Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Nobel per la pace 2025, lettera di corsa per il Venezuela

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Il 10 ottobre 2025, a Oslo, María Corina Machado riceve il Premio Nobel per la Pace. La motivazione ufficiale cita "il suo instancabile lavoro per promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e la sua lotta per ottenere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia".

Tre giorni dopo, scrive su X: "Dedico questo premio al popolo venezuelano che soffre e al Presidente Trump per il suo sostegno decisivo alla nostra causa". Mentre a Oslo si celebra la pace, nelle acque internazionali al largo del Venezuela incrocia un poderoso dispositivo militare della US Navy, tre cacciatorpediniere, un sottomarino, navi anfibie e quattromilacinquecento marines, mentre fanno rotta verso la posizione un numero imprecisato di portaerei.

Da agosto la flotta presidia quelle acque, e il 2 settembre come il 3 ottobre l'aviazione statunitense ha effettuato raid aerei sul territorio venezuelano. Il Venezuela possiede duecentonovantotto miliardi di barili di petrolio, le maggiori riserve accertate del pianeta, più dell'Arabia Saudita, più della Russia, più dell'Iran, otto volte quelle degli Stati Uniti.

Il testamento di Alfred Nobel, redatto nel 1895, stabilisce che il riconoscimento vada a chi ha realizzato "il maggiore o migliore lavoro in favore della fraternità tra le nazioni, l'abolizione o riduzione degli eserciti permanenti e la celebrazione e promozione di congressi di pace".

Il Nobel ha una storia controversa, Henry Kissinger lo ricevette nel 1973, lo stesso anno del golpe in Cile e mentre bombardava la Cambogia, Barack Obama nel 2009, poche settimane dopo l'insediamento e prima di lanciare la guerra dei droni. Maria Corina Machado, dal 2018 ad oggi, ha chiesto ripetutamente un intervento militare internazionale in Venezuela.

 

Chi è Maria Machado: l'élite e la formazione

Machado nasce nel 1967 a Caracas, in una famiglia dell'élite imprenditoriale venezuelana. Suo padre, Enrique Machado, possedeva SBENSA, un'azienda siderurgica nazionalizzata dal governo di Hugo Chávez. Studia tra Venezuela e Stati Uniti, e nel 2009 l'Università di Yale la seleziona per il World Fellows Program, un corso di formazione destinato a leader emergenti di tutto il mondo.

Yale, Harvard e Princeton sono da decenni i luoghi dove si formano le élite che guideranno i paesi strategici per gli interessi statunitensi, Henry Kissinger venne “selezionato” a Harvard, Juan Guaidó alla George Washington University, Leopoldo López, mentore di Guaidó, a Princeton.

All'inizio degli anni Duemila, co-fonda "Súmate", un'organizzazione che si presenta come movimento per la partecipazione democratica. Secondo i documenti pubblici della National Endowment for Democracy, Súmate riceve finanziamenti dall'ente statunitense che sostiene progetti democratici all'estero, e la NED pubblica sul proprio sito l'elenco completo dei beneficiari venezuelani in un sistema che funziona alla luce del sole.

L'11 aprile 2002 accade qualcosa che segnerà la sua carriera politica, il presidente Hugo Chávez, eletto nel 1998 con il 56,2% dei voti in elezioni certificate dal Centro Carter, viene rimosso dalla carica e al suo posto viene insediato Pedro Carmona, presidente della confederazione degli imprenditori Fedecámaras. Carmona firma un decreto che scioglie l'Assemblea Nazionale, il Tribunale Supremo e destituisce tutti i governatori eletti, un documento firmato da decine di rappresentanti dell'opposizione e del mondo imprenditoriale, tra cui figura María Corina Machado.

A trentacinque anni, appone la sua firma su un documento che annulla le istituzioni democratiche di un paese. Dopo quarantasette ore, Chávez viene reintegrato grazie all'intervento di una parte delle forze armate rimaste fedeli alla costituzione, e il Tribunale Supremo di Giustizia del Venezuela qualifica l'evento come “golpe de estado”.

