Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Fascismo e antifascismo a Gragnano

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La fine della Grande guerra riportò i combattenti a casa e tra questi i dirigenti socialisti pronti a riprendere il loro posto nel Partito e nel sindacato, riportando nelle piazze il conflitto politico ed economico dopo l’obbligatoria stasi bellica.1

Gli operai riscoprirono il gusto della lotta con nuovo e rinnovato entusiasmo dopo l’avvenuta rivoluzione d’ottobre nella lontana Russia e in diversi paesi europei, dalla Germania, all’Austria, dalla Francia all’Inghilterra, in ogni dove si sognava di costruire i soviet, perfino negli Stati Uniti si era formato un Partito marxista leninista, fondato a Chicago nel 1919.

Uno dei Paesi su cui maggiormente Lenin aveva scommesso sull’imminente rivoluzione era proprio l’Italia, pronosticandola in un celeberrimo articolo scritto nel 1917, alludendo in particolare all’insurrezione del 23 agosto avvenuta a Torino e nata da una manifestazione di donne, poi divampata in una vera e propria resistenza armata durata tre giorni.2

Non poteva neanche lontanamente immaginare la reazione padronale, dopo il grande spavento della occupazione delle fabbriche del settembre 1920, capaci di trovare in Benito Mussolini lo strumento violento e feroce per capovolgere la situazione a loro favore, fino ad impiantarvi la dittatura a loro favorevole, pagando e armando le squadre d'azione delle camicie nere, degni eredi dei mazzieri latifondisti, con la complicità delle istituzioni e del sovrano.

 

Intanto la piccola Gragnano in questo scenario mondiale cercava di fare la sua parte e cominciò da subito, il 5 gennaio 1919, «promuovendo una pubblica manifestazione per il disarmo e le otto ore. Per le circostanze saranno invitate a partecipare per la bella festa tutte le organizzazioni proletarie della provincia, le quali si daranno certamente per quel giorno convegno a Gragnano per esprimere la loro solidarietà ai nostri lavoratori, in mezzo ai quali vi è una grande aspettativa. Il corteo muoverà alle ore 9 dalla Camera del Lavoro e farà il giro del paese. Alle 10,30 avrà luogo il comizio pubblico».3

Il Soviet, il settimanale rivoluzionario fondato da Amadeo Bordiga nel dicembre 1918, diede ampio spazio alla manifestazione di Gragnano, del lungo corteo che percorse tutta la cittadina pedemontana, arrampicandosi per Caprile e Casola, citando la presenza delle diverse leghe della provincia, delle sezioni e dei circoli socialisti e finanche la presenza di dirigenti della direzione nazionale del PSI.

«Dopo un giro di tre ore, il corteo non potendo raccogliersi nei locali della Camera del Lavoro perché troppo angusti, si è fermato a comizio nell’atrio di uno stabile di fronte. Ha aperto il comizio il compagno Storzillo di Gragnano. Quindi a nome dei socialisti e dei metallurgici di Castellammare ha parlato il professor Pietro Carrese, il compagno Monaco ha recato il saluto di solidarietà dei ferrovieri, quindi il compagno Gino Alfani».4

Per il Soviet la Camera del Lavoro di Gragnano era già ricostituita alla fine del 1918, ma, probabilmente, doveva riferirsi alla Lega dei pastai e mugnai, perché una nota della prefettura comunica al Ministero dell’Interno la data del 25 giugno 1920 come costituzione della Camera Confederale del Lavoro, informando che questa era composta da otto leghe. Segretario Generale era il mugnaio socialista, Domenico Sacristano (1885 - 1969), l’estensore dello Statuto camerale nel 1912.5

Di sicuro il ritorno dal fronte di molti socialisti aveva consentito di riorganizzare il Partito e di avviare la ricostituzione delle Leghe e della stessa Camera del Lavoro, mobilitando i lavoratori e l’intera popolazione sui grandi temi che infiammavano in quei mesi il Paese intero, fino ad indire la prima grande manifestazione per il 5 gennaio 1919 a favore della smobilitazione, per il disarmo e per la giornata lavorativa di otto ore, portata avanti con forza e decisione soprattutto dai metalmeccanici della Fiom, poi toccò alla Camera del Lavoro assumere le sue iniziative, partecipando al Convegno della Federazione Campana dell’Arte Bianca tenutosi a Castellammare il 4 settembre 1921 e a quello Meridionale del successivo 25.

Sulla scia di quanto stava accadendo a Castellammare e a Torre Annunziata, anche a Gragnano tra il 1919 e il 1921 si contarono numerosi scioperi nei diversi pastifici e molini e non mancarono gli scontri, talvolta violenti, con nazionalisti e fascisti.

Non da meno la sezione socialista, con 24 iscritti, partecipava alla lotta tra astensionisti ed elezionisti, i primi guidati da Bordiga ormai proiettato verso la costruzione del PCd’I.

A Gragnano a larga maggioranza prevaleva l’ala moderata degli elezionisti.

