Commissione europea: il potere che sfida la legge
Il 2 dicembre 2025 la polizia belga ha fermato Federica Mogherini e l’ambasciatore Stefano Sannino all’uscita dal Collegio d’Europa di Bruges. Mogherini, già Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione e oggi rettrice del Collegio, è indagata dalla Procura europea per frode negli appalti pubblici, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale. L’inchiesta riguarda la gara d’appalto per l’Accademia diplomatica dell’Unione europea, sospettata di aver favorito uno dei candidati tramite la diffusione di informazioni riservate. Il procedimento è ancora in corso, senza esiti definitivi. La vicenda si inserisce in una serie di episodi che sollevano interrogativi sulla trasparenza e resposabilità delle istituzioni europee. Nel luglio 2016 José Manuel Barroso, presidente della Commissione durante la crisi del debito greco, accettò l’incarico di presidente non esecutivo di Goldman Sachs International appena due mesi oltre il “periodo di raffreddamento” previsto. Il comitato etico concluse che non vi erano violazioni intenzionali, senza conseguenze formali. Dal maggio 2016 Karel De Gucht entrò in ArcelorMittal, Neelie Kroes passò a Uber e Salesforce; le porte girevoli tra Commissione e settore privato costituivano prassi consolidata. Ursula von der Leyen assunse la presidenza nel luglio 2019 in un momento difficile della sua carriera politica tedesca.
Come ministro della Difesa era stata travolta da diverse controversie: irregolarità negli appalti per consulenze McKinsey e Accenture, formattazione dei telefoni prima della consegna agli inquirenti, scandalo Gorch Fock con costi lievitati da 10 a 135 milioni, accuse di plagio sulla tesi di dottorato. Die Welt scrisse che la sua nomina a Bruxelles rappresentava «una liberazione». Era il secondo ministro meno popolare in Germania. Il 16 luglio 2019 il Parlamento europeo la elesse con 383 voti, nove oltre la maggioranza necessaria; decisivi furono i 14 eurodeputati del Movimento 5 Stelle. Nel luglio 2025, quando il Parlamento votò una mozione di sfiducia contro von der Leyen, tra gli italiani a sostenerla figuravano M5S e Lega. Durante la pandemia von der Leyen negoziò personalmente l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi di vaccino Pfizer attraverso messaggi diretti con l’amministratore delegato Albert Bourla, il più importante contratto mai stipulato dall’Unione, e quando i giornalisti chiesero accesso agli SMS, la Commissione rispose di non esserne più in possesso. La Corte dei conti europea denunciò di non aver ottenuto informazioni puntuali sui negoziati. La Procura europea indaga per ipotesi di interferenza nelle funzioni pubbliche, distruzione di SMS, corruzione e conflitto di interessi. La sparizione dei messaggi su un contratto da decine di miliardi solleva questioni di trasparenza difficilmente conciliabili con standard democratici. Il 4 ottobre 2024 la Corte di Giustizia europea stabilì che un paese terzo può essere designato come sicuro solo se l’intero territorio soddisfa i criteri, senza eccezioni; la sentenza era vincolante. Il 16 aprile 2025 la Commissione presentò una proposta che consente eccezioni territoriali e personali; la compatibilità di questa iniziativa legislativa con la sentenza resta questione giuridica aperta, sottoposta al controllo delle istituzioni. Il 26 novembre 2025 il Coreper raggiunse la maggioranza qualificata su Chat Control: la proposta prevede la scansione automatica delle comunicazioni di 450 milioni di cittadini europei, anche quando protette da crittografia end-to-end. Pur negando la Commissione il monitoraggio generalizzato, la realtà tecnica indica che per identificare contenuti sospetti ogni messaggio deve essere esaminato sul dispositivo, aggirando la crittografia. Nel settembre 2025 cinquecento scienziati firmarono un appello denunciando rischi per privacy e libertà fondamentali. Il dossier è stato esaminato nel Coreper, organo tecnico formato dagli ambasciatori permanenti degli Stati membri, dove si svolgono negoziati tra governi nazionali in assenza di partecipazione diretta dei parlamenti nazionali, prima di essere sottoposto al Consiglio dell’Unione europea per la decisione finale. Un regolamento sulla sorveglianza e i diritti fondamentali gestito attraverso procedure caratterizzate da scarsa trasparenza democratica. Il fermo di Mogherini si inserisce in una sequenza iniziata a dicembre 2022 con il Qatargate, quando l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, il suo compagno Francesco Giorgi e l’eurodeputato Antonio Panzeri furono arrestati con l’accusa di tangenti provenienti da Qatar e Marocco. A tre anni di distanza, il