Machado sostiene di aver firmato credendo fosse un foglio presenze, ma il golpe fallisce e lei continua come se nulla fosse; nel dicembre 2002 promuove lo sciopero nel settore petrolifero che paralizza l'economia, nel 2004 sostiene attraverso Súmate un referendum revocatorio contro Chávez che si tiene alla presenza del Centro Carter e dell'Organizzazione degli Stati Americani con un risultato certificato che vede il 59,10% dei votanti confermare Chávez nella carica presidenziale.

Nel 2005 viene ricevuta alla Casa Bianca dal presidente George W. Bush, un fatto significativo considerando che una semplice rappresentante della società civile di un paese con cui gli Stati Uniti mantengono relazioni diplomatiche normali non viene ricevuta dal presidente americano.

 

Le guarimbas

Il 2014 segna una nuova fase con la promozione del piano "La Salida", che prevede manifestazioni di piazza per ottenere le dimissioni del presidente Nicolás Maduro, succeduto a Chávez dopo la sua morte nel 2013. Le manifestazioni, chiamate in Venezuela "guarimbas", si protraggono fino al 2017 con episodi crescenti di violenza che il report dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani documenta con centoventi morti tra manifestanti e forze di sicurezza, evidenziando responsabilità da entrambe le parti.

Alcuni casi specifici vanno oltre la narrazione generica di scontri: il 20 maggio 2017, Orlando Figuera viene bruciato vivo da manifestanti nel quartiere Altamira di Caracas quando aveva ventuno anni, e il 27 giugno, in un solo giorno, altre tre persone vengono bruciate vive mentre i grandi media occidentali definiscono le guarimbas "resistenza democratica".

Nel 2014, il Tribunale Supremo venezuelano destituisce Machado da deputata e la inabilita politicamente in una decisione che lei contesta insieme a diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani. Nel 2018, invia una lettera pubblica ai governi di Argentina e Israele chiedendo un intervento internazionale in Venezuela, e nel 2019, in un'intervista a un canale televisivo israeliano, dichiara che se eletta presidente trasferirà l'ambasciata venezuelana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Nel 2024, mentre a Gaza il bilancio dei morti supera le quarantamila vittime, definisce il conflitto "una lotta per la libertà" e firma un accordo di cooperazione con il partito del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, attualmente sotto mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

 

La costruzione mediatica

Nel 2024, il quotidiano spagnolo El País definisce María Corina Machado "il fenomeno elettorale più travolgente in Venezuela dai tempi di Chávez del 1998", una definizione che richiede verifica. Nel 2011 partecipa alle primarie dell'opposizione venezuelana per scegliere il candidato alle elezioni presidenziali ottenendo il 3,7% dei voti, ultimo posto tra i candidati mentre il vincitore, Henrique Capriles, raccoglie oltre il sessanta per cento.

Nel 2024 e 2025, le manifestazioni che convoca a Caracas registrano, secondo le cronache di molteplici fonti, una partecipazione minoritaria, e l'unica vittoria elettorale documentabile risale al 2010 quando viene eletta deputata con la lista di Acción Democrática, incarico dal quale sarà destituita nel 2014 senza che negli archivi elettorali pubblici venezuelani risultino altre vittorie. Lo stesso quotidiano, l'11 aprile 2002, pubblicò un editoriale intitolato "Golpe a un caudillo" in cui giustificava l'interruzione del governo costituzionale di Chávez, e il 24 gennaio 2013 pubblicò in prima pagina una foto che presentava come Hugo Chávez agonizzante intubato in ospedale ma che ritraeva un'altra persona, senza che ci fosse rettifica proporzionata all'errore.

