Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Regno delle Due Sicilie economicamente e socialmente povero

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Sotto il dominio borbonico (1734 -1861) il Mezzogiorno d'Italia presentava una situazione economica e sociale complessa, con alcune aree di sviluppo, ma anche notevoli criticità. Fonti storiche accreditate hanno offerto un quadro molto più equilibrato e realistico. Di seguito passiamo in rassegna alcuni settori fondamentali.

Aspetti demografici ed economici.

Secondo lo storico Piero Bevilacqua, nel suo libro Breve storia dell'Italia meridionale (1993), la popolazione del Regno delle Due Sicilie nel 1861 era di circa 9 milioni di abitanti, di cui il 70% viveva in aree rurali. L'economia era prevalentemente agricola, con una produzione basata su cereali, olio, vino e agrumi.

Lo storico economico Stefano Fenoaltea, nell’Economia italiana dall'Unità alla Grande Guerra (2006), ha evidenziato che il PIL pro capite del Sud Italia nel 1861 era inferiore del 15-20% rispetto alla media nazionale italiana.

 

Industria e manifattura.

L'industrializzazione del Regno era limitata e concentrata principalmente nell'area di Napoli. Lo storico John A. Davis, nel suo libro Naples and Napoleon: Southern Italy and the European Revolutions, 1780-1860 (2006), ha sottolineato che l'industria napoletana era principalmente orientata alla produzione di beni di lusso e alle commesse statali, con una scarsa competitività internazionale.

È vero che esistevano alcune realtà industriali significative, come lo stabilimento di Pietrarsa, che produceva locomotive e macchinari, ma con una capacità produttiva inferiore rispetto a quanto descritto in testi non accreditati.

Anche i cantieri navali di Castellammare di Stabia effettivamente avevano una certa importanza, tuttavia, queste realtà erano più l'eccezione che la regola nel panorama economico del Regno.

 

Agricoltura.

L'agricoltura era il settore dominante, ma caratterizzata da metodi di coltivazione spesso arretrati e da un sistema di latifondo che limitava lo sviluppo economico delle aree rurali. Lo storico Denis Mack Smith, in Storia d'Italia dal 1861 al 1997 (2000), ha evidenziato come la struttura feudale ancora presente in molte aree del Regno ostacolasse la modernizzazione agricola.

 

Infrastrutture.

Il Regno borbonico presentava un notevole ritardo infrastrutturale rispetto ad altre parti d'Italia e d'Europa. Ad esempio, nel 1860 il Regno aveva solo 99 km di ferrovie, contro i 850 km del Regno di Sardegna (dati riportati da Christopher Duggan in La forza del destino: storia d'Italia dal 1796 a oggi, 2008).

 

Istruzione.

Il tasso di analfabetismo nel Regno delle Due Sicilie era tra i più alti d'Europa, superando l'80% della popolazione (dato riportato da Giuseppe Galasso in Il Mezzogiorno da 'questione' a 'problema aperto, 2005).

 

Commercio.

Sebbene ci fossero alcuni porti attivi, come quelli di Napoli, Palermo e Bari, il commercio internazionale del Regno era limitato rispetto ad altre potenze europee dell'epoca.

 

In conclusione, mentre è vero che il processo di unificazione italiana ha comportato alcuni svantaggi economici per il Sud, come la perdita di alcune industrie protette e il trasferimento di capitali verso il Nord, sarebbe inesatto descrivere il Regno delle Due Sicilie come una potenza industriale di primo piano in Europa.

La realtà storica mostra un quadro più complesso, con alcune aree di relativo sviluppo, principalmente intorno a Napoli, ma con gran parte del territorio caratterizzato da un'economia prevalentemente agricola e arretrata.

È importante sottolineare che la questione del divario economico tra Nord e Sud Italia resta complessa ed ha radici che precedono l'unificazione, come evidenziato da numerosi studi storici ed economici. La comprensione di questa tematica richiede un'analisi attenta e multifattoriale, evitando semplificazioni o mitizzazioni del passato.

 

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