Francesco Di Ruocco, vi hanno scritto tra gli altri, Pippo D'Angelo, Catello Vanacore, Angelo Acampora ed ha ospitato scritti del compianto Antonio Barone, storico locale prematuramente scomparso nel marzo 1995. Cultura & Territorio Nata come rivista del Distretto Scolastico 38, aveva come Direttore Responsabile Antonio Colonna e come condirettori e Catello Salvati, mentre il Comitato di redazione sarà composto da Antonino Di Vuolo, Nicola Festino ed altri. Il primo numero uscì nel dicembre 1984 ed ebbe cadenza annuale, quasi mai rispettata. Lo scopo era quello di offrire un supporto di conoscenza della cultura locale, come ebbe a scrivere nel suo primo editoriale il professor Ciro Abagnale. Uscirono dodici numeri, l'ultimo nel 2000, poi con la soppressione del Distretto, nacque Cultura & Società a cura dell'Associazione Cultura & Territorio, composta in gran parte dagli stessi che si erano sobbarcati l'onere di costruire la prima rivista, non a caso il nuovo Direttore Editoriale sarà Ciro Abagnale e come Direttore Responsabile, ancora una volta Antonio Colonna. Di questa nuova collana vennero pubblicati appena cinque numeri tra il 2007 e il 2017. L'ultimo numero dedicato alla scomparsa dello storico, Pippo D'Angelo, morto alcuni mesi prima, in febbraio, vide, la sera del 28 novembre, nel corso della sua presentazione nell'aula consiliare del comune, l'improvvisa, drammatica morte di Ciro Abagnale a seguito di un violento attacco cardiaco. La terza serie dell'importante rivista culturale ha visto nuovamente la luce, ancora una volta col nome di Cultura e Territorio, sottotitolata “Rivista di Studi e Ricerche sull'area Stabiana e dei Monti Lattari”, il 18 dicembre 2019, presentata nei saloni della restaurata Reggia di Quisisana. La nuova serie è ripartita ancora una volta con il numero uno, cambiando formato e nuovo Direttore Editoriale nella persona di Domenico Camardo, mentre Antonio Colonna sarà l'inossidabile Direttore Responsabile.
Appendice: Giornalisti di Castellammare
Ugo Cafiero, nato nel 1866, sposò Giuseppina Denza, nipote del celeberrimo musicista, Luigi, autore di Funiculì Funiculà. Amico fraterno di Gabriele D'Annunzio, Enrico De Nicola, Francesco Saverio Nitti, Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele Orlando e di Giovanni Amendola. In gioventù fu consigliere comunale e assessore. Insegnò in diverse scuole del circondario prima di approdare a Il Mattino di Edoardo Scarfoglio, di cui fu redattore capo per molti anni, fino al 1910. A Roma fondo un’agenzia giornalistica di informazioni, intitolata, Agenzia delle Notizie, successivamente a Tripoli il giornale, La Nuova Italia.32 Antifascista convinto, aderì a Italia libera, fondata dal suo amico, Giovanni Amendola, e a Castellammare fu, con Achille Gaeta ed altri, uno dei fondatori del circolo locale. Fu autore di diverse pubblicazioni, tra le quali un importante inchiesta pubblicata sulla rivista, La riforma sociale, I fanciulli italiani nelle vetrerie francesi, giugno 1901. Nel 1907 pubblicò il breve saggio, La morale nel commercio. Scomparve il 25 marzo 1951. Con delibera di Consiglio, Castellammare di Stabia lo ha onorato dedicandogli una piccola strada. Achille Gaeta, (1892 – 1957), personaggio altamente ambiguo, Piero Girace, di cui fu grande amico, lo definì, uomo diabolico, fu socialista nella sua prima giovinezza, collaboratore del periodico socialista napoletano, La Propaganda, collaborò con numerosi quotidiani, tra i quali, L'Idea Nazionale, Il Giorno, Il Corriere di Napoli, il Paese e il Roma. Di quest'ultimo fu assiduo collaboratore fino al suo arresto e condanna al confino nel 1927 per antifascismo. Dopo la caduta del fascismo fece parte del Comitato di Liberazione locale, nel 1944 divenne redattore del quotidiano napoletano, La Repubblica, organo meridionale del ricostituito partito repubblicano italiano ed infine fu vice presidente dell'Associazione stabiese della Stampa.33 Piero Girace (1904 – 1970), scrittore e critico d'arte, giornalista dei quotidiani napoletani, Il Mattino e Roma. Diario di uno squadrista, 1941 