La diffusione delle idee e delle pratiche democratiche in Toscana nel 1799
Tanti studiosi hanno scritto pagine memorabili su quel periodo, ricche di fatti, riscontri, spunti di riflessione, per cui questo lavoro potrebbe sembrare un po’ superfluo. In verità, ciò che mi ha sollecitato ad intraprenderlo è stato un aspetto che ero riuscito a trovare solo in parte nelle mie letture: quali fossero le idee, i principi, i valori che stavano alla base della scelta della “democrazia” per tanti patrioti; qual era la spinta ideale che muoveva tanti uomini e donne verso un sistema politico e sociale assai diverso da quello finora conosciuto, ricco sì di aspettative, ma anche di incognite e pericoli. Lo scopo, quindi, è quello di dare un contributo per cercare di capire che cosa pensassero e su che cosa si fondasse l’impegno ideale e pratico di coloro che si definivano o venivano chiamati “giacobini”, “democratici”, “partitanti francesi”, “repubblicani”, “novatori”, “patrioti” e che agirono attivamente nel breve periodo dell’invasione francese della Toscana.
A questo riguardo sono interessanti le notizie su un parroco di un paese della campagna attorno alla città di Prato, Giuseppe Pagni, che alla fine del 1799 fu condannato dal governo granducale ad un anno di prigione con l’accusa di essere stato un “giacobino”, sostenitore dei francesi e disprezzatore del governo monarchico.
Sauro Berti |
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Questa ricerca ha per oggetto la diffusione delle idee e delle pratiche democratiche in Toscana nel 1799 attraverso le vicende di alcuni contemporanei, che parteciparono agli eventi della “democratizzazione” del Granducato seguita alla sua occupazione da parte delle truppe repubblicane francesi, dalla fine di marzo all’inizio di luglio di quello stesso anno.