Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La sciocca teoria della trappola di Tucidide

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La Cina, ad oggi, come sostenuto da una miriade di analisti politici, economici e accademici, rappresenta nell'assetto istituzionale globale una potenza economica imperiale contrassegnata da un nazionalismo assertivo.

Potenza oltre che economica, industriale, tecnologica e militare che però non equilibra la struttura delle relazioni internazionali, ma invece ne attacca l'attuale status quo a discapito dell’altra potenza, gli Stati Uniti d’America. Quest’ultima, potenza economica per eccellenza che detiene un'egemonia commerciale, finanziaria, nei servizi digitali e nel predominio tecnologico. Stati Uniti, che sotto la guida delle amministrazioni Biden prima e Trump ora, hanno risposto alle politiche cinesi con una sorta di polizia nazionalistica molto aggressiva in cui la somma di questa lotta per l’egemonia è una politica di equilibrio, contrassegnata da una contrattazione senza soluzione di continuità dove il fattore di accordo è determinato dal principio di forza coercitiva.

Secondo la corrente realistica politica delle relazioni internazionali, ormai preponderante nelle accademie e nei think tank occidentali, in cui si prendono come archetipo i principi enunciati da Hans Morgenthau nel saggio Politica tra le nazioni. La lotta per il potere e la pace, dove si teorizza che la geopolitica è connaturata da norme che hanno un'origine antropologica, ovvero dalla perenne instabilità della natura umana.

 

Il politologo John Mearsheimer, epigono di Morgenthau, nel suo saggio più famoso La tragedia delle grandi potenze, sosteneva che i rapporti tra le grandi potenze erano fondati sulla competizione e sul conflitto.

Quindi volontà di potenza di ogni singolo Stato, piccolo o grande che esso sia dal punto di vista territoriale, che è il solo sistema in grado di garantire la sopravvivenza di ogni Stato a prescindere o meno dall'esistenza di qualsiasi istituzione sovranazionale.

Collegato a questa filosofia politica si può inserire tranquillamente una nuova branca della storiografia, quella della storia applicata. Disciplina che si sta affermando in ambito anglosassone e che fonda i suoi presupposti teoretici e metodologici tramite l’analisi di un evento o una problematica attuale e da lì si procede a ritroso per trovare analoghi eventi storici che si sono svolti in passato e ipotizzare delle probabili cause che potrebbero produrre risultati uguali a quelli passati, una forma.

I teorizzatori di questa nuova branca della storiografia storica sono: Niall Ferguson e Graham Allison, entrambi redattori del “Manifesto di storia applicata”.

L’ultimo dei due storici, studioso di relazioni internazionali e membro del Beliefert Center presso la John F. Kennedy School of Government di Haward, ha il merito di aver coniato la definizione “trappola di Tucidide”, sintagma utilizzato per la prima volta in un articolo pubblicato su ‘Atlantic’ nel settembre del 2015, che poi vista l’enorme fortuna in ambito pubblicistico, è stato pubblicato in un saggio nel 2017 con il titolo in lingua originale Destined for War: Can America and China escape Thucydides Trap?, libro tra l'altro letto da  importanti élite politiche statunitensi, due nomi su tutti sono stati: Joe Biden ed Henry Kissinger, pubblicato in Italia un anno dopo da Fazi editore con la traduzione di Michele Zurlo.

Prendendo come archetipo lo storico greco Tucidide, definito il precursore del realismo politico, che scrisse nel V secolo a.C. la Storia della Guerra del Peloponneso, il conflitto tra Atene e Sparta che durò in totale trent'anni dal 431 al 404 a.C. e che vide la vittoria di quest'ultima.

Le cause addotte da Tucidide, in merito allo scoppio del conflitto tra le due polis greche, sono dovute all’esponenziale crescita di Atene a discapito della potenza egemone che era Sparta.

Queste cause vengono utilizzate da Allison come archetipo per un eventuale scontro di potenza tra Usa e Cina nel contesto geopolitico contemporaneo dove gli Usa sono definiti come una potenza in fase di declino economico, commerciale, culturale e militare, alias Sparta e dall’altra parte vi è la Cina, la nuova potenza in ascesa, alias Atene.

Lo stesso titolo, Trappola di Tucidide, allude proprio alla teoria di Allison riguardo a un mutamento geoeconomico e geopolitico tra una potenza in ascesa che va ad intaccare l'egemonia di quella in fase di declino. Sempre secondo Allison, tra Cina e Stati Uniti le condizioni di fondo specifiche sono determinate dalla geografia, cultura, storia e dalle contingenze militari attuali e se la traiettoria attuale in favore della Cina non muterà, nei prossimi anni ad una guerra disastrosa tra le due nazioni.

A seguito di questa tesi sono state sono state pubblicate diverse pubblicazioni in ambito accademico, militare che hanno avuto come oggetto proprio l'analisi fattuale di un possibile scontro tra gli Stati Uniti. 

