Inclusione esagerata nel Regno Unito
E’ accadto dunque che in una scuola di Rugby, città inglese nella contea del Warwickshire nota soprattutto per aver dato il nome all’omonimo sport, venisse indetta una “Giornata della celebrazione della culture”, ovviamente al plurale. Gli alunni, molti dei quali immigrati o provenienti dalle ex colonie dell’Impero britannico, sono stati invitati a parlare delle proprie origini e a indossare i loro costumi nazionali. Detto fatto. Courtney Wright, una studentessa inglese di 12 anni, si è presentata indossando un vestito con i colori della sua bandiera nazionale, vale a dire la Union Jack. Ha preparato inoltre un discorsetto in cui si esaltano usanze e valori tipicamente “british” quali il “sense of humour”, il tè e, perché no?, pure il “fish and chips”. Apriti cielo, il gesto perfettamente legittimo della ragazzina, ha scatenato un vero e proprio putiferio. Non aveva capito, Courtney Wright, che le culture da esaltare erano altre giacché, si noti bene, secondo i paladini della correttezza politica quella inglese si celebra ogni giorno, e i non britannici non ne possono più di tale continua esaltazione. Per farla breve, Courtney è stata aspramente censurata dalle autorità della sua scuola che considerano “inaccettabile” il suo comportamento. Dopo averla cacciata dalla classe, la scuola ha chiamato suo padre affinché venisse subito a portarsela via. Naturalmente il fatto non passa inosservato. L’ineffabile Keir Starmer cerca di metterci una pezza tramite un suo portavoce. Bisogna essere orgogliosi di essere britannici e sì, anche la cultura “british” può essere celebrata con orgoglio al pari delle altre. Peccato che lo staff di Starmer non si accorga – o finga di non accorgersi – che Rugby è proprio in Inghilterra, e non in Nigeria o in Pakistan, ragion per cui la “britishness” merita un’attenzione almeno pari, se non maggiore, delle altre culture presenti nel territorio. Alla fine la scuola, su pressioni del governo nazionale, è stata costretta a scusarsi invitando Courtney a leggere il suo discorso alla fine della cerimonia. Ma la ragazzina è tosta e ha rifiutato di farlo, spiegando di essere turbata per quanto che è avvenuto. Per fortuna non tutti i laburisti sono come Starmer. Un deputato del Labour ha infatti dichiarato che la scuola stessa dovrebbe scusarsi in modo più concreto, esponendo la Union Jack sul pennone in “modo forte e chiaro”. Probabilmente non avverrà, per non offendere studenti e insegnanti non britannici. Ecco dunque dove portano progressismo e multiculturalismo male intesi: a negare la propria identità sul proprio territorio, per non urtare la suscettibilità di chi viene da fuori. Il Labour sta disperatamente cercando di fornire un’immagine più patriottica del partito tradizionale della sinistra inglese ma, viste le premesse, molti dubitano che ci riesca.
Michele Marsonet |
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La notizia ha dell’incredibile ma risulta, ahimè, confermata. Il governo laburista britannico di Keir Starmer, nonostante i tentativi di frenare l’immigrazione illegale, è preda costante delle espressioni più radicali del “politically correct” e della “cancel culture”, come del resto molti avevano previsto dopo la larga vittoria del Labour a danno dei conservatori nelle ultime elezioni politiche.