Servono davvero le primarie?
Mi si potrebbe subito rispondere che negli Stati Uniti, per citare il caso più emblematico, le primarie sono prassi normale. Anche se mette conto osservare che non sempre aiutano a scegliere il candidato migliore. Abilità e intelligenza politica sono infatti virtù ben diverse dalla capacità oratoria o dalla semplice telegenia. E poi non è detto che ciò che va bene agli americani debba per forza andar bene anche a noi. L’Italia è un Paese diverso dagli Usa sotto molti aspetti, ivi inclusa la tradizione politica. Guardando lo show televisivo dei molti – troppi - candidati alla guida dei due principali schieramenti politici ho avuto l’impressione che il dibattito non abbia affatto chiarito quale sia il più adatto a dirigere nel prossimo futuro la sua coalizione di riferimento. Lo show ha solo rimarcato – ove ce ne fosse ancora bisogno – le tantissime anime che ne fanno parte, alcune delle quali appaiono addirittura incompatibili tra loro. Non occorre essere indovini per prevedere che i candidati saranno molti, fedele specchio delle varie anime delle coalizioni. E non penso che il sentire tante voci discordanti aiuterà i potenziali elettori a chiarirsi le idee. Perché è proprio questo il punto. Ascoltando il dibattito tra i candidati è aumentata la già grande confusione. Davvero non si capisce per quale motivo alcuni di loro si presentino sotto lo stesso tetto (oppure ombrello, se si preferisce). Aggiungo un paio di considerazioni che, almeno a me, sembrano essenziali. La prima è che le primarie costano, e pure parecchio. Negli Usa intervengono massicciamente i privati, da noi no. Si rischia l’ennesima – e giusta – polemica circa l’utilizzo che i partiti fanno del denaro pubblico. La seconda considerazione, forse ancora più importante, riguarda il rischio di saturare con la politica i cittadini comuni, che già non ne possono più. L’antipolitica potrebbe alla fine trarre ulteriori vantaggi dalla presenza di gazebo con i simboli di partiti che non sono mai stati così impopolari. Torno quindi al mio quesito iniziale: a chi e a cosa servono le primarie? Non sarebbe meglio dimostrare al cosiddetto uomo della strada una certa serietà, presentando dei programmi plausibili e ben strutturati, in grado di attrarre un consenso più stabile di quello che si può ottenere con dibattiti televisivi tra candidati tutti in lite tra loro? La mia è, forse, una domanda ingenua, ma da “non politico” di professione ho il diritto di porla. E come me tanti – anzi tantissimi – altri.
Michele Marsonet
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A “chi” e a “cosa” servono le primarie? Mi rendo conto di porre una domanda provocatoria, anche se ritengo che molti altri osservatori esterni come il sottoscritto, non coinvolti direttamente in politica e senza tessere di partito in tasca, condividano le stesse perplessità.