Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa

Condividi

Bernardo ClesioBernardo Clesio nacque l'11 marzo 1485 a Cles, un villaggio della contea del Tirolo, all'epoca parte del Sacro Romano Impero, da Ildebrando capitano di Trento e da Dorotea Fuchs von Fuchsberg di Appiano.

A 12 anni iniziò gli studi a Verona dove ricevette gli ordini minori. Nel 1511 si laureò a Bologna in diritto civile e canonico. Iniziò la carriera di procuratore fino a diventare consigliere del Principato Vescovile di Trento. Il 12 giugno 1514 fu eletto vescovo di Trento. Indisse due sinodi nel 1515 e nel 1525 da cui ne scaturirono le “Costituzioni clesiane”, una serie di riforme che miravano a riorganizzare i rapporti tra Chiesa e Stato.

Nel 1521 a Worms accaddero due fatti importanti: con gli accordi del 28 aprile il potere imperiale fu diviso tra Carlo V e suo fratello Ferdinando e il Clesio passò nelle grazie di quest'ultimo il quale gli ricambiò il favore nominandolo plenipotenziario del Tirolo; con l'editto del 25 maggio si decise di condannare Martin Lutero, che aveva denunciato la turpe pratica della vendita delle indulgenze, il che fu da preludio per la convocazione del concilio che sarebbe avvenuto di lì a poco a Trento. Nel 1525 scoppiò una rivolta tra i contadini e Bernardo fuggì nella rocca di Riva del Garda lasciando i suoi capitani a guardia della città.

 

Dopo la vittoria di Carlo V su Francesco I presso Pavia (1525) sembrava spianata la strada per l'assunzione del potere ma la Francia si alleò con i protestanti tedeschi e con i turchi mentre Spagna e Austria sostenevano la Chiesa cattolica.

L'Italia ancora una volta assurgeva a ruolo strategico di fondamentale importanza per gli equilibri mondiali ma Carlo V temporeggiava. Allora il Clesio fu chiamato da Ferdinando per convincerlo ad un'azione più spedita contro la Turchia.

L'occasione si presentò il 1° novembre 1535 dopo la morte di Francesco II Sforza quando si aprì la lotta per la successione nel ducato lombardo. Nel giro di un mese Ferdinando organizzò una missione diplomatica a Napoli dove si sarebbe dovuto recare l'imperatore e affidò al Clesio le necessarie istruzioni per incontrarlo. Non era la prima volta che si occupava di assicurare i possessi della corona con alleanze e matrimoni strategici.

L'incontro tra Bernardo e Carlo V avvenne a Napoli tra il marzo e l'aprile 1536 e le trattative furono assai laboriose. Al primo punto dell'agenda vi era la questione della successione nel Ducato di Milano, per poi passare al sistema di alleanze in vista di un potenziale conflitto con la Turchia ed infine il concilio. Un possibile compromesso su Milano contemplava la possibilità di concedere il ducato a Giovanni Zapolya in cambio della rinuncia al regno d'Ungheria che, dopo la morte di Luigi II, era stata minacciata dai turchi.

Ascanio Marino CaraccioloLa missione complessivamente fu un insuccesso ma servì a rinforzare il legame di amicizia con Ascanio Marino Caracciolo, nato a Napoli il 1468, che fu governatore di Milano dal 1536 al 1538.

La Corrispondenza clesiana è un fondo piuttosto eterogeneo formato dai documenti provenienti in parte dalla Sezione latina e tedesca del Principato Vescovile di Trento ed in parte dagli archivi austriaci. Vi sono inclusi sia le lettere ricevute dal Clesio da parte di Ferdinando I (1521-1539, cc 1585, mazzi II, III, Xva, 2, 3, Xvb, c, d) sia le sue minute di cancelleria (1531-1536, cc. 1113, mazzi XIV, XV I serie e XV.XV a, 4 seconda serie) indirizzate in prevalenza si suoi luogotenenti.

La corrispondenza, invece, con il cardinale Marino Ascanio Caracciolo è custodita in parte presso l'Archivio di Stato di Milano, sezione storica, autografi cart. 25/29 (quattordici lettere di Bernardo al Caracciolo dall'8 gennaio all'11 agosto 1537; cinque minute del Caracciolo a Bernardo dal 16 gennaio al 13 agosto 1537) ed in parte presso l'Archivio di Stato di Trento, corrispondenza clesiana, mazzo IV, fascicolo B13 (tre lettere del Caracciolo a Bernardo dal 9 giugno 1435 al 31 dicembre 1537).

