Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Le morti sul lavoro che indignano poco

Condividi

Nel cuore dell’odierna organizzazione produttiva, la morte sul lavoro non costituisce un’anomalia, bensì l’effetto sistemico di una razionalità economica che ha integrato il rischio fino a farne componente strutturale del profitto.

L’Italia, formalmente fondata sul lavoro, continua a tollerare che il lavoro uccida, purché non intralci la fluidità degli appalti, l’accelerazione dei cicli, la compressione dei costi.

Il lavoratore, in particolare quello manuale, non è più soggetto titolare di diritti, ma elemento fungibile di una filiera che lo consuma e lo disattiva.

Dietro ogni morte, dietro ogni cantiere che inghiotte corpi, dietro ogni fabbrica che li espelle rotti, si cela la demolizione scientifica di un impianto di tutele già fragile, ora apertamente smantellato in nome dell’efficienza, dell’autonomia gestionale, della libertà d’impresa intesa come immunità da vincoli.

In questo contesto, l’ideologia del rischio viene ridefinita come cifra identitaria del “vero” lavoratore: colui che accetta, che non protesta, che si adatta.

Un codice implicito che corrompe persino la percezione pubblica della tragedia, trasformando la vittima in un componente dell’ingranaggio e, dunque, nel bersaglio di un’ambigua pietà, non di autentica indignazione.

 

Si invoca la sicurezza, ma si legifera per disinnescarla. Si proclamano codici etici, ma si finanzia la deregolamentazione. Si promette formazione, ma si taglia la scuola, l’ispezione, la vigilanza.

L’attuale stagione politica non solo non corregge questa traiettoria, ma la consolida: irrigidisce i rapporti di forza, svuota le residue garanzie, produce norme che legittimano l’asimmetria tra capitale e lavoro come se fosse un dato naturale, anziché una costruzione storica deliberata.

In tale scenario, anche la rappresentanza del lavoro è stata progressivamente neutralizzata, ridotta a funzione notarile o a cinghia di trasmissione di una concertazione fittizia, che ratifica decisioni già prese altrove e priva il conflitto di ogni efficacia reale.

La figura del lavoratore, intanto, si è deformata ulteriormente: è giovane senza futuro, migrante ricattabile, anziano reinserito forzatamente – quasi sempre in nero –, operaio precario nell’indotto.

A questi soggetti si chiede obbedienza e resilienza, non consapevolezza: si cercano corpi docili, con braccia e gambe forti, ma senza testa.

La cultura del lavoro, mai veramente nutrita, è stata sostituita da un addestramento tecnico superficiale, che simula competenza e nega comprensione.

Il risultato è un paradosso tragico: macchine che sfruttano pericolosamente i principi della fisica affidate a corpi spossessati, incapaci di leggere il pericolo perché mai messi in condizione di farlo.

Chi dirige, spesso proveniente dallo stesso mondo che ora sfrutta, è stato educato a sopravvivere nel sistema, non a trasformarlo; e il suo successo coincide con la capacità di restare nei margini della legalità, mai oltre, spesso al di sotto. Il diritto del lavoro, ridotto a simulacro, non costituisce più un argine, ma una retorica spenta, cui il potere esecutivo oppone una governance fondata sull’emergenza permanente e sull’impunità programmata.

La morte, dunque, non è mai un evento isolato, ma l’ultimo anello di una regressione generalizzata che ha svuotato di senso il conflitto e cancellato la memoria della lotta. È qui che riemerge, con lucidità disturbante, quella coscienza ideologicamente deformata analizzata da Marx: non ci si ribella perché non si riconosce più la condizione di sfruttamento.

L’orizzonte immaginabile è stato ridotto alla sola sopravvivenza, in una società dove ogni sogno collettivo è stato frantumato in scelte individuali coatte. Non servono comitati di esperti, non servono campagne di sensibilizzazione.

Serve riconoscere, con onestà e radicalità, che oggi l’architettura normativa e politica del lavoro è incompatibile con la tutela della vita. Non per distrazione, ma per scelta. E finché questa verità sarà taciuta, ogni morte sul lavoro sarà un omicidio sociale annunciato. E ogni riforma che non parta da questa consapevolezza sarà soltanto un’ennesima forma di complicità.

 

Luigi Speciale

 

Nuovo Monitore Napoletano N.204

Dicembre 2025

 

 

 

Miscellanea Storia e Filosofia

1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista

Cola di Rienzo: il tribuno augusto del basso Medioevo

Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa

 

Libere Riflessioni

Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte

Commissione europea: il potere che sfida la legge

Mercato libero o mercato padrone?

Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante

Il pauperismo non tramonta mai

 

Filosofia della Scienza

Ambiguità della democrazia

Solidarietà e liberalismo

Individuale e collettivo

Gli universali nelle scienze sociali

Rovelli sulla fisica quantistica

 

Cultura della legalità

Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale

“La Costituzione in tasca”. Art.9

Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017

 

 

Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra  sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:

 

Se muoio sopravvivimi con tanta

Forza pura da risvegliare la furia

Del pallido e del freddo […]

Non voglio che muoia la mia

Eredità di allegria

Pablo Neruda

Cento sonetti d’amore

Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto.

Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano

 

 

Statistiche

Utenti registrati
20
Articoli
3525
Web Links
6
Visite agli articoli
19650644

La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.

Abbiamo 580 visitatori e nessun utente online