La Weltanschauung della “joie de vivre”

Condividi

Il termine Weltanschauung, da “welt”-  mondo e Auschauung - concezione, visione - è stato introdotto per la prima volta nel lessico da Immanuel Kant nella sua Critica del giudizio del 1790.

Nonostante molte parole in tedesco non siano entrate nell'uso comune della lingua italiana, Weltanschauung si ritrova nell'italiano scritto e, meno frequentemente, anche in quello parlato.

Non è letteralmente traducibile nella nostra lingua perché non esiste nel lessico una parola che gli corrisponda completamente.

L'insolito ingresso linguistico è da ricercarsi nella possibilità di esprimere con una sola parola un concetto complesso, di pura astrazione. Weltanschauung può essere restrittivamente tradotto con “visione del mondo”, “immagine del mondo” o “concezione del mondo” ed essere riferito a una persona, a un gruppo umano o a un popolo, come a un indirizzo culturale o filosofico o a un'istituzione ideologica o religiosa.

Gli estremi dell’utilizzo del termine vanno dall’uso ironico nella Canzone delle situazioni differenti di Francesco Guccini (Tuo nonno era un grand’uomo, famoso chissà cosa, di loro si usa dire “è ancora in gamba”. M’espose a gesti e a sputi quella Weltanschauung sua stramba), a quello del nazionalsocialismo del terzo Reich che faceva risalire la propria speciale visione del mondo ad un archetipo radicato nella storia e nella mitologia tedesca.

 

L’uso del plurale Weltanschauungen nello indottrinamento degli aspiranti SS permetteva al singolo di prescindere da personali visioni etiche abbracciando una supposta, istintiva (per il popolo tedesco) aderenza agli ideali nazionalsocialisti.

Il tema della Weltanschauung è stato oggetto di trattazioni di diritto, sociologia, politica, filosofia, psicologia, storia, e linguistica, da parte di filosofi e letterati come Friedrich Shelling, Novalis, Friedrich Schleiermacher.

Il termine è stato usato dal sociologo Max Weber nel suo saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.

Implicazioni psicologiche e  filosofiche  si ritrovano nella pratica medica ed erano già state prese in considerazione nel 1919 da Karl Jaspers in Psychologie der Weltanschauung. Gli studi iniziali dell’Autore erano stati di medicina e di psicologia.

Carl Gustav Jung (1865-1961), le ha dato grande importanza e ha descritto la profonda trasformazione degli individui quando riescono a modificare la loro Weltanschauung e come, al contrario, senza cambiarla, diventi spesso impossibile ottenere una reale soluzione della sofferenza psicologica personale.

L’importanza della Weltanschauung per i moti dell’anima e della sua modifica per arrivare ad apprezzare la gioia di vivere, è stata illustrata nel 2016 da Vittorino Andreoli nel libro La gioia di vivere, A piccoli passi verso la saggezza.

Nato a Verona il 19 Aprile 1940, laureato in medicina, specialista in psichiatra, e neurofarmacologia, fondatore della Società Italiana di Psichiatria Biologica, membro della New York Academy of Sciences, Andreoli ha diretto il dipartimento di Psichiatria dei servizi sanitari pubblici di Verona-Soave, fino al 1999.

È autore di articoli scientifici e opere specialistiche nonché di numerosi saggi divulgativi.

Il primo capitolo del libro è dedicato alle due Weltanschauungen che indicano come gli individui vivono l’intera esistenza: da una parte quelli che esprimono la joie de vivre, altri la fatigue de vivre.

Nel linguaggio comune queste differenti e contrapposte visioni di sé nel mondo sono definite come ottimismo o pessimismo, fortuna e sfortuna, oppure semplicemente come vedere il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Sono inserite nella personalità di ciascuno e Andreoli afferma che «…le due principali visioni possono modificarsi pur avendo sufficienti motivi di ritenere che ciascuna di esse tende a legarsi al singolo uomo finendo per accompagnarlo per tutta la sua esistenza.»

Esistono variazioni individuali che producono un numero elevato di Weltanschauung.

Andreoli porta come esempio due personaggi, Pauline Quenu e Lazare Chanteau, tratti da libro del 1884 La joie de vivre  di Emile Zola, interpreti perfetti d estremi delle due Weltanschauungen.

Pauline conserva la gioia di vivere nonostante tutte le disgrazie, Lazar è sempre insoddisfatto dei suoi progetti, improvvisati e fallimentari.

È ormai accertato che il comportamento umano risulta da tre fattori: l’organizzazione strutturale dell’individuo, la somma delle esperienze vissute e l’ambiente.

Secondo Andreoli il motivo dell’esistenza delle due Weltanschauung, che rientra nell’organizzazione strutturale dell’individuo, sfugge alle conoscenze scientifiche   attuali, anche se l’’appartenenza ad una o all’altra è una caratteristica del tutto compatibile con il concetto di normalità e deve essere distinta nettamente da categorie patologiche.

Esiste tuttavia il rischio che questi diversi atteggiamenti possano condurre dentro la patologia: chi ha la fatigue de vivre può andare incontro ad ansia, paura, disturbi ossessivi, delirio e disturbo bipolare.

Chi ha la joie de vivre può incorrere nella sindrome di Asperger (autismo) o nella sindrome da dissociazione (schizofrenia).

Andreoli, che confessa di appartenere alla Weltanschauung del dolore e della fatica di vivere, vorrebbe vivere di gioia gli ultimi anni di vita. Nell’ultima parte del libro elenca una serie di “piccoli passi” che permetterebbero di raggiungere l’obiettivo.

In primo luogo occorre seguire la filosofia che costituisce la Weltanschauung della gioia secondo Epicuro, Cicerone, Seneca e Schopenhauer provando a rispondere alle questioni fondamentali sul senso dell’uomo e del mondo.

Per quanto riguarda la religione è preferibile   credere a un Dio della gioia, che non contrasta le scelte esistenziali, piuttosto che a un Dio della tragedia che impone e che condanna.

L’ascolto della musica rappresenta un formidabile mezzo di comunicazione dei sentimenti come la contemplazione della bellezza e delle opere d’arte.

Procurerà gioia anche lavorare per una “gaia scienza” dove “gaia” indica la ricerca al servizio dell’uomo.

Anche il gioco, ovviamente non quello patologico, può determinare  una metamorfosi del consueto assetto esistenziale con l’evocazione di atmosfere magiche.

L’adesione all’umanesimo, che pone l’uomo al centro del mondo, è fondamentale cosi come l’immergersi nella natura permette di ritrovare le nostre origini.

Infine ultimi, ma non d’importanza, sono i legami affettivi duraturi, evitando  la legge dell’ “usa e getta” sentimentale oggi dominante.

Andreoli è convinto che «l’uomo del tempo presente sia confuso e illuso, ridotto a burattino, dentro un mondo istupidito che gli fa credere di essere libero.» Tuttavia. «cambiando la visione del mondo, l’esistenza degli uomini cambierebbe, tanto che la serenità e la gioia sarebbero di tutti.»

L’importanza di conoscere la propria Weltanschauung non può essere negata, ma rimettere ogni fiducia sulle sue variazioni appare ottimistico.

I suggerimenti indicati da Andreoli con cui perseguire la modalità positiva sono comunque condivisibili e sicuramente efficaci.

 

 

Statistiche

Utenti registrati
133
Articoli
2929
Web Links
6
Visite agli articoli
13456047

(La registrazione degli utenti è riservata solo ai redattori) Visitatori on line

Abbiamo 241 visitatori e nessun utente online