Il carteggio tra il Clesio e il Caracciolo consiste in venti fogli della misura approssimativa di 30 per 22 centimetri a cui si aggiungono due allegati di misura inferiore. I fogli non sono numerati ma si trovano disposti in ordine cronologico.

Le lettere sono state redatte presumibilmente dai rispettivi segretari e poi firmate dai prelati. Il tipo di scrittura segue uno stile corsivo umanistico (alcune in italiano altre in latino, altre ancora in italiano e latino) con abbreviazioni e sigle.

La struttura è la medesima per tutte le lettere con un saluto introduttivo e un congedo. Tutte le lettere sono munite del celeberrimo sigillo clesiano che riporta il fascio con sette spighe. Si riportano di seguito alcuni spezzoni del carteggio seguiti da un breve commento esplicativo dei fatti narrati.

 

«Da quanto qui è, il Rev. D.V. non ignorerà che le cose dell'Ungheria stanno diventando ogni giorno più pericolose; poiché con pratiche meravigliose il Voivoda sollecita gli animi del nostro popolo e lo provoca a disertare, e ciò che è peggio è anche pensare a un successore: così che, se dovesse uccidere lui stesso l'uomo, ce ne sarebbe un altro che direbbe che il Regno gli è venuto per diritto ereditario; così che male si aggiunge a male e si è scoperto un nuovo modo di adescare. Per questo motivo la Maestà Reale decise che la questione dovesse essere risolta con le armi, cosicché sia le due che le altre macchinazioni del suddetto Voivoda, come unico rimedio, furono accolte con un consulto. Inoltre, si stavano reclutando forze in tutto l'Impero e, sebbene sia certo che le usanze galliche vi fossero molto diffuse, la confusione delle cose era tale che persino tra gli stessi complici c'era spazio per diverse opinioni.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Vienna, 26 gennaio 1537, tradotta dal latino).

 

Dopo la morte di Luigi II Jagellone, i nobili ungheresi avevano eletto Giovanni Zapolya (“Vayvoda” o “Voivoda” è un termine di origine slava che indicava un condottiero militare) che non voleva accettare il ruolo egemone degli Asburgo perciò, con l'aiuto dei turchi, cercò di cambiare le sorti del suo paese. Le parti in causa avevano più volte tentato di trovare un accordo per tramite di Bernardo che aveva incontrato Carlo V a Napoli ma le trattative erano state infruttuose. Sebbene Carlo V avesse conquistato Trenčín e parte di Spiš, questi successi furono di breve durata. Anche la campagna militare però non si presentava meglio. Le prime battute d'arresto si verificarono nella Slovacchia orientale nell'autunno del 1528. Solo nell'autunno del 1529, durante la ritirata turca, Carlo V riconquistò Tyrnau e Trenčín. Fino alla primavera del 1531, Carlo V tentò invano di ricacciare Zápolya nell'Alta Ungheria.

 

«Per le lettere di V. Rma S. de 26 del passato date in Vienna ho inteso in quale termine se ritrovavano le cose de quelle bande. Ricambio allegando un “summario” di notizie da cui si vede quanto vien fatto a favore dei soldati di Sua Maestà contro i francesi. A Firenze le cose stanno calme: i cardinali romani dovevan partire per Roma e forse sono già stati inviati; il Governo della città aveva decretato di rilasciare tutti i fuorusciti, ma finora non è comparso nessuno. Si è in attesa di una chiara presa di posizione di sua Maestà a riguardo di quella città.» (Ascanio Marino Caracciolo a Bernardo Clesio, Milano, 11 febbraio 1537).

 

Grazie alle lettere di Bernardo del 26 gennaio Marino Caracciolo era stato informato del precipitare della situazione politica internazionale. I “sommari” erano dei fogliettini, solitamente allegati alla corrispondenza, contenenti informazioni accessorie. Da questo sommario si evince il movimento dei soldati austriaci contro i francesi. Successore di Alessandro fu Cosimo de Medici, figlio del celebre condottiero Giovanni delle Bande Nere, che continuò la politica monarchica del suo predecessore. Ciò causò l'allontanamento da Firenze di molti personaggi di spicco locali tra cui gli oppositori che più tardi tentarono di ritornare con il supporto dei francesi.