Un'analisi degli articoli pubblicati dai principali quotidiani spagnoli su Machado negli ultimi due anni mostra un pattern costante di omissioni: la firma del decreto Carmona nel 2002 viene menzionata raramente, le guarimbas del 2017 e i morti bruciati vivi quasi mai, i finanziamenti della National Endowment for Democracy sporadicamente, le dichiarazioni di richiesta di intervento militare in modo frammentario.

 

Il caso Guaidó

Juan Guaidó si autoproclamò presidente del Venezuela nel gennaio 2019 venendo immediatamente riconosciuto da oltre cinquanta paesi, inclusi Stati Uniti ed Europa, mentre l'amministrazione statunitense gli consegnava il controllo dei beni venezuelani all'estero, inclusa la CITGO, la compagnia petrolifera statale.

L'agenzia USAID, l'ente statunitense per lo sviluppo internazionale, gli erogò nel periodo 2017-2019 un totale di cinquecentosette milioni di dollari: duecentosessanta milioni per assistenza umanitaria, duecentoquarantasette per assistenza allo sviluppo.

Il 16 aprile 2021, l'Ufficio dell'Ispettore Generale di USAID pubblicò un rapporto dal titolo "Sono necessari controlli aggiuntivi per rafforzare la gestione del rischio frode di USAID nella risposta al Venezuela", e nel documento si legge che USAID spese circa due milioni di dollari all'inizio del 2019 per acquistare e trasportare trecentosessantotto tonnellate di cargo umanitario al confine tra Colombia e Venezuela, ma ad agosto 2019 solo otto tonnellate erano state consegnate al Venezuela mentre le restanti trecentosessanta tonnellate furono consegnate in Somalia.

La percentuale di aiuti arrivati alla destinazione dichiarata risulta del 2,17%, e Guaidó non ha mai presentato una rendicontazione dettagliata sull'utilizzo dei fondi. Il 23 febbraio 2019 si verificò quello che venne chiamato "la battaglia dei ponti", quando un convoglio di camion contenenti aiuti umanitari tentò di attraversare il confine tra Colombia e Venezuela e il governo Maduro ordinò la chiusura del confine. Durante i tentativi di forzare il passaggio, uno dei camion prese fuoco e Guaidó accusò immediatamente la Guardia Nacional Bolivariana di aver appiccato l'incendio mentre i media internazionali riportavano ampiamente questa versione, ma un'investigazione del New York Times basata sull'analisi dei video girati durante l'evento concluse che l'incendio fu causato da una molotov lanciata dal lato colombiano del ponte, come confermato dal rapporto USAID del 2021 che documenta come gli aiuti non furono consegnati.

Cinquecentosette milioni di dollari con rendicontazione del due per cento rappresentano un furto documentato da un'agenzia del governo statunitense, eppure la copertura di questo scandalo da parte dei media che avevano celebrato Guaidó come presidente legittimo fu pressoché inesistente: i principali quotidiani venezuelani dell'opposizione ignorarono il rapporto o ne diedero notizia frammentaria, e i media occidentali fecero lo stesso.

 

La corruzione attraversa tutti gli schieramenti

Il governo venezuelano ha responsabilità documentate che sarebbe disonesto non riportare. Nel 2016, la Corte Distrettuale del Distretto Sud di New York emise una sentenza definitiva contro Efrain Antonio Campo Flores e Franqui Francisco Flores de Freitas, nipoti di Cilia Flores, coniuge del presidente Maduro, condannati a diciotto anni di carcere ciascuno per cospirazione al traffico di cocaina con un quantitativo contestato che superava gli ottocento chilogrammi. Tareck Zaidan El Aissami, Vicepresidente del Venezuela tra il 2017 e il 2018 e poi Ministro del Petrolio, venne designato nel febbraio 2017 dall'Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro statunitense come trafficante internazionale di narcotici con un patrimonio stimato dal Tesoro USA in tre miliardi di dollari, anche se El Aissami nega le accuse e non essendoci sentenza giudiziaria si tratta di un'accusa governativa.

