Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Democrazia ambigua

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Quando si sottolinea l’ambiguità della parola “democrazia” si corrono dei rischi. Non v’è dubbio che si tratti di un’operazione corretta dal punto di vista scientifico, ma i rischi sono dovuti al fatto che oggi siamo così abituati a far seguire tale parola dall’aggettivo “liberale” da essere automaticamente indotti a escludere che il termine possa avere un significato diverso. “Democrazia” è infatti una parola polisemica, il che comporta polemiche sterili sul piano della pura ricerca.

Antica è l’osservazione che totalitarismo e dittatura non sono degenerazioni patologiche della democrazia, ma ne rappresentano piuttosto esiti possibili. Osservazione ancora in grado di scandalizzare; tutti concordano sul significato etimologico: “potere del popolo”. Il problema nasce quando si cerca di disambiguare l’espressione.

Quali sono infatti le modalità che consentono di esplicitare la piena sovranità popolare?

Siamo portati a rispondere che condizione essenziale è la possibilità di tenere consultazioni elettorali libere, mediante le quali al popolo viene fornita l’opportunità di cambiare i propri rappresentanti.

Il meccanismo della rappresentanza, spesso criticato, diventa necessario quando la popolazione aumenta in misura considerevole impedendo la democrazia “diretta” ipoteticamente sperimentata nelle società tribali o in alcune città-stato dell’antica Grecia.

Le stesse difficoltà sorgono ai giorni nostri, col tentativo di rendere davvero contigui elettori ed eletti tramite la Rete. Presupposti indispensabili: ognuno dev’essere connesso e sono necessarie garanzie circa l’impossibilità di manipolazioni.

 

Negli ultimi secoli il liberalismo ha cercato di conciliare principio democratico e principio della libertà separando in modo netto società e Stato, con quest’ultimo che assume la funzione di “guardiano esterno”. Con tutto questo desidero far notare che la coincidenza tra principio democratico e principio della libertà non è affatto scontata. Lo è per coloro che vivono nei Paesi occidentali, e diventa pressoché incomprensibile in altri contesti.

Teorici liberali come Karl Popper e Isaiah Berlin lo sapevano benissimo, sottolineando nelle loro opere che uguaglianza e libertà sono destinate a entrare in conflitto.

 

Michele Marsonet

 

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