Le anomalie della guerra con l’Iran
In Europa questa non è certo una novità, giacché molti vedono con favore una sconfitta Usa. La sorpresa, tuttavia, viene proprio dal Medio Oriente. Il regime degli ayatollah è riuscito a trasformare una parte consistente della società iraniana nella più filo-occidentale di tutto il Medio Oriente, sino al punto di invocare nelle piazze l’intervento armato degli Usa. Di pari passo è cresciuta l’ostilità nei confronti dell’Islam, giacché la Repubblica islamica è diventata sinonimo di stragi. Trump sta tuttavia trascurando un fatto fondamentale. Gli oppositori sono disarmati e si trovano a fronteggiare esercito e pasdaran che invece sono potentemente armati, e ciò significa che l’unica possibilità di successo risiede nel loro distacco dal regime. Che dire poi del mondo arabo? Anche se è tradizionalmente ostile a quello persiano, non si era mai vista una coalizione così vasta di Paesi arabi sostanzialmente favorevole alla guerra condotta dall’America. Occorre rammentare, a questo proposito, che a partire dalla guerra del Vietnam gli Stati Uniti non hanno mai perso un conflitto sul piano strettamente militare, mentre ne hanno persi alcuni sul terreno interno dove, a contare, è il consenso dell’opinione pubblica. E’ questo il vero problema che Donald Trump deve affrontare, tenendo conto anche dei mal di pancia della sua base Maga. Il presidente dovrebbe quindi chiarire quali siano i veri obiettivi della guerra, una volta compreso che Venezuela e Iran non sono paragonabili. Per non perdere il conflitto sul piano interno dovrebbe parlare meno di resa dell’Iran e di cambiamento di regime, puntando sul rafforzamento della sicurezza degli Stati Uniti. Se non si verificheranno tali condizioni, l’attuale incertezza circa gli obiettivi della guerra rischia di creare gravi problemi a Trump in vista delle elezioni di midterm.
Michele Marsonet
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Senza dubbio la guerra contro l’Iran presenta delle peculiarità mai viste prima. Una si trova nella geografia dei consensi e delle opposizioni, a partire proprio dall’America. Non era forse mai accaduto che un presidente Usa si trovasse, sin dall’inizio, a fronteggiare una opposizione interna così forte. E’ un dato di fatto che una parte consistente del Partito democratico fa il tifo per la sconfitta degli Stati Uniti, vista come opportunità di disfarsi di Donald Trump.