Nel marzo 2023, il governo venezuelano arrestò sessantuno funzionari di alto livello di PDVSA, la compagnia petrolifera statale, con l'accusa di aver sottratto tra due e dieci miliardi di dollari, e uno dei funzionari arrestati morì suicida in carcere un mese dopo.

Gli scandali legati a PDVSA risalgono ai governi di Hugo Chávez: Rafael Ramírez, Ministro del Petrolio e Presidente di PDVSA, accumulò un patrimonio che gli permette oggi di vivere latitante in Italia mentre il Venezuela ne chiede l'estradizione senza successo; Alejandro Andrade, ex guardia del corpo di Chávez diventato Tesoriere nazionale, venne condannato negli Stati Uniti nel dicembre 2017 per riciclaggio di denaro; Alex Saab, uomo d'affari colombiano definito “testaferro” di Maduro, venne accusato di aver riciclato trecentocinquanta milioni di dollari sottratti al Venezuela attraverso il programma alimentare CLAP prima di essere estradato dagli Stati Uniti nel 2021, processato e successivamente rilasciato nel 2023 in uno scambio di prigionieri dopo essere diventato informatore della DEA.

Le cifre complessive documentate parlano di undici miliardi di dollari sottratti da PDVSA tra il 2004 e il 2014 attraverso contratti fraudolenti e ventotto miliardi attraverso il programma Petrocaribe iniziato da Chávez nel 2005, intanto il Venezuela risulta al centosettantatreesimo posto su centottanta nel Corruption Perceptions Index di Transparency International.

La corruzione è sistemica e attraversa tutti gli schieramenti, ma la narrazione mediatica la tratta in modo selettivo: la corruzione del governo venezuelano viene amplificata e usata come giustificazione per sanzioni e minacce militari, mentre la corruzione dell'opposizione venezuelana viene ignorata o minimizzata, così Guaidó sottrae cinquecento milioni di dollari e continua a essere presentato come leader democratico così come Machado promuove violenze che causano morti bruciate vive e riceve il Nobel per la Pace.

 

La forza corruttiva del Petrolio

Il Venezuela possiede duecentonovantotto miliardi di barili di petrolio che prima della nazionalizzazione operata da Hugo Chávez era controllato da un'oligarchia locale che lo vendeva alle multinazionali statunitensi a condizioni favorevoli; l'oligarchia si arricchiva mentre il sessanta per cento della popolazione viveva in povertà, finché nel 1998 Chávez vince le elezioni con un programma che prevede la nazionalizzazione delle risorse petrolifere e nei primi anni del suo governo la povertà scende al trenta per cento. La nazionalizzazione toglie il controllo del petrolio alle multinazionali statunitensi e all'oligarchia locale, e da quel momento il golpe del 2002, lo sciopero petrolifero del 2002, il referendum del 2004, le guarimbas del 2014-2017, l'autoproclamazione di Guaidó nel 2019 e il Nobel a Machado nel 2025 fanno parte della stessa sequenza.

L'amministrazione Trump, adottando la politica del 'repliegue hemisférico' e cedendo terreno in Asia di fronte all'ascesa cinese, ha deciso di rafforzare il controllo degli Stati Uniti sull'emisfero occidentale. In questa strategia, il Venezuela, per via dei suoi giacimenti, assume un ruolo centrale, Trump messo sotto pressione ha revocato il blocco alla Chevron permettendogli di riprendere le attività estrattive, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che “la licenza è stata emessa esclusivamente per scopi di manutenzione da parte di Chevron e per creare le condizioni necessarie affinché il regime possa saldare l’enorme debito che ha con l'azienda petrolifera con sede in Texas.

Anche se non possiamo commentare su licenze specifiche, il governo degli Stati Uniti non permetterà al regime di Maduro di trarre profitto dalla vendita di petrolio”. Nel frattempo, Marco Rubio, Segretario di Stato dell'amministrazione Trump, mantiene stretti legami politici, e di amicizia personale di lunga data, con l'oligarchia latinoamericana contraria ai governi di sinistra. Di questa oligarchia, Javier Milei ne rappresenta il campione e nonostante il fallito esperimento economico anarco-capitalista, l'amministrazione Trump ha prontamente raddoppiato la cifra che l'argentino aveva richiesto come aiuto, in vista delle elezioni.