procedimento non ha ancora raggiunto conclusioni definitive. Il 3 dicembre 2025, giorno successivo al fermo di Mogherini, la Commissione giuridica del Parlamento ha approvato la revoca dell’immunità per l’eurodeputata Alessandra Moretti, coinvolta nella stessa inchiesta. In Italia, nel 2024, l’abrogazione dell’abuso d’ufficio ha generato vuoti normativi che ostacolano l’efficacia delle misure anticorruzione. La Commissione europea non ha avviato procedure d’infrazione, limitandosi a raccomandazioni generiche nel Rule of Law Report 2024. Transparency International denuncia che la direttiva anticorruzione proposta nel maggio 2023 è stata indebolita durante i triloghi. L’approccio verso la corruzione interna appare in netto contrasto con la fermezza dimostrata nel fronteggiare violazioni dello stato di diritto da parte di alcuni Stati membri. La Commissione ha infatti atteso anni prima di applicare il regolamento che lega l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto. Nonostante le violazioni in Polonia e Ungheria fossero note fin dal 2017, l’esecutivo ha aspettato il rigetto dei ricorsi da parte della Corte di giustizia nel febbraio 2022 per intervenire. La Banca Centrale Europea si rifiuta di fornire garanzie per il prestito da 140 miliardi all’Ucraina, che la Commissione intende erogare utilizzando come collaterale gli asset russi congelati presso Euroclear. I funzionari della BCE hanno comunicato che la proposta violerebbe il mandato dell’istituto. La BCE è partecipata dalle banche centrali nazionali secondo quote che riflettono il peso economico: Bundesbank 21%, Banque de France 16%, Banca d’Italia 14%, Banco de España 9%. Questi azionisti non possono permettere che la BCE assuma funzioni improprie, compromettendo così la sua affidabilità come garante della stabilità monetaria. La certificazione più esplicita arriva dal Belgio, dove il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha dichiarato pubblicamente che se la Russia dovesse portare il Belgio in tribunale «avrà tutte le possibilità di vincere» e che i 200 miliardi rappresentano «l’equivalente di un anno di bilancio federale», ossia «la bancarotta». Ha aggiunto di voler «evitare di violare il diritto internazionale non basandosi su una decisione giudiziaria, ma sulla volontà politica». La Commissione propone di agire contando sulla determinazione politica, non su una legittimità giuridica consolidata. Requisire asset sovrani senza una sentenza che ne autorizzi la confisca rappresenta una questione controversa nel diritto internazionale. La Commissione ha tentato di trasferire il rischio legale agli Stati membri e alla BCE, che hanno entrambi sollevato riserve rilevanti. La contraddizione è evidente considerando la destinazione dei fondi, i 140 miliardi dovrebbero confluire verso un governo ucraino segnato da gravi episodi di corruzione: nel novembre 2025 i ministri ucraini della Giustizia e dell’Energia hanno rassegnato le dimissioni per uno scandalo di tangenti che avrebbe sottratto quasi cento milioni di euro. Secondo le indagini, un gruppo richiedeva tangenti dal dieci al quindici per cento su tutti i contratti di Energoatom. Il 30 novembre Andriy Yermak, capo di gabinetto e braccio destro di Zelensky, ha presentato le dimissioni a seguito dell’irruzione della polizia nel suo appartamento, un’operazione giuridicamente controversa che si inserisce in un contesto istituzionale fragile. Questa convergenza spiega l’insistenza della Commissione, nonostante il Belgio abbia certificato rischi di bancarotta e la BCE opponga riserve formali. Per comprendere le dinamiche occorre analizzare il sistema delle nomine: i commissari provengono da carriere politiche nazionali di primo piano. Von der Leyen è stata ministro della Difesa in Germania, Kaja Kallas è primo ministro in Estonia, Teresa Ribera vicepresidente del governo spagnolo, Raffaele Fitto ministro italiano. I governi nominano esponenti chiamati a gestire dossier rilevanti per i propri paesi, pur dovendo formalmente rappresentare l’interesse europeo. Il caso italiano è emblematico: il governo Meloni ha designato Fitto per assicurarsi una vicepresidenza con delega alla Coesione, portafoglio che amministra fondi miliardari. Dopo che Mattarella ha ricevuto Fitto sottolineando che «l’Italia merita considerazione», la trattativa si è sbloccata. Von der Leyen stessa ha ammesso che «non è possibile avere venti commissari con portafogli economici forti», rivelando che la logica risponde a equilibri tra Stati membri. Il sistema si completa con le carriere post-commissariali: Thierry Breton è diventato consigliere di Bank of America, Paolo Gentiloni è passato all’università privata IE University, Johannes