Le acque e il maestrale, cronache estive di Castellammare, 1937 Notizie biografiche su Wikipedia e Libero Ricercatore, biografia curata da Pippo D'Angelo. Sempre su Libero Ricercatore, di notevole importanza e interesse i numerosi scritti di Giuseppe Zingone su Piero Girace. Michele Tito (1925 – 2003). Iniziò la sua attività di giornalista scrivendo i suoi primi articoli sul periodico di Castellammare, Il Risveglio di Stabia, arrivando poi al Messaggero di Roma, diventando corrispondente da Parigi negli anni della guerra d'Algeria. Responsabile della sede romana del quotidiano La Stampa, nel 1974 passò al Corriere della Sera di Milano, assumendo la vice direzione con Piero Ottone. Nel 1978 assunse la direzione del quotidiano, Il Secolo XIX di Genova, passando successivamente alla conduzione del Globo (1982-83) e quindi del settimanale, Il Mondo.34 Per ovvie ragioni omettiamo di citare giornalisti viventi, anche se per la loro fama non possiamo esimerci dal fornire brevi cenni biografici, pensiamo, per esempio a Matteo Cosenza, a suo modo, il papà di una intera generazione di giornalisti, tra cui Luigi Vicinanza (classe 1956), passato attraverso la Voce della Campania, l'Unità, Repubblica, Il Mattino, fino ad arrivare a L'Espresso; Antonio Polito (1956), giornalista de l'Unità, della Repubblica, de, Il Riformista, di cui fu fondatore e direttore, editorialista del Corriere della Sera; Vittorio Ragone segue la stessa trafila passando dall'Unità, dove ha lavorato fino al 1999 come cronista parlamentare, inviato e capo della redazione politica, a Repubblica, fino al 2015, approdando infine al blog, Strisciarossa, voce della sinistra critica diretto da Pietro Spataro; Matteo Cosenza è nato il 25 marzo 1949, iscritto nel 1964, ancora ragazzo, nella FGCI e già nel 1966 esordiva come direttore di un periodico, Gioventù Democratica, bollettino interno del locale Circolo Giovanile Comunista, di cui uscirono pochi numeri nella primavera di quell’anno. Ci riprovò, in seguito, con un nuovo periodico ciclostilato destinato ad avere maggiore fortuna e, nel suo piccolo, a fare storia nel campo dell’editoria locale. Il giornale si chiamava, Nuova Iskra e il primo numero uscì nel settembre 1967, ancora una volta come bollettino interno del Circolo. Negli anni '70 è stato consigliere provinciale del PCI e assessore all'urbanistica nel comune di Castellammare di Stabia. Direttore del quindicinale, La Voce della Campania è stato poi capo della redazione napoletana di Paese sera dal 1979 al 1988, successivamente ha lavorato per sedici anni con Il Mattino come inviato e capo della redazione di Salerno, della Grande Napoli e degli Interni. Dal 2006 al 2104 è stato Direttore de Il Quotidiano della Calabria.35
Raffaele Scala
*Questa breve rassegna, pur nuovamente rivista, corretta e ampliata, rimane largamente incompleta, ed è scritta senza nessuna pretesa. Vuole soltanto essere uno stimolo ad approfondire quando di buono ha prodotto Castellammare di Stabia nel campo della carta stampata, fonte inesauribile di notizie, fatti e persone, altrimenti perse per sempre. Colgo quindi l'occasione per rilanciare un appello ai pochi o tanti lettori che si soffermeranno a leggere queste pagine per chiedere loro di contattare l'autore nel caso avessero notizie su giornali, periodici od altri stampati a Castellammare e, in particolare, se hanno possibilità di approfondire quanto qui si è provato a ricostruire per arricchire questo modesto presente, mero elenco. Contattare l'autore tramite posta elettronica, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Il presente testo, rivisto, corretto e ampliato è stato, in una prima stesura, parzialmente pubblicato sul sito web, www.liberoricercatore.it, il 3 febbraio 2020 e su www.nuovomonitorenapoletano.it il successivo 17 febbraio. Questa nuova versione nasce anche grazie e soprattutto alla fattiva, preziosa collaborazione di Gaetano Fontana, inesauribile ricercatore di stampe, giornali e riviste raccolte nella sua fondamentale rubrica, Emeroteca stabiese sul sito web, www.liberoricercatore.it.
