Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il fatale 1911, l’anno del Cinquantenario d’Italia

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Il 1911 non fu un anno qualsiasi per l’Italia. Si celebrò il cinquantenario della fondazione della Nazione, il cui popolo di lì a poco si forgiò nelle trincee della Grande Guerra, primo luogo fisico d’incontro tra piemontesi e siciliani, lombardi e campani, pugliesi e toscani.

In quei mesi di festeggiamenti l’Italietta giolittiana, come viene sprezzantemente definita da qualcuno la nostra penisola, dimostrò un’incredibile vitalità e capacità d'innovazione e di creatività.

Torino, Firenze e Roma, le tre capitali storiche del Paese, ospitarono una serie straordinariamente ricca di iniziative nell'ambito dell'Esposizione Internazionale del 1911, la grande manifestazione realizzata per propagandare il traguardo dello Stato Unitario.

La storia di quell’avvenimento così importante del vissuto italiano è stata ricostruita in modo sapiente ed esaustivo da Stefania Massari, già direttore dell’Istituto Nazionale per la Demoetnoantropologia in un prezioso volume intitolato Il fatale Millenovecentoundici. Le Esposizioni di Roma, Torino, Firenze, arricchito da un corredo iconografico in larga parte inedito e di particolare fascino e suggestione, che consente di far rivivere l'atmosfera bohémien ed elegante di quegli anni di primo Novecento.

 

La città della Mole Antonelliana, la città che diede i natali a Dante Alighieri e la Città Eterna furono le sedi naturali scelte per illustrare e documentare a tutta la Nazione ed al mondo intero i prestigiosi risultati raggiunti dall’Italia nel campo dell'arte, dell'artigianato, dell'industria, del lavoro e della tecnica.

Il 29 aprile, in una Torino scintillante («durante l’Esposizione mi fa pensare ad una bella signora in tutto lo sfoggio delle sue eleganze», scrisse il poeta Guido Gozzano), alla presenza di re Vittorio Emanuele III e dei rappresentanti dei trentuno paesi ospiti, si inaugurò l'Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro, una mostra volta a presentare al mondo i notevoli progressi tecnici e scientifici del nostro Stato, che inserivano l'Italia tra le Nazioni della più moderna Europa capitalista.

A Firenze, punto di attrazione e polo artistico e turistico di livello internazionale, il cinquantenario venne celebrato «con patriottico animo e con giusta baldanza», secondo una annotazione della Rivista delle Esposizioni della Editrice Sonzogno, con l’organizzazione di due mostre internazionali di pittura e di fiori: la "Mostra del Ritratto italiano dalla fine del XVI secolo al 1861", che si tenne da marzo a luglio, e l"Esposizione Internazionale di Floricoltura" svolta a maggio.

A Roma, invece, fu il sindaco Ernesto Nathan il 27 marzo ad aprire i festeggiamenti del giubileo laico. Quello stesso giorno si inaugurò la “Rassegna Internazionale d'arte contemporanea” a Valle Giulia.

Nella capitale l’asse portante dell’esposizione fu una sorta di viaggio in Italia attraverso quattordici padiglioni regionali, che riprodussero gli elementi di maggiore bellezza del territorio rappresentato, circondati da una quarantina di “gruppi etnografici”, veri e propri quadri viventi, dove ad esempio Napoli venne ricostruita attraverso uno spaccato del vecchio quartiere di Santa Lucia e la Sardegna attraverso i nuraghi e le case del Campidano.

Per l’occasione a Roma venne realizzata una mole enorme e straordinaria di lavori pubblici con nuove strutture e infrastrutture, alcune delle quali stabili (come i due ponti sul Tevere: il ponte Flaminio, poi Risorgimento, e il ponte Vittorio Emanuele II; e l’Altare della Patria, ovvero il Vittoriano, aperto al pubblico il 4 giugno), che impressero una traccia indelebile allo sviluppo e al tessuto urbanistico dell'intera città, regalandole un nuovo volto che tutti oggi possono ammirare.

Il saggio di Stefania Massari ha analizzato e ripercorso le diverse fasi dell'Esposizione Internazionale, riflesso della complessa realtà italiana dell’epoca, ormai entrata in una fase post-risorgimentale e, in varie zone del Paese, interessata da una impetuosa modernizzazione, attraverso la nascita delle prime grandi industrie. Una Nazione giovane, che guardava fiduciosa al futuro, anche se già interessata dai primi furori bellici (nel 1911 scoppiò la guerra italo-turca, conosciuta anche come la guerra di Libia) che portarono poi al fascismo e alla dittatura.

 

 

Mario Avagliano

 

 

 

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