 

«Rev.me in Christo etc. Benché molto tardo me siano capitate le di V. R.ma S. delli XI del passato, non resta per questo che le nove delle quali la si è degnata farmene partecipe non me siano state molto grate per essere tutte a honore et commodo della Maiestà Cesarea.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Praga, 5 marzo 1537).

 

“Honore e commodo” è un’espressione latina, trad. it. “onore e piacere”, che si può interpretare come un riferimento a una scelta tra agire onorevolmente e cercare il piacere personale o tra il mantenere una certa dignità e cercare il benessere materiale. A Padova si erano incontrati Ferdinando I, i Duchi di Baviera, il cardinale di Salisburgo, il Duca Federico del Palatinato e il vescovo Estense i quali si erano impegnati a fornire aiuti contro i turchi che minacciavano l'Europa. Bernardo non si risparmia in particolari e accenna ad una discussione sorta tra i Duchi di Baviera e il Duca di Wirtemberg che si sono azzuffati per poi rimettersi all'arbitrio di Ferdinando I. Clissa era un importante fortezza situata sulle coste croate dal 1437 presidiata dalla Repubblica di Venezia che doveva difendersi dalle incursioni turche e ungheresi. Nel 1499 vi era stato il primo effimero attacco turco alla fortezza a cui ne seguirono altri nel 1524 e nel 1534. Nel 1536 iniziò l'assedio con mine e cannoni. Nel marzo 1537 il conte croato Petar Kruzic arrivò con dei mercenari italiani e tedeschi per scacciare gli invasori ma fu sconfitto e i turchi conquistarono la fortezza.

 

«Hora ritorno alle cose di Bohemia, et se per sorte (il che non mi aricordo bene) non l'havesse advisata del subsidio concesso alla Maiestà Regia da questo Regno con la presente mia l'adviso. La summa essere che già lè a sentito di darle 4000 fanti, mille cavalli pagati per sei mesi et cinquanta mila uscocchi ch'im portano poco mancho di altri tanti milia ducati in denari.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Wudbais, 8 aprile 1537).

 

Bernardo è in viaggio da Praga verso Trento per partecipare alle visite pastorali nella sua Diocesi. Il Marchese di Saluzzo era il soprannome di Francesco (1498-1537) morto durante l'assedio di Carmagnola. Gli “uscocchi”, che si potrebbe tradurre con “saltar dentro” riferito probabilmente al loro movimento migratorio, erano dei mercenari cristiani residenti nei balcani noti per organizzare azioni di guerriglia sia contro i turchi che contro i veneziani. Dopo la caduta di Clissa si arruolarono nell'esercito austriaco. Bernardo accenna a 4000 fanti, mille cavalieri con stipendio semestrale di 50 mila ducati. La presenza degli “uscocchi” doveva servire come deterrente tant'è che Bernardo azzarda l'ipotesi di un investimento finanziario maggiore di altri 30 mila ducati tra fanti e cavalieri senza considerare i rinforzi provenienti dalla Moravia e dalla Slesia. I finanziamenti venivano elargiti a tronconi: una parte mediante decreto di Ferdinando I mentre il restante direttamente dal Tesoro. Ciò nonostante i finanziamenti erano sempre precari tant'è che si paventava l'ipotesi di vendere i territori da caccia che la Corona possedeva nel Regno. I due capitani che il Re ha deciso di inviare in Ungheria e in Dalmazia sono Leonhard von Fels e Petar Kruzic. Il 12 marzo 1537 il presidio di Clissa si era arreso ai turchi che avevano minato i pozzi circostanti. Il primo a gioirne fu proprio il Voivoda Zapolya mentre a soffrirne furono i veneziani che avevano tutto l'interesse ad avere il mar Adriatico libero da navi nemiche. Un altro problema citato da Bernardo sono le diserzioni dei soldati dell'Impero di fede protestante. Antoine Perrenot de Granvelle (1517-1586) era il consigliere di Carlo V e l'anno successivo diventerà vescovo di Arles.

 

«Hieri aggionse qua il Capitanio delle tre ultime insegne allemani che hoggi aspettiamo per il total complimento del Colonello passato; il suo transito, secondo la conclusione che fu fatta con esso Capitanio serà per terra, né se voleno più oltre commettere a discretione d'acqua, havendo inteso che i altri hanno hauto alquanto il vento contrario nel Lago di Gard. Trattative di pace col Vaivoda; intermediario l'Arcivescovo di Lund (Johann Weeze, Vescovo di Lund e dal 1530 Vescovo di Roeskilde, al servizio diplomatico della corte di Ferdinando I e poi di Carlo V). Post scripta: il loco dove conveniranno Vaivodani con Monsignor di Londa è sotto la Signoria della Serenissima Regina Maria.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Trento, 23 maggio 1537).