Hahn lavora per la Federazione delle Industrie Austriache, Frans Timmermans è tornato in Olanda come leader del Partito Laburista. L’incarico commissariale rappresenta quindi un passaggio di carriera, non un impegno definitivo per l’interesse europeo. L’architettura istituzionale rende inoltre difficile rimuovere la Commissione: il Parlamento europeo può votare una mozione di censura, ma richiede una maggioranza di due terzi, soglia mai raggiunta finora. La Commissione von der Leyen gode dell’appoggio di PPE, Liberali e parte dei Socialisti. Quando Mogherini viene fermata, quando il Qatargate coinvolge vicepresidenti e quando Breton passa da commissario a consigliere di Bank of America, non si registrano conseguenze immediate, perché la maggioranza parlamentare continua a garantirne la fiducia. I governi raramente attivano procedure, avendo essi stessi nominato i commissari e gestendo attraverso di loro interessi nazionali. Il Parlamento dispone di poteri limitati e riflette le stesse famiglie politiche che sostengono la Commissione. La Corte di Giustizia interviene solo su violazioni specifiche, mentre la Corte dei conti è priva di poteri sanzionatori. Quando il ministro belga certifica che l’operazione ha «tutte le possibilità» di fallire, causando bancarotta, e ciò non produce dimissioni, emerge un’istituzione che agisce con ampi margini di discrezionalità, lontana da vincoli di responsabilità democratica diretta. Gli unici limiti effettivi derivano da rapporti di forza materiali: la BCE blocca l’operazione non per ragioni di legalità astratta, ma perché gli azionisti non possono permettersi di compromettere la credibilità sui mercati. Il Belgio si oppone perché un’esposizione legale di 200 miliardi equivale a un anno di bilancio nazionale. Sono dunque considerazioni di sostenibilità economica, non richiami alla democrazia, a determinare i limiti operativi della Commissione. La vicenda cristallizza questa dinamica: la Commissione propone di usare beni sovrani come garanzia, su basi giuridiche controverse, trasferendo il rischio ad altri. Il Belgio certifica la violazione del diritto internazionale e il rischio di bancarotta, la BCE rifiuta per violazione del mandato, ma nessun commissario si dimette. La portavoce dichiara che si stanno «valutando alternative praticabili», come se operazioni giuridicamente controverse fossero prassi ordinaria, da correggere con aggiustamenti tecnici. Il meccanismo funziona perché nessun attore ha interesse immediato a interromperlo. Quando si tollera che una presidente arrivi con un passato politico controverso, che scompaiano SMS su contratti miliardari, che si propongano operazioni certificate come controverse e che procedure sulla sorveglianza si gestiscano con ridotta visibilità democratica, senza che ciò produca conseguenze, non si tratta di disfunzioni episodiche, ma di caratteristiche strutturali. La Commissione europea si mostra nelle sue contraddizioni concrete come un’istituzione che avanza iniziative oltre confini consolidati, protetta da un’architettura che attenua la responsabilità democratica diretta e sostenuta da convergenze trasversali nel sistema politico europeo, la quale può essere contenuta esclusivamente da vincoli materiali legati ai rapporti di forza economici. Non un’anomalia temporanea, ma un modello consolidato che subordina la trasparenza alla discrezionalità politica, garantendo a una ristretta élite margini di azione incompatibili con i principi democratici che formalmente dichiara di rappresentare. «Si spalancano tempi di ribellione e di cambiamenti. C’è chi crede che il destino riposi ai piedi degli dèi, ma la verità è che lavora, come una sfida incandescente, sulla coscienza degli uomini.» Eduardo Galeano, Las venas abiertas de América Latina, Montevideo, fines de 1970.
Luigi Speciale
Fonti https://www.politico.eu/article/eu-prosecutors-detain-mogherini/ https://www.eppo.europa.eu/en/news https://www.ft.com/content/4d2c8a7e-4516-11e6-9b66-0712b3873ae1 https://corporateeurope.org/en/revolvingdoorwatch https://www.nytimes.com/2021/04/28/world/europe/european-union-pfizer-von-der-leyen-texts.html https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=289898 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022PC0209 https://www.transparency.org/en/publications/annual-report-2024
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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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Una crisi di trasparenza e responsabilità politica mette a nudo come l’istituzione oltrepassi sistematicamente i confini della legalità, subordinando il diritto a logiche di potere e interessi economici.