Intanto a Castellammare si annoverava la nascita di uno tra i primi fasci di combattimento della Campania e dell'intero Mezzogiorno, costituendosi il 10 maggio 1919, ad opera, innanzitutto di due ex socialisti, i tenenti Francesca Rega e Umberto Paroli e con l'adesione incondizionata dell'ex segretario della prima Camera del Lavoro stabiese, fondata nel 1907, ma ora fervente nazionalista, il professor Catello Langella.6

Seguiva, ma a distanza di tempo, Torre Annunziata dove si costituiva, in presenza del carismatico duce della Campania, Aurelio Padovani, soltanto il 23 febbraio 1921.

Pochi giorni dopo i fascisti torresi si macchiarono dell'orribile delitto dell'operaio socialista, Diodato Bertone, ucciso a sangue freddo in un vile agguato, padre di nove figli.

A Gragnano il fascio si costituiva il 9 aprile 1921 nominando suo segretario il capitano Giacomo Cuomo. poi sostituito alcuni anni dopo, tra gli altri, da Eugenio Dello Ioio, chimico farmacista, Gennaro Di Nola, già sindaco nel 1920, Francesco Ammirati – costui, iscritto al Fascio dal 1923, fu nominato commissario prefettizio tra il 1942 e il 1943 in sostituzione del podestà Filippo Girace - e Guido Di Nola.7

Una sottosezione del Fascio di Combattimento si aprì anche nel popoloso borgo di Santa Maria la Carità, all'epoca la più importante frazione di Gragnano, capitanato dal negoziante e imprenditore, Ernesto Marino. Purtroppo non siamo riusciti a trovare la data di fondazione, ma ovviamente successiva al fascio madre. Gragnano vanterà anche la costituzione di un Fascio femminile sorto nel febbraio 1927.

Quando il 20 gennaio 1921 a Castellammare di Stabia le forze dell’opposizione scesero in corteo per manifestare contro la Giunta rossa di Pietro Carrese, eletta il 31 ottobre, un forte nucleo di socialisti di Gragnano, capitanati dal segretario della piccola Camera del Lavoro, Domenico Sacristano, non esitò, nonostante fosse festa patronale al loro paese, ad accorrere in aiuto e a difesa del Municipio dove si erano asserragliati un centinaio di socialisti, mentre la piazza gremiva di operai dopo la proclamazione dello sciopero generale da parte della Camera del Lavoro stabiese. Il nucleo socialista di Gragnano prese posizione sulla scalinata della cattedrale armata di robusti randelli, là dove ci fosse stato, come si temeva, l’attacco dei fascisti confusi nel corteo antisocialista.

L’assalto armato superò le peggiori previsioni trasformandosi in una strage dove persero la vita sei innocenti: un lattaio, un marinaio, tre operai e il maresciallo dei carabinieri, Clemente Carlino, il primo a cadere, colpito da un colpo di rivoltella mentre trattava con il segretario della Camera del Lavoro, Michelangelo Pappalardi e il vice sindaco, Pasquale Cecchi.

L’autore di quel primo colpo di pistola, rimasto tutt’ora ignoto, ma probabilmente il fascista Andrea Esposito, detto Raimo, voleva colpire l’esponente socialista, Cecchi.8

Altri propendono, e tra questi le stesse fonti delle autorità giudiziarie, senza riuscire comunque a provarlo, che a sparare per primo sia stato l’assessore socialista, Antonio Esposito, con l’intento di colpire il maresciallo Carlino.

Tra i 120 arresti seguiti alla strage ci fu quella del mugnaio Giuseppe Afeltra, o figlio da toscanelle, nativo di Casola, attivista comunista della Camera del Lavoro di Gragnano, di carattere violento, poi scarcerato il 3 ottobre per insufficienza di prove.

Altro protagonista gragnanese di quella giornata di sangue fu il giovane Giuseppe Cannavacciuolo, passato dal PSI al neonato PCd'I., e tra i costruttori del Partito di tutta la zona.

Il biennio rosso non aveva ancora raggiunto il suo apice, con l’occupazione delle fabbriche del settembre 1920, un’iniziativa rivoluzionaria che non vide assente la stessa Gragnano, con diversi pastifici occupati al grido di «Facciamo come in Russia»,9 quando lo squadrismo fece la sua apparizione con il primo assalto ad un corteo operaio avvenuto a Napoli il 23 giugno 1920.

Poi non si contarono gli agguati, i pestaggi, le uccisioni, i raid punitivi invadendo case private per metterle a soqquadro, distruggere i circoli e le sezioni dei partiti di sinistra, le Camere del Lavoro, le redazioni dei giornali, ovunque ci fosse un anelito di opposizione doveva essere messo a tacere con le buone oppure con le cattive, senza mezzi termini e nell’indifferenza delle forze dell’ordine chiuse nelle loro caserme, spesso omertosi complici dei delitti perpetrati.