 

La caduta di Clissa aveva accelerato le trattative di pace con Giovanni Zapolya anche grazie alla mediazione dell'arcivescovo di Lund (Johann Weeze) al servizio di Ferdinando I. Bernardo non cita il luogo dove avvennero i negoziati ma molto probabilmente si riferisce ai Paesi Bassi governati da Maria d'Asburgo, regina d'Ungheria, detta la “Serenissima”.

 

«Rev.me etc. Hieri al tardo mi fu presentata una lettera del Fuggero delli XVII del presente in fine de la quale, di sua mano propria (avenga chel scriva assai male) m'advisò chel campo di Francia, ch'ề in Fiandra, torna in dietro, et perché io non so a che fine questo si faccia, et ove il vada, el mi è parso per servitio della Maiestà Ces. advisare V. R.ma S. la quale considerarà in ciò quanto ci fa de bisogno, et mandole per maggior mio contento et satisfattione la copia inclusa di tal adviso. Et humilmente me le raccommando. Di Trento alli XXVII di Maggio MDXXXVII. Post scripta: Ho avuto lettere di Fiandra chel Re di Franza infallanter se leva. Datum auguste XVII Maii.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Trento, 27 maggio 1537).

 

I Fugger erano una famiglia di banchieri tedeschi che finanziavano i viaggi di Bernardo e che avevano cospicui interessi in Transilvania per via dell'estrazione del sale. I francesi, di stanza nelle Fiandre, si ritirarono dal conflitto dopo che, con la caduta di Clissa, i turchi furono avanzati in Slavonia.

 

«Rev.me etc. Per lettere di Hungaria sono advisato del andar de Mons. de Londa verso Cremnitio per conto della pace. Come per altre mie ho advisato V. R.ma S. sono opinionı d'alchuni che questo trattato sia per riuscire a gualche bon fne; prego Dio che cosi sia. Li successi del Nepote nostro in quelle parti passano pure felicemente secondo il solito. Li Sanzachi di Belgrado et Bosna hanno nelli confini nostri mancho de XII millia cavalli, li quali per quanto s'intende dalli speculatori sono per incaminarsi verso Schiavonia contra il Catzianer Capitanio Regio ivi; s'intende anchora che in Scopia sono qualche religuie d'esercito Turchescho, le quale aspettano la commissione dei suoi Signori.»  (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Trento, 18 giugno 1537).

 

Bernardo riferisce di essere stato convocato da Mons. Lund per recarsi in Ungheria per la firma finale del trattato di pace. Il Nepote è Leonhard von Fels, capitano e consigliere di Ferdinando I, come pure il contributo dei mercenari di Belgrado e Bosnia (circa 12 mila cavalieri) i quali erano in marcia in Croazia per unirsi al capitano Katzianer.

Il feldmaresciallo Hans Katzianer, governatore della Carniola (1490-1539) partecipò alle guerre veneziane e dal 1522 fu al servizio di Ferdinando I come capitano di campo. Dopo il disastro di Mohacs (1526) rimase di stanza sul confine croato e nel 1527 divenne governatore della città di Bratislava per essere richiamato qualche anno dopo per la sua negligenza in materia fiscale. Nel 1527 riprese i combattimenti contro i turchi e contro l'antagonista Giovanni Zapolya sconfiggendolo a Kosice l'8 marzo 1528.

Nel maggio del 1537, Katzianer fu incaricato di preparare una campagna per conquistare Osijek (Esseg) ma non fu in grado di affermarsi come comandante in capo contro il parere di Ferdinando I. Perciò fu condotto al tribunale militare di Vienna in attesa del processo ma la sua fuga (31 gennaio 1538) lo portò inevitabilmente nelle grinfie dei nemici tra cui il Zápolya e i Turchi. Inizialmente, Katzianer trovò asilo presso i conti Zrinyi, nonostante il mandato d'arresto reale. Da qui, dopo la conclusione del trattato di pace tra Zápolya e Ferdinando I (24 febbraio 1539), progettò di disertare dalla parte turca. La conseguente resa di Kostainitz ai turchi, tuttavia, portò a gravi disaccordi con la famiglia Zrinyi che lo giustiziò.