 

Il subdolo meccanismo

Il 19 marzo 2003, gli Stati Uniti invasero l'Iraq con la giustificazione delle armi di distruzione di massa che Saddam Hussein avrebbe posseduto, ma nel 2004 l'Iraq Survey Group, incaricato di trovare quelle armi, concluse che non esistevano mentre l'Iraq fu distrutto, centinaia di migliaia di civili morirono e il paese precipitò nel caos da cui non si è più ripreso.

Nel 2011, l'intervento NATO in Libia venne giustificato con la "responsabilità di proteggere" la popolazione civile da Muammar Gheddafi in un paese che aveva il PIL pro capite più alto dell'Africa con istruzione e sanità gratuite, ma Gheddafi venne linciato mentre Hillary Clinton commentava ridendo "We came, we saw, he died", e oggi la Libia è uno Stato fallito in guerra civile permanente dove esistono mercati di schiavi a cielo aperto, i cui aguzzini viaggiano impunemente in lungo e largo in Europa, per fare shopping, di cose e di corpi, o per assistere alle performance dei loro calciatori e cantanti preferiti, nonostante i mandati di cattura internazionali, puntualmente disattesi da governi distratti, che lisciano loro il pelo, offrendogli voli di stato anziché un confortevole soggiorno a Santa Maria Capua Vetere.

Il pattern si ripete: si demonizza il leader del paese target, si costruisce una narrazione di minaccia o violazione dei diritti umani, si interviene militarmente, il paese viene distrutto, le risorse passano sotto controllo occidentale o di governi allineati, la popolazione sta peggio di prima mentre i media accompagnano ogni fase costruendo il consenso necessario.

Il Venezuela sta seguendo la stessa traiettoria. Chávez e poi Maduro vengono demonizzati, la narrazione si concentra su corruzione e violazione dei diritti, reali ma amplificati selettivamente, le sanzioni economiche causano una crisi umanitaria che viene attribuita al governo venezuelano, la crisi giustifica un intervento “umanitario”, l'intervento permetterà il cambio di regime e il nuovo regime restituirà il controllo del petrolio alle multinazionali; la flotta “leggera” è dispiegata e bombardamenti sono stati finora limitati, e il Nobel a Machado segnala che la preparazione del consenso internazionale all’intervento armato, quello dei “grandi eventi”, è in fase avanzata.

 

Pirati travestiti da corsari per procurarsi la lettera di corsa  e depredare la concorrenza

Gli Stati Uniti operano in un contesto strutturale interno insostenibile, hanno impronta ecologica tra le più devastanti al mondo, diseguaglianze profonde, dipendenza strategica dall'accesso alle risorse altrui, ma soprattutto un debito pubblico fuori controllo.

Le riserve petrolifere venezuelane, stimate dalla CIA World Factbook in trecentotre miliardi di barili con un valore lordo di diciotto trilioni di dollari, rappresentano un bottino corposo. Al netto dei costi stimati per l'operazione militare, circa quattro trilioni secondo analisi di scenario geopolitico, il guadagno potenziale si aggira sui quattordici trilioni, cifra sufficiente a giustificare un'azione che sul piano del diritto internazionale costituisce un atto di corsareria.

Successo o fallimento dell’invasione, entrambi gli scenari generano profitto: il consolidamento della posizione statunitense in un caso, il collasso sistemico nell'altro. I movimenti sui mercati azionari e valutari globali indicano che gli speculatori si stanno posizionando di conseguenza. L'accelerazione verso una escalation è visibile. Il 14 ottobre 2025, quattro giorni dopo il Nobel a Machado, Donald Trump firma a Sharm el Sheikh l'accordo di pace per Gaza "Peace 2025" dichiarando che l'accordo è unico "in tremila anni di storia" (!).

L'accordo però collassa immediatamente nei fatti, infatti Hamas, ancora pesantemente armata, lancia una campagna di esecuzioni pubbliche contro clan rivali uccidendo centinaia di uomini. Il 16 ottobre, Trump annuncia l'incontro con Putin a Budapest dopo una "produttiva" telefonata, accelerando le negoziazioni per chiudere il fronte ucraino. Il costo umano dell’invasione del paese caraibico sarà una ecatombe, ma in un contesto mediatico che ha normalizzato il genocidio a Gaza, le perdite venezuelane possono essere percepite come parte di un processo di pace universalmente accettato. Gaza ha creato il precedente: quando sessantasettemila morti diventano routine informativa, la soglia di accettabilità si sposta.

María Corina Machado riceve il Nobel per la Pace mentre una flotta di violenti predoni assedia il suo paese.

Donald Trump firma la pace a Gaza mentre Hamas stermina intere famiglie palestinesi. Alfred Nobel, inventore della dinamite e architetto di un impero fondato sulla distruzione, cercò nella sua morte di comprare redenzione.

Il premio per la pace era il suo tentativo di lavare le mani sporche di sangue con il sigillo dell’onore.

Ma il tempo ha beffato la sua presunzione, quel premio, nato come contrappeso morale all’orrore che lui stesso aveva scatenato, è diventato un distintivo sul petto dei mercanti di morte in guanti bianchi, la medaglia dei signori che preparano guerre sotto il mantello della diplomazia, della retorica civile, dell’informazione ufficiale. 

A centotrent’anni di distanza, il gesto di Nobel si rivela ancora una volta un inganno morale: non ha creato un monumento alla pace, ma ha fornito agli artefici della violenza un vessillo di legittimità. La presunzione di credersi redentore si è trasformata in complicità postuma, e l’eredità che voleva santificare la sua coscienza ora consacra la nobiltà del potere che la pace la calpesta.

 

Luigi Speciale

 

Bibliografia essenziale

 

Al Jazeera. "Trump Approves CIA Operations in Venezuela." 16 ottobre 2025. https://www.aljazeera.com/news/2025/10/16/trump-approves-cia-operations-in-venezuela-what-we-know-and-whats-next.

Al Jazeera. "How Trump Got His Nobel Peace Prize After All." 16 ottobre 2025. https://www.aljazeera.com/amp/opinions/2025/10/16/how-trump-got-his-nobel-peace-prize-after-all.

Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR). Human Rights Violations in the Bolivarian Republic of Venezuela: A Downward Spiral with No End in Sight. Rapporto A/HRC/51/54, agosto 2017. https://www.ohchr.org.

Center for Economic and Policy Research. Economic Sanctions as Collective Punishment: The Case of Venezuela. Washington, DC: CEPR, 2019.

CEIC Data. "Venezuela Crude Oil Production." https://www.ceicdata.com/en/indicator/venezuela/crude-oil-production.

CIA World Factbook. "Venezuela." https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/venezuela/.

National Endowment for Democracy. Venezuela Program Directory 2000–2025. https://www.ned.org/region/latin-america-and-caribbean/venezuela-2024/.

Nobel Foundation. "The Nobel Peace Prize 2025: María Corina Machado." https://www.nobelprize.org.

OPEC. Annual Statistical Bulletin 2024. https://www.opec.org/opec_web/en/publications/2024.htm.

U.S. Department of Justice, Southern District of New York. United States v. Campo Flores and Flores de Freitas. Sentenza, 14 dicembre 2017. https://www.justice.gov.

USAID Office of Inspector General. Audit of USAID's Venezuela Response. Rapporto 9-000-21-001-P, 16 aprile 2021. https://oig.usaid.gov/node/4688.

World Population Review. "Oil Reserves by Country." https://worldpopulationreview.com/country-rankings/oil-reserves-by-country.

 

 

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