E non fu sufficiente aver raggiunto il potere, sovvertito le istituzioni, imponendo Benito Mussolini alla Presidenza del Consiglio. Ancora negli anni successivi a quel fatidico 28 ottobre 1922, giorno della marcia su Roma, una comica che si poteva fermare se solo ci fosse stata la volontà di farlo da parte delle istituzioni e del Re Vittorio Emanuele III, vittima e complice del colpo di stato fascista, voluto e subito, le violenze continuarono, seppure sempre più diradate, almeno fino al 1926, quando gli ultimi residui di legalità furono definitivamente cancellati con la soppressione definitiva della libertà attraverso le leggi eccezionali del fascismo, che trovarono compimento con l’emanazione del Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato, istituito con legge del 25 novembre 1926.10

In una breve autobiografia raccolta nel bel libro di Ferrarotti, La piccola città, l’operaio mugnaio Carlo N., di Gragnano, racconta la tragedia del fratello, iscrittosi a 18 anni alla Gioventù socialista, delle continue perquisizioni subite dalla famiglia in cerca di una corrispondenza che comprovasse la sua adesione ad organizzazioni clandestine e di come morì nel 1924 per i suoi ideali antifascisti.

«Lo spiavano e infine si arrivò che sia quando entrava che usciva dal cantiere, anche la notte, era seguito da due carabinieri. Un giorno fu fermato in piazza da una squadra di fascisti che lo invitava a consegnare la corrispondenza (…). Lo portarono al Fascio che si trovava dove ora è il Banco di Napoli, e lo fecero svestire nudo (…). Così fecero un cerchio, lo misero in mezzo e cominciarono a bastonarlo, fino a che lo ridussero che non serviva più. Se ne venne in casa e da quel giorno non potè più alzarsi dal letto (…). Alle sue esegue parteciparono gli operai del Cantiere Coppola, del Cantiere Cattori, del Cantiere Navale e delle Ferriere del Vesuvio di Torre Annunziata. Dopo le esequie parecchi operai ebbero perquisizioni a casa».11

Caduto il municipio rosso di Castellammare, seguì quello di Torre Annunziata, poi l’assalto e la distruzione dei circoli socialisti e comunisti, dei giornali d’opposizione, delle Camere del Lavoro, la fine della democrazia.

Si cominciò nel 1923 sopprimendo con un decreto legge, proposto dal Presidente del Consiglio, la Festa dei lavoratori del primo maggio, sostituendola con una più generica “Festa del lavoro” da celebrare il 21 aprile, in concomitanza del Natale di Roma, si continuò nel 1926 con l’abolire le elezioni amministrative per i comuni sotto i cinquemila abitanti, sostituendo la figura del sindaco con quella del Podestà, nominato con decreto reale e il consiglio comunale con una consulta municipale, a sua volta nominata per un terzo dal Prefetto e per due terzi su designazione degli enti economici sindacali e associazioni locali.12

Pochi mesi dopo, il 3 settembre, un nuovo decreto portò a trentamila abitanti i comuni dove sostituire i sindaci con i Podestà, ed infine la legge fu estesa a tutti, indistintamente.13

In questo modo decadde Lucio Garofalo, l’ultimo sindaco eletto democraticamente dagli elettori nelle elezioni amministrative del 22 giugno 1924, ma costretto, dopo solo diciotto mesi, alle dimissioni per lasciare spazio al commissariamento prefettizio ed essere infine sostituito nel giugno 1927 dal Podestà, Filippo Girace.

In quegli stessi mesi del 1926, a seguito di un attentato fallito, subito da Mussolini il 31 ottobre, da parte del quindicenne Anteo Zamboni, ci fu la stretta finale contro ogni forma di opposizione con le leggi sulla difesa dello Stato: furono dichiarati decaduti tutti i deputati dell’opposizione e istituito il Tribunale Speciale per la Sicurezza dello Stato, la pena di morte e abolite tutte le pubblicazioni avverse al regime.

A Gragnano l’epurazione fascista non si fece attendere con diverse ammonizioni e assidui controlli, seppure nessuno fu condannato al confino politico, come invece accadde agli antifascisti di Castellammare, Torre Annunziata e Scafati.14

Molti preferirono emigrare, fuggire all’estero dove erano ancora possibili margini di libertà. In Francia scappò il saldatore anarchico, Raffaele Ammendola mentre il tipografo comunista, Carlo Della Calce, il mugnaio socialista, Guido Augusto Esposito e l’anarchico negoziante di vino, Emilio Ruotolo, preferirono gli Stati Uniti, infine Luigi Vertolomo, un tipografo anarchico ed ex sacerdote preferì raggiungere l’America meridionale, mentre il vecchio anarchico Andrea Amodio, classe 1857 scappò in Brasile.

Tra quanti preferirono rimanere, chiudendosi nel privato della vita familiare, aderendo obtorto collo al fascismo, rimanendone ai margini, ma comunque sottoposti a sorveglianza, ricordiamo i comunisti Giuseppe Afeltra e Francesco Nicola Serrapica, i socialisti Fortunato Mariconda, Baldassare Scarfato, nato nel 1878, Presidente della Lega Pastai ed esponente di primo piano della Camera del Lavoro fin dal 1909, il ferroviere anarchico, Enrico Vicinanza (1875 – 1960) ed altri.