 

«Rev.mo etc. Occurrendomi l'occasion presente, saperà V. Rma S. come per li advisi cb'io tengo di Hungaria, mi persuado fermamente che Lasko fina quest hora se sia unito col capitanio Regio mio Nepote con 1200 cavalli. La deliberatione loro era di assaltare el campo delli nemici li quali sono allogiati non molto distanti a Cassovia.» (Bernardo Clesio ad Ascanio Marino Caracciolo, Trento, 11 agosto 1537).

 

Geronimo Lasko (1496-1542), nobile polacco, si era offerto di aiutare Leonhard von Fels con 1200 cavalli contro i nemici che li attendevano a Kosice (Cassovia). Da una parte c'era speranza a causa delle defezioni che aveva colpito le fila del Vaivoda, d'altra parte c'era apprensione per via del rapimento dell'ambasciatore austriaco mentre era di ritorno dalla Bosnia; non era in pericolo di vita ma si pensa che i turchi lo avessero catturato come ostaggio per barattarlo con qualche trofeo di guerra. Nel frattempo continuavano a fluire rinforzi lungo la costa adriatica.

 

«A la lettera di V. S. R.ma de XI del presente non accade dire altro se non regratiarla al solito de li avisi si è degnata darme. Di qua non ho che scriverli de novo. V. S. R.ma havrà inteso la discesa de Turchi in Puglia a la presa de una terra detta Castro, N.S. Dio li confunda et habi in sua proctectione la povera cristianità; et in bona gratia de V. S. R.ma me raccommando NS. Dio. Li nostri in Pienonte hanno preso Moncaliso di la da Torino tre miglia.» (Ascanio Marino Caracciolo a Bernardo Clesio, Milano, 13 agosto 1537).

 

Solimano aveva tentato di fiaccare le difese imperiali tramite uno sbarco in Italia il che avvenne nell'estate del 1537 a Castro, a 15 chilometri da Otranto, per poi ritirarsi subito per paura di essere preso alle spalle. Di fatti l'anno dopo il papa convocherà una flotta, con alla guida il celebre capitano Andrea Doria, che però sarà sconfitto a Prevesa sul versante greco ionico.

 

«Dispiacere per la rotta dell'esercito del Re dei Romani in Schiavonia. Anche qui notizie spiacevoli: i Francesi banno passato i monti il 27 del presente «per vie stranne alla volta de Susa senza danno de le genti de Sua Maiestà che li erano dentro. L'IIl.mo Signor Marchese del Guasto non attende ad altro che ad giontare l'exercito con animo de combatterli... M'è piaciuto havere inteso la gionta costì della Ill. ma Signora Duchessa de Milano et li honori fatti per V.S.R.ma.» (AscanioMarino Caracciolo a Bernardo Clesio, Milano, 29 ottobre 1537).

 

L'armata imperiale fu sconfitta in Slavonia mentre i francesi furono accolti dal Marchese del Vasto ovvero Alfonso III d'Avalos d'Aquino (1502-1546) che già aveva partecipato alle guerre d'Italia contro Francesco I e contro i turchi a Tunisi (1535); fu governatore di Milano dopo la morte di Ascanio Marino Caracciolo.

 

«Ringrazio della notizia importante comunicatami, cioè della tregua secondo la relatione dil Lascharo seguita per un mese tra quella Regia Maiestà et il Vayvoda et invero considerata la dependentia chil detto Vayvoda tene col Re di Franza, tendendo questa con l'altra tregua fatta tra la Caesarea M. et predetto Re di Franza ad uno medesimo fine, non è dubio alchuno che il successo de l'una porterà seco il medesimo dell'altra. Siamo tutti in attesa di quello che parturiranno le dette tregue. Desidero la pace per il bene della Repubblica Cristiana.» (Ascanio Marino Caracciolo a Bernardo Clesio, Milano, 31 dicembre 1537).

 

La tregua tra Ferdinando I e il Voivoda che confermava il trattato di Mohacs si aggiunge alla pace già raggiunta tra tedeschi e francesi riguardo al trattato di Cambrai. L'Ungheria, in quanto terra di conquista turca, fu smembrata in tre parti: una parte, la Transilvania, fu assegnata a Giovanni Zapolya, formalmente regno indipendente ma in sostanza uno stato fantoccio ottomano; una parte, divisa tra Buda e Timisoara, governata dai turchi; una parte, l' “Ungheria reale”, assegnata a Ferdinando I.