Uno studio esemplificato che si può citare è quello della Rand Corporation, intitolato Though Unthinkable, dove si teorizza che un’eventualità di un conflitto bellico tra le due potenze ridurrebbe il Pil statunitense del 10%, mentre quello cinese del 35%.

Ma tornando ad esaminare il punto di vista dell'analisi storica della “Trappola di Tucidide”, l’autore ha messo in parallelo allo scontro Atene-Sparta altrettanti sedici eventuali scontri tra potenze, che vanno dall'inizio dell'età Moderna fino alla guerra fredda e che in ben dodici occasioni si sono trasformate in veri e propri conflitti bellici. Risulta evidente che la metodologia adottata è deterministica, in cui un evento bellico tra due potenze rimane fattualmente quasi sempre inevitabile.

Ma se si analizza il testo tucidideo, il determinarsi degli eventi risulta essere contraddistinto da fattori molteplici, sia di natura endogena, che esogena in ognuna parte belligerante, dove il determinarsi degli eventi è sottoposto al caso, come quanto è stato narrato per Atene (Libro VI, 53, 54, 55, 56) in cui il regime della tirannide era stato abbattuto per cause che nulla c'entravano con la politica.

Tucidide scrive che la causa fu dovuta ad Ipparco, figlio del tiranno Ippia, che innamoratosi di un giovane ateniese, fu ucciso da un rivale in amore.

L’effetto che seguì l’omicidio fu quello di instaurare un clima di sospetto da parte di suo padre e l’instaurazione di un regime tirannico ancora più duro. Proprio a seguito di ciò, ne scaturì la fine del regime tirannico di Atene ad opera dei vari gruppi aristocratici. Tra i fattori endogeni, lo storico greco inserisce anche il comportamento della popolazione ateniese, una vera e propria descrizione della psicologia delle masse (Libro VI 27, 60, 61).

Il caso emblematico fu il caos della mutilazione delle erme, che ad Atene un eventuale gesto vandalico fu interpretato dai cittadini come un'azione che prefiggeva una congiura politica per abbattere il regime democratico in cui il colpevole andava ricercato in Alcibiade, non prendendo in considerazione una pasquinata fatta dai giovani aristocratici ateniesi, senza nessuna allusione a scopi politici.

Tucidide è stato preso a come archetipo non solo da Allison, ma anche da altri storici, che in questa sede verranno trattati solamente a un livello nozionistico di base.

Moses Finley, nell'introduzione alla traduzione della Guerra del Peloponneso per la collana “Penguin Books” del 1972, mise in analogia quanto teorizzato dallo storico greco, sull'unità del conflitto, con l’unità del conflitto e delle cause delle due guerre mondiali novecentesche, riprendendo l'interpretazione di Tucidide dell'unità del conflitto di potenza tra Atene e Sparta che si protrasse dal 431a. C. al 404 a. C., seppur contraddistinto da tregue e trattati di pace in quel lasso di tempo.

Anche Luciano Canfora nel saggio più recente, Il mondo di Atene, teorizza l’unità del conflitto bellico novecentesco trent'anni in parallelo con la guerra del Peloponneso, specificando che l'analogia dei casi analoghi sono trovati nell'intervallo delle due trattative di pace: quella di Nicia del 416 a.C., per la guerra del Peloponneso e quella di Versailles per il conflitto mondiale.

Scrive sempre Canfora che il successivo sviluppo degli avvenimenti da l'idea che il primo conflitto si sia solamente concluso in maniera apparente e che venga riaperto per concludersi di nuovo quando una delle due parti in causa soccomba in maniera definitiva.

La storia dell'unità del conflitto, continua ancora Canfora, si sviluppa solamente post eventum. Un’unità che viene determinata dallo storico, ma dove la stessa teoria che si sia giunti alla fine di un evento storico viene sempre messa in discussione da un successivo sviluppo degli avvenimenti.

A chiusa di quanto mostrato rimane il dato metodologico essenziale per lo storico, dove il compito di quest’ultimo è quello di cercare di ricostruire l'ambiente sociale, culturale ed economico del periodo storico oggetto d’indagine, non cadere nell’errore che ha commesso Allison di contestualizzare e renderlo attuabile in ogni epoca.

Anche le nazioni, gli imperi, che sono una congerie di popolazioni portatrici di istanze valoriali che hanno una durata per un dato periodo temporale e che non possono essere fissi e immutabili per tutte le epoche storiche.

Marx ed Engels, nella Sacra famiglia, scrissero giustamente che era «Un errore che si rivela tragico quando Saint-Just, il giorno dell'esecuzione, mostrando la grande tavola dei diritti dell'uomo esposta nella sala della Conciergerie esclama con giustificato orgoglio: Eppure, questa è opera mia!. Ma quel testo proclamava appunto i diritti di un uomo che non può essere l'uomo della comunità antica, non più di quanto le condizioni di esistenza economiche e industriali possono essere quelle dell'antichità.» 

 

Lorenzo Bravi

 

 

 

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