Note
1. Agatino Previtera era un avvocato nativo di Catania, nato nel 1823, coniugato con la nobildonna Clelia d'Avitaya, (1826 – 1956), nativa di Foggia, dalla quale ebbe quattro figli. I primi tre nati a Napoli, dove risiedeva e il quarto a Castellammare, dove si era trasferito. Dopo la morte della moglie, morta giovanissima, a soli trenta anni, si risposò con Fortunata Calamaro, dalla quale nacque, nel 1863, il figlio Francesco. 2. Roma 30 marzo 1899, corrispondenza di Vincenzo Somma, Cfr. anche R. Scala: Catello Langella (1871 – 1947), alle origini del socialismo e della Camera del Lavoro di Castellammare di Stabia, pp. 155/230, in «Studi Stabiani in memoria di Catello Salvati», Miscellanea, Nicola Longobardi Editore, 2002. 3. Tommaso Sorrentino, liberale di sinistra, avvocato, fu il primo deputato nativo dell'area stabiese ad essere eletto nel collegio di Castellammare di Stabia, era infatti nato a Gragnano il 7 marzo 1830. Nel maggio 1848 aveva preso parte ai moti rivoluzionari napoletani, consigliere provinciale dal 1866, deputato dal 1870. Cfr. R. Scala, La Camera del Lavoro di Gragnano, Nicola Longobardi Editore, 2010, pp. 145/150. 4. Nuovo giornale in «La Riscossa», 14 luglio 1889, n. 13. Cfr. anche Scala, Catello Langella, cit. 5. S. Gava, Il tempo della memoria, Avagliano Editore, 1999, p.496. 6. C. Langella, Cittadini di Stabia, in «Il Risveglio di Stabia», n. 11 giugno 1921. Cfr. anche Scala, Catello Langella, cit., pp. 216/218. 7. G. Plaitano, Giornale Alessandro Manzoni, in sito web, Archivio Giuseppe Plaitano. 8. Scala, Catello Langella, cit. pp. 164/166. 9. Castellammare di Stabia, in «La Propaganda» n. 429 del 29 marzo 1903. 10. Articoli pubblicati in «Avanti!». 26 agosto 1907: Altri scandali nella Regia Marina. Un’associazione a delinquere nel cantiere di Castellammare; Truffe frodi e corruzioni-Numerosi arresti; Un fornitore ladro; 27 agosto 1907: I custodi e Le frodi al Cantiere di Castellammare. Tutti gli articoli in terza paginadel 28 agosto 1907: Il lato politico dei nuovi scandali nella Regia Marina, articolo in prima e terza pagina del 7 settembre 1907: I complici del cavalier Pezzullo. 11. Citiamo ad esempio, L'ampliamento della stazione ferroviaria, in «La Verità», Anno III, n. 10, 26 marzo 1910, ovviamente a firma del suo ineffabile direttore, Luigi Morfino. 12. L'Uomo di fango, in «La Propaganda», Anno II, n. 60, 29 maggio 1900. 13. Sulle vicende intorno al quindicinale “La Voce” ed ai suoi protagonisti cfr. R. Scala, Antonio Cecchi, storia di un rivoluzionario, in «Cultura & Società», Anno II, n.2, 2008, pp.59/93 e, dello stesso autore, 1907-2017, centodieci anni di sindacato a Castellammare di Stabia. Le origini, in «Cultura & Società», Anno VII. XI, n. 7/11, pp. 149/176. “L'Avanti!” diede conto della nascita del nuovo periodico stabiese dandone notizia nel numero del 17 ottobre 1912, Un nuovo giornale socialista a Castellammare di Stabia, articolo probabilmente scritto da Ignazio Esposito, corrispondente locale del quotidiano socialista. 14. Tra gli articoli più importanti firmati da Bordiga ricordiamo quello dell’8 dicembre 1912, Il Congresso Internazionale socialista a Basilea; 22 giugno 1913, Per la nostra candidatura. La proclamazione di Mario Bianchi; 6 luglio 1913; Perché siamo intransigenti. Di Ruggero Grieco invece ricordiamo, Uno di noi, 19 gennaio 1913; Contro tutti, 20 luglio 1913. 