 

Conclusioni

 

L'Impero Ottomano minacciava il Regno d'Ungheria fin dal XIV secolo e i re ungheresi avevano intrapreso una campagna militare con loro nei Balcani. Tuttavia, le difese del regno erano deboli e l'espansione ottomana era pressoché inarrestabile. La tragedia si concluse il 29 agosto 1526, quando il sultano Solimano I (1522-1566) distrusse l'esercito ungherese, considerevolmente più piccolo, guidato da re Luigi II (1526-1526) sul campo di battaglia di Mohács, ponendo così fine al Regno d'Ungheria come grande potenza europea.

La conquista turca fu condotta con una crudeltà inimmaginabile con saccheggi e distruzioni sistematiche, questo fu uno dei motivi che spinsero gli Asburgo e Bernardo a trovare una soluzione diplomatica. Tutti i non musulmani, indipendentemente dal rango o dalla posizione, furono privati di ogni diritto e molti furono arrestati e deportati a Costantinopoli come schiavi.

Tuttavia l'Impero Ottomano non era quel “mostro” come veniva descritto dalle cronache cristiane. Il precedente sistema feudale fu abolito e fu introdotto un nuovo ordine sociale. Ma questo Bernardo e Marino Caracciolo non potevano saperlo in quanto come prelati cristiani, eccetto per le missioni diplomatiche, era proibito loro recarsi in terra islamica. A ciò si aggiunse la diffusione della Riforma protestante che fece molti proseliti in quanto i turchi tolleravano le attività dei sacerdoti protestanti più facilmente di quelle dei cattolici.

La corrispondenza (e l'amicizia) tra Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo però è preziosa perché dimostra di come la diplomazia fosse importante in un'epoca in cui i conflitti non si risolvevano più con la guerra.

 

Luigi Badolati

 

 

Bibliografia

Annuario dell’istituto storico germanico di Roma, 40, 1960, p. 214.

Bernardo Clesio alla corte di re Ferdinando, in «Strenna trentina», 1968, pp. 33-36.

A. Casetti, Un formulario per la corrispondenza della cancelleria di Bernardo Clesio, in «Studi Trentini di Scienze storiche», XLII, 1963, pp. 11-13.

A. Cornaro, Die Reise des Kardinals Bernhard von Cles zu Kaiser Karl V nach Neapel in Jahre 1536 nach seinen Briefen an Ferdinand I, Wien 1956. Con lo stesso titolo, l'estratto pubblicato in «Romische historische Mitteilungen», II, 1957-58, pp. 51-71.

Il carteggio del Cardinale Bernardo Clesio, in «Notizie degli Archivi di Stato», 2, 1943, pp. 100-105.

Lettere di Bernardo al Cardinal Marino Ascanio Caracciolo dall'8 gennaio al 31 dicembre 1537. In «R. Tisot, Ricerche sulla vita e sull'epistolario del cardinale Bernardo Cles (1485-1539)», Temi, Trento, 1969, pp. 205-214.

P. Prodi, Bernardo Clesio e il suo tempo, Bulzoni, Roma, 1987.

G. De Caro, S.V. “Caracciolo, Marino Ascanio”, in «Dizionario Biografico degli Italiani», Volume 19 (1976).

R. Tisot, Il carteggio inedito di Bernardo Cles coi signori di Milano: contributo alla ricomposizione dell'epistolario clesiano e alla biografia del personaggio, in «Studi trentini di scienze storiche», 45/2, 1966, pp. 101-120.

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

Miscellanea Storia e Filosofia

1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista

Cola di Rienzo: il tribuno augusto del basso Medioevo

Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa

 

Libere Riflessioni

Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte

Commissione europea: il potere che sfida la legge

Mercato libero o mercato padrone?

Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante

Il pauperismo non tramonta mai

 

Filosofia della Scienza

Ambiguità della democrazia

Solidarietà e liberalismo

Individuale e collettivo

Gli universali nelle scienze sociali

Rovelli sulla fisica quantistica

 

Cultura della legalità

Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale

“La Costituzione in tasca”. Art.9

Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017

 

 

Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

Statistiche

Utenti registrati
20
Articoli
3528
Web Links
6
Visite agli articoli
19680351

La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.

Abbiamo 209 visitatori e nessun utente online