L’io e gli altri
In effetti già Hannah Arendt aveva compreso, nella prima metà del secolo scorso, che tra essere e apparire non vi sono tutte le differenze che noi crediamo. Al contrario, si può addirittura sostenere che essi coincidono, e questo per un motivo molto semplice. Non è importante soltanto chi siamo o, ancor meglio, chi “pensiamo di essere”. Assai di più conta come appariamo, ossia come ci vedono gli altri. È infatti attraverso il confronto con i nostri simili, e attraverso le relazioni che con essi intratteniamo, che la nostra identità poco a poco si svela, e che riusciamo a capire finalmente qualcosa di noi stessi. Questo perché i nostri pensieri e, soprattutto, le nostre azioni entrano così in uno spazio pubblico e condiviso, nel quale sono contenuti gli strumenti per dialogare e confrontarci. Il mostrarsi agli altri – l’apparire – è dunque essenziale, poiché solo a quel punto abbiamo piana coscienza di essere entrati in uno spazio pubblico e condiviso. O anche “intersoggettivo”, come alcuni filosofi preferiscono dire.
Pertanto, se davvero vogliamo capire chi siamo, e qual è la nostra identità, dobbiamo mostrarci agli altri senza remore, liberando il verbo “apparire” da tutti i significati negativi che gli sono stati attribuiti nel corso della storia del pensiero occidentale. In altre parole, per comprendere chi siamo rivestono un ruolo fondamentale i giudizi altrui, e lo stesso vale per gli altri rispetto a noi. Hannah Arendt usava a tale proposito una frase popolare nella fisica quantistica: «noi e gli atri siamo sempre, al contempo, attori e spettatori, senza che i due termini possano mai essere separati da una linea di confine netta.» Se procediamo lungo questo sentiero diventa evidente che tutti gli autori che hanno invece insistito sull’autonomia del soggetto, su una presunta “purezza” dell’io, sono in errore. Non possiamo continuare a concepirci nei termini di un io puro e autonomo da proteggere ad ogni costo. Occorre invece capire che il confronto con gli altri è necessario, poiché solo tale confronto è in grado di fare chiarezza – per quanto mai completa – sulla nostra identità.
Michele Marsonet
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Per quanto possa sembrare paradossale, il singolo individuo non riesce a capire la propria vera identità senza il contributo degli altri individui che con lui/lei condividono il mondo circostante. Che cosa significa?