Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Valentina Diouf e Paola Egonu: gloria e lacrime

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Il pianto, le lacrime sono ancora considerate debolezze femminili; suscitano interesse quando si verificano in situazioni particolari, per esempio al termine di una gara, da parte di atlete famose ritenute capaci di controllare le loro emozioni.

Hanno colpito chi segue lo sport della pallavolo le lacrime di due campionesse Valentina Djouf e Paola Egonu.

In periodi e con motivazioni diverse hanno reso umane le loro imprese sportive e meritano un commento.

Nel nostro Paese la pallavolo, volley per gli anglofili, inizia ad essere popolare solo negli ultimi decenni del secolo scorso.

Ai successi della nazionale maschile in questo periodo seguono, nel nuovo millennio, quelli della nazionale femminile con vittorie ai campionati europei e mondiali.

I tesserati alla Federazione Italiana sono adesso circa 300mila, secondi solo ai tesserati della Federazione calcio, i campionati italiani sono molto seguiti e vi partecipano atleti di tutte le nazioni, alle gare internazionali assistono milioni di telespettatori.

 

L’assenza di litigiosità dei giocatori e del pubblico è particolarmente apprezzata: le due squadre, vincitrice e perdente, si applaudono o si stringono le mani di fronte una all’altra alla fine della gara; gli spettatori, pur se accesi tifosi, assistono alle partite gli uni accanto agli altri.

Questo senza togliere suspense alla gara: una partita può essere vinta o persa (non esiste il pareggio) per un singolo punto, il match point, dopo decine di palloni giocati col massimo impegno.

Per i campioni e le campionesse i successi significano gloria sportiva, popolarità, interviste sui giornali e televisione, presenze pubblicitarie, partecipazione ad eventi televisivi, ricevimenti al Quirinale con le congratulazioni del Presidente della Repubblica per le vittorie ottenute nelle gare internazionali.

Anche nella pallavolo sono indispensabili tanto i giocatori che giocano in attacco e realizzano punti quanto i difensori che neutralizzano i palloni avversari.

Tuttavia, come negli altri sport di squadra, l’attenzione e l’ammirazione è rivolta soprattutto a chi gioca in attacco, a chi “schiaccia” la palla” nel campo avversario, un gesto per il quale sono emerse nella pallavolo femminile due fuoriclasse Valentina Djouf e Paola Egonu.

Valentina Diouf, nasce a Milano il 10 gennaio 1993 da padre senegalese e madre italiana; il padre abbandona l’Italia per trovare lavoro altrove quando Valentina ha due anni, il nonno sostituisce la figura paterna.

Sulla vicenda familiare e la sua carriera sportiva nel 2015 ha scritto un libro, Quando sarai grande. La mia vita raccontata ad Andrea Schiavon.

Soffre molto per la mancanza del padre, ma rivendica con decisione il colore della pelle ereditata da lui: «Dovrei forse truccarmi la pelle per schiarirla e sembrare più italiana? Non ho bisogno di farlo, perché io sono italiana. Per nascita, per cultura e perché porto in giro per il mondo, con orgoglio, la maglia azzurra.»

Inizia a giocare a pallavolo da giovanissima e la carriera da professionista nella stagione 2009/10.

Alta 202 cm, giocatrice di grande talento, attaccante di rara potenza, partecipa con la maglia azzurra a tutte le competizioni internazionali dal 2008 al 2016.

Nelle finali   del campionato mondiale del 2014, giocato nelle città italiane, con un crescendo dell’attenzione pubblica e oltre 4 milioni di spettatori in tv per le gare finali, la squadra italiana, fino ad allora vittoriosa, non riesce a conquistare il terzo posto e la medaglia di bronzo.

Valentina, seduta a terra, piange al termine della partita, consolata dall’allenatore: «Quella medaglia di bronzo la volevo anche per lui, per mio nonno. Desideravo che in un modo o nell’altro fosse orgoglioso di me, della sua Nani che non lo dimentica.»

Il nonno era deceduto dodici mesi prima, lo stesso giorno di quella partita.

Negli anni successivi si trasferisce in Brasile, per poi tornare a giocare in Europa.

Paola Egonu, nasce a Cittadella (Friuli) il 18 dicembre 1998, da genitori di nazionalità nigeriana emigrati in Italia, i familiari si trasferiscono in Inghilterra quando ha 13 anni. Ottiene la cittadinanza italiana l’anno successivo. 

Inizia la carriera professionale a 15 anni partecipando dal 2015 con la maglia azzurra a tutte le competizioni internazionali fino al 2022.

Alta 190 cm, abile anche nel gioco di difesa, ma soprattutto in attacco, è splendido il suo gesto atletico quando si distende ad arco in elevazione oltre tre metri, e scaglia il pallone nel campo avversario a velocità talora superiore ai 100 km orari; nell’ultimo campionato mondiale è risultata la migliore attaccante con 244 punti realizzati.

Diviene una icona per la presenza in tv nella pubblicità e in altre manifestazioni.

Ha sfilato come portabandiera della squadra italiana alla cerimonia di apertura delle olimpiadi di Tokio 2020.

Espone con franchezza quelli che sono i suoi rapporti sentimentali dichiarando un’intervista: «A me piacciono le persone, il genere conta poco. Non mi chieda se è un uomo o una donna, non ha importanza. Sono innamorata.»

Piange durante l’esecuzione dell’inno di Mameli prima della finale per il terzo posto nel campionato mondiale nell’ottobre 2022, vinto dalla nazionale azzurra.

Le lacrime non erano dovute al risultato finale, ma per aver ricevuto insulti di tipo razzistico e critiche sul rendimento sportivo.

Nell’intervista dopo la partita ha messo in forse anche la sua partecipazione alle future competizioni internazionali con la maglia azzurra: «Ho cantato l’inno piangendo per il dolore che provavo; mi chiedono ancora perché sono italiana; è intollerabile; ci metto sempre l'anima e il cuore, fa male. Sono fiera di questa medaglia e del nostro percorso. A mente calda ho pensato di dire basta, dopo il ko col Brasile è stata dura tornare in campo.

Ho bisogno di un’estate libera per riposare: sono stanca, stacco un po’ dalla Nazionale. Questa maglia vorrei vestirla sempre.»

Trasferirà la sua attività sportiva in Turchia, non è certo se l’abbandono sarà definitivo.

Quando i campioni e le campionesse scendono dall’Olimpo sportivo e piangono per delusioni inaspettate o critiche immotivate li sentiamo vicini e devono ricevere comprensione e solidarietà.

Valentina Djouf e Paola Egonu le meritano in particolare anche per il contributo che hanno dato ai successi dello sport italiano.

 

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