Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il successo di McDonald’s in Vietnam

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La notizia non è certo da prima pagina, ma fa riflettere. A 50 dalla fine della guerra nel Vietnam con la caduta di Saigon (che ora si chiama Ho Chi Minh), proprio nella capitale dell’ex Vietnam del Sud aprono a ripetizione i “McDonald’s”, simbolo universalmente noto della cultura popolare Usa. E non si venga a dire che è sacrilego accostare alla cultura la più nota catena mondiale di fast food.

Lo sarebbe se vivessimo in un’epoca diversa. Nella nostra, il soft power di cui dispongono gli Stati Uniti è formato anche – e forse soprattutto – dai fast food, strumento formidabile di penetrazione della mentalità americana all’estero.

Il suddetto soft power, anche se può sembrare strano a prima vista, è importante quanto marines, portaerei e droni. Se ne sono accorti molti commentatori notando che la Cina, per esempio, non dispone di strumenti simili per propagandare ovunque la propria “way of life”. Tant’è vero che a Pechino, Shanghai e nelle altre grandi metropoli della Repubblica Popolare i McDonald’s ci sono eccome, e da tempo.

Sulle coste vietnamite sbarcavano negli anni ’60 del secolo scorso GI e marines destinati a impantanarsi in risaie e foreste alla perenne caccia di avversari che sembravano fantasmi. Sino alla fine ingloriosa con la caduta di Saigon nell’aprile 1975, e la precipitosa fuga dei diplomatici Usa che scapparono in elicottero dal tetto della loro ambasciata.

Cambia davvero il mondo, poiché ora a sbarcare sono i “Big Mac” e i “Filet-o-Fish”. D’altra parte molte catene americane quali Pizza Hut e Burger King in Vietnam sono già presenti, ma chi aveva sprecato articoli per registrarne l’arrivo?

Con McDonald’s è diverso. Quello “è” il fast food per antonomasia, l’immagine più vera dell’America. E ovviamente il suo sbarco non passa sotto silenzio. La Repubblica Popolare del Vietnam si definisce ancora comunista ed è dominata dal Partito unico. Però al pari della Cina si sta aprendo sempre più all’Occidente dal punto di vista commerciale e culturale. E si nota ancora la differenza tra Sud e Nord, quest’ultimo più austero con il mausoleo di Ho Chi Minh nel centro della capitale Hanoi.

Che succederà a questo punto? Un bel niente, giacché i giovani vietnamiti sono già influenzati dai simboli occidentali (e americani in particolare). Magari qualche stomaco si rovinerà con french fries e ketchup, ma poco male: è accaduto ovunque. Si noti che il primo McDonald’s ha aperto in una via che porta il nome di Dien Bien Phu, l’epica battaglia nella quale le truppe del generale Giap sconfissero i francesi nel 1954. E pure questo fatto ha un certo valore simbolico. Viene da chiedersi, almeno a chi ricorda la guerra del Vietnam, perché gli americani non usarono hamburger e patatine invece di napalm, defolianti e bombe a non finire. Avrebbero certamente avuto più successo. Ma allora c’era la Guerra Fredda: un altro mondo, appunto.

 

Michele Marsonet

 

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

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Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

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