Non mancarono donne, generose e passionali nel protestare nelle piazze contro la guerra e la mancanza di pane per evitare guai maggiori agli uomini. Ci fu chi, come Assunta D’Auria, trasferitosi giovanissima a Taranto, iscritta al Partito Comunista, affrontò i disagi della militanza clandestina, conoscendo il carcere, la stretta sorveglianza della polizia politica, i rigori del Tribunale Speciale.

Con lei il compagno di vita e di fede politica, Edoardo Voccoli. La stessa strada intrapresa ben presto da due dei suoi quattro figli, cui furono imposti i nomi di Ribelle Wsevodol, Libertà e Idea. Wsevodol morirà nelle carceri fasciste di Taranto, le stesse conosciute dal vecchio padre che vi trascorse dieci anni.15

 Non mancarono i tradimenti, chi rinnegò apertamente le proprie idee aderendo con entusiasmo al regime, come il socialista rivoluzionario Vincenzo Inserra, antico esponente della lega mugnai, iscrivendosi al Pnf nel 1926 e divenendo fiduciario del sindacato trasporti di Gragnano.

Tra quanti decisero di aderire con entusiasmo alle idee del nuovo regime ci fu Romeo Chierchia, detto Romolo, nato a Roma nel 1896 ma residente a Gragnano fin dall’infanzia.

Pastaio, socialista, attivo militante della Camera del lavoro, successivamente avvicinatosi alle idee di Amadeo Bordiga passò al comunismo. Con l’avvento di Mussolini, come tanti, dal 1923 cambiò idea iscrivendosi al locale Fascio, fino ad essere nominato nel 1926 segretario del sindacato pastai la cui sede era la stessa dell’antica struttura sindacale socialista di via Pasquale Nastri.

Chierchia cadde in disgrazia nel febbraio 1928, a seguito del ritrovamento nella sede del sindacato fascista pastai di due effigi raffiguranti Carlo Marx e Francisco Ferrer (1859 – 1909), l’anarchico spagnolo fucilato dopo un processo farsa, nascosti dietro i quadri del Re e della Regina. Arrestato e processato fu assolto per non avere commesso il fatto perché fu riconosciuto vittima di una congiura da parte di un suo camerata, Ambrogio Colucci, che aspirava a prendere il suo posto.

 Nonostante fosse stata provata la sua innocenza Chierchia fu esonerato dal suo incarico e adibito a rappresentante del locale patronato nazionale per il pagamento del sussidio agli operai disoccupati. Messo ai margini dal regime si impiegò presso un pastificio ma continuò ad essere sottoposto a controllo da parte della polizia politica, almeno fino al 1940.16

Fervente socialista rivoluzionario era stato anche Pasquale Stile (1892 – 1929), operaio dell’ex stabilimento Cattori di Castellammare, tra i più accesi sostenitori dell’idea che bisognava cambiare governo in Italia, lasciandosi trasportare dal mito della rivoluzione russa. Militante attivo della Camera del Lavoro e del Psi, nel 1920 fu tra gli oratori della ritrovata festa, dopo la pausa del periodo bellico, del primo maggio in Piazza Aubry, parlando di comunismo e di soviet.

Nell’ottobre 1921 decise di partire per New York, ma se ne tornò nella natia Gragnano meno di un anno dopo, nell’agosto 1922, abbandonando completamente le idee socialiste, anzi, «essendosi accorto che ciò era contrario ai suoi interessi di operaio, ha rilasciato all’Arma dei RR. CC di Gragnano dichiarazione scritta dalla quale risulta che da due anni egli ha completamente abbandonato ogni idea socialista».17

Per fedeltà ai suoi ideali ci fu chi perse la vita come accadde allo studente Francesco Buondonno, morto a seguito di un’aggressione subita da parte degli squadristi locali e per le purghe subite per non piegarsi al nuovo ordine imposto con la forza.

«Al suo funerale – ricorda lo storico locale Giuseppe di Massa in un suo dattiloscritto solo il fratello Gerardo ebbe il coraggio di seguirne il feretro che attraversava Gragnano».

Almeno due furono le associazioni chiuse a Gragnano, l Circolo Italia e l’Unione Agricola Cattolica di Santa Maria la Carità. Il primo fu fondato nell’ottobre 1924, con sede in viale Tommaso Sorrentino, un circolo creato «al solo scopo di procurarsi un lecito svago dopo una giornata di intenso lavoro, tanto che esso restava aperto solo in poche ore della sera (…). Il circolo raccoglieva, e raccoglie, elementi di ordine e di ossequio alle istituzioni che ci governano e per statuto le sue porte sono aperte a tutti gli impiegati statali che per ragioni d’ufficio hanno qui residenza».18

Primo firmatario dell’istanza era stato lo stesso Presidente del circolo, Antonio Di Nola, noto industriale, iscritto al Fascio, ma ogni protesta si rivelò inutile, infrangendosi contro le convinzioni del sottoprefetto di Castellammare di Stabia, Edoardo Carlo Belli (1879 – 1967). Assecondando il rapporto del commissario di pubblica sicurezza, per il sottoprefetto il circolo era un luogo in cui si manifestavano idee contrarie all’attuale regime e pertanto

«Considerando che tale stato di cose potrebbe dar luogo a gravi incidenti fra i soci stessi e provocare seri inconvenienti con grave perturbamento dell’ordine pubblico, ordina l’immediato scioglimento del Circolo Italia e la conseguente chiusura del locale».