15. A cura dello stesso Autore, cfr. le biografie di Catello Marano in «A Sud del Vesuvio», volume allegato alla rivista bimestrale, «Infiniti Mondi», Catello e Francesco Marano. Storia di due antifascisti stabiesi, pp.73-117 e di Oscar Gaeta in www.liberoricercatore.it, Oscar Gaeta, il comunista stabiese che conobbe Lenin e fondò l'Unipol, pubblicata il 3 ottobre 2018. 16. ACS, Confino Politico: Achille Gaeta, relazione dell'ispettore generale di Ps, Giuseppe Campale, 18 marzo 1928. 17. R. Cinelli, Profilo di Catello Langella, in «Stabia e Castellammare di Stabia», Aldo Fiore Editore, 1972. Cfr anche Scala, Catello Langella, cit., p.212. 18. Il cancro daziario in «Il Risveglio di Stabia», Anno III, n. 3 del 15 febbraio 1918. 19. ASC, Querela sporta dal direttore del dazio per diffamazione ed ingiurie contro il direttore del giornale, in «Il Risveglio di Stabia», b. 282. 20. Ibidem 21. SNA, Processo a carico di Catello Langella e Carlo Giandomenico, Tribunale Penale di Napoli, processo n. 7296, f. 158, Anno 1919. 22. Ibidem 23. Lettera aperta alle EE. Onorevoli De Nicola, Beneduce e Rodinò, in«Il Risveglio di Stabia», Anno VII, n. 8 del 1° giugno 1922. 24. ASC, Provvedimenti disciplinari a carico di Langella Catello, insegnante della Scuola Tecnica a seguito di causa penale a suo carico, 20 giugno 1922, b. 454. 25. L'angolo del Vaco e Pressa, in «Risveglio di Stabia», 1° marzo 1947, n. 3. 26. Per tutte le vicende sindacali di questo primo dopoguerra Cfr. Scala, Centodieci anni di sindacato, cit. 27. A. Morese Castellammare splendori e miserie. La città dei miracoli alle prese col declino, in «La lente sul territorio», periodico mensile, 1°ottobre 1992. 28. Cfr. Scala, Colomba di Somma, storia di una pasionaria, in «Nuovo Monitore Napoletano» 29 settembre 2017, di R. Scala e in «Libero Ricercatore», 3 aprile 2015. 29. A. Di Maio, In ricordo di Eugenio Postiglione. La sua convinta coerenza politica, in «Cronache», n. 2, febbraio 1988. 30. Scala, Storia del Contratto d'Area torrese stabiese, parte seconda, in «Libero Ricercatore», 15 aprile 2016. 31. Scala, La rivolta del 3 novembre 1971, in «Libero Ricercatore», 3 novembre 2015. 32. Cfr. Scala,Un giornalista d'altri tempi, Ugo Cafiero, in «Libero Ricercatore», 16 aprile 2018 e in «Nuovo Monitore Napoletano», 10 maggio 2018. 33. Cfr Scala, Gaeta, il diabolico Achillein «Libero Ricercatore» 21 gennaio 2018 e in «Nuovo Monitore Napoletano» 18 febbraio 2018. Il periodico di Torre Annunziata, «Il Semaforo», del 10 dicembre 1953, in un breve articolo intitolato Associazione stabiese della stampa diete notizia delle avvenute elezioni degli organismi dirigenti: «Giorni or sono ebbero luogo le elezioni presso la locale associazione della stampa. Gli eletti rispondono ai seguenti nomi: Pasquale Amato, Presidente; Achille Gaeta, Vicepresidente; Vittorio Vanacore, Segretario; Raffaele Cinelli, Michele Vollono, consiglieri; Libero D'Orsi e Giuseppe Panzano, probiviri». 34. Cfr. Wikipedia, ad nomen 35. I profili biografici dei giornalisti citati sono reperibili su Wikipedia, da cui sono state tratte alcune notizie.
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A Castellammare di Stabia non si hanno notizia di pubblicazioni di giornali prima dell'Unità d'Italia ed i pochi che circolavano provenivano direttamente dalla capitale partenopea, tra i quali ricordiamo, Il Monitore delle due Sicilie, quotidiano politico del regime napoleonico, pubblicato tra il 1811 e il 1815. *