Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ranucci, una bomba per tutti noi

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Non lo conosco personalmente, e non mi appassiona né per stile né per metodo, ma l'ordigno fatto esplodere davanti a casa sua non è solo un attacco a un singolo giornalista isolato. È un messaggio per chiunque faccia inchieste in questo paese.

E mentre partirà la solita "caccia d'ordinanza" ai fascisti, agli estremisti, ai nemici esterni del giornalismo libero, forse varrebbe la pena guardare più vicino. Molto più vicino.

Ranucci rappresenta quello che resta del giornalismo d'inchiesta italiano: rigore, coraggio, la capacità di scavare dove altri preferiscono non guardare. Ma proprio per questo è nel mirino.

Non solo della criminalità organizzata o dei poteri opachi che ha denunciato. Il giornalismo investigativo italiano è attraversato da conflitti interni che raramente emergono in pubblico, caratterizzato da guerre per i fondi internazionali, faide tra testate, accuse reciproche di scarso rigore o di vendere inchieste preconfezionate. Chi controlla le narrazioni controlla i soldi, il prestigio, l'accesso alle fonti. E in un sistema dove le risorse sono scarse e la competizione feroce, i nemici interni possono essere più pericolosi di quelli esterni.

E poi c'è l'esercito degli abusivi. Gente senza tessera, senza formazione, senza il minimo senso di responsabilità deontologica che invade lo spazio informativo producendo spazzatura a getto continuo. Blog spacciati per testate, influencer che si atteggiano a inviati di guerra, pagine social che rilanciano fake news condite con termini da redazione.

 

Il risultato è un'anarchia informativa che satura la capacità di attenzione del lettore e rende indistinguibile il lavoro serio da quello fasullo. Quando tutto sembra giornalismo, niente lo è più. L'intelligenza artificiale ha accelerato tutto questo in modo esponenziale. Ora basta un prompt per generare articoli che sembrano credibili, inchieste fasulle con tono da Pulitzer, interviste mai fatte.

L'IA permette a chiunque di produrre contenuto informativo in quantità industriali, senza verifiche, senza fonti, senza responsabilità. Quando un bot può scrivere cento articoli al giorno e un giornalista serio ne può fare uno, il sistema informativo collassa. Non è più una questione di qualità contro quantità ma è il rumore che uccide il segnale. Ci sono poi i più subdoli, quelli che usano l'autorevolezza accademica, culturale, mediatica, come un'arma.

Costruiscono narrazioni che si affermano per influenza personale più che per verifica dei fatti. Sfuggono al confronto critico, al pluralismo reale. In un paese polarizzato come l'Italia, questa strumentalizzazione dell’autorevolezza diventa un modo per controllare il dibattito senza sporcarsi le mani.

Mentre un giornalista rischia la pelle per portare alla luce verità scomode, altri possono causare danni altrettanto gravi seduti comodamente in cattedra o dietro una scrivania, indebolendo la fiducia nelle istituzioni e nel giornalismo stesso. Il sistema mediatico italiano mostra l'effetto di questa doppia pressione: le minacce dirette da una parte, il peso di narrazioni autorevoli ma parziali dall'altra.

Il risultato è un dibattito pubblico ridotto a monologo, dove chi ha voce soffoca chi cerca la verità. E quando qualcuno come Ranucci diventa troppo scomodo, può succedere di tutto. Anche che qualcuno pensi che un ordigno rudimentale sia un buon modo per farlo stare zitto.

La libertà di stampa non si difende solo contro le bombe, ma anche contro chi, dall'interno, usa la propria posizione per controllare cosa si può dire e cosa no, per decidere quali inchieste meritano attenzione e quali vanno insabbiate, per stabilire chi è un giornalista serio e chi va marginalizzato.

L'equilibrio tra libertà e responsabilità, tra diritto all'espressione e dovere di verificare i fatti, passa dal rifiuto di ogni forma di potere, violento o mascherato da autorevolezza, che prova a silenziare chi fa domande scomode. Contrastare queste minacce richiede la partecipazione di tutti.

Del pubblico che deve sviluppare senso critico. Dei giornalisti che devono rispettare rigore e trasparenza, anche quando costa caro. Di chi istituisce regole e controlli per salvaguardare la qualità dell'informazione.

È estremamente difficile preservare un giornalismo libero e responsabile, che abbia il coraggio di difendersi dalle violenze esterne e la forza di rifiutare ogni abuso interno di autorevolezza che svilisce la fiducia e mina la democrazia.

Chi detiene autorevolezza ha una doppia responsabilità: proteggere la verità e difendere la democrazia dall'interno. Mettere Ranucci nel mirino è un monito potente. Ma la battaglia per una stampa libera si combatte quotidianamente anche contro chi, seduto al sicuro, si illude che la fama possa sostituire il rigore. E mentre Ranucci subisce intimidazioni, qualcuno brinda. Non cercatelo troppo lontano. Nel frattempo, continuerò a ficcarvi la biró nera nell'occhio.

¡No pasarán!

 

Luigi Speciale

 

 

Bibliografia essenziale

 

Ordine dei Giornalisti. 2025. Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti. 23 gennaio 2025. https://www.odg.it/codice-deontologico-delle-giornaliste-e-dei-giornalisti/59465

Politi, Alessandro, a cura di. 2025. Giornalismo Investigativo e d'Inchiesta, Manuale. Ordine dei Giornalisti. https://www.odg.it/wp-content/uploads/2025/03/Giornalismo-Investigativo-e-dInchiesta-Manuale-a-cura-di-Alessandrio-Politi-04-Modulo-3.pdf

Vittimologia.it. 2012. "Giornalismo investigativo, vittime e diritto di cronaca." Rivista Vittimologia. https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_bravo_2012-02.pdf

Balcanicaucaso.org. 2022. "Italia, giornalismo e stato di diritto." 14 novembre 2022. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Italia-giornalismo-e-stato-di-diritto-221664

Linkiesta.it. 2025. "La faida che sta indebolendo il miglior giornalismo investigativo." 12 giugno 2025. https://www.linkiesta.it/2025/06/giornalismo-investigativo-occrp-mediapart/

Ordine dei Giornalisti. 2024. "Reati attinenti alla professione giornalistica." 25 giugno 2024. https://www.odg.it/reati-attinenti-alla-professione/24251

IrpiMedia. 2025. "Un brutto clima: le minacce ai giornalisti ambientali in Italia." 13 giugno 2025. https://irpimedia.irpi.eu/minacce-ai-giornalisti-ambientali-in-italia/

AGCOM. 2020. "News vs. fake nel sistema dell'informazione - Indagine conoscitiva su Piattaforme digitali e sistema dell'informazione." Delibera n. 309/16/CONS. https://www.agcom.it/node/1220

AGCOM. 2025. "I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale nella popolazione italiana." Rapporto presentato luglio 2025.

 

 

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