Il decreto del 6 aprile 1926 non lasciava spazio e inutilmente i soci firmavano memoriali inviati al Ministro dell’Interno. L’Alto Commissariato per la provincia di Napoli, Michele Castelli, nel rendere conto dell’operato del sottoprefetto Belli, ne confermava l’ordinanza.19

Del circolo erano soci alcuni che poi ritroveremo anni dopo nella prima Giunta democratica nominata dal Comitato di Liberazione: l’insegnante Aristide Zara, il commerciante Sebastiano Di Nola e lo stesso, futuro, commissario prefettizio, poi sindaco, il mediatore Giuseppe Di Nola. Nell’elenco troviamo anche il mediatore Mario Vicinanza, probabilmente il socialista che fu, con Oreste Lizzadri e una decina di militanti, tra fondatori della prima sezione socialista nel 1913, poi passato al PCI nel secondo dopoguerra, come testimonia lo stesso Lizzadri nel suo diario pubblicato nel 1974, Il regno di Badoglio.20

Stessa sorte toccava alla Società Cooperativa Unione Agricola Cattolica di Santa Maria la Carità, all’epoca frazione di Gragnano, costituitasi nel 1920. Il decreto di scioglimento, abolite le sottoprefetture nell’ottobre 1926, era firmato dallo stesso Alto Commissario Castelli in data 20 maggio 1927.

«Ritenuto che (…) la predetta Associazione rappresenta un fomito di propaganda avversa al regime e determina la probabilità di reazione con pericolo di turbamento dell’ordine pubblico».21

Nel riferire al Ministro dell’Interno, l’Alto Commissario tenne a precisare che contrariamente a quanto si potrebbe desumersi dalla sua denominazione, l’associazione incriminata non era da considerarsi un’emanazione di organizzazioni cattoliche ma era stata costituita unicamente a scopo elettorale.

Il Fascismo pesò molto nella crisi dell’arte bianca, in particolare quando il regime impose l’autarchia, lanciando la battaglia del grano con il divieto di importarlo dall’estero, imponendo vincoli produttivi e rigida pianificazione delle ripartizioni del prezioso frumento.

L’insufficienza del grano duro comportò l’utilizzazione di quello tenero peggiorando la qualità della pasta, ma non salvò gli operai dalla disoccupazione sempre più dilagante. Ad aggravare la situazione era la stessa politica del Ministero dell’Agricoltura teso a facilitare il mercato settentrionale a discapito della Campania e di Napoli in particolare, provocando la dura reazione dell’Unione Industriale provinciale.

Ancora in pieno regime Gragnano vantava la presenza di una sua Agenzia delle Imposte dirette ed Ufficio del registro, competente su una circoscrizione che comprendeva i comuni di Agerola, Lettere, Pimonte e Sant’Antonio Abate, ma fu soppressa nel 1937 perché ritenuta di scarsa importanza tributaria e ricompresa in quella di Castellammare di Stabia. Nel 1954 ci sarà una richiesta di ripristino tramite interpellanze parlamentari, ma sarà rigettata, perché Gragnano è ben collegata a mezzo ferrovia con Castellammare di Stabia, dalla quale dista soltanto tre chilometri (…) permangono i motivi che ne determinarono a suo tempo la soppressione.22

Infine arrivò la caduta del Duce, l’armistizio, l’arrivo in un giorno di fine settembre del 1943, della Quinta Armata americana, ovunque accolta con gioia dalle popolazioni in festa. Ma nei giorni precedenti non erano mancati momenti di forte tensione, di paura e il sangue si era ancora una volta versato.

Nell’imminenza dell’arrivo delle truppe alleate, bloccate ad Agerola da un manipolo di tedeschi che resisteva all’avanzata nemica, il comandante germanico, per rappresaglia al saccheggio del deposito viveri presso il pastificio Garofalo, effettuato dalla popolazione affamata, aveva fatto minare i pastifici ed i ponti che da Agerola portavano a Gragnano.

Come se non bastasse centinaia di giovani furono deportati nei lager d'oltre confine, altri furono uccisi come capitò al povero Antonio Brigida, scambiato per una spia, oppure ammazzati senza pietà mentre tentavano di sfuggire ai rastrellamenti, sorte che conobbero quattro giovani del vicino borgo di Santa Maria la Carità, all'epoca frazione di Gragnano.23

 Quando finalmente le Forze Alleate entrarono in città, ormai sgombra delle forze nemiche, la popolazione si rese ben presto conto delle nuove difficoltà imposte dall’Armata anglo americana.

I liberatori imposero da subito una sorta di occupazione della città, con la requisizione di numerose fabbriche, in particolare quelle metalmeccaniche e siderurgiche, a Torre Annunziata come nella più vicina Castellammare di Stabia, militarizzandole, mettendo alla loro testa ufficiali dell’esercito e facendo subire la stessa sorte perfino ad alcuni pastifici.

Ricordiamo, per Gragnano, quelli di Raffaele Di Nola, Alfonso Garofalo, Andrea Mascolo, Gerardo Ruocco e Giovanni Vicinanza e bisognò attendere l’autunno del 1945 per vedere la derequisizione, restituendole pienamente ai legittimi proprietari.

Non fu sempre limpido il comportamento delle Forze alleate, spesso spadroneggiarono, furono arroganti e violenti e si macchiarono di molti atti criminali. In un Convegno tenuto nel 2005 furono catalogati in tutta la Campania, tra il 1943 e il 1945, 119 omicidi, 56 violenze carnali, 90 quelle tentate.

I reati commessi da militari delle Forze Alleate, complessivamente denunciati furono 1803. Tra i crimini più gravi è ricordato quello del 23 ottobre 1944, quando alcuni soldati australiani ubriachi raggiunsero la stazione di Gragnano mettendo in moto un treno che, in discesa, raggiunse velocissimo la stazione di Castellammare uccidendo sei militari italiani di guardia e ferendone altri quattro più due civili. Così come nella vicina Castellammare il 3 aprile 1944 «un marinaio americano ubriaco si congiungeva carnalmente sulla pubblica via mediante violenza con il ragazzo Francesco A., di anni 12 che finiva all’ospedale».24

E mentre nel Sud, con l’arrivo delle Forze Alleate, in qualche modo la vita ricominciava, nel Nord infuriava la lotta partigiana contro i fascisti della Repubblica di Salò, alleati delle truppe tedesche trasformatosi in occupanti. Inquadrati nelle diverse formazioni partigiane non mancarono coraggiosi antifascisti napoletani, pronti a prendere le armi e combattere contro il nuovo nemico. Molti caddero combattendo, oppure fucilati, se fatti prigionieri, tra questi Matteo Scola, nato a Gragnano il 29 novembre 1916 e caduto a Saluzzo, in provincia di Cuneo, nei primi giorni di aprile del 1944. Partigiano della Brigata Garibaldi si era rifugiato con altri in una pineta, ma a seguito di un rastrellamento, fu catturato e fucilato, con altri 17 compagni e inermi cittadini. Ma non vi fu regione del centro Nord, dalla Ligura all'Emilia Romagna, dal Lazio al Piemonte, dove non si fecero onore nativi di Gragnano, civili e militari, qui basti ricordare tra i tanti.

Vincenzo Starace, classe 1917, Ciro Aceto nato nel 1919, Ciro Galasso, gragnanesi come Gaetano Coppola presero le armi combattendo nella vicina Scafati nella furiosa battaglia del 28 settembre 1943, altri, nelle stesse giornate partecipavano alle Quattro Giornate di Napoli, come Igino Boccia, classe 1917, Sebastiano Donnarumma, Sebastiano Gargiulo, combattente all'estero e tanti altri, un lungo elenco che chi è interessato può ricostruire minuziosamente dal sito Partigiani d'Italia, dove sono elencate le schede di ogni singolo combattente con le relative qualifiche e i luoghi dove operarono.

Giovani di Gragnano cadevano anche nella difesa della Repubblica Sociale di Salò, così accadde al militare Giovanni Sicignano, nato il 9 dicembre 1918 e caduto il 16 aprile 1944, Michele Di Nola, sergente maggiore della Divisione San Marco, nato il 29 settembre 1917 e morto in Baviera il 10 dicembre 1943.

Il doppio tradimento del re, nel 1922 e nel 1943, venti anni di fascismo e di angherie subite non furono sufficienti alla popolazione di Gragnano per voltare pagina, di votare per la Repubblica: il 76,67% degli elettori, il 2 giugno 1946 votò compatta per la monarchia e nei decenni successivi per la Democrazia Cristiana, quella del sacco edilizio, della cementificazione selvaggia, del disastro idrogeologico, della camorra impersonata da personaggi come Francesco Patriarca.25

 

Raffaele Scala

 

Note

1. I l presente testo è un capitolo, qui rivisto, corretto e ampliato, tratto dal mio libro, La Camera del Lavoro di Gragnano. 1909-2009, 2010, Napoli, Ed. N. Longobardi.

2. Scriveva Lenin il 27 settembre 1917: «Siamo ora arrivati alla terza tappa, che può chiamarsi vigilia della rivoluzione. Gli arresti in massa dei capi del partito nella libera Italia e specialmente il principio delle insurrezioni militari in Germania sono i segni indiscutibili del grande rivolgimento, i segni della vigilia della rivoluzione su scala mondiale». Cfr. Vladimir Ilic Lenin, Sul movimento operaio italiano, Roma, Editori Riuniti, 1980, p. 109.

3. Da Gragnano, manifestazione socialista, in «Il Soviet», anno I, n. 2, 29 dicembre 1918.

4. L’imponente manifestazione di Gragnano, in «Il Soviet», anno II, n. 4, 12 gennaio 1919.

5. ACS, DGPS, Prefetto al Ministro dell’Interno, 8 ottobre 1920: Camera Confederale del Lavoro di Gragnano

Domenico Sacristano era nato a Gragnano il 15 settembre 1885. Apprese fin da ragazzo il mestiere di mugnaio, mettendosi ben presto in evidenza fomentando scioperi e agitazioni tra gli operai. Partecipò alla fondazione della locale Camera del Lavoro nel 1909, di cui fu l'estensore del primo Statuto nel 1912 e alla nascita della prima sezione socialista nel dicembre 1913. Segretario della Lega dei cassettai, fu eletto Segretario della ricostituita Camera del Lavoro fin dalla sua rifondazione nel 1920, guidando l'occupazione dei pastifici, Garofalo, Gentile e del Mulino Nastro. Nel 1919-21 fu corrispondente locale dell’Avanti! Socialista rivoluzionario, rimase fedele al PSI dopo l'avvento del PCd'I. Durante il fascismo riprese il suo lavoro di mugnaio, trasferendosi prima a Foggia e poi a Taranto per sfuggire ai continui controlli della polizia politica. Radiato dall'elenco dei sovversivi, aderì al fascismo, probabilmente per quieto vivere, seguendo la scia della maggioranza. Dopo la Liberazione non si occupò più di politica, anche se risultano alcune sue corrispondenze sul settimanale comunista diretto da Enrico Russo, Battaglie Sindacali, nell'estate del 1944. Dopo la sua morte, avvenuta il 10 marzo 1969, in suo onore fu fondato il Circolo Culturale, “Domenico Sacristano”.

La data di fondazione della sezione di Gragnano, viene datata al 13 aprile 1913 in virtù dei ricordi di Oreste Lizzadri, in realtà, stando ad un resoconto del quotidiano socialista, Avanti! la sezione fu costituita verso la metà di novembre di quell'anno, approvando il suo regolamento interno il 27. Alla sua inaugurazione, avvenuta in dicembre, furono presenti Amedeo Bordiga, la sua compagna, Ortensia De Meo e Mario Bianchi, candidato intransigente alle elezioni politiche del 26 ottobre nel collegio stabiese. Cfr. l’Avanti! 2 dicembre 1913, Nuova sezione. Il numero degli iscritti lo abbiamo rilevato dall’Avanti! 12 aprile 1914, Elenco delle sezioni socialiste regolarmente iscritte al Partito al 31 marzo. Castellammare ne aveva 28, Torre Annunziata 65, Boscoreale 13, San Giovanni a Teduccio 15, Napoli 100 e Gragnano 15.

6. Per una biografia di Catello Langella, cfr. R. Scala Catello Langella (1871 – 1947). Alle origini del socialismo e della Camera del Lavoro di Castellammare di Stabia, in «Studi Stabiani in memoria di Catello Salvati», Miscellanea a cura di G. D'Angelo-A. Di Vuolo, A. Ferrara, Napoli, Ed. N. Longobardi, 2002, pp.155-230.

7. Il Mezzogiorno, quotidiano fascista pubblicato a Napoli, riporta l'elenco del nuovo direttorio subentrato al primo sorto tre anni prima e composto dal chimico farmacista, Eugenio Dello Ioio, dal ragioniere Francesco Barbaro, dall'agrimensore Diogene Dello Ioio, ex combattente, dal Tenente Carlo Mosca, ex combattente e dal capitano Giacomo Cuomo ex combattente, quest'ultimo riconfermato nella carica di segretario politico del Fascio. In Costituzione direttorio Fascio di Gragnano, Il Mezzogiorno, 5 novembre 1924.

Al capitano Cuomo subentrerà nel 1926, Eugenio dello Ioio.

ASNA, Sovversivi, Francesco Ammirati, Annuale, b. 4.

8. A. Barone, Piazza Spartaco, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 218. 

9. Tra gli stabilimenti occupati si ricorda il Mulino Nastro e tra i dipendenti più accesi ci fu il mugnaio Francesco Nicola Serrapica, fervente socialista che all’indomani del conflitto mondiale, ritornando dal fronte, dopo un periodo di prigionia, partecipò a tutte le manifestazioni di carattere politico, inneggiando alla rivoluzione. Con l’avvento del regime non aderì al PNF ma s’iscrisse al sindacato corporativo dei Mugnai e Pastai, una scelta perseguita da molti antifascisti per gli spazi di libertà che consentiva. Cfr. ACS, CPC, Serrapica Francesco Nicola, busta 4769.

Altro sovversivo fu il mugnaio socialista, Michele Fiorentino, protagonista della occupazione del pastificio Garofalo e Nastro. ASNA, Sovversivi Radiati, Fiorentino Michele, b. 66.

10. In 18 anni di attività, Il Tribunale Speciale processerà 5.619 imputati, condannandone 4.596. I campani saranno 729 cumulando condanne per 1095 anni di carcere, 10 mesi e 18 giorni. Il solo comitato provinciale di Napoli emetterà, dal 1926 al 1943 ben 402 condanne. Nell’area torrese stabiese si conteranno 33 confinati, uno di Boscoreale, Casola, Gragnano e Meta; 2 di Boscotrecase e Piano di Sorrento, 4 di Torre del Greco, 11 di Castellammare e 12 di Torre Annunziata. Cfr. Rosa Spadafora, Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Campania, Napoli, Athena, 1989.

11. F. Ferrarotti, La piccola città, Roma, Comunità, 1973.

12. La legge sull’istituzione dei Podestà, in Il Mattino, 20 febbraio 1926.

13. L’istituto del Podestà esteso a tutti i comuni, in Il Mattino, 21 novembre 1926.

Il Reale decreto Legge fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 20 novembre 1926 e stabiliva che nei comuni superiori ai trentamila abitanti il Podestà era assistito da una Consulta municipale da un numero di componenti non inferiore a dieci e non superiore a 24. Il numero dei componenti era stabilito dal Prefetto su terne designate dalle associazioni sindacali comunali legalmente riconosciuti agli effetti della legge 3 aprile 1926.

14. Epurazione sociale. Trentanove ammoniti e tre confinati, in Il Mattino, 3 maggio 1929, in un suo articolo indica Giovanni Cascone di Gragnano come assegnato al confino di polizia per due anni, ma di lui non abbiamo trovato traccia nel Casellario Politico Centrale. Rosa Spadafora nel suo, Il popolo al confino, cit. annota un solo gragnanese condannato al confino sui 729 registrati nel suo volume. Si tratta dell’operaio Domenico Elefante, nato a Gragnano il 17 giugno 1902, ma residente a Milano, apolitico. Fu arrestato il 27 ottobre 1942 per aver ascoltato e riferito ai suoi compagni di lavoro le notizie diffuse da Radio Londra. Fu condannato ad un anno di confino da scontare a Pisticci, in provincia di Teramo.

15. Assunta D’Auria era nata a Gragnano l’8 dicembre 1883, figlia di Luigi e Filomena Di Giovanni. Si trasferì giovanissima con la famiglia d’origine a Taranto, dove dispiegò la sua attività politica. Analfabeta, incapace di tenere conferenze ma comunque sottoposta a rigorosa vigilanza per la sua zelante attività antifascista nell’organizzazione comunista di cui faceva parte con il compagno che gli aveva dato quattro figli. Cfr ACS, CPC, D’Auria Assunta, busta 1626.

16. ACS CPC, Chierchia Romeo, b. 1299.

17. ACS, CPC, Stile Pasquale, b. 4955.

18. ACS MI AGR, Associazioni, Decreto scioglimento del circolo Italia, 6 aprile 1926, b.133.

19. ACS MI AGR, Associazioni, Scioglimento del Circolo Italia di Gragnano, 15 maggio 1926, b 133. 

20. Mario Vicinanza era nato a Castellammare di Stabia il 25 luglio 1887, figlio del commerciante Alfonso e di Pasqualina Di Nola. Trasferitosi a Gragnano dopo il suo matrimonio con Clelia Di Martino, contratto il 9 novembre 1911, fu a sua volta un commerciante. Dal matrimonio nasceranno tre figli, Pasqualino, Ferdinando e Giuseppina. Candidato nelle elezioni amministrative di Gragnano del 22 giugno 1924 nella lista del Partito Socialista, non riuscì eletto. Socio del Circolo Italia, con sede in via Tommaso Sorrentino, questo, sorto per scopi ricreativi, era composto da persone di diverse idee politiche ma in larga maggioranza antifasciste e pertanto sciolto dal sottoprefetto di Castellammare il 6 aprile 1926, nonostante il Presidente fosse l'industriale fascista, Antonio Di Nola. Da settembre 1925 fu sottoposto a un blando controllo dal regime, ma ben presto radiato. All'indomani della Liberazione Vicinanza rappresenterà il PCI nel primo locale Comitato di Liberazione di Gragnano composta da Sebastiano di Nola per la DC, Aristide Zara per il Partito Democratico del Lavoro, Andrea Lignola per il PSI. Muore il 19 gennaio 1969.

21. ACS MI AGR, Associazioni, Società Cooperativa Unione Agricola Cattolica di santa Maria la Carità, anno 1927, b. 133.

22. Atti parlamentari, seduta del 30 novembre 1954, Interpellanza del deputato democristiano, Stefano Riccio, al Ministro delle Finanze per conoscere se intende ripristinare gli uffici finanziari a Gragnano.

23. Per la vicenda relativa alla strage di Santa Maria la Carità cfr. di R. Scala, Santa Maria la Carità, settembre 1943: una strage dimenticata, Book Sprint, 2017.

24. Uccio De Santis, Violenze di militari alleati nei confronti di civili in Campania, in «Atti del Convegno di studi storici: Napoli nella seconda Guerra mondiale», 2005.

25. Sui rapporti di Francesco Patriarca con la camorra cfr. F. Barbagallo, Napoli fine Novecento, Torino, Einaudi